giovedì 27 novembre 2014

" Seta", Alessandro Baricco

" La Francia,i viaggi per mare,il profumo dei gelsi a Lavilledieu,i treni a vapore,la voce di Hélène.Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita,come mai,nella sua vita,aveva fatto. "





Pubblicato nel 1996, " Seta ",di Alessandro Baricco ( 1958 ),fu il caso letterario di quel periodo.
Tradotto in trentasei lingue,successo mondiale di pubblico e critica,accompagnato dal 2001 dall'omonimo film diretto da Francois Girard con Michael Pitt e Keira Knightley, " Seta " e tra i romanzi più belli e oroginali dello scrittore italiano.
La trama di  questo breve romanzo,si snoda sotto forma di una fiaba,continui echi classicheggianti,ripetizioni,
uno stile narrativo lento,poetico e sensuale.
Un Giappone lontano,elitario e conturbante; di contro i luoghi familiari e dolci del paese natio.

Ambientato in un paesino della Francia,Lavilledieu,nel 1861,quando " Flaubert stava scrivendo Salammbô,l'illuminazione elettrica
 ancora un'ipotesi e Abramo Lincoln,dall'altra parte dell'oceano,stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine ", Hervé Joncour,
sposato con la  dolce Hélène,venditore di bachi da seta,da cui ricavare il pregiato tessuto,a causa di una epidemia che ne distrugge le uova,parte per il Giappone,dove si produce la seta più bella,per comperare uova sane.
Dopo un lungo viaggio,viene ricevuto da un signore potentissimo,Hara Kei,che ha come amante una donna non orientale,bellissima e misteriosa,che affascina subito Hervé.
Dopo un secondo viaggio in Giappone,Hervé,ancora più infatuato dell'enigmatica ragazza,trova un biglietto con ideogrammi giapponesi,inequivoco segno d'amore.
Al ritorno definitivo in paese,Hervé,trascorre la sua esistenza nella rassegnazione e nell'indifferente monotonia accanto ad Hélène.
Alla morte della moglie,solo,l'uomo scopre l'autrice della lettera : é proprio Hélène,che ha vissuto per molto tempo all'ombra della misteriosa donna,nella sofferenza e nell'accettazione di non essere amata dal marito.
E di Hélène,di cui conoscevamo solo la dolcezza e la voce bellissima,si rivela tutta la sua forza amorosa,inespressa e taciuta.
Rinsavito dall'infatuazione,Hervé Joncour vivrà nel ricordo dell'amata moglie.


" Ogni tanto,nelle giornate di vento,scendeva fino al lago e pensavava ore a guardarlo,
giacché,disegnato sull'acqua,gli pareva di vedere l'inspiegabile spettacolo,lieve,che era stata la sua vita. "



Libro :

" Seta ", A.Baricco,Fandango Libri

giovedì 20 novembre 2014

" Concerto nei Giardini delle Tuileries ", quel movimento " nel fuggevole e nell'infinito "


" La vita parigina è fertile di soggetti poetici e meravigliosi,il meraviglioso ci bagna e ci avvolge come l'atmosfera. "
Charles Baudelaire ( 1821-1867 )




Le Tuileries, erano a Parigi,una residenza reale,sulla riva destra della Senna, tra il Louvre e gli Champs-Elysés.
Essa ha rappresentato il potere della capitale. Qui la storia non ha semplicemente strizzato l'occhio, ma è passata prepotentemente, tanto da racchiudere molta parte della vita di personaggi, usi, costumi, dettagli della cultura francese.


Fatta costruire dalla regina Caterina de' Medici ( 1519-1589 ) su un territorio occupato in parte da una antica tuilerie ( fabbrica di tegole ), edificata nel 1564; ben presto dimora di re e regine.
Cadde in disuso, e in seguito prigione, durante la Rivoluzione Francese, del re Luigi XVI e della sua famiglia, luogo di assemblea durante il Direttorio, fino a residenza di Napoleone.
Con il colpo di stato,nel 1852,il nuovo " Imperatore dei Francesi ", Napoleone III ( 1808-1873 ), ne fece il suo palazzo dove tenere la sua corte, abbellendolo e ampliandolo.
Parigi, da città medioevale fu trasformata nell'impianto urbanistico in una città all'avanguardia,mondana, grazie al suo progettista Georges-Eugène Haussmann ( 1809-1891 ), eletto nel 1853 prefetto della Senna.
Quando l'imperatore non era a Parigi, i giardini venivano aperti al pubblico,e ne divenne il luogo preferito dai cittadini per passeggiare e rilassarsi.
Per di più due volte alla settimana, vi si svolgevano concerti serali che attraevano un vasto pubblico.
Questo era composto da membri dell'alta borghesia a cui si mescolavano i nuovi ricchi, la classe emergente di commercianti e industriali che si stavano trasferendo nei nuovi appartamenti di Haussmann.
Concerti che dettavano mode e pettegolezzi su l'ultima creazione di Worth* ,sull'eleganza dell'imperatrice Eugenia ,dei nuovi negozi del boulevard des Capucines, l'ultima rappresentazione wagneriana alla Salle des Italiens ,i nomi delle più belle e ricercate cortigiane di Parigi; tutto nei favolosi giardini del castello.
Un mondo che ne rappresentava la superficialità e caducità di quel che fu il Secondo Impero.
Anche il pittore Edouard Manet ( 1832-1883 ) ,rimase affascinato dalla folla elegante e rumorosa dei concert,tanto che nel 1862, ne ritrasse questo spaccato di vita moderna.



