lunedì 27 luglio 2015

"La Regina Vittoria" di Lytton Strachey

"Perché l'imperialismo non è soltanto una questione d'affari, ma è anche una questione di fede : e col suo crescere crebbe anche il lato mistico della vita pubblica inglese, e simultaneamente una nuova importanza cominciò a essere attribuita alla Corona.
Il bisogno di un simbolo della potenza inglese, dello straordinario e misterioso destino dell'
Inghilterra, cominciò ad essere sentito più forte che mai.Quel simbolo era rappresentato dalla Corona, e la corona posava sul capo di Vittoria."



Il nove settembre di questo anno, se Dio lo vorrà, la regina Elisabetta II d'Inghilterra, con i suoi sessantatré anni di regno, si accingerà a battere il record di longevità di una sua ava.
Un primato intramontabile, che mai nessuno era riuscito ad eguagliare.Un primato che apparteneva, solido, nella leggenda della regina Vittoria.

Sono sempre stata appassionata della monarchia inglese, dai Tudor ad oggi, e nel particolare dell'era vittoriana.
In passato avevo già letto la biografia della regina Vittoria della Erickson* e poi della Muhlstein**.
Lunedì, invece, ho concluso la lettura con quella più prestigiosa, precisa ed accurata di Lytton Strachey.
Ma procediamo per gradi.

Nel 1921, in Inghilterra, uscì "Queen Victoria", una biografia nuova e particolareggiata dello scrittore,saggista e critico letterario Lytton Strachey ( 1880-1932 ).
Strachey, uomo schivo, dalle caratteristiche dita lunghe e occhiali da topo da biblioteca, faceva parte del "Bloomsbury Group***", un gruppo di artisti ed allievi, sviluppatosi nel quartiere londinese di Bloomsbury dal 1905 al 1939.
Dopo il primo conflitto mondiale, egli, tra varie ricerche, rimase affascinato dal mondo vittoriano; un mondo che lui sentiva lontano, ma che indubbiamente, era stato così ricco di personaggi,fasti ed eventi.L'Inghilterra aveva espanso il proprio dominio in Africa e in India, vantava uomini eminenti come Gladstone, Palmerston, Disraeli, e anche in letteratura, figuravano scrittori come Henry James, Charles Dickens, George Eliot, le sorelle Brontë.
Tutto emanava potenza e grandezza.
Alla pubblicazione del libro ( erano passati venti anni dalla morte di Vittoria ), seguì un incredibile successo di vendite, che diede l'avvio alla voga delle biografie, vincendo inoltre il più antico e prestigioso premio letterario in lingua inglese il "James Tait Black Memorial Prize".
Non solo. Strachey aveva trasformato per sempre il tipico genere inglese, in arte.Il suo non era un semplice resoconto di fatti accertati, ma empatia col personaggio, sottigliezza,ironia, tratto psicologico.Il suo era un capolavoro.

"La Giovane Regina Vittoria" di Franz X. Winterhalter e Emily Blunt nel film "The Young Victoria"

Dai primi anni spensierati, sotto il controllo della rigida madre, Vittoria Maria Luisa di Coburgo-Saalfeld, all'incoronazione del 1837, l'animo allegro e chiassoso, il matrimonio e l'amore devoto ed eterno verso il Principe Alberto, la cura per la famiglia, le crisi politiche, l'alternarsi dei vari ministri, la guerra in Crimea, la nascita dell'imperialismo; ne esce il ritratto vivido e veritiero di una donna ferma ed ostinata nella sua gioventù, capace di tenere testa a re e ministri, romantica e malinconica negli ultimi anni della sua vita e comunque non esente da debolezze ed errori, come la sua, confessata, poca cultura e l'incapacità di andare al passo con i tempi.
Una sovrana contraddittoria in un mondo che lo era altrettanto, quando il suo potere stava diminuendo,aumentava il suo prestigio, lei che deteneva un trono, disapprovava i movimenti femministi e la parità dei sessi, rendeva orgogliosa la classe media, ma niente aveva a che vedere con questo ceto, propendeva per la semplicità, eppure era una donna immensamente ricca, dove l'Inghilterra si vantava di principi e valori, nascondendo dietro la dignità e l'alterigia, tanta ipocrisia ed egoismo, lei mostrò sempre bontà e verità in ogni occasione.
Vittoria si era ritrovata ad essere la persona giusta nel momento giusto; unica, maestosa rappresentante della forza dell'Inghilterra, quando se ne cercava un simbolo.

