martedì 30 dicembre 2014

Buoni propositi per...

Non so se questo sia uno sfogo o,semplicemente una riflessione,ma di solito,nell'ultimo giorno dell'anno,oltre a divertirsi,stare in compagnia,si fanno bilanci,ci si volta indietro per soppesare ciò che si è realizzato inaspettatamente,costruito con fatica e ciò che bene non è andato.
Di conseguenza si rinnovano " i buoni propositi per l'anno nuovo ".Anche io ho i miei " buoni propositi ",
ne ho tantissimi...ma uno in particolare : rimanere me stessa ( forse sarà banale ) ma con le mie passioni.
Perché quello che toglie spazio alle mie passioni non sono tanto il lavoro o il tempo,bensì le persone.
Persone che ti assalgono con frasi tipo : " Hai trent'anni,quand'è che ti formi una famiglia,invece di pensare a questi maledetti libri? ", " Andare in giro per musei è tempo sprecato e non produttivo! "," Seguire una squadra sportiva è da uomini,non da donne! ". E via con domande,sentenze pressanti ed iperboliche che ti lasciano contrita e a volte ferita...
Io mi ribello fuggendo.
Quindi ho deciso di augurarmi e augurare per il prossimo anno,di rimanere se stessi,accompagnati dalle più belle passioni che avete,ancor di più,di coltivarle,sempre,perché niente è sprecato : è la prima grande libertà.


Vi lascio con una famosissima e stupenda poesia del grande autore americano Walt Whitman ( 1819-1892 ),
recitata ultimamente da Roberto Benigni nel suo ultimo spettacolo televisivo.

O me! Oh vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede,di città piene di
sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero ( perché chi più
sciocco di me,e chi più senza fede? )
di occhi che invano bramano la luce,di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto,della folla che vedo sordida 
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri,io con gli altri legato
in tanti nodi,
la domanda,ahimè,la domanda così triste che ricorre -
Che cosa c'è di buono in tutto questo,ahimè,oh vita?

Risposta
Che tu sei qui - che esiste la vita e l'individuo,
che il potente spettacolo continua,e tu puoi contribuirvi 
con un tuo verso.

" Antibes Seen from the Salis Gardens ",C.Monet


lunedì 29 dicembre 2014

" Il Giardino dei Finzi-Contini ",Bassani

" Quanti anni sono passati da quel remoto pomeriggio di giugno? Più di trenta.Eppure, se chiudo gli occhi, Micòl Finzi-Contini sta ancora là, affacciata al muro di cinta del suo giardino, che mi gurda e mi parla."


" The Little Gate of the Old Mill ",Henri Matisse



" Il Giardino dei Finzi-Contini " è una di quelle opere italiane alla quale è stato riservato fin da subito un successo nientemeno mondiale,di critica e lettori,tanto da farne, nel 1970, una trasposizione cinematografica, nell'omonimo film diretto da Vittorio De Sica.
Il suo autore Giorgio Bassani ( 1916-2000 ), apparteneva alla media borghesia ebraica ferrarese che nel 1939 riuscì a laurearsi nonostante l'emanazione delle leggi razziali,e nel '43 fu catturato come militante antifascista, per poi tornare in libertà con la caduta del regime.
Nel dopoguerra ricoprì vari incarichi, tra cui, la vicepresidenza della RAI, e iniziò la sua carriera di scrittore.
" Il Giardino dei Finzi-Contini ", rimane la sua opera più brillante, la sua memoria e testimonianza sul periodo più brutto della nostra storia.

Il romanzo si apre nel 1957. Dove il Protagonista-narratore ( di cui non viene rivelato il nome*),
ritrovandosi in una gita nelle tombe etrusche di Cerveteri, ritorna  con la memoria agli anni d'anteguerra, quando era giovane,ai giorni lieti passati nel giardino dei Finzi-Contini.
I Finzi-Contini appartenevano all'alta borghesia ebraica ferrarese; una famiglia riservata e chiusa, la cui casa, la" magna domus ",impenetrabile al mondo esterno, diviene ancor di più un luogo di ultima spensieratezza ed evasione dopo la promulgazione delle leggi razziali del '39. Qui infatti, il protagonista insieme ad alcuni amici,trascorsero i giorni tra chiacchiere, cene ed incontri di tennis con i generosi componenti della famiglia : il professor Ermanno, la moglie Olga, i figli, Alberto e Micòl.
Tema centrale del romanzo diventa l'amore impossibile del giovane perla bella e sfuggente Micòl.
Amore mai realizzato, visto quell'inquietudine e abbandono che porterà via la ragazza al suo triste destino, e la voglia di vivere e rinascita che salverà invece il protagonista.

