lunedì 25 marzo 2013

"Tra Donne Sole" di Cesare Pavese

"M'ero detta tante volte in quegli anni,che lo scopo della mia vita era proprio di riuscire,di diventare qualcuna,per tornare un giorno in quelle viuzze dov'ero stata bambina e godermi il calore,lo stupore,l'ammirazione di quei visi familiari,di quella piccola gente.E c'ero riuscita,tornavo; e le facce la piccola gente eran tutti scomparsi."






Nel 1949 uscì la stesura del romanzo breve "Tra Donne Sole",che pochi mesi dopo vide la pubblicazione nella raccolta "La Bella Estate",che comprendeva il romanzo omonimo,"Tra Donne Sole" e "Il Diavolo sulle Colline".
Un anno dopo,nel 1950,l'autore dell'opera,Cesare Pavese (1908-1950) vinse il prestigioso premio "Strega",che gli valse la gloria come scrittore.

La vicenda,ambientata a Torino nel primo dopoguerra,vede come protagonista Clelia,una donna matura,nata nel mondo operaio-contadino,con i suoi valori di semplicità e lavoro,che ritorna nella città piemontese,benestante,dopo anni di gavetta e orgogliosa fatica per riuscire ad essere qualcuno.
Clelia,diventata modista,deve aprire un negozio di abbigliamento e nella preparazione del locale ha la possibilità di incontrare la società bene di Torino, a cui aveva sempre agognato.Conosce Rosetta,Momina,Mariella,giovani donne della borghesia che rappresentano con le loro vite la vacuità,la scarsità di sentimenti,rapporti falsi,il cinismo,la negatività della loro classe.

"Quand'ero bambina invidiavo le donne come Momina,Mariella e le altre,le invidiavo e non sapevo chi fossero.Le immaginavo libere,ammirate,padrone del mondo.A pensarci adesso non mi sarei cambiata con nessuna di loro.La loro vita mi pareva una sciocchezza,tanto più sciocca perché non se ne rendevano conto."


Un mondo vuoto che accresce giorno dopo giorno la delusione di Clelia e il vanto di essere lei,la vera libera,di aver raggiunto solo con le proprie forze il suo scopo,diversamente dalla leggerezza delle sue compagne.
Anche l'amore,forse quello giusto,per Beccuccio,viene rifiutato,per non essere sottomessa,per continuare a sentirsi libera,nonostante la solitudine interiore.
L'unica a carpirne la vuotezza di questa vita,oltre a Clelia,sembra essere Rosetta.che si uccide,tra l'indifferenza generale,non per amore come le amiche credono,ma per la propria vita priva di senso.

Questi personaggi sembrano rappresentare la forte dualità di Cesare Pavese: il successo,l'orgoglio (Clelia) e l'insoddisfazione,la solitudine (Rosetta).
Un mese dopo aver ricevuto il premio,l'autore si suiciderà in una stanza d'albergo come la Rosetta del suo romanzo.

martedì 19 marzo 2013

Donna Olimpia Pamphili,"La Pimpaccia di Roma"

"Per chi vuol qualche grazia dal sovrano/ aspra e lunga è la via del Vaticano/ ma se è persona accorta/ corre da Donna Olimpia a mani piene/ e ciò che vuole ottiene/ è la strada più larga e la più corta".
                                                      "Pasquino"*


Tra le figure mitiche ( ed oggi quasi leggendarie) della Roma del XIV secolo,vi è quella di Donna Olimpia Pamphili;un personaggio femminile che ebbe così grande influenza nella città eterna da rimanere nella storia come la "Papessa".




