giovedì 8 dicembre 2011

"L'Abbazia di Northanger"

"Nessuno che avesse conosciuto Chaterine Morland nella sua prima infanzia avrebbe mai supposto che il suo destino sarebbe stato quello di essere un'eroina." 




"Non è mai stato il preferito di nessuno."* 


Pubblicata postuma nel 1818,dopo la morte dell'autrice,"L'Abbazia di Northanger" è considerata l'opera minore,quella del "niente di nuovo",bistrattata rispetto si "soliti" seppur altri capolavori come "Ragione e Sentimento" o Orgoglio e Pregiudizio".Considerazioni,a mio parere,senza fonadamento e se posso dire non veritiere.

Il 1700 si aprì con una nuova fioritura della letteratura inglese,in particolare con Daniel De Foe (1660-1731) e Samuel Richardson (1689-1761),considerati i padri del nascente "romanzo borghese".Nella seconda metà,invece, si sviluppò il cosiddetto "romanzo gotico",filone dagli echi medioevali e dai temi spaventosi,iniziato dallo scrittore Horace Walpole (1717-1797) con il suo "Castello d'Otranto" (1764),che fecero subito larga presa sul pubblico.
Jane Austen (1775-1817) conosceva bene queste due realtà e le confluì nel 1789-99 ne "L'Abbazia di Northanger",facendone "parodia" del romanzo sentimentale e del gotico,ispirandosi principalmente alla "Pamela" (1740) di Richardson e "I Misteri di Udolfo" (1794) della celebre Anne Radcliffe (1764-1822).
Parodia che diventa però al tempo stesso un "omaggio" al "Romanzo":

"La persona,uomo o donna che sia,che non si diverte a leggere un buon romanzo,dev'essere intollerabilmente stupida."




Ma con una accesa critica a quel mondo ormai superato:

"Per quanto fossero affascinanti le opere della signora Radcliffe,e affascinanti anche quelle dei suoi imitatori,forse non si doveva cercare in loro la rappresentazione veritiera della natura umana,almeno di quella delle contee dell'Inghilterra centrale."

La protagonista,Chaterine Morland,viene descritta come un'eroina,ma di fatto eroina non è:non è particolarmente bella,intelligente,colta,non è ricca,non vive esperienze esaltanti,appare invece ingenua,timida,buonista e un po' svagata.
Un personaggio insomma rivoluzionario,diverso dalle "alte figure" protagoniste dei romanzi di scrittori antecedenti o contemporanei alla Austen.Chaterine che nel corso del romanzo porterà a termine la sua formazione diventando più assennata,anche grazie all'innamoramento di Mr Tilney; non un amore forte,passionale ma pieno di gratitudine e comuni intenti.
Attorno alla figura femminile,la società inglese di fine settecento,qui racchiusa nella città termale di Bath,mondana,superficiale,vana,occupata solo nella ricerca dell'ultimo abito alla moda,cappellini e mussolina,nel coltivare amicizie importanti e frustrante nella pochezza delle sue idee,incarnati al meglio nella famiglia Thorpe e in quella dell'"antagonista" (ma non troppo) Isabella,fanciulla desiderosa di un buon partito e buona sistemazione,e nel valore del denaro,tanto caro al generale Tilney.

Tutto questo raccontato con una sferzante e divertentissima "ironia" diretta alla propria epoca,ai propri usi e costumi,( che ritroveremo in Thackeray nel suo "Vanity Fair") che denota non solo l'indiscussa intelligenza e professionalità dell'autrice ma anche quel suo lato veramente ben poco noto sottolineato: il suo spirito vivace,eccentrico,sensibile,spensierato,sempre pronto alla battuta.
Un romanzo dove non c'è ne Ragione ne Sentimento,ne Orgoglio ne Pregiudizio,ma la grande genialità riscontrata in questo libro che meriterebbe più rispetto e citazione;l'esempio luminoso che Jane Austen ha ancora nella storia della letteratura mondiale.

*Introduzione di Riccardo Reim (Newton  Compton Editori).


Questo post è dedicato all'esempio luminoso della mia vita,mia sorella,estimatrice atipica di Jane Austen,che mi ha consigliato questo romanzo.


lunedì 5 dicembre 2011

"La Bestia Umana"

"Che importanza avevano le vittime che la locomotiva travolgeva nella sua corsa?Non si precipitava forse verso l'avvenire,incurante del sangue versato?Senza conducente,in mezzo alle tenebre,come una bestia cieca e sorda,correva verso la morte,carica di carne da cannone:di quei soldati,abbruttiti dalla stanchezza,e ubriachi,che continuavano a cantare."