Si tratta di una narrazione molto statica,lenta,in cui non c'è un vero fatto che muova o sconvolga l'esistenza dei personggi; è tutto appena sottolineato,pronunciato, come il governo di Mussolini, le leggi razziali, i divieti quindi per gli ebrei, la quotidianità di colpo interrotta, che tuttavia si vanno scontrare con la vitalità, la giovinezza,l'incantesimo delle ore trascorse nel giardino dei Finzi-Contini. La famiglia che viene ricordata con tanta ammirazione e rispetto.
E poi c'è la figura di Micòl.
Sicuramente fra i personaggi femminili più affascinanti della nostra letteratura. Bassani con Micòl Finzi-Contini ha  inventato una donna esclusiva, e forse più vera, su cui bisognerebbe spenderci qualche parola.
La bella e ribelle Micòl, con la sua intelligenza,il suo portento, le volubilità,segreti, rapita, ineluttabilmente dal " il caro,il dolce,il pio passato ", diventa la donna che tutti gli uomini hanno amato, almeno una volta,nella loro vita,fuggevole e libera;idealizzata dall'innamorato confessa : " Sono anche io come tutte le altre : bugiarda, traditora, infedele...Non molto diversa da un'Adriana Trentini qualsiasi, in fondo."
Crudele il suo ideale sull'amore : " Io...io le stavo di fianco,capivo? Non già di fronte,mentre l'amore ( così almeno se lo figurava lei ) era roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda [...] da praticare senza esclusioni di colpe senza mai scomodare, per mitigarlo, bontà d'animo e onestà di propositi. "
Micòl rappresenta l'emblema di tutte le vite destinate a spezzarsi,rassegnata e travolta dai turbinii del mondo, senza prospettiva di futuro.
Prospettiva di futuro a cui si aggrappa invece il protagonista,aiutato dalle raccomandazioni del padre : " Nella vita, se uno vuol capire,capire sul serio come stanno le cose di questo mondo,deve morire almeno una volta..."
Nella sua rinuncia finale a Micòl,il  giovane torna alla vita.
Amore, giovinezza, passione cozzano con la realtà dell'epoca;il passato anche quello, con il futuro,la memoria, il ricordo di milioni di morti...


" che il futuro,in sé,lei lo abboriva,adesso preferendo di gran lunga [...] il passato,ancor di più il caro,il dolce,il pio passato.E siccome queste,lo so,non erano che parole,le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire,di esse,appunto,e non di altre,sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare. "






* Forse l'autore stesso



Libro :

" Il Giardino dei Finzi-Contini ",G.Bassani,LaBiblioteca di Repubblica,2003


martedì 16 dicembre 2014

" La Chioma di Berenice " tra mito e realtà


" Quel Conon vide fra' celesti raggi
Me del Berenicèo vertice chioma
Chiarô fulgente.A molti ella de' Numi
Me,supplicando con terse braccia,
Promise,quaiido il re,pel nuovo imene
Beato più,partia,gli Assiri campi. "

( Volgarizzamento di Ugo Foscolo della versione latina di Catullo del poemetto di Callimaco )

Rappresentazione della chioma di Berenice di J.Hevelius

Si può vedere ad occhio nudo,di notte,se il cielo lo permette,lì,quasi al centro dell'arco costituito dalla coda dell'Orsa Maggiore,un gruppo di stelline a forma di V.
E' una costellazione.
E per gli antichi essa rappresentava la bellissima chioma della regina Berenice involatasi misteriosamente verso l'universo.
E' una leggenda in cui confluiscono storia,astronomia,poesia e favola.

