giovedì 26 agosto 2010

Isola Bisentina-Bolsena 2010
















Nella caratteristica e deliziosa cittadina di Bolsena(VT) sorgono nell'omonimo lago due misteriose isole:l'isola Martana e soprattutto la vicina isola Bisentina.





L'isola Bisentina è quello che rimane di un antico cono vulcanico che deve il suo nome a Bisentium,centro fiorente in epoca etrusca,romana e medioevale,che le si trovava di fronte.E' la più grande delle due isole a 10 km dalla costa rivieresca e costituisce un vasto parco naturale dove crescono piante rigogliose,soprattutto lecci,inoltre vi si possono trovare tracce di insediamenti palafitticoli,etrusche e romane.





Intorno alla metà del 1200,essa divenne proprietà dei signori di Bisenzio i quali,per una questione di ripicca nei confronti degli isolani che non li appoggiavano nelle loro lotte per il predominio del lago,diedero alle fiamme l'isola abbandonandola.





Quando nel 1261 fu eletto papa Urbano IV (1195-1264),questi volle restaurare il prestigio papale nei domini della Chiesa comprese le due isole e volle chiamare la Bisentina col nome di Urbana in suo onore.





Nel 1296 papa Bonifacio VIII (1230-1303) assoggettava l'isola al domini di Orvieto.





Nel 1333,poi essa fu di nuovo distrutta da Ludovico il Bavaro(1294-1347).





Finalmente nel 1400,l'isola diventava proprietà della potenta famiglia romana dei Farnese.





Nel 1517 il cardinal Alessandro Farnese vi organizzò un ricevimento in onore di papa Leone X (1475-1521),in ricordo di quest'avvenimento si può vedere ancora su una roccia un grande leone scolpito come omaggio all'ultimo papa che visitò l'isola.





Nel 1534 venne eletto papa proprio il cardinal Farnese col nome di Paolo III (1468-1549).





Qui saranno seppelliti tutti i componenti della famiglia Farnese,all'infuori naturalmente di Paolo III.





Più di cento anni dopo l'isola Bisentina era governata dal duca di Castro Odoardo Farnese (1612-1646) che sostenne una tenace lotta contro la Chiesa che voleva riunire il ducato di Castro ai domini ecclesiastici.





Nel 1649 le due isole ripassarono nelle mani della Chiesa.





Nel 1707 Clemente XI (1649-1721) concesse l'isola al vescovo di Montefiscone per uso di villeggiatura del Seminario di quella diocesi.





Invece nel 1752 fu data in enfiteusi al conte Giraud che la trasformò in giardino.





Alla fine dopo vari passaggi di proprietà,finalmente nel 1912 l'isola Bisentina fu acquistata dalla celebre principessa Beatrice Spada Potenziani che amava fare il bagno intorno all'isola
suscitando curiosità nei centri vicini.





Oggi appartiene alla discendente principessa Angelica del Drago.





All'interno dell'isola sorgono monumenti notevoli come la Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo,proggettata dal Vignola,ben sette cappelle (a ricordo dei famosi "pellegrinaggi delle sette Chiese di Roma") tra cui il Tempietto di Santa Caterina detta "la Rocchina" ,l'Oratorio di S.Francesco e l'Oratorio del Monte Oliveto e un carcere detto "della Malta" (cioè del fango) dove venivano imprigionati nemici ed eretici.





Da ben sette anni l'isola non è più visitabile a causa di profonde erosioni,un vero peccato per questo gioiello.




Bibliografia:


"Bolsena" di Antonietta Puri,ed.Bonechi "Il Turismo"