Diciassettesimo romanzo del "Ciclo dei Rougon-Macquart","La Bestia Umana" è insieme a "Germinal","L'Assommoir" e "Nanà" il capolavoro del genio assoluto dello scrittore francese Emile Zola (1840-1902).
Dop la miniera,la classe operaia e il mondo del varietà,Zola esamina il mondo della ferrovia,grande avvenimento economico e simbolico,ambientato nel 1869-70,durante il tramonto del Secondo Impero francese.
Zola ebbe sempre un rapporto molto ravvicinato con la ferrovia,il padre,l'ingegnere Francesco,costruì una delle prime linee in Europa,a Medan,davanti alla casa dello scrittore,passavano i treni ed ebbe anche occasioni di fotografarli per passione;per scrivere questo libro fece addirittura un viaggio sul treno,con macchinista e fuochista nella tratta Parigi-Le Havre.



Diversamente dalle altre opere "La Bestia Umana" rientra nel genere thriller,vero e proprio romanzo nero incentrato sul delitto.Nel 1866 era già uscito "Delitto e Castigo" di Fedor Dostoevskij (1821-1881),romanzo per eccellenza sull'argomento.
Personaggio principale della vicenda Jacques Lantier ,figlio di Gervaise ("L'Assommoir) e Lantier,abbandonato a Plassans con la fuga dei genitori verso Parigi.
Fatto curioso Jacques Lantier fu un personaggio aggiunto successivamente(infatti non appare nell'autentico albero genealogico),perché l'omicida della famiglia doveva essere il fratello Etienne,(Germinal"),ma Zola cambiò rotta e fece venire alla luce questo nuovo componente.
Romanzo corposo,ricco di personaggi e contenuti,l'autore analizza la società del Secondo Impero attraverso i personaggi di Madame Bonnehon,il presidente Grandmorin,il ministro della Giustizia Monsier Camy-Lamotte e il giudice Monsier Denizet,portatori di un mondo fatto di cinismo,opportunismo e false apparenze,giunto ormai alla sua fine;cercando disperatamente di salvare il salvabile,procedendo contro ogni etica e morale che fa esclamare al ministro:


"Poi,Dio mio,la giustizia,che ultima illusione!Voler essere giusti non è forse una chimera,quando la verità è in mezzo ai rovi?Era meglio essere prudenti,e dare una mano per sostenere quella società in declino,che minacciava di cadere in rovina."


Anche la ferrovia,simbolo di progresso,del moderno avvenire,viene intaccata da questo "declino".




Ma il tema gradito a Zola è quello del "delitto".
Argomento già trattato in "Thérèse Raquin",ma molto più duro e veritiero nella "Bestia Umana",viene visto per mezzo dei personaggi più "umili" come la coppia Roubauded-Séverine Aubry,nella mascolinità di  Flore,nella rudezza del fuochista Pecqueux,nell'infido Misard e soprattutto nel cervello e nel corpo di Jaques.
Omicidio esposto come l'istinto più forte,primitivo,biblico,l'eterna follia della distruzione di un' altro simile,l'eterna lotta tra gli istinti tipici dell'uomo primitivo e l'uomo civilizzato.
Anche il "sesso" o meglio il "desiderio" visto come possesso egoistico in modo parziale sia nella donna che nel danaro e nelle cose materiali e meglio rappresentato nel duo locomotiva-donna per il protagonista maschile.



Ad incombere in questa visione,nell'ultima parte del romanzo il "destino",fatale ed implacabile che riporta lo stato destabilizzante all'inesorabile ordine naturale delle cose.
Grande rimane Zola nell'aver creato il personaggio più controverso ed interessante dei suoi romanzi,Jaques Lantier,a mio parere il meglio riuscito e il più terribilmente moderno.





venerdì 18 novembre 2011

Audrey a Roma "Esterno Giorno"



Dal 26 ottobre fino al 4 dicembre al Museo dell'Ara Pacis si svolge una mostra omaggio a una delle più grandi dive del passato:Audrey Hepburn (1929-1993),curata dal suo secondo figlio Luca,avuto dallo psichiatra italiano Andrea Dotti (1938-2007).La particolarità della mostra si trova sia nel prezzo del biglietto,devoluto interamente all' UNICEF,di cui l'attrice era stata ambasciatrice,e nel voler raccontare in questo percorso non tanto la vita della Hepburn ma della sua vita nella città che più amava.



Io ho potuto visitarla sabato scorso e posso dire che è stata una bellissima esperienza : 150 fotografie ( di cui alcune inedite) che ritraggono la diva sui set,alle feste mondane,per le strade della Capitale,insieme a nostri attori (Sordi,De Sica,Claudia Cardinale,Monica Vitti e altri),con la famiglia e i figli,nei aeroporti
romani di Fiumicino e Ciampino.


Oltre alle foto a farci sognare si trovano alcuni dei suoi stupendi abiti indossati nella vita privata o alle prime dei film,tra cui spicca il famoso cappotto arancione e gli immancabili occhiali di "Colazione da Tiffany" targati  Givenchy.



Ma anche la vespa originale di "Vacanze Romane" e il copione del film con alcune sue annotazioni,
passaporto,set da viaggio Louis Vuitton e un video che mostra Audrey nei suoi momenti privati,tutto in un lungo percorso dagli anni 50 fino al suo ultimo ruolo come ambasciatrice per i diritti dei bambini.



