venerdì 26 novembre 2010

Madame de La Fayette


"La magnificienza e la cortesia non sono mai apparse in Francia con tanto splendore come negli ultimi anni del regno di Enrico II".



(Incipit de "La Principessa di Cleves)









Nella storia della letteratura vi è una donna che ha un posto di grande rilievo all'interno di essa e rappresenta una figura luminosa insieme agli altri grandi romanzieri.Questa è Madame de La Fayette.



Nata Marie Madeleine Ploche de La Vergne nel 1634 da una famiglia di nobili origini,intelligente,



colta ma non esente dal frequentare l'ambiente mondano della corte.



A diciassette anni entrò come dama d'onore della regina Anna d'Austria(1601-1666).A credere ai biografi pettegoli,ogni notte il futuro Re Sole si introduceva negli appartamenti delle nobili fanciulle,senza riguardo ai vieti concatti del pudore o della fedeltà.



A proposito di questi episodi si chiacchierò molto ma niente intaccò la figura di Marie.



Non bella,con un naso risentito,collo corto,gli occhi grandi,luminosi ma affioranti,doppio mento,di salute cagionevole,Marie mancò persino di quella contagiosa inclinazione ai piaceri galanti che contraddistinse le donne del suo tempo e,in modo speciale,le dame della corte di Francia,aiutandone l'ascesa.



Nel 1665 a ventuno anni sposò Francois Motier marchese de La Fayette,un nobile quarantenne.



In questa famiglia si legò particolarmente alla cognata Louise(1615-1665).



Questa donna merita qualche riga.Louise era stata la confidente e favorita di Luigi XIII ed ebbe una grande influenza su di lui.Nel 1637 fu costretta ad entrare in convento per opera del Richelieu,geloso del rapporto intrapreso del re.Divenne quindi badessa a Chaillot col nome di Madre Angelica.



Qui la marchesa ebbe modo di conoscere l'esiliata Enrichetta Maria(figlia di Maria de'Medici e Enrico IV di Borbone) ex regina d'Inghilterra,moglie del decapitato Carlo I Stuart,con la giovane figlia Enrichetta(1644-1670),con la quale strinse una profonda amicizia.



Con la caduta di Cromwell figlio,gli Stuart ritornarono sul dovuto trono.Un anno dopo nel 1661 vennero celebrate le nozze tra il fratello minore di Luigi XIV,Filippo d'Orleans e la giovane Enrichetta.



Madame de La Fayette ritornò a Parigi con la nuova posizione elevata di dama d'onore della duchessa.Matrimonio che fallì ancora prima di iniziare vista la naturale propensione del duca verso il suo stesso sesso.



L'epilogo finale si ebbe nel 1670 quando la povera Enrichetta morì,molto probabilmente avvelenata dal marito,come pensò anche la marchesa.



Dopo questa morte madame restò a corte,sola,dopola separazione del marito avvenuta anni prima.


Luigi XIV che aveva in procinto di annettere il Piemonte alla Francia si servì della marchesa per questo compito.Madame essendo buona amica della duchessa di Savoia,intrecciò con essa una nutrita corrispondenza per facilitare l'operazione,ma l'impresa fallì.


Intraprese,inoltre,una forte amicizia con Francois La Rochefoucauld (1613-1680),celebre moralista,un'amicizia che molti dicevano si avvicinasse all'amore e che accompagnò gli ultimi anni della sua vita fino alla morte di quesst'ultimo.


La marchesa gli sopravvisse tredici anni.




Nella sua carriera letteraria Madame de La Fayette scrisse sei opere,ma certamente il suo capolavoro fu "La Principessa di Cleves".


Nella letteratura francese,il secolo XVII è l'eta classica per eccellenza.Fioriva in Francia dopo il teatro il romanzo pastorale,storico e avventuroso.


Luigi XIV attirava alla corte i maggiori geni del tempo,li proteggeva,non cessando mai di fornir loro occasioni e pretesti per nuovi capolavori.


Le donne avevano un ruolo fondamentale,vanno ricordate Madame de Sevignè (1626-1696),autrice di una raccolta "Le Lettere", dove si specchiano in modo mirabile l'educazione e la cultura del tempo,"Le Memorie" e "Le Regole sull'Educazione delle Signorine" di Madame de Maintenon,inferiori però stilisticamente alle "Lettere".


La grande rivoluzione fu però con "La Principessa di Cleves",il primo grande romanzo classico,psicologico per eccellenza.

















martedì 23 novembre 2010

Mastro-Don Gesualdo





Questo secondo romanzo appartenente al "Ciclo dei Vinti" dello scrittore siciliano Giovanni Verga(1840-1922) vide la luce nel 1889 dopo i "Malavoglia".


