sabato 21 febbraio 2015

Hemingway parla di Fitzgerald


 Non è facile trovare un grande scrittore che scriva bene di un grande scrittore.E se mai ci siano stati dei casi,certamente,non con la stessa stima,premura e rispetto con cui Ernest Hemingway ( 1899-1961 ) descriveva lo scrittore ed amico Francis Scott Fitzgerald ( 1896-1940 ).
E queste parole  che sembrano immerse nel ricordo e nella malinconia degli anni passati,sono tracciabili in quel resoconto memorialistico che è " Festa Mobile ",un testo che è la giusta conclusione ( e gioiello ) dell'opera di Hemingway,pubblicata postuma nel 1964. 
F.Scott Fitzgerald
Hemingway riserva ben tre capitoli alla figura del visionario scrittore,dalla genialità sognante,dalla lugimiranza e straordinaria modernità di idee e pensieri.
Tutta questa grandezza,che verrà apprezzata ampiamente dai posteri;minata dalla dipendenza dell'alcool,dalla sfrenatezza della sua vita movimentata e mondana,l'insicurezza,e cosa peggiore dall'invidia della moglie Zelda,gelosa del suo talento e causa del suo triste destino di uomo e di uomo che non riuscì più a scrivere.
E.Hemingway
E ti viene quasi da pensare che se non avesse incontrato Zelda,avrebbe potuto, scrivere di più e meglio,ma forse lui,che si ispirava in particolare alla sua vita,non avrebbe trovato lo stesso spunto...
Le sue parole sensibili e poetiche,come non mai in Hemingway,e quindi più preziose,rivelano la fragilità e l'inconsapevolezza della figura di Fitzgerald :







 " Il suo talento era naturale come il disegno tracciato dalla polvere sulle ali di una farfalla.In un primo tempo non lo capì più di quanto lo capisca la farfalla,ed egli non se ne accorse neppure quando il disegno fu guastato o calcellato.Più tardi si rese conto delle sue ali danneggiate e comprese com'erano fatte e imparò a riflettere e non riuscì più a volare perché era scomparso l'amore per il volo e poté solo ricordarsi di quando volare non gli era costato il minimo sforzo. "
 ( " Festa Mobile ", E.Hemingway )

mercoledì 11 febbraio 2015

" La Metà di Niente ",Catherine Dunne

" Rose stava imparando che la legge era molto lenta.Alla gente comune e ai suoi problemi,al divorzio all'irlandese,non aveva nulla da offrire.Rose sentiva che non aveva diritti.Non era più la metà di una rispettabile,solida coppia borghese.
Era la metà di niente. "



Catherine Dunne è una scrittrice irlandese nata a Dublino nel 1954.E' riuscita ad affermarsi nel panorama letterario con la pubblicazione,nel 1997 del romanzo " In the Beginning ",uscito in Italia col titolo " La Metà di Niente ".Un libro che è diventato un bestseller in varie nazioni,compresa la nostra.
Di questa autrice,ho letto,qualche anno fa,il romanzo storico " Una Vita Diversa ",che ho molto apprezzato per la precisione e maturità del linguaggio,la trama di stampo classico e la bellissima e particolare figura della protagonista.
Lo consiglio vivamente.
Allettata dal prezzo economico,ho portato a casa il suo romanzo d'esordio.

Ambientata in Irlanda,nella seconda metà degli anni Novanta del '900, " La Metà di Niente ",racconta la storia di Rose,sposata con un uomo appartenente alla borghesia,con tre figli;moglie,madre,la vita di Rose,ruota attorno a questi due ruoli,chiusa nel proprio lussuoso appartamento,senza momenti di svago o passioni,dipendente economicamente dal marito Ben.
Finchè ,di punto in bianco viene abbandonata da Ben per un'altra.Le certezze,le illusioni di Rose crollano,nondimeno il tempo per riflettere non c'è,perchè il mondo va avanti e la vita anche,con le sue scadenze,doveri,rapporti interpersonali.
La protagonista si toglie finalmente quel velo che la nascondeva tutto il cinismo,l'egoismo dei nostri giorni e lo strapotere dell'universo maschile.
Rose scoprirà la bellezza dell'indipendenza e della libertà.