Quel che ne consegue è una riflessione non solo sulla sua incomparabile icona di grazia,eleganza,leggerezza,
genialità e bravura ma anche sul suo lato più genuino,buono e umano che mi ha molto commosso.








"Ci sono viaggi
che si fanno con un unico bagaglio.
Il Cuore."
A.H.

venerdì 11 novembre 2011

Sandro Penna:Il Canto più puro del Novecento



Vi sono molti poeti bistrattati,che vengono studiati poco,male o per niente e l'italiano Sandro Penna (Perugia 1906-Roma 1977) è tra quelli.La sua poesia,molto particolare e unica è ancora poco capita.


Amavo ogni cosa nel mondo.E non avevo
che il mio bianco taccuino sotto il sole.


Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia.E tutto è calmo.

Le stelle sono immobili nel cielo.
L'ora d'estate è uguale a un'altra estate.
Ma il fanciullo che avanti a te cammina
se non lo chiami non sarà più quello...

Fuggono i giorni lieti
lieti di una bella età.
Non fuggono i divieti
alla felicità.




Penna inizia la carriera nel 1938,muovendo i primi passi durante il periodo della corrente poetica dell'ermetismo,da cui però rimane pressoché indifferente.Le sue opere saranno accostata più che altro ad Umberto Saba (1883-1957,di cui era anche amico).


Le stelle mi guardavano se a tratti
socchiudevano gli occhi come fanno i gatti.

Come è bella la luna di dicembre
che guarda calma tramontare l'anno.
Mentre i treni si affannano si affannano
a quei fuochi stranissimi ella sorride.

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso 
essendo egli comune.




L'unicità del poeta si trova nei temi : l'estraneità,dovuta alla sua omosessualità mai nascosta,esperienze dolorose,ma sempre con uno sguardo rivolto alle cose più belle e semplici,d'altronde la sua poesia è la più pura e intima .


Io vivere vorrei
addormentato
entro il dolce
rumore della vita.

Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi.

Ero solo nel mondo,o il mondo aveva
un segreto per me? Di primavera
mi svegliavo a un monotono accordo
e il canto di un amore mi pareva.
Il canto di un amore che premeva
con gli occhi di quel cielo puro e fermo.



mercoledì 9 novembre 2011

Gabrielle d' Estrées,"la quasi regina"

"Dio solo o la morte del re possono fermare la mia fortuna."
                                   (Gabrielle d' Estrées)

La storia di Gabrielle d' Estrées ,la più famosa amante del re di Francia,Enrico IV di Borbone (1589-1610*),è la più particolare e misteriosa insieme,tra tutte le cortigiane fu l'unica veramente ad un passo dal gradino più alto della scala sociale,quello del trono e la sua morte prematura pose fine al sogno a lungo agognato.

Gabrielle nacque nel favoloso castello paterno di Coeuvres nel 1573,figlia del duca Antoine d' Estrées "che esercitava la carica di governatore di Piccardia".I suoi parenti,sopratuto materni,non godevano di una buona reputazione:la nonna era stata l'amante del papa Clemente VIII e di Francesco I,la madre di Gabrielle era scappata con il proprio amante,il marchese d' Alègre,abbandonando marito e figli.Anche Gabrielle si diceva avesse iniziato la carriera di amante a sedici  anni con Enrico III "e pagata per questa sua prestazione seimila scudi",poi era passata al banchiere Sébastian Zamet,il cardinale di Guisa e il duca di Longueville.


Tutti ne elogiavano la sua bellezza " i suoi occhi erano color del cielo e così lucenti che era difficile capire se prendevano il loro vivo chiarore dal sole o se il sole a essere debitore del suo.Aveva le sopracciglia arcuate e gradevolmente scure e il naso un po' aquilino;la sua bocca era color rubino;il seno più bianco dell'avorio più bello e levigato,e l'incarnato delle mani simile a quello delle rose e dei gigli."
Ne l1590 l'amore che sembra essere definitivo con il bel Roger de Saint-Lary conte di Bellegarde,Grande Scudiero di Francia.I due innamoratissimi l'uno dell'altra,erano sul punto di sposarsi ma l'incontro di Mademoiselle d' Estrées nel 1591 con Enrico di Borbone deviò i loro destini.
Enrico IV sedeva sul complicatissimo trono di Francia già da due anni,e occupato nella sua continua ricerca per affermarsi (lui era di fede protestante),era occupato anche nella ricerca di nuove amanti.
Questo eccezionale re,brutto,poco profumato,passato alla storia come "Le Vert Galant" doveva ancora ottenere il divorzio dal suo primo matrimonio con la bella Margherita di Valois (1553-1615,figlia di Caterina dè Medici) ma aveva all'attivo più di cinquanta conquiste,di Gabrielle ne fu più che conquistato,allontanò il "bel Roger" e persuase la famiglia d' Estrées a far capitolare la bella,ancora innamorata e ben poco propensa al  suo nuovo ruolo.