"Lytton Strachey", Dora Carrington

La biografia, diversamente dalle precedenti citate sopra, non incentra tutto su Vittoria, se non in un crescendo, ove il personaggio, come in un romanzo, prende piede con tutta la sua personalità e le sue sfumature, attraverso anche le memorie e le lettere di chi l'ha conosciuta.
Grande rilevanza ed attenzione è riservata soprattutto alla politica a agli affari esteri, i quali contribuiscono a dare una completa visione storica dell'Europa, della seconda metà dell'Ottocento.
Un libro che consiglio a chi voglia approfondire ancor di più, la figura di questa leggendaria regina inglese.


M.P.




* "La Piccola Regina", Carolly Erickson, Oscar Mondadori, 2001
** "Victoria Regina", Anka Muhlstein, Fabbri Editori, 2000
*** Facevano parte del gruppo, Leonard e Virginia Woolf, Clive e Vanessa Bell, Edward Forster, Dora Carrington e altri.



Libro :
"La Regina Vittoria", Lytton Strachey, Oscar Mondadori, 1985

mercoledì 22 luglio 2015

" Odore di Chiuso" di Marco Malvaldi

" I signori del castello escono di solito solo verso le sei di sera, quando la terra si è stancata di tutto quel sole, ed ha incominciato a volgere le spalle all'astro. Ed anche questa sera, alle sei in punto, il barone e tutti i suoi condomini sono usciti in giardino,ad aspettare il secondo degli ospiti invitati per allietare la battuta di caccia del fine settimana."


Immagine : Sellerio


Mi sono divertita.
E' stata una lettura piacevole, accattivante, che molte volte mi ha strappato una grossa risata, nelle benedette ore di pausa di lavoro e in quelle tranquille del riposo,e in questa opprimente afa romana,è stata molto più rinfrescante di una bibita fredda. Potere dei libri.
Devo ringraziare di cuore la cara Cristina di Athenae Noctua ( di cui quando posso scappo dalle mie incombenze per leggere i suoi splendidi post ), per avermi consigliato l'autore e il suo libro; senza di lei mi sarei persa questa sorpresa.
E ora Marco Malvaldi. Questo giovane scrittore pisano, classe 1974, diventato noto grazie ad una serie di tre romanzi* editi dalla casa editrice Sellerio, mi ha affascinata subito dalle prime righe, per l'ironia, l'ingegnosità dell'intreccio, lo stile incalzante, la spiccata caratterizzazione dei personaggi.
"Odore di Chiuso", pubblicato nel 2011, è l'opera più insolita e singolare di Malvaldi, trattandosi di un giallo a sfondo storico, con reminiscenze letterarie e sociali.


Siamo nel 1895.In un vecchio castello della Maremma toscana, vive il barone Romualdo Bonaiuti, avulso dalla società contemporanea e legato ancora ad antichi privilegi nobiliari, insieme ai tre figli : il maggiore Gaddo, poeta dilettante e schifiltoso, che spera sempre in un incontro col celebre Giosuè Carducci, il minore Lapo, buono a nulla e dongiovanni, la figlia Cecilia, intelligente ma chiusa nel suo spazio femminile, in più, l'anziana e opulenta baronessa Speranza,oltre ad una dama di compagnia e due cugine zitelle.
A concludere la servitù, composta dal fedele maggiordomo Teodoro, la cuoca e la bella e sensuale cameriera Agatina.
La vita del castello, sembra essere scandita solo da occupazioni anacronistiche ed inutili, finché, un giorno viene scoperto morto, in cantina, il maggiordomo Teodoro.
Non è una morte naturale, ma un vero omicidio.
La polizia si trova davanti un difficile caso, e ad aggiungere ancora più mistero, l'inspiegabile presenza del signor Ciceri, ospite del barone.
A dare una mano alla polizia, sarà un personaggio d'eccezione,ironico ed arguto : Pellegrino Artusi.