 " Ma così andava il mondo,rifletteva.Gli omaggi alla famiglia e alla massaia non erano che un mucchio di frasi fatte.Il denaro era la misura del successo e dell'importanza;veniva pesato con la stessa precisione della farina e dello zucchero che lei pesava per il suo pane.Il denaro era il lievito che aveva elevato Ben alla ricchezza e alla rispettabilità. "

Si tratta di un romanzo poco impegnativo,di largo dominio,sebbene questo non ne giustifichi l'assenza di corposità della trama e la poca maestria nei dialoghi,banali e superficiali.
A volte statico,ma forse,per risaltare al meglio il dramma della protagonista,contro l'indifferenza di un mondo che continua e poi la condizione femminile,argomentata nel ristretto campo della società borghese,i rapporti uomo-donna,difficili con poca reciproca comprensione e comunione di intenti e l'eterna ricerca dell'indipendenza della donna,non sempre possibile e rosea come quella di Rose.
Risulta un testo con una bella impronta sommamente,ma poco ampliata.





Libro :

" La Metà di Niente ",Catherine Dunne,Edizioni Tea,2014

venerdì 6 febbraio 2015

Un Invito all'Opéra,nella Francia degli Impressionisti

" Intanto le file delle poltrone si riempivano a poco a poco;un vestito bianco faceva spicco,una testa dal fine profilo si chinava,mostrando lo chignon su cui balenava il lampo di un gioiello.In un palco,una spalla nuda aveva un biancore di seta.Alcune donne muovevano languidamente i ventagli,seguendo con lo sguardo l'agitarsi della folla;mentre molti giovani,in piedi in platea,col gilet largamente aperto sullo sparato,una gardenia all'occhiello,puntavano i binocoli stingendoli con la punta delle dita guantate. "
( " Nana ",E.Zola )



Con l'inizio della Belle Epoque ( 1870-1914 ),ci fu un insperato boom economico,durante il quale si ebbe una ripresa non solo delle attività commerciali,delle industrie,della scienza,cultura,ma,soprattutto della vita,mondana ed elegante.Una leggera brezza,capricciosa e frivola,soffiava in particolare in Francia,nella sua
seconda metà dell'Ottocento.
La gente cominciava a riversarsi nei café,nei boulevard,nelle campagne fuori Parigi,nei teatri.
Il teatro rappresentava ancora il tipico luogo dell'intrattenimento,anche se,nei secoli passati l'attenzione era catalizzata tutta nella scena,negli anni Settanta dell'Ottocento il pubblico non osservava solo lo spettacolo in scena,ma,quello che si svolgeva nella sala e specialmente nei palchi,con tutti quei binocoli che si alzavano e si abbassavano.
Il teatro diventava un tripudio di eleganza ostentata,di pettegolezzi,belle donne,dove i grandi industriali avevano rimpiazzato la nobiltà.
Tutto questo non poteva non esercitare un grande fascino per gli Impressionisti.
Molti artisti del gruppo dedicarono le loro opere. al teatro,spostando il soggetto : dall'opera rappresentata agli uomini e alle donne nei loro palchi.
Tra i quadri più famosi e accattivanti,ne ho scelti tre,quelli che preferisco : " Il Palco " di Renoir, " Donna in Nero all'Opéra " della Cassatt e " Un Palco al Théatre des Italiens " della Gonzales.