Enrico IV di Borbone
Il vero punto di svolta fu nel 1593,quando Enrico fu consacrato re a Chartres (diventando cattolico);Gabrielle che assisteva alla cerimonia,guardò con occhi sognanti lo spettacolo e in quel momento si rese conto che poteva salire a un gradino più alto.
Già un anno prima per salvare le apparenze,Enrico aveva dato l'amante in moglie a Nicolas d' Amerval de Liancourt che sosteneva soltanto il ruolo di "marito di comodo".
Gabrielle era diventata quindi molto più che l'amante ufficiale,aveva titoli,omaggi dovuti ad una vera e
propria regina,marchesa di Monceaux e duchessa di Beaufort,"dirigeva il ménage di corte","appariva sempre al fianco del sovrano" anche nelle cerimonie ufficiali,ai banchetti sedeva di fronte al re (posto riservato esclusivamente alle regine),nessun'altra "signora" aveva gli stessi onori della d' Estrées,si doveva risalire con la memoria a Diane de Poitiers.



Gabrielle non cambiò solo la vita di corte ma anche la vita di Enrico IV,dolce consigliera appoggiò "la politica di tolleranza e contribuì a spingere Enrico sia alla conversione al cattolicesimo sia alla promulgazione dell'editto di Nantes."
Il ritratto più celebre che la rappresenta è quello esposto al Louvre del 1594,dove la vediamo in una vasca  da bagno che funge da teatro insieme ad una delle sue sorelle,entrambe nude,con indosso solo gli orecchini.
La sorella si trova nell'atto di pizzicare il capezzolo di Gabrielle che allo stesso tempo con al mano sinistra ci mostra un prezioso anello;gesti che molto probabilmente rivelano una possibile maternità (come si intuisce anche dalla donna sullo sfondo intenta a ricamare) e un possibile matrimonio.La duchessa di Beaufort appare bella e fiera.

  


La situazione però non poteva durare a lungo,il re doveva dare stabilità al regno prendendo una moglie e assicurando la successione dinastica.
Enrico e Gabrielle avevano dei figli:César de Vendome (1594-1665),Catherine Henriette (1596-1663) e Alexander (1598-1629),salutati alla nascita come fossero figli di Francia,ma pur sempre figli di una concubina,nonostante ci fosse stato anche l'annullamento di Gabrielle con il signor de Liancourt.
Enrico mettendo il piede in due staffe avviò le pratiche per il matrimonio con Maria de' Medici (1575-1642)
e assicurò alla sua bella il matrimonio.
Non conosciamo bene i motivi di questo comportamento ma Enrico sapeva bene che né il Papa né la prima moglie gli avrebbero concesso il divorzio per sposare la propria amante.
Dopo molti tentennamenti e insistenze da parte della giovane donna,il sovrano si decise a sposarla la prima domenica dopo Pasqua.Con un gesto che scandalizzò l'intera corte Enrico IV si tolse l'anello che l'aveva consacrato re e lo infilò del dito di Gabrielle.
Tutto era pronto e per le convenienze Gabrielle fu allontanata.Il loro struggente addio si svolse a Fontainebleau e questo segnò la fine del loro rapporto.
Infatti quattro giorni dopo (1599) la d'Estrées (che era anche incinta) morì a Parigi tra atroci sofferenze."Il suo cadavere vestito di inutili abiti da sposa venne esposto nella casa dei suoi parenti."
Questa morte dalle circostanze a dir poco misteriose mosse numerose supposizioni tra cui l'ombra dell'avvelenamento.Sta di fatto che Maria de' Medici diventò la candidata prescelta.
Enrico addolorato pianse e compose versi in memoria dell'amata:"La radice del mio amore è morta e non darà più germogli",per poi dopo due mesi innamorarsi perdutamente di una nuova dama.





Fonti:

"Amanti e Regine" di Benedetta Craveri,"Gli Adelphi"
"Le Grandi Donne del Rinascimento Italiano" di Marcello Vannucci,"Newton e Compton Editori"
             

mercoledì 26 ottobre 2011

Villa Lante-Bagnaia,una meraviglia abbandonata

Agli inizi del mese ho intrapreso una piccola gita nel Lazio,con il mio fidanzato, recandomi anche nella piccola frazione di Bagnaia (VT),molto carina e caratteristica e celebre soprattutto per ospitare una delle cosiddette "meraviglie" della regione ossia: Villa Lante.



Capolavoro del XVI secolo edificato dall'artista Jacopo Barozzi detto il Vignola (1507-1573) su commissione del potentissimo cardinale Gianfrancesco Gambara (1533-1587),la villa (che poi alla fine sono due casini) è famosa per i suoi bellissimi giardini all'italiana e quell'atmosfera cinquecentesca che respira in modo ancora evidente.




Ma purtroppo a far da padrone in questo scenario è lo stato di totale abbandono e decadenza della villa,a parte i giardini che sono curati,tutto il resto sembra dimostrare un invecchiamento precoce;tutto ricoperto dalle piante,dal muschio,corroso dal tempo,dall'umidità e nessun ente pronto a farsi carico di risolvere questa situazione. I due casini sono addirittura chiusi e gli scherzi d'acqua che secoli prima spaventavano e divertivano il pubblico restano chiusi.