Marco Malvaldi


Dietro l'ironia e il giallo ( che occhieggia a quelli celebri di Agatha Christie ), trapela quel mondo fragile,
incoerente e bigotto che delineava l'Italia,a pochi anni dopo l'unificazione.
All'indomani dall'evento, l'Italia pur formata,era ancora legata a principi retrogradi,cinici e pregiudiziali, che contribuivano all'isolamento e alla diffidenza tra i vari "italiani".
Ne sono da esempio l'ottusità  del barone e della sua famiglia.
La stessa nobiltà si mostra nella sua decadenza e nel suo egoismo, chiusa nel ricordo di quel che era stata, e nella sterilità del suo quotidiano,prossima alla fine.
A rappresentare, invece, l'ottimismo per il progresso della società moderna, ci pensa l'Artusi, gastronomo realmente esistito**,autore di un notissimo libro di cucina, " La Scienza in Cucina e l'Arte di Mangiare Bene" ( 1891 ), colui che era riuscito ad unificare l'Italia almeno nella cucina; qui nelle vesti di investigatore nell'ombra e uomo saggio e di larghe vedute.
Tra rivelazioni e colpi di scena, il racconto di Marco Malvandi, si offre come uno spunto ironico-riflessivo su un paese in cui nulla è cambiato.


M.P.


* " La Briscola in Cinque" ( 2007 ), "Il Gioco delle Tre Carte" ( 2008 ), "Il Telefono senza Fili" ( 2014 )
** ( Forlimpopoli 1820-Firenze 1911 )



Ebook :
"Odore di Chiuso", M.Malvaldi, Sellerio 2011

giovedì 16 luglio 2015

"L'Eredità" di Louisa May Alcott

"In un verde parco, dove gruppetti di cervi dagli occhi languidi erano sdraiati a riposare sotto alberi cascanti e la limpida distesa del lago faceva da specchio ai fiori che crescevano sulle rive, lì sorgeva, imponente, la dimora di Lord Hamilton, per metà castello e per metà magione.Qua e là spuntava qualche vecchia torretta grigia o un arco ricoperto d'edera, mentre i giardini fioriti che circondavano la casa e i balconi inondati dal sole aggiungevano eleganza e bellezza all'antico castello in rovina, rendendolo un'abitazione armonica e gradevole."


Louisa M.Alcott


A volte il cuore sente il bisogno di guardare indietro, di tornare alle origini.
Non succede solo nella vita, ma anche con i libri.
Grande è stata la mia gioia nello scoprire questo breve romanzo inedito, che fu il primo della celebre autrice del ciclo delle "Piccole Donne".
Permettetemi questa premessa.
Louisa May Alcott è stata la figura che più mi ha introdotta nel mondo della letteratura; nell'amore e nella passione dei libri, e ripeto ancora, non solo; ciò che sono lo devo anche a lei.
Durante le ore solitarie e spensierate di una ragazza timida e cicciottella, passate nella lettura delle sue opere,di nascosto dai genitori; grazie a lei ho accolto i suoi  valori trasmessi, le sue eroine così reali e coraggiose, che fanno della Alcott una delle scrittrici femministe ante-litteram, superiore ( in ciò ) alla Austen e a Charlotte Bronte.

Il "primo componimento" della scrittrice americana Louisa May Alcott ( 1832-1888) fu "Flower Fables", una raccolta di racconti pubblicata nel 1854.
Questo fino al 1990, quando all'Università di Harvard, due ricercatori americani recuperarono un manoscritto del 1849, autografato dalla Alcott; il suo primo, vero romanzo scritto a diciassette anni.
Negli anni 40 dell'Ottocento, la famiglia Alcott ( il padre Bronson fu un pedagogista amico di grandi intellettuali trascendentalisti del cosiddetto Rinascimento Americano ), si ritrovò in difficili condizione economiche.
Louisa e sua sorella maggiore Anna, si prestarono come insegnanti nelle scuole, la madre Abigail  in alcune società benefiche.
Per la Alcott, in questo ambiente restrittivo e poco soddisfacente, la sua unica evasione, oltre alla lettura di grandi classici, era la scrittura, ove poteva riporre ogni velleità, ogni speranza di diventare una scrittrice famosa.
Nell' "Eredità" vedremo quelle prime bozze che più profonde e raffinate saranno il marchio di fabbrica delle future opere.