Con " Concerto nei Giardini delle Tuileries ",Manet ,ispirato ancora dalla pittura spagnola, ritrae uomini e donne che affollano i giardini dell'imperatore : gli uomini in tight e pantaloni a righe e cilindro, eleganti e minimali,le donne, per lo più sedute su sedie di ferro battuto, con abiti, cappelli enormi ed elaborati parasole, immortalati nelle loro conversazioni e riflessioni,
Tra le originalità del dipinto, l'artista ci mostra un momento di quotidianità, seppur snob,con protagonisti persone comuni e celebri.
Infatti,Manet ritrasse molti dei suoi amici o colleghi come Charles Baudelaire ( 1821-1867 ), Henri de Fantin-Latour ( 1836-1904 ), il fratello Eugène ( 1833-1892 ) e se stesso.
Sedute, in primo piano, Madame Offenbach, moglie del famoso compositore e Madame Lejosne, moglie del comandante Lejosne ( uomo di cultura che riuniva nel suo salotto le menti più illuminate dell'epoca ), i cui lineamenti pesanti, riescono ingentiliti dalla veletta.
Proprio nel salotti di questi,Manet,conobbe Baudelaire.

" Per il perfetto bighellone,per l'osservatore appassionato,immensa è la gioia di eleggere domicilio nel numero,nel mutevole,nel movimento,nel fuggevole e nell'infinito."
 (  " Il Pittore della Vita Moderna " , C.Baudelaire )

 L'atmosfera luminosa e vivace attira lo spettatore,nonostante la staticità dei personaggi, un po' stereotipati, ne esce una sensazione di ritmo mobile, di brulichìo,di vita.
Successivamente il quadro venne esposto alla galleria di Martinet, dove i critici rimasero scandalizzati e disgustati da colori stridenti, che non rispettasse i canoni tradizionali, che non avesse come soggetto un evento storico o religioso, patriottico,un naufragio, una dea.

Oggi il dipinto è esposto alla National Gallery di Londra, e gli spettatori moderni possono ancora guardarlo, parteciparvi,quasi sentirne le voci, i brusii, scoprirne il movimento e le raffinatezze di quest'epoca che andava veramente verso la fugacità e l'infinito.





* Charles-Frederick Worth ( 1825-1895 ),celebre stilista.





Fonti :

" Manet ",G-Georges Lemaire,Art Dossier Giunti
"Impressionisti,biografia di un gruppo",Sue Roe,Editore Laterza.

sabato 8 novembre 2014

Septimia Zenobia e lo scontro con Roma

" Il suo viso era scuro e di una tonalità nera,i suoi occhi erano neri e intensi oltre ogni consuetudine,il suo spirito divinamente grande,e la sua bellezza incredibile.Così bianchi erano i suoi denti che molti pensavano che aveva perle al posto dei denti."
( Historia Augusta )


" L'Ultimo Sguardo della Regina Zenobia su Palmira " H.Schmalz


Era una città mitica quella di Palmira.
Così antica che secondo la leggenda le sue mura furono alzate per volere del re Salomone.Come uno di quei posti favolosi descritti nelle " Le Mille e una Notte ", si trovava in un'oasi nel deserto siro-arabico,posta a metà strada tra il Mediterraneo e l'Eufrate.
Splendida città,di grande floridezza,dovuta all'abbondanza di sorgenti,la cui acqua consentiva alle carovane la traversata nel deserto per giungere,cariche di merci,ai mercati siriani e romani.
Nel 29 d.C. l'imperatore Adriano assicurò una ampia autonomia a Palmira,pur nell'orbita di Roma : essa poteva definirsi un territorio neutro tra Roma e la Persia.
Colui che diede fasto e ricchezza a Palmira fu Septimio Odenato ( ?-267 d.C. ),discendente della famiglia dei Settimi,di origine araba,che ricevette la cittadinanza romana sotto Settimio Severo.
Grazie ai suoi servigi per l'impero romano,divenne re di Palmira e nel 263 associato all'impero.
Ma non è di lui che la storia romana e in particolare l' " Historia Augusta " ricorda,come di un personaggio singolare e temibile,bensì inverosimilmente,la sua seconda moglie,Septimia Zenobia ( 242-575 ).