Addirittura qui non si vede nemmeno l'acqua:


Una vera ingiustizia per questo capolavoro!


venerdì 21 ottobre 2011

Soraya:"Il Sorriso e il Cuore"

Mi sono accorta come tra i post più letti in questo blog ci sia quasi sempre al primo posto una recensione che feci sull'autobiografia di Soraya di Persia,la principessa tanto sfortunata che sembrava essere dimenticata nel corso degli anni,ma pare che la sua bellezza,grazia,sensibilità siano ancora eterne.

"Soraya è il nome di una costellazione,l'Orsa  Maggiore,dove splende la stella polare,che guida gli innamorati...e i nomadi."

" Il  mio desiderio di diventare attrice si faceva sempre più forte.Judy Garland,Rita Hayworth,Michèle Morgan,Myrna Loy,Arletty e tante altre dive mi facevano sognare a occhi aperti."

"E' strano,mi sono sposata il 12 febbraio e la cerimonia si è protatta nella notte del 13.Sette anni dopo,ripudiata dallo scià,avrei dovuto lasciare definitivamente l'Iran un 13 febbraio,il giorno successivo all'anniversario del nostro matrimonio.Persino i numeri a volte possono ferire..."


"Che cosa avevo fatto io per meritare il titolo di imperatrice?Nulla.Fino a quel giorno ero vissuta come una bambina."

"Imperatrice.La parola fa sognare.Si immaginano candelabri scintillanti sorretti da lacchè,alla francese,grandi feste da ballo,un abito vaporoso che sfiora la superficie dorata di un pavimento di legno prezioso al suono di un valzer viennese,gioielli che esaltano lo splendore di un collo o di uno sguardo,bagni nel latte d'asina in una vasca a forma di cigno, il chiaro di luna profumato di gelsomino,un cavallo bianco che trotta  dolcemente nella nebbia leggera dell'alba,ondate di riso e di felicità...
E invece no,la mia vita d'imperatrice non è stata un sogno."

"Mia madre...
Spesso mi guarda scuotendo il capo.Vorrebbe vedere sua figlia sorridere più spesso,essere completamente felice come al tempo in cui...Ma è veramente esistito un tempo in cui ero completamente felice?Forse.L'ho dimenticato."


"Ho lottato molto per l'emancipazione della donna iraniana e ho cercato di offrirle tutte le opportunità nell'ambito della sua vita affettiva perché non dovesse più subire il dominio dell'uomo che troppo a lungo l'aveva umiliata al ruolo di fattrice dei suoi figli per garantirsi una discendenza."

"Avevo...avevo...In realtà non avevo fatto nulla.L'unica cosa che si esigeva da me era di dare al popolo il futuro scià di Persia."


"Dopo il divorzio avrei dovuto chiamarmi di nuovo Soraya Esfandiary Bakhtiary ma con un decreto speciale Mohammed  Reza mi ha concesso il rango di principessa imperiale mentre,in base a un'ordinanza di Reza Scià,solo i membri della dinastia Pahlavi sono autorizzati ad avere un titolo nell'Iran."Principessa".Mi mette allo stesso livello delle sue sorelle.Ho anche diritto al passaporto diplomatico.Le ambasciate,per suo preciso ordine,dovranno mettersi a mia disposizione e trattarmi con deferenza,come se fossi un membro della famiglia imperiale.
Un membro che ha ricevuto il benservito."


"Voglio sfuggire ai fotografi che mi braccano e mi spiano giorno e notte per immortalare la lacrima destinata a suscitare la curiosità morbosa dei lettori dei rotocalchi e a permettere un'ennesima variazione sul tema "Soraya,la principessa dagli occhi tristi","Insieme a Soraya tutto l'Iran piange..."
No,sono io che piango il mio Iran."



"Mondanità,ricevimenti,balli:non posso sottrarmi alla'alta società italiana che mi invita nei suoi palazzi,quelli dei Colonna,dei Ruspoli,dei Crispi.Serate molto eleganti durante le quali le donne amano sfoggiare toilettes uscite dalle grandi sartorie parigine,sale da pranzo magnifiche dove scintillano alla luce dei candelabri d'argento cristalli di Murano,posate di vermil e piatti d'oro.Serate in cui le parole e le idee devono adeguarsi a questa vuota magnificenza.Conti e contesse,principi e principesse,architetti milanesi,pittori toscani,politici ed ex politici,scrittori,cineasti."




"Ormai tutto si sgretola,si sfalda.Per stordirmi mi getto nella mondanità.Serate trascorse  a parlare troppo e a non pensare a nulla.Risate senza senso,cene in cui lo stomaco si chiude,danze dove la musica non conta."

"Credo all'eternità della'amore."

" Voglia Iddio che possano giovare alle cause che mi stanno a cuore:le ricerche sul cancro e sull'Aids,le condizioni dei bambini del Terzo Mondo.
Ho bisogno delle mie convinzioni quanto dei miei amici.Oggi penso di aver conquistato la libertà,senza mai rinnegare i miei ideali."