lunedì 9 agosto 2010

Il Ventre di Parigi-Il Paradiso delle Signore



Prima ancora dei grandi centri commerciali protagonosti ne "Il Paradiso delle Signore",Zola fa sorgere dalle ceneri un'altra inventiva del nuovo piano urbanistico del II Impero Francese le "Halles Centrales",il grande mercato al coperto costruito nel 1854 e che in questo libro viene chiamato il "Ventre di Parigi". Come un grande "tubo digerente" questo mercato racchiude una sovrabbondanza di cibo,un benessere e una salute tipica della società borghese. Una società borghese dove regna il grasso fisico degli uomini e delle donne e dove il magro invece è malvisto,additato a criminale,proprio per la sua incapacità di ingrassare in questa età dell'oro. Dietro a tutto ciò c'è però l'ipocrisia e l'egoismo di una classe che non vuole mutare il proprio status e rispettabilità a danno del diverso. Fra tutti i personaggi poi,si staglia la figura di Lisa,una Macquart,la bella salumiera,grassa,orgogliosa della sua onestà,quell'onestà che porterà il magro Florent,l'uomo che "si sentiva male guardando scannare due piccioni" alla rovina. Scritto nel 1873,si può ben vedere come questo libro sia soprattutto un romanzo politico e un'attacco alla furiosa repressione della Comune del 1871.
Verso la fine del romanzo si può notare un certo sentimentalismo atipico nello scrittore,quando Florent,prima di esser portato via dagli agenti,torna nella sua camera,liberando dalla gabbia un uccellino e guardandolo volare sopra le Halles.
Ultima nota:Per il personaggio di Claude Lantier,lo scrittore francese si ispirò a Paul Cezanne,suo intimo amico per lunghi anni.
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Questo dodicesimo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart ci presenta una storia d'amore che ha per protagonista Denise,novella Cenerentola o Pàmela che dalla provincia della Francia arriva con i suoi fratelli nella Parigi del Secondo Impero. Qui riesce a farsi assumere nell'astro nascente del commercio,il grande magazzino del "Paradiso delle Signore"Tra umilizioni,patimenti,gelosie ed inganni la fanciulla riuscirà anche a non farsi stordire e a rimanere una donna onesta con i suoi principi e virtù. A parte la storia d'amore la vera genialità di Zola sta nell'aver descritto al meglio il vero protagonista del libro:"Il Paradiso",questa grande macchina creata per il piacere delle donne ma che in verità rovina il genere femminile,porta allo sfacelo le famiglie,crea competizioni nel suo interno in una lotta continua per la scalata sociale.Come una piovra divora tutte le vecchie botteghe seminando povertà e morte. Intorno al grande magazzino c'è la nuova Parigi,nella sua straordinaria rivoluzione industriale con le nuove case,le nuove vie,i nuovi centri di afflusso e il nuovo modo di vivere che stava cambiando in quell'epoca.

venerdì 6 agosto 2010

La Fortuna dei Rougon




Si tratta del primo dei venti romanzi che comprendono il "Ciclo dei Rougon-Macquart",scritto nel 1870.


Un romanzo che non ha avuto la stessa fortuna dei seguenti "L'Assommoir"o "Nanà" ma che da il via all'ascesa delle due famiglie:


i Rougon,il ramo legittimo forte ed ambizioso e i Macquart il ramo debole,entrambe unite dalla capostipite Adelaide Fouque.


Ambientato a "Plassans" (nome fittizio dato ad Aix-en-Provence,città d'infanzia di Emile Zola,descritta come una città ancora medioevale,con i suoi enormi portali a due battenti e la sua netta distinzione tra ricchi e poveri),durante il colpo di stato che avvenne in Francia nel 1851,anno in cui l'allora Presidente della Repubblica,Luigi Napoleone Bonaparte prolungò il suo mandato fino a dieci anni.

*Nel presentare la rappresaglia degli insorti di Plassans,Zola si ispirò ai fatti di Lorgues e al libro di Eugene Tenot "La Provence en Décembre 1851".

Adelaide Fouque ,donna esile,bisognosa d'amore fisico,affetta da nevrosi che poi trasmetterà alle altre generazioni,sposa il giardiniere Rougon ed ha un figlio Pierre.

Dopo la morte del marito si unisce con un contrabbandiere Macquart e ne ha due bambini,Antoine ed Ursule.

Queste due famiglie si scontreranno in una continua lotta per la scalata sociale,approfittando degli eventi.

Intorno a loro ruotano personaggi viscidi,opportunisti,voltagabbana,pronti a schierarsi dalla parte dei vincitori,ambiziosi e crudeli come Felicite Puech,moglie di Pierre.

Donna magrissima e vecchia che sembra rappresentare benissimo tutto il rancore di una vita povera e invidiosa.

Storia portante però dell'intero romanzo è l'amore tra Silvere(figlio di Ursule) e Miette.
Un amore sospeso tra la vita e la morte ma puro e casto.L'autore francese che fu sempre criticato per i suoi racconti lascivi e morbosi,sembra qui rappresentarci il vero "suo" ideale d'amore.
Un amore esente dall'atto fisico,cresciuto in un cimitero,dove i morti sotto terra incitano all'unione dei due e alla fine portano via con sè i loro corpi.
Silvere simbolo di una resistenza innocente (molto vicino al Florent de "Il Ventre di Parigi") e Miette di una libertà ormai morta.
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"Per un'istante,come alla luce d'un lampo,a Pascal sembrò di vedere il futuro dei Rougon-Macquart,come una muta di cani lanciati contro la preda e satollati,in uno sfavillio d'oro e di sangue"
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*"La Fortuna dei Rougon"Presentazione,Garzanti.
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