L'ascesa di Donna Olimpia comincia dal basso,nata Maidalchini nel 1594,a Viterbo,unica figlia femmina di un appaltatore alle dogane,venne costretta a farsi suora.
Fin da giovanissima dimostrò un carattere ferreo,affidata ad un prete per farle seguire la via monacale,lo accusò strategicamente di averla insidiata.Olimpia se ne ritornò a Viterbo vittoriosa,sposando a diciotto anni un ricco possidente del posto,Paolo Nini,che la lasciò vedova dopo tre anni,e soprattutto anche una cospicua eredità.
Con un'esistenza più comoda,Olimpia,poteva pensare alla sua scalata sociale.Non bella,ma intelligente e piacevole,dimostrava un carattere molto avido;durante un pellegrinaggio fortunoso,conobbe Pamphilo Pamphili (1564-1639) che sposò nel 1612.
I Pamphili erano una nobile famiglia romana che possedeva a Piazza Navona uno dei più bei palazzi.
Ma la figura di spicco a casa Pamphili era quella del cardinale Giovanni Battista (1574-1655),fratello di Pamphilo;era riuscito dopo una vita alquanto movimentata,ad ascendere alla porpora cardinalizia.
In questa figura,Olimpia trovò una forte sintonia e una comunione d'intenti,tanto da trascorrere le sue giornate più col cognato che col marito.Donna Olimpia vide in Giovanni Battista una pedina appetibile.
Quando nel 1639,Pamphilo morì,Donna Olimpia diventò la "signora della Casa" e le illazioni di una sua relazione fin troppo intima con il cardinale divennero molto rumorose in tutta Roma.
Nel 1644,Papa Urbano VIII morì;si aprì in seguito il conclave che vide l'elezione al soglio pontificio proprio di Giovanni Battista,che prese il nome di Innocenzo X.
Non si sa che influenza ebbe e il modo in cui la Pamphili riuscì ad indirizzare i voti verso il cognato,fatto sta che uscì vittorioso ancora,insieme alla sua famiglia che divenne più illustre.
Innocenzo X risultò essere,però,debole,nepotista e completamente dominato dalla figura della cognata che si stabilì in Vaticano,occupandosi di qualsiasi incombenza e di accumulare ricchezze su ricchezze illecitamente.Diede anche al figlio avuto da Pamphilo,Camillo (1622-1666),la carica di Cardinal Nepote,(in seguito Camillo abbandonò la carriera ecclesiastica per poter sposare la bella Olimpia Aldobrandini.)
In quel periodo Olimpia diventò il personaggio più importante della corte papale "non c'era favore,nomina,decisione,che non passasse per le sue mani e che non costasse,a chi chiedeva per suo tramite,molti soldi."
"La fama delle sue ruberie,l'assenza di scrupoli,la quotidiana battaglia tesa ad accrescere le sue ricchezze",le valsero l'odio del popolo romano,chiamandola con disprezzo "Pimpaccia".
Il suo fu un vero e proprio fenomeno tanto da creare preoccupazioni non solo al Vaticano ma inoltre negli altri Stati europei che non vedevano di buon occhio una donna trafficare negli affari.
Con il suo animo inflessibile e tenace superò i continui litigi e rappacificazioni col Papa,l'odio del popolo,gli scontri con la nuora che le voleva alienare l'aristocrazia romana; comunque non previde "l'ordine naturale delle cose".
Nel 1655,già affaticato,Innocenzo X morì.
Olimpia cercò di raccogliere frettolosamente ogni qualunque tesoro,tentando anche di manovrare il secondo conclave,ma con la scelta di un Chigi,Alessandro VII,fu costretta a fuggire a Orvieto,con le sue ricchezze che altrimenti sarebbero state riconsegnate al Vaticano come ordine del nuovo Papa.

Il ricordo della "Pimpaccia" rivive ancora nella memoria dei romani: secondo la leggenda ogni notte del sette Gennaio (data della morte di Innocenzo X) si può vedere una carrozza,carica di scudi,con una donna all'interno che corre velocemente il ponte Sisto,fino a gettarsi nel Tevere.






* Statua parlante di Roma a cui i cittadini affiggevano i loro malumori e lamentele.


Fonti:

"Le Donne di Roma",Laura Marino,Newton Compton Editori.

venerdì 8 marzo 2013

"Il delitto di Lord Arthur Savile" e "Il Fantasma di Canterville"

Nel 1891,lo scrittore inglese Oscar Wilde (1854-1900),riunì quattro dei suoi racconti più riusciti,sotto il titolo di "Il Delitto di Lord Arthur Savile e altri racconti".Questo libro comprendeva,appunto,"Il Delitto","La Sfinge Senza Enigmi","Il Fantasma di Canterville" e "Il Milionario Modello";racconti uniti tutti dalle tematiche giallo-horror-humor,e che sono anche tra le più geniali nella vasta raccolta dello scrittore.Ma tra quelle che sono rimaste nella memoria ci sono sicuramente,"Il Delitto" e "Il Fantasma di Canterville".



"Il Delitto di Lord Arthur Savile"

"[...] Egli riconobbe chiaramente quale fosse il suo dovere,e vide che non aveva alcun diritto di sposarla,finché non avesse commesso il delitto.Solo allora egli avrebbe potuto recarsi all'altare con Sybil Merton e riporre la propria vita nelle sue mani,senza temere d'aver agito male.Solo allora avrebbe potuto prenderla fra le sue braccia,sapendo che mai ella avrebbe dovuto arrossire per causa sua,mai avrebbe dovuto abbassare la testa per la vergogna.Ma prima occorreva consumare il delitto,il più presto possibile e per il bene di entrambi"