"Eravate diversi.
E io vi ho amati.
Come essere tristi,quando nel cuore si ha un galoppo di gazzelle...
...e una margherita?
Come essere tristi,se esistono il passato e l'avvenire?"










Bibliografia:

"Il Palazzo della Solitudine",Sua Altezza Imperiale Soraya Esfandiary Bakhtiary,Arnoldo Mondadori Editore.

martedì 4 ottobre 2011

"La Signora Baptiste"

"Varcammo la porta del cimitero.E io,vivamente commosso,attesi che la bara fosse stata calata nella fossa per avvicinarmi al povero giovane che singhiozzava,e stringergli energicamente la mano.
Mi guardò con sorpresa attraverso le lagrime,poi disse:"-Grazie signore."
E non mi pentii d'aver seguito il corteo."


Pubblicato per la prima volta nel 1882 nella raccolta "Mademoiselle Fifì" dello scrittore francese Guy de Maupassant (1850-1893),"La Signora Baptiste" colpisce per la sua estrema  modernità,per la critica schietta,per l'anticlericalismo,il conformismo e le idee abiette e stupide della società del tempo,ma non molto diversa dalla nostra.

Un anonimo viaggiatore dovendo aspettare per molto tempo il treno per Parigi,si allontana per fare una passeggiata e scorgendo un "atipico" funerale,civile,decide di  accodarsi.Un uomo del corteo allora rivela all'anonimo la storia della dipartita della "piccola Fontanelle".
Figlia di un ricco mercante la "piccola Fontanelle" era stata violentata e seviziata da un servo che poi era stato condannato,ma alla giovane era rimasto "quel marchio d'infamia",per cui veniva isolata,allontanata da tutti,umiliata e insultata,diventando "una sorta di mostro" portatore di impudicizia pur nella sua innocenza e chiamata"signora Baptiste" dal nome dell'uomo che l'aveva oltraggiata.
Crescendo con quest'ombra la donna alla fine era convolata a nozze con il segretario del nuovo sottoprefetto e rimanendo successivamente incinta era stata riabilitata dalla società come se "fosse stata definitivamente purificata dalla maternità".
Ma proprio durante una festa patronale,per invidia,era stata tirata fuori ancora quella storia che sembrava essere dimenticata e a seguire ebbe luogo una bagarre all'indirizzo della donna,che reggendo a stento l'imbarazzo si era gettata dal ponte ponendo fine alle sue sofferenze.

Da qui la critica la clero che precludendole il funerale religioso le ha aggiunto un altro disonore.

giovedì 29 settembre 2011

"La Confessione di Claude"

"Non ho più la fiducia nel sogno,penso che sia arrivato il momento di misurarmi con la realtà."


Negli ultimi tempi in Italia si nota una riscoperta dei "romanzi giovanili" dei più grandi scrittori della letteratura mondiale,i cosiddetti "Juvenilia",con una grande campagna di pubblicazione per la gioia dei più accaniti lettori (recentemente la Newton Compton Editori ha pubblicato tre racconti inediti della Austen).
Grande sorpresa è stata per me trovare nascosto sullo scaffale di una libreria uno scritto giovanile di Emile Zola (1840-1902),"La Confessione di Claude".Sorpresa visto che lo scrittore francese non è così valorizzato come la scrittrice di "Orgoglio e Pregiudizio".

"La Confessione di Claude" è il primo vero romanzo,(la prima opera assoluta è "Contes à Ninon,1864)
pubblicato nel 1865 a venticinque anni.
Nell'inverno 1860-61 il giovane Emile dopo i primi anni trascorsi ad Aix-en-Provence,decise di farsi strada nella capitale;qui solo,con pochi mezzi e disilluso fece conoscenza con una prostituta di nome Berthe di cui si innamorò.Emile sfruttò questa sua esperienza per l'ispirazione del suo primo libro.Berthe gli darà il soggetto per il personaggio di Laurence,Claude sarà se stesso.
Romanzo-epistolario,come dice il titolo è una confessione molto simile ai "Dolori del Giovane Werther" (1774) di Goethe (1749-1832),quindi di gusto ancora tardo-romantico ma già con qualche influenza sul naturalismo,che Zola dedica ai suoi amici e compagni di studi e di vita Paul Cézanne (1839-1906) e Jean-Baptistin Baille (1841-1918,noto scienziato).
E' la storia di un giovane poco più che ventenne,Claude,venuto dalla tranquilla,assolata,verdeggiante Provenza per giungere nella grigia Parigi per continuare la sua formazione di scrittore.Timido,sensibile,inesperto e per di più solo e povero incontra per caso una prostituta,Laurence,innamorandosene e insieme portando avanti la "missione" per redimerla.
Dopo i primi incoraggiamenti,in Claude avviene la disillusione quando scopre la donna in un rapporto intimo con il suo amico e vicino Jacques.
In Claude noi vediamo il suo disagio,i suoi sogni,la sua religiosità e la sua ricerca assoluta della realtà e verità soprattutto,portatore di sentimenti puliti in un mondo di indifferenza e ipocrisia incarnati nella figura di Jacques,giovane aspirante avvocato,freddo,privo di affetti (in opposizione proprio con il protagonista),nella prostituta Laurence abbrutita e rassegnata al suo destino,nell'infida Marguerite,ruffiana e parassita "mamma" di questa società.
A contrastare queste sorde figure,un'altra prostituta,Marie (simile a Claude),giovane vittima del sistema.
La sua morte sarà per Claude una nuova catarsi.