Dopo la morte di Alessandro Magno e le lotte dei diadochi,Alessandria d'Egitto divenne la capitale del regno tolemaico,raggiungendo uno straordinario sviluppo.
Con un impianto urbanistico moderno : due porti che ne fecero il centro del commercio fra Oriente e Occidente,il Faro,considerato una delle sette meraviglie del mondo,il bellissimo palazzo reale del Serapeo,teatri,edifici raffinati e la famosa biblioteca che ospitava un'accademia e un'università in cui vivevano i più grandi letterati,scienziati,filosofi; tutti stipendiati dallo stato;Alessandria era modello e esempio di cultura,progresso ed eleganza per tutte le altre città.
Il suo terzo re,Tolomeo III ( 284-221 a.C. ),portò l'Egitto al suo apogeo;mai la città di Alessandria,rivide più questo momento di massimo fulgore e di munificenza,tanto da dare al suo sovrano l'appellativo di " Euergetes "," benefattore ".
Sposa di Tolomeo fu Berenice,figlia di Magas,re di Cirene ( Libia ).
Poco si conosce di questa donna,tranne che fosse una moglie fedele e devota e fornita di meravigliosi capelli.
Dopo le nozze,Tolomeo dovette partire per la guerra in Siria.Queste guerre in Siria,durate dal 246 al 241,furono perpetue e quasi una dote di quella vecchia monarchia,causate dalla vicinanza e dal potere reciproco.
Berenice II
 La regina affranta dal dolore e dalla possibile perdita dell'amato,si recise le chiome,le più cospicue, portandole come dono votivo al tempio di Venere,affinchè il re ritornasse sano e salvo.Al giorno successivo
la chioma non venne trovata.Un astronomo e matematico di corte,Conone di Samio,la ritrovò tramutata in costellazione,nell'universo.
Questo è il mito.Ma che cos'è il mito? Non è altro che la spiegazione più semplice riguardo alle origini delle cose;ed esso non aveva come intento solo quello di " intrattenere ",ma principalmente di educare.

" La favola degli antichi trae l'origine delle cose fisiche e civili che idoleggiate con allegorie formavano la teologia di quelle nazioni.E nella teologia dei popoli stanno riposti principî della politica e della morale.* "

In realtà,le chiome furono sottratte da Tolomeo Evergete,o,chi per lui,per dare alla dinastia tolemaica quel che più le mancava.Dopo il potere,la bellezza; l'origine divina.
Associando la regina a Venere,anche il re diventava un dio,e di conseguenza tutta la stirpe.
Una campagna pubblicitaria quanto mai poderosa e influente.
Per questo Tolomeo si assicurò alla fama di Conone e all'ingegno di Callimaco.
Callimaco ( 315-240 a.C. ),il primo dei poeti alessandrini,erudito,di grande cultura,allora vecchio,scrisse " quel poemetto mirabile e passionato ** " che fu " La Chioma di Berenice ",di cui,purtroppo ne rimangono che pochi frammenti; vera esaltazione della famiglia reale.
Questo poemetto di grande originalità e finezza artistica e poetica,si presenta sotto forma di prosopopea,in cui è la stessa chioma bionda,perché i capelli biondi erano visti come simbolo di gran pregio ( vedi Arianna,Atalanta ),che parla,già metamorfosata in costellazione,poichè per gli antichi filosofi le stelle erana animate e intelligenti.
E racconta dolcemente il dolore e la passione di Berenice,modello per tutte le giovani spose,per il coraggio valoroso del re,il voto a Venere,che tutelava insieme alle Grazie e a Minerva le chiome,il rapimento eseguito da Zefiro,il più soave dei venti,verso il cielo,la struggente lontananza dal capo della bella regina.

Il libricino fu poi tradotto in latino encomiabilmente,da Gaio Valerio Catullo ( 85-54 a.C. ),esponente illustre dei neóteroi ( poeti di liriche di gusto ellenizzante ).A lui si deve la riproposizione del mito.
Successivamente fu volgarizzato da Ugo Foscolo ( 1778-1827 ) per noi.
Molti poeti si ispirarono alla storia della " Chioma di Berenice ",tra cui Alexander Pope ( 1688-1744 ) ne " Il Ricciolo Rapito " ( 1712 ),illustrato da quel genio di Aubrey Beardsley.

Ma che importa delle spiegazioni,della realtà delle vicende intercorse migliaglia di anni fa,se noi ancora oggi,alzando lo sguardo verso il cielo,di notte,rimaniamo commossi e turbati dalla bellezza dell'universo e dalle favole che si tramandano grazie a loro.