Nella campagna inglese, Edith, una bellissima ragazza di origini italiane, ma orfana e priva di mezzi, è stata cresciuta dagli Hamilton, una aristocratica famiglia del posto, dove ammirata e rispettata come una di loro per le sue doti di grazia,pazienza e coraggio, diventa ben presto non solo l'istitutrice ma anche amica della più giovane Lady Amy.
Nonostante la benevolenza della famiglia, incontra spesso l'arroganza e la maldicenza dell'invidiosa nipote degli Hamilton, Lady Ida.
Ma la sua storia prenderà una strada ben diversa; un amore nascosto e una fortuna inaspettata,cambieranno la sua vita.
"The Artist's  Son and Sister in the Grarden at Sevres" ( 1890 ), M.Bracquemond 

Si tratta di un romanzo dalla trama sentimentale molto semplice e a tratti banale, dalla narrazione scarna e poco rifinita; certamente non una lettura da gustare appieno.
Altresì potremmo trovare come giustificazione il fatto che fosse il lavoro fosse un esperimento letterario ed il primo di una scrittrice in erba.Pur con delle limitazioni, tuttavia, si scoprono tratti ricorrenti nel mondo alcottiano e soprattutto nelle sue eroine, coraggiose, altruiste e nobili di cuore come Edith, sebbene questa sia così distante dalle più definite e reali sorelle March o della Polly di "Una Ragazza Acqua e Sapone".
Perché la mancanza più forte della protagonista dell' "Eredità" è quella indipendenza e intraprendenza che caratterizzeranno le ultime.
Seppur velatamente qui, la Alcott si fa portavoce di quei valori della provincia americana,quali l'armonia con la natura, l'amore di Dio, la pazienza, la laboriosità, la famiglia e il relativo valore del danaro, e rivela le sue idee sulla superiorità, non sempre apprezzata e condivisa nel XIX secolo, della figura femminile, contro il retrogrado universo maschile.

Ora bisognerebbe spendere qualche parola sulla emergente casa editrice "Jo March", che ha avuto il merito e il coraggio di aver proposto questo breve e dimenticato romanzo, per la felicità di chi come me ha amato Louisa May Alcott.
Purtroppo, però, è da sottolineare quanto questo sia di difficile reperibilità : inutile affidarsi alla propria libreria di fiducia, se non si vogliono aspettare trenta giorni ( se non avete la pazienza di Edith lasciate perdere ), quindi consiglio di comprare direttamente dal loro sito.
E ancora,nonostante tutto, ho trovato l'introduzione poco attinente al libro, poiché rimandare esclusivamente alla trama di "Piccole Donne", vuol dire andare fuori tema e confondere il lettore.
Per cui il pensiero che mi sono fatta è che il libro non sia stato rivisto e curato a dovere.*
Davvero un gran peccato.


M.P.


* C'è nella cronologia biografica dell'autrice, anche un errore di traduzione : la sua opera "Eight Cousins or the Aunt Hill " viene tradotta come " Otto Cugini o la Zia Hill". In realtà hill è collina,non un nome.



Libro :
"L'Eredità", L.M.Alcott, casa editrice Jo March






mercoledì 8 luglio 2015

"Il Tulipano Nero" di Alexandre Dumas

" All'una di un pomeriggio del 7 agosto 1672 il giovane Cornelius si trovava nell'essiccatoio, i piedi appoggiati alla sbarra del tavolo, i gomiti sulla tovaglia, a rimirare estasiato tre piccoli bulbi che aveva appena staccato dal bulbo principale : tre bulbi puri, intatti, perfetti, inestimabile principio di uno dei prodotti più meravigliosi della scienza e della natura..."

