venerdì 30 ottobre 2015

Quella volta che Bertha Benz guidò l'automobile : il viaggio di una pioniera


L'invenzione dell'automobile fu tra le scoperte tecnologiche più importanti della fine del XIX secolo, per gli enormi vantaggi e cambiamenti che avrebbe apportato nella cultura della società moderna.
Numerosi ingegneri tedeschi, inglesi, italiani, cercarono di realizzare un prototipo di carrozza, mediante l'uso di un motore a scoppio.
Ma se la creazione dell'automobile si deve al genere maschile, è altrettanto giusto dire che la persona che rese celebre tale invenzione, che compì il primo viaggio su lunga distanza e cercò di migliorarne le sue funzionalità, fu una donna. Non ci credete?
Leggete la storia di quel che fu Bertha Benz.



Tra il 1871 e gli inizi del XX secolo, la Germania, o meglio dire l'Impero Tedesco, conobbe un rapido sviluppo industriale, commerciale e finanziario. Le teorie espansionistiche del cancelliere Bismarck, l'avvicendamento di tre imperatori, portarono ad un possente dinamismo capitalistico; in questa epoca crebbe il sogno di Karl e Bertha Benz.
Da una società di costruzioni in ferro a inventore dell'automobile, la vita dell'ingegnere tedesco Karl Benz ( 1844-1924 ), non fu semplice e proficua senza l'aiuto della moglie Bertha.
Nata Ringer nel 1849, proveniva da una ricca famiglia del sud-ovest della città tedesca di Pforzheim; la buona posizione dei genitori procurò un ottimo livello di istruzione per l'energica e volitiva Bertha, che conobbe il giovanissimo Karl nel 1870.
Per dare sostegno finanziario al sogno del futuro marito, Bertha investì parte della sua dote, essendo nubile, visto che nella società patriarcale dell'impero, le donne sposate perdevano il potere giuridico di agire come un investitore.
Il due luglio 1872 convolarono a nozze.
Nel 1885, dopo diversi tentativi falliti, Karl Benz riuscì a creare la prima carrozza senza cavalli, con motore a scoppio, con tre ruote, una davanti e due dietro, e accensione elettronica, che poteva raggiungere una velocità massima di 25 km orari ( il brevetto fu ricevuto un anno dopo ).
Ma l'incredibile invenzione non ebbe il successo sperato : gli acquirenti non si facevano vedere, guardinghi e sospettosi davanti a questa nuova diavoleria meccanica, e la macchina stessa presentava delle imperfezioni, in quanto si perdeva facilmente il suo controllo, oltre ad una forte concorrenza.
L'automobile sembrava dover restare solo un soddisfacimento personale per il povero Benz, che si rinchiuse così nella sua fabbrica. Tuttavia, Bertha fu l'unica a capire l'importanza che una grande campagna pubblicitaria avrebbe potuto ovviare tali complicazioni.

Bertha Benz

Decisa, determinata, frustrata