martedì 20 settembre 2011

"Le Notti Bianche" di Dostoevskij

"Dio Mio! Un Minuto intero di beatitudine! E' forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?..."

Non sono abituata alla "sensibile e sognante" letteratura russa,molto più avvezza invece alla "cinica"letteratura francese,ma questo racconto è stato per me una sorta di "esperimento",sollecitata anche da mia sorella.
Ne sono rimasta sinceramente conquistata e mi sono ritrovata quindi,dalla chiassosa e mondana Parigi alla magia e alla poesia di San Pietroburgo.

Pubblicato nel 1848,"Le Notti Bianche" è un romanzo giovanile di Fedor Dostoevskij (1821-1881),scritto a ventisette anni.
Ambientato a San Pietroburgo durante il fenomeno astronomico delle "notti bianche" (dove il cielo di notte è sempre rischiarato dalla luce del sole),è diviso in quattro notti e un mattino.

  • 1° Notte:Un Anonimo Sognatore inquieto,che passa le sue giornate nella malinconia,isolato dal resto del mondo,che vive solo di ideali e pensieri,conosce sul lungofiume una bella fanciulla,che salva da un fastidioso importuno.Mentre la accompagna verso casa,i due instaurano una subitanea amicizia e si ripromettono di rivedersi la notte seguente.Il Sognatore rimane affascinato dalla ragazza.

  • 2° Notte:L'Anonimo Sognatore e Nasten'ka (la fanciulla) si raccontano la propria vita.Il Sognatore parla della sua "non vita",di come sia felice solo quando gli altri tornano a casa dopo il lavoro,e lui può camminare tranquillamente per le vie della città,di come la monotonia uccida la gente mentre lui ha il vantaggio di liberarsene rifugiandosi nei propri sogni e di aver vissuto realmente solo in queste due notti con lei.Storia di Nasten'ka: La fanciulla dice di essere una giovane orfana diciassettenne,che vive con la nonna,quasi sempre relegata in casa;quando un anno prima conobbe l'amore con il nuovo inquilino che ricambiandola le promette un futuro insieme prima di ripartire e di ritornare l'anno seguente.L'anno è passato e lei ha paura di essere stata dimenticata.Il Sognatore commosso si offre di portare una lettera a casa dell'uomo tanto amato per ricordagli la promessa..

  • 3° Notte:Al terzo appuntamento i due aspettano invano il giovanotto.Il Sognatore sembra sul punto di rivelare i suoi sentimenti alla fanciulla.

  • 4° Notte:L'Anonimo incontra Nasten'ka ancora sul lungofiume.La ragazza sembra essersi rassegnata,lui incoraggiato le rivela finalmente il suo amore.Lei grata ed emozionata accetta e andandosene insieme progettano il loro avvenire.Ma inaspettatamente avviene la disillusione: Nasten'ka rivede il suo amato lungo la via e corre da lui,il Sognatore rimane "più morto che vivo".

  • Mattino:Il giorno seguente,il Sognatore si risveglia ricevendo una lettera da parte di Nasten'ka che chiede di perdonarla perché comunque a suo modo lo ha amato ed è stata amata e che è prossima alle nozze.Il Sognatore ripiomba nella sua solitudine,nel suo grigiore e vede la sua casa ancora più sporca,lui e la sua governante ancora più vecchi.Poi rivolgendosi immaginariamente alla fanciulla le spiega che non potrà mai rimproverarla di niente,lei che per la prima volta lo ha fatto vivere,lei che le ha donato un attimo di beatitudine e felicità.

venerdì 16 settembre 2011

Aline Charigot:"La Musa di Renoir"