Dal paesino chiuso e ristretto dei "Malavoglia" alla provincia di Catania,Vizzini(terra d'origine di Verga),dalla numerosa famiglia dei Toscano al protagonista principale Gesualdo Motta,dalla famiflia di pescatori al borghese;Verga sale di un gradino nella scala sociale come era nell'interesse del suo progetto letterario.


"Eroe" del romanzo è quindi Mastro Gesualdo Motta,manovale,che diventa nel paese "l'uomo che si è fatto sa sè" ,che grazie alla fatica,il sudore,i risparmi si arricchisce,aggiungendo il termine "don" al nome e che si tiene gelosamente stretta la sua roba.


Nonostante l'invidia da parte dei suoi compaesani,viene alienato dalla maggior parte dei "signori" che contano.


Per poter quindi stringere legami con i signori del posto e trarne i dovuti vantaggi sposa Bianca Trao,giovane donna di una grande famiglia decaduta.


Legami che non verranno mai stretti dovuti al continuo estraniameto dei parenti acquisiti e ai primi fallimenti del matrimonio.


Don Gesualdo si ritrova con una donna che non l'ama,con una figlia non sua e i soldi che con i guai se ne vanno.


Da qui emergono i temi principali del romanzo:la roba e il progresso sociale molto cari al Verga.


Roba e progresso sociale che non rappresentano una conquista per Gesualdo che nonostante tutto,niente riesce a curare la sua malattia e anzi,viene spogliato dei suoi beni,dal suo paese e del suo personaggio che era riuscito a costruire.


Attorno al protagonista ruotano parenti che mostrano tutta la loro ipocrisia e opportunismo nell'aiutare o ostracizzare Gesualdo come il canonico Lupi,Nanni l'Orbo,Ninì Rubiera e il duca di Leyra.Figure femminile come la fedele serva Diodata,da cui ha avuto due figli,la moglie Bianca,povera donna nata nobile ma che per salvare le apparenze sposa un uomo che non ama,la "figlia" Isabella,vanitosa e viziata che ricorda Emma Bovary,costretta anche lei al matrimonio imposto.


Alla fine del romanzo si intravede tutto lo sfarzo,la maestosità dell'aristocrazia di Palermo che avrebbe dovuto dare lo sfondo per "La Duchessa di Leyra" con protagonista la stessa Isabella,rimasto però incompiuto per scelta.


Un romazo più maturo e profondo dei "Malavoglia" che strizza l'occhio alla letteratura francese ottocentesca,in particolare al "bovarismo" che si scopre tra le righe del libro.
"Brucia il palazzo,capite?Se ne va in fiamme tutto il quartiere!Ci ho accanto la mia casa,perdio!"


sabato 6 novembre 2010

"Moll Flanders"


"...Quel che io intendevo,ahimè,per fare la signora,era di poter lavorare per conto mio e guadagnare quanto bastasse per non andare a servire..."


Scritto nel 1722 dall'autore inglese Daniel DeFoe (1660-1731),questo romanzo picaresco rappresenta una pietra miliare della letteratura.

Protagonista assoluta di questo primo romanzo di costume è Moll Flanders (per questa figura DeFoe si ispiròad una nota borsaiola,Mary Frith),nata nel carcere di Newgate (carcere che lo scrittore inglese conosceva bene visto che vi fu rinchiuso nel 1702 per aver diffamato la Chiesa d'Inghilterra),quindi di bassa estrazione sociale,ma che finisce la sua vecchiaia in ricchezza nonostante le mille peripezie.

Moll rappresenta qui tutto un mondo,quello del XVIII secolo,imperniato sul capitalismo che si muoveva rapido in quei anni,sulla bramosia di accumulare denaro e proprio il denaro diventa il motore principale della vicenda,perchè il denaro può riscattare,può comprare una posizione,dei legami affettivi,una identità.

Ma Moll rappresenta anche la figura femminile di una donna alla ricerca di una indipendenza non solo sociale ma anche economica,di disporre propriamente del denaro con il conseguente ribaltamento dei ruoli:è lei che strumentalizza gli uomini non il contrario.

Tutto ciò si ricollega ad altre ben famose eroine letterarie come Becky Sharp,Jane Eyre o Jo March,sbandieratrici anche loro dell'indipendenza sociale,economica e amorosa della donna.

Altro filo conduttore è il pentimento,sentimento spesso menzionato nel libro,come da copione per un puritano come DeFoe ma che non trova un riscontro "autentico" nell'animo della protagonista,forse per cercare un facile e sicuro successo al momento della pubblicazione.

Un romanzo divertente e moderno.
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