" Il Palco ",P.-A.Renoir


Nella prima mostra degli Impressionisti,nel 1874,allestita a Parigi nei locali di un vecchio studio del fotografo Nadar,Pierre-Auguste Renoir ( 1841-1919 ),espose ben sette tele, tra cui " Il Palco ".
Renoir amava l'Opéra,si divertiva a guardare le persone del pubblico che si scrutavano,e rimase malissimo quando invalse l'uso di oscurare i teatri,con il pubblico che rimaneva immerso nel buio : essere costretto a guardare solo il palcoscenico gli sembrava assolutamente irragionevole.
" Il Palco ",rappresenta proprio il suo pensiero.
Definito dal Roberto Longhi* " il dipinto forse più felice dell'era moderna ",ritrae la modella Nini Lopez,
conosciuta a Montmartre,in un palco,elegantemente vestita,con capelli raccolti,un filo di perle attorno al collo.Nella mano destra tiene il binocolo,nella sinistra un ventaglio chiuso e fiori,sul petto,tra i capelli e il viso candido
Alle spalle,il fratello dell'artista,Edmond,anch'egli vestito elegante,osserva il pubblico con un binocolo,
incurante della scena.
Ne esce un'immagine galante,mondana,in cui spiccano i luminosi e brillanti i colori,il contrasto tra il bianco e il nero,il vestito sensuale della donna.Lucentezza e saturazione che richiamano le opere di Fragonard e Boucher ( artisti prediletti da Renoir ).


" Donna in Nero all'Opéra ",M.Cassatt


Anche la pittrice americana Mary Cassatt ( 1845-1926 ) realizzò una serie di temi incentrati sul tema del teatro,affascinata dai lavori dell'amico Degas.
Nel 1880 con " Donna in Nero all'Opéra ",la Cassatt ritrasse la sorella minore Lydia,in un abito nero,senza fronzoli,mentre si sta sporgendo per vedere meglio col suo binocolo.
Sullo sfondo altri palchi con indefinite persone.
Il dipinto è l'unico del suo genere in cui una donna venga ritratta mentre dal palco e intenta a osservare il pubblico.
Una composizione molto originale e realistica.


" Un Palco al Théatre des Italiens ",E.Gonzales


Nel 1874 venne rifiutato dal Salon des Beaux Arts.Solo dopo alcuni rimaneggiamenti,venne finalmente accettato ed esposto nel '79.
" Un Palco al Théatre des Italiens " è uno dei dipinti più famosi e affascinanti dell'artista Eva Gonzalès ( 1849-1883 ).
Mademoiselle Gonzalès era la figlia del romanziere di origine spagnola Emmanuel Gonzalès,ed era stata per qulache tempo allieva di Manet,suscitando le ire della gelosa Morisot.
E' un quadro che ho potuto vedere a Roma,nella mostra " Musée d'Orsay.I Capolavori ", rimanendo estasiata ( ma lasciatemi dire...a bocca aperta ) per la sua grandezza,la composizione misteriosa.
In un palco,quello del " Teatro degli Italiani ",si mostrano le figure di una donna e un uomo.
Sono la sorella della pittrice,Jeanne, e il marito Henri Guérard.
Jeanne,vestita con un abito molto sensuale e scollato,guarda verso lo spettatore .Nella mano sinistra,ha anche lei il binocolo abbassato,accanto un bouquet di fiori,forse appena ricevuti,che rimandano a quello offerto all ' " Olympia " di Manet.Di fianco Guérard,di profilo mentre guarda il pubblico.
La Golzalès doveva aver visto " Il Palco " di Renoir, a causa dei numerosi punti in comune che le due tele hanno,tra cui la luminosità dei personaggi e il bianco acceso usato per il personaggio femminile.
E doveva aver seguito i consigli di Manet nel rappresentare lo sfondo di color cupo. " Un Palco al Théatre des Italiens " diventa il perfetto connubio tra i due stili.




* Roberto Longhi,critico d'arte ( 1890-1970 )



Fonti :

"Impressionisti,biografia di un gruppo",Sue Roe,Editore Laterza.
 " Impressionismo ",B.Denvir,Art Dossier Giunti.
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