Aline Victorine Charigot nata nel 1854 nell'Essoyes,in Borgona era una bellissima ragazza di umili origini contadine,rossa,naso all'insù e forme perfette,"semplice e allegra che lavorava come sartina in un laboratorio nei pressi di Montmatre".L'incontro avenne a Parigi nel 1879,lei splendida ventiduenne folgorò immediatamente lo squattrinato pittore trentottenne."D'arte non ne capiva niente,diceva lei,me le piaceva vederlo dipingere.Renoir adorava Aline.Di lei gli piacevano l'aspetto,la naturalezza,l'amore spontaneo per il cibo.Degas,guardandola a una serata mondana,con indosso un abito semplice,disse a Renoir,che sembrava una regina vera tra quelle false."
Da quel momento divenne non solo la sua modella preferita ma anche compagna di vita.
La troviamo nella sua prima apparizione nei "Canottieri a Chatou" (1879),ritratta nel "suo attillato corpetto rosso",nella celeberrima "La Colazione dei Canottieri" (1880-1881),dove "Aline è seduta in primo piano,con un piccolo cane griffone in grembo",scena ambientata nel ristorante "La Fournaise" dove i due amavano trascorrere i pomeriggi d'estate.
La meravigliosa bellezza della donna si ritrova ancora di più nelle "Grandi Bagnanti" (1884-1887) dove la vediamo di spalle,nuda,i capelli raccolti in una treccia,mentre schizza l'acqua sulle altre due figure femminili e nel "Dopo il Bagno" (1888),intenta ad asciugarsi dopo l'abluzione(Ma ce ne sono veramente tanti altri).
Il pittore ne risalta il corpo armonioso,la sensualità,"la carne viva e palpitante" attraverso le luci e colori.
"Il legame con Aline illumina in quegli anni la vita dell'artista" tanto che finalmente nel 1890 i due  si sposano con rito civile.Diversamente da tante altre compagne e muse dei vari artisti,la giovane non entrerà mai però nel vorticoso e invitante mondo parigino ma resterà fedele alla freschezza e semplicità delle sue origini.
Nel 1885 ebbero il primo figlio,Pierre"Aline aveva cambiato la vita di Renoir e la nascita del bambino la riempì di immensa gioia.Dopo la nascita di Pierre,si sentì appagata,si dedicò alla vita domestica e non fu vista quasi mai in pubblico."
In quell'anno il pittore la ritrasse ancora nel "Ritratto di Aline Charigot"."L'artista ne ritrae la figura appesantita e l'espressione semplice e serena di una donna soddisfatta di sé.Con una punta di malignità,Berthe Morisot (1841-1895) scriveva di Aline dopo averla conosciuta:Non vi dico il mio stupore davanti a una persona così corpulenta che non so perché mi immaginavo identica alla pittura del marito".
Aline resterà accanto a Renoir per ben venticinque anni,nonostante le sue infedeltà (in particolare quella con la pittrice francese Suzanne Valandon) e una grave malattia reumatica che piano piano immobilizzerà le mani dell'artista.
La donna morirà nel 1915,Renoir la seguirà quattro anni dopo.Quel che resta di Aline è l'immortalità che il pittore francese le ha donato attraverso le sue tele.




Bibliografia:
"Renoir",M.T.Bnenedetti,"Artedossier" Giunti.
"Impressionisti.Biografia di un gruppo",Sue Roe,Laterza.









domenica 11 settembre 2011

"L'Amante di Paul"

"Questi luoghi trasudano la stupidità,putono di canaglieria e di galanteria da bazar.Maschi e femmine si equivalgono."

Uscita nella raccolta "Maison Tellier"del 1881,"L'amante di Paul" è una novella di Maupassant (1850-1893), ricordata siprattutto per la menzione di due posti simbolo della vita mondana parigina,molto amati anche da letterati e dai pittori impressionisti:il ristorante "La Fournaise" a Chatou sulle rive della Senna,ribattezzato il "Grillon" nella novella,dipinto da Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) ne "La Colazione dei Canottieri" e del ristorante-stabilimento balneare "Grenouillère" sorto sull'isolotto di Croissy,dipinto anche questo da Renoir e Claude Monet (1840-1926).
Ambientata quindi,tra questi due stupendi luoghi,è la storia di un giovanotto di nome Paul Baron,figlio di un senatore,bisognoso di affetto e dell'amore vero,innamorato della volubile Madeleine.
Paul si rende conto che la sua compagna sembra essere attratta da un gruppo di ragazze,chiaramente omosessuali e in particolare della grossa Pauline.
Con il ballo alla "Grenouillère" il sospetto diventa certezza,quando il ragazzo scopre il loro incontro d'amore,disperato si uccide annegandosi dopo aver gridato per l'ultima volta il nome dell'amata.
Madeleine piangente viene consolata da Pauline.

In questo racconto noi possiamo vedere la natura di Paul,un ragazzo mite,sincero,corretto,romantico,sognante e sensibile,che aspira a quell'amore assoluto,fedele e puro che credeva di aver trovato in Madeleine,donna dalla testa vuota;comprende quindi "l'insormontabile abisso" che li divide.
D'effetto è la scena in cui si vede un pescatore che tirando l'amo a cui aveva abboccato un pesciolino,ne escono fuori le sue interiora;il ragazzo paragona le interiora del pesce con il suo cuore.
Ma di questo grande,sentito amore,noi ne scrutiamo anche il suo discontinuo sviluppo:dall'amore certo alla gelosia,il sospetto,il pentimento e il perdono,la prima disillusione e poi riconciliazione,la rivelazione dell'inganno e il suicidio.
A dare sfondo al dramma,un miscuglio di uomini e donne dalle nature più basse e infide,per contrasto invece,la purezza di Paul.