Ambientato a Londra,è la storia di un giovane aristocratico,brillante e di grande dignità,che invitato in uno dei grandi ricevimenti indetti dalla splendida Lady Windermere;gli viene presentato un enigmatico chiromante,signor Podgers,che con la sua "scienza" sembra deliziare il pubblico della padrona di casa.Curioso sul futuro,Lord Arthur Savile,chiede la lettura della propria mano al sedicente chiromante,ma quest'ultimo gli predice una brutta notizia:sarà artefice di un atroce delitto.
Lord Arthur,prima rimane paralizzato e angosciato sul "fatale gesto",poi colpito da suo "senso del dovere",accetta l'assassinio.
Compilando una lista di possibili vittime,decide di uccidere una cugina con il veleno,ma la cugina muore alla fine di morte naturale.
Prova così ad uccidere uno zio,con un orologio-bomba,ma il meccanismo si inceppa.
Pieno di vergogna per i tentativi falliti,una notte passeggiando sconsolato per le vie di Londra,incontra il signor Podgers e preso da una brillante idea lo uccide,buttandolo dal ponte.Finalmente può decidersi di sposare la sua promessa fidanzata.
Anni dopo ricevendo una visita di Lady Windermere,quest'ultima ritorna con la memoria al chiromante e di come avesse scoperto la sua impostura.Ma il giovanotto,non dello stesso avviso,dichiara come la chiromanzia gli abbia dato la felicità : Sybil.

"Che assurdità!,gridò Lady Windermere,non ho mai udito una sciocchezza simile,in tutta la mia vita."


Il racconto improntato tutto su dettagli umoristici,leggeri,divertenti e geniali,nasconde invece tutto il falso perbenismo della società vittoriana.Lord Arthur ci viene presentato come un giovanotto "per bene",ma che spinto dal suo dovere (visto che gli è stato predetto il suo destino),accetta di commettere un atto spietato,solo per non sentirsi imbarazzato con la sua coscienza e con la società intorno a lui.
Il sottotitolo del racconto è ironicamente "uno studio sul dovere".
Anche l'omicidio viene presentato come un eroismo e non con le solite convenzioni comune a tutti i romanzi; i vizi,i difetti assumo in Oscar Wilde sempre un qualcosa di affascinante.Una vicenda apparentemente semplice per descrivere tutta la noia e la fatuità della sua epoca.





"Il Fantasma di Canterville"

"Si,la morte.La morte deve essere così bella.Riposare sotto la soffice terra bruna,con l'erba che ti ondeggia sopra la testa,e ascoltare il silenzio.Non avere passato,né futuro.Dimenticare il tempo,perdonare alla vita e raggiungere finalmente la pace.Tu puoi aiutarmi,puoi aprire per me i portali della Casa della Morte,poiché l'amore ti accompagna sempre e l'amore è più forte della morte"


Tra le più lette,famose e belle narrazioni di Wilde,trova un posto fondamentale "Il Fantasma di Canterville"; di una grandezza e dolcezza quasi unici nel panorama letterario.


La vicenda si svolge nella campagna inglese,dove una famiglia americana,gli Otis,comprano un castello,Canterville Chase,con annesso un fantasma molto dispettoso,che impaurisce ogni abitante della dimora.
Il fantasma non è altro che Sir Simon che nel 1575 uccise sua moglie e che dopo la morte è costretto,fantasma,a vagare nel castello senza pace.
Nonostante i tentativi,però,di impaurire i nuovi inquilini,gli Otis,con la loro "filosofia moderna",non si scompongono,e anzi cominciano loro a maltrattare il fantasma.
Solo la figlia più piccola,Virginia,prova pietà per il povero spettro,che le rivela che dopo l'uccisione della moglie,i suoi cognati lo lasciaro per questo morire di fame spietatamente.
Allora il fantasma le chiede di poter pregare insieme a lui,per morire e riposare finalmente in pace e trovare il perdono.
La piccola esaudirà la richiesta e libererà la sua anima.

"Guardate! E' fiorito il vecchio mandorlo che s'era seccato.Riesco a vederne bene i fiori al chiaro di luna.
Dio gli ha perdonato,disse Virginia."



Anche questo racconto raccoglie elementi macabri e umoristici,oltre a sbeffeggiare sia la cultura inglese con la sua superficiale aristocrazia,i castelli,i fantasmi, e la cultura americana con le sue sciocche arie di superiorità nei confronti dell'Inghilterra.
Ma soprattutto "Il Fantasma di Canterville" è un racconto spirituale,di grande intensità,di amore universale,amore verso il prossimo e di come l'amore sia più forte della vita e della morte.
Il perdono,atto trai più belli,ma che pochi sono inclini a riconoscere,che porta poi alla completa redenzione dell'essere umano.
Tutto ciò rivela la grande sensibilità e infinita dolcezza del genio di Oscar Wilde.

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