 * Cit.Foscolo
** Ibidem



Ebook :

" La Chioma di Berenice ",U.Foscolo

Fonti :

" Dizionario di Mitologia e dell'Antichità Classica ",M.Gislon- R.Palazzi,Zanichelli

martedì 2 dicembre 2014

" Angeline,o la Casa degli Spettri ", Zola

Perché mai quella storia mi si fissò nel cervello fino a divenire un'ossessione,un vero tormento? E' uno di quei misteri della mente umana ai quali é difficile dare una spiegazione.Avevo un bel dirmi che racconti del genere sono comunissimi nelle campagne e che quello in particolare non aveva nulla di specialmente interessante ai miei occhi.
A dispetto di tutto,la bambina morta mi era entrata dentro: quella dolce,tragica Angeline che una voce implorante chiamava da quarant'anni attraverso le stanze di una casa abbandonata. "

" Young Girl Fixing Her Hair ",Sophie Anderson

Quando nel 1898,la società sonnolenta e spocchiosa della Belle Epoque fu destata dal terremoto che fu il " J'accuse...! ", in cui nel celebre giornale de " L'Aurore " si accusava di corruzione e di slealtà alcuni capi dell'esercito.L'autore del celebre articolo,lo scrittore francese Emile Zola ( 1840-1902 ),creatore del ciclo dei " Rougon-Macquart ",venne condannato con un anno di prigione e un'ammenda per vilipendio delle forze armate.
Ma non scontò la pena,si rifugiò in Inghilterra,giusto un intero anno.
A Londra,in solitudine,lontano dagli amici,dalla moglie Alexandrine,dall'amante Jeanne,dall'amata campagna di Medan e da quel mondo letterario-artistico parigino a lui caro; scrisse il suo ultimo racconto, " Angeline ".
Qui,affascinato dalle storie di fantasmi e dalle leggende di case infestate,di cui era ricca la cultura anglosassone,e ispirandosi ad una vera casa abbandonata nella periferia di Londra,dimora di un fantasma di nome Angeline; si cimentò in una gost-story.Naturalmente a modo suo.

L'ambientazione,infatti,non è la grigia e surreale Londra,ma la campagna francese ( nei dintorni di Medan ) e l'epoca contemporanea.
Il Narratore,nella sua quotidiana passeggiata in bicicletta,si trova davanti,come un'apparizione,lungo la strada,una grande casa abbandonata,consumata dal tempo,dalle intemperie e dalla natura.Attirato indescrivibilmente da quel rudere chiede informazioni.
Una donna del posto,rivela,che la casa apparteneva a Monsieur de G.,un alto funzionario delle Tuileries,
durante il Secondo Impero,che aveva una bambina bellissima di nome Angeline,uccisa dalla matrigna; e il suo fantasma aleggia ancora senza pace nella villa,per questo motivo non rilevata mai da nessuno.
Il Narratore non soddisfatto della spiegazione e sempre più ossessionato dalla storia della piccola,chiede ad un suo amico poeta,conoscente del vecchio Monsieur de G.,riferimenti sulla sventurata bambina.
Il poeta racconta di come la bimba non sia stata uccisa,ma si sia siucidata per gelosia nei confronti della matrigna.
Anni dopo il Narratore,ripassando per la stessa strada,rimane sconcertato nel vedere la casa messa a nuovo,luminosa e deliziosa come a suo bel tempo.
Apprende che è stata comprata da un pittore...

Con questo insolito intreccio,Zola,ci spiega,con molta ironia,come nei fatti inspiegabili e misteriosi,si nascondano le più semplici verità,forse deridendo un poco quella ricca immaginazione tipicamente inglese.
E come non ricordare il racconto più celebre a proposito: " Il Fantasma di Canterville " di Oscar Wilde ( 1854-1900 ).
Ma se in quest'ultimo,poetico e sensibile,si ritracciano sentimenti di pietà e redenzione,simboli della religione cristiana,in " Angeline ",la morte è un destino ineluttabile,ma la vita ricomincia sempre,e più bella.

" Nulla va perduto,tutto ricomincia,la bellezza come l'amore. "




Libro :

" Angeline o la Casa ", degli Spettri ",Emile Zola,La Vita Felice,2014
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