"Veduta di Delft" ( 1660-61 ), J.Vermeer


Questo è il mio primo incontro con uno dei più grandi romanzieri francesi; sicuramente il più fecondo, vista la mole delle sue numerose opere, e colui che ha avuto più fortuna.
In questa estate molto torrida, mi sono immersa nelle pagine e nel mondo di Alexandre Dumas.
Il libro in questione non è tra i suoi più celebri, ma un'opera minore, seppur molto particolare ed insolita nella sua vasta produzione, per personaggi e trama.
Alla pubblicazione, nel 1850, il successo di Alexandre Dumas ( 1802-1870 ) era già esploso : romanzi come "I Tre Moschettieri" e "Il Conte di Montecristo" erano sulla bocca e fra le mani di molti francesi, e la sua figura imponente veniva riconosciuta in molti ambiti, artisti e anche politici.
Forse per sdoganarsi dalle etichettature che si impossessano prima o poi di qualsiasi romanziere, scrisse "Il Tulipano Nero", con la collaborazione di Auguste Maquet* ( 1813-1888).
Mentre mi apprestavo alla lettura; il suo titolo mi forniva pensieri riguardanti ad una, forse, vicenda ambientata durante la Rivoluzione Francese, con magari la figura di Maria Antonietta amica del protagonista...Ma niente è stato più fuorviante di quell'omonimo cartone animato tanto seguito nella mia infanzia.Perché quella di Dumas non è situata nella Francia del XVIII secolo, ma nei Paesi Bassi, o quel che erano allora le "Sette Provincie Unite", nel XVII secolo.
Dumas incentra la storia in un contesto storico ben preciso : ossia le lotte di potere che dividevano allora gli stati tra lo stadhouder Guglielmo III D'Orange ( 1650-1702 ) e il Gran Pensionario Jan de Witt ( 1625-1672 ) , terminate con la ferocia condanna a morte di quest'ultimo e del fratello Cornelius nel 1672.


Cornelius Van Bearle, medico e appassionato floricoltore della cittadina di Dordrecht, appartenente ad una ricca famiglia borghese nata dal commercio, uomo giusto e retto, nonché figlioccio del Cornelius de Witt; cerca di riprodurre con tutti i suoi sforzi e la sua bravura, il fiore perfetto e impossibile, il gran tulipano nero; per il quale la Società di Orticoltura di Haarlem offre centomila fiorini come premio al suo scopritore.
Cornelius riesce a ricavare tre bulbi da piantare, ma trova sulla sua strada l'antagonista Isaac Boxtel, floricoltore che roso dall'invidia per la scoperta del vicino, mette in atto un delittuoso crimine, facendo arrestare il giovane per alto tradimento nei confronti del principe Guglielmo D'Orange.
In carcere trova consolazione ed amore grazie a Rosa, la bella figlia del suo carceriere : a lei riserverà il compito di far crescere il tulipano nero, e di salvare lui e il fiore dal loro destino.


Quel che sembra un semplice e delicato romanzo d'amore, racconta in realtà di una coraggiosa eroina,di magnifici panorami e di uno dei periodi più floridi della storia olandese.
"Il Tulipano Nero" rappresenta uno dei primi casi in letteratura di "spionaggio universale", simboleggiati nella figura dell'antagonista Boxtel, esempio di quale rovina, morale e fisica, possa portare l'invidia.
La bella Rosa ne diventa invece la vera protagonista, la mente e l'azione del romanzo; da ingenua analfabeta a coraggiosa e astuta, si assiste alla sua trasformazione.
Sullo sfondo, il gran colpo narrativo, per cui varrebbe veramente la pena di leggere il libro, la cornice, le belle città olandesi : Amsterdam e Rotterdam, terre di viaggi e commerci, l'Aia centro del potere e della nobiltà e Haarlem con la sua cultura e i fiori.
Raffinate descrizioni che rimandano ai dipinti meravigliosi di Rembrandt e Vermeer e all'ascesa della prospera classe borghese che aveva nelle proprie mani il dominio sulla repubblica, mentre i paesi confinanti erano governati da regnanti.
Mai nella loro storia i Paesi Bassi avevano attraversato un periodo florido come nel XVII secolo, dove il benessere e la fioritura artistica andavano di pari passo.
Proprio in questo periodo crebbe negli ambienti elevati, una passione smodata e un forte collezionismo di fiori di tulipano, che portarono il prezzo del prodotto a livelli altissimi, tanto da ordinare la cosiddetta "bolla dei tulipani", che fu la prima bolla speculativa nella storia.

Alexandre Dumas


Il libro pur non avendo la stessa verve,gli stessi intrecci misteriosi,i personaggi emblematici delle opere di lungo respiro ( i fervidi lettori di Dumas potranno confermarlo ), non si può non rimanere affascinati e incuriositi da questo breve romanzo,ricco di affreschi e rievocazioni, dove non mancano comunque la suspence e lo humor.


"A volte si è facilmente sofferto da essere in diritto di non dover mai dire : Sono troppo felice."



M.P.









* Dumas ebbe molti cosiddetti ghostwriter.




Libro :
"Il Tulipano Nero", A.Dumas, Newton&Compton Editori.

giovedì 2 luglio 2015

"La Bella Estate" di Cesare Pavese

"Eppure con Guido sarebbe stato bello anche nei prati.
Ginia ci pensava sempre.Malediceva la neve e il gran freddo che non lasciavano far niente, e pensava, stordita dal piacere, alla prossima estate che sarebbero andati in collina, che avrebbero passeggiato di notte, che avrebbero aperte le vetrate."


"Terrazza del Caffè la sera, Place du Forum, Arles" (1888), V.Van Gogh

Giugno 1950, Roma
Nello splendido scenario di Villa Giulia, un uomo magro,dal viso mesto, riceveva il premio letterario più prestigioso d'Italia, "il Premio Strega", istituito tre anni prima da Maria e Goffredo Bellonci.
Era Cesare Pavese ( 1908-1950), accompagnato dall'amica Doris Dowling.
Pavese era un affermato traduttore e scrittore di poesia e prosa, direttore editoriale della casa editrice Einaudi,dalla vita solitaria.
Il premio fu vinto grazie alla trilogia de "La Bella Estate" che comprendeva l'omonimo racconto, " Il Diavolo sulle Colline""Tra Donne Sole", pubblicata per la prima volta nel novembre dell'anno precedente.
Nonostante quest'ultima gratificazione e le numerose porte aperte nel mondo letterario e non solo, Pavese non provava più alcuna soddisfazione nella sua vita privata.
Il suo pessimismo, la sua vocazione al suicidio, le vicende passate legate all'arresto sotto il fascismo,
che caratterizzava le sue opere, si concretizzava nella sua esistenza, tra depressione e bisogno d'amore.
Proprio in quell'anno ebbe l'ultima rottura sentimentale con una donna,l'attrice americana Costance Dowling ( 1920-1969 )* che lo aveva illuso.

Il primo racconto, il più bello e significativo della raccolta, ambientato a Torino, è la storia di una giovane popolana, Ginia, innocente ed ingenua, che passa le sue giornate tra il lavoro in atelier e le faccende di casa.
Dopo una estate carica di illusioni e sogni,conosce Amelia, più matura e più scaltra, che la introduce in un mondo di squallida bohème.
Si innamora di un pittore,Guido, da cui si lascia sedurre e iniziare alla vita, per poi restare ingannata e disillusa.
Pavese con Costance Dowling

In questo delicato racconto,quella di Ginia parte come una metafora della vita; da una irripetibile estate piena di aspettative ad un inverno che ne svela tutti gli inganni.
Pavese descrive con dolcezza e cura,  la giovinezza smaliziata e semplice,su cui di colpo imperversano i primi turbamenti e la sensualità, forte e prorompente, che segna il passaggio dall'adolescenza ad una dolorosa maturità, poiché la consapevolezza della scoperta, altro non può portare che ad un inevitabile destino.Non c'è gioia,non c'è amore, solo rassegnazione e inquietudine.

"Si divertiva a pensare che l'estate che aveva sperato, non sarebbe venuta mai più..."


26 Agosto 1950, Torino
Dopo il premio, Cesare Pavese ritorna a Torino.Qui sempre più insofferente, si uccide con una forte dose di barbiturici, in una stanza dell'albero "Roma".
Verrà sepolto qualche giorno dopo senza commemorazione religiosa perché ateo e suicida.

"Perdono a tutti, e a tutti chiedo perdono.Va bene? Non fate troppi pettegolezzi."

Anche l'estate di Pavese era finita.


M.P.



*Sorella di Doris.


Libro :
"La Bella Estate", C.Pavese,Einaudi