Questa donna ambiziosa e intrepida,infatti,diede parecchio filo da torcere ai Romani,con le sue pretese di dominio,tanto da far rievocare il fantasma di Cleopatra.
Quando Odenato,nel 267, morì in una congiura di palazzo*,Zenobia salì sul trono come reggente per il figlio Wahballat.
Di grande sensibilità e di profonda cultura,la regina parlava latino,greco oltre molte lingue orientali,leggeva Omero e Platone e inoltre possedeva bellezza e fascino.
Si vantava di discendere dalla famiglia dei Tolomei,e in particolare da Cleopatra.Viveva in un fasto regale alla maniera dei Persiani;indossando un elmo cinto da un nastro viola,da cui pendevano,nella parte inferiore,preziose gemme;ma come un imperatore romano,presenziava alle assemblee pubbliche.
Ponderava clemenza e severità e usava vasellami e gioielli appartenuti all'antica regina d'Egitto.Ma se Cleopatra era stata tanto esperta nelle arti amatorie,tanto Zenobia era casta.
La sua corte era presenziata da eunuchi,ma anche filosofi ed intellettuali come il retore greco Cassio Longino,ministro e precettore dei figli.
Sotto di lei,Palmira,divenne una capitale che nulla aveva da invidiare a Roma.
Null'altro poteva desiderare Zenobia,tranne di avvicinarsi il più possibile al suo sogno;spinta dalla bramosia di conquista.
Roma le serviva da simbolo a cui contrapporre l'idea di un grande regno annettendo alla Siria l'Egitto e l'Asia Minore,in un periodo storico ( III sec.) in cui tutto si stava spostando verso l'Oriente,dove perfino alcuni imperatori avevano le loro origini e le loro radici culturali.
Qui,infatti si oppose l'antagonista della bella regina Zenobia,l'imperatore Lucio Domizio Aureliano ( 215-275 ).
Nato in Illiria,da umili genitori,Aureliano,fu eletto imperatore dalle legioni del Danubio nel 270.
Guadagnandosi il titolo di " restitutor ",si impegnò nel consolidamento del potere imperiale,risanando le finanze,ristabilendo ordine nell'esercito e nella sfera religiosa.
A lui il compito di fermare l'inarrestabile esercito dei Palmireni. L'indomabile Zenobia,approfittando della disgregazione delle provincie romane,conquistò parte dell'Asia Minore.
Questo scontro,che si verificò tra l'emula di Cleopatra e l'imperatore romano,viene a torto trascurato dai testi moderni;quando rappresentò invece,una delle prime avvisaglie della crisi del mondo antico.


" La Regina Zenobia di fronte ad Aureliano " ( 1717 ),G.Battista Tiepolo

Entrato in Asia Minore,Aureliano,riconquistò una dopo l'altra le provincie che Zenobia si era annesse.
Ma,nella prima battaglia,l'esercito romano restò disarmato davanti alla superiorità dei palmireni,che basavano la propria forza sulla cavalleria catafratta**,i famosi clibanarii,di derivazione persiana.
Allora Aureliano,da esperto stratega,finse una ritirata;l'esercito di Zabda,generale in capo di Zenobia,troppo affaticato dalle pesanti armature,rinunciò all'inseguimento. I romani passarono a loro volta all'attacco e vinsero.
Dopo quella di Dafne,ad Antiochia,ci fu quella determinante ad Emesa. Dopo una prima disorganizzazione,l'imperatore assaltò alle spalle i nemici disperdendoli.
A quel punto fu una carneficina.
Zabda e Zenobia si trincerarono nella capitale ( 272 ) e dopo un breve assedio,Aureliano entrò a Palmira,mettendola a ferro e a fuoco.
La bella regina scappò,a dorso di un cammello,nel deserto,cercando un disperato aiuto dai Parti;ma fu presa e fatta prigioniera.
Il bottino fu copiosissimo; soltanto il grande tempio del Sole ( Ba'l*** ) fu risparmiato e Zenobia stessa.
Non le risparmiarono tuttavia l'umiliazione di sfilare alla parata trionfale del vincitore.
Tramandano che avesse mani e piedi legati da catene d'oro e ricoperta di gemme da capo in giù.
Comunque la ex regina coraggiosa non ebbe la sorte della sua antenata; riconosciuta la sua saggezza
e intelligenza,l'imperatore le offrì alcuni terreni a Tivoli,vicino al palazzo che fu di Adriano.
Qui visse come una matrona romana,risposandosi con un senatore e ottenendo il permesso di dare le figlie in mogli a patrizi romani.

L'importanza di Palmira piano piano decadde; della sua bellezza,della sua floridezza e del suo temibile esercito che mise paura alla potenza romana,non ne rimase più niente,e anche il nome della sua terribile regina,dimenticato.



* Forse dalla stessa Zenobia.
** Armatura di ferro che copriva sia cavaliere sia il cavallo.
*** Cinquant'anni prima,il giovane Eliogabalo fu eletto imperatore proprio ad Emesa.



Fonti :

" Historia Augusta "
" Le Donne di Roma ",L.Marino,Newton Compton,1995
" Passioni,Intrighi,Atrocità degli Imperatori Romani ",F.Sampoli,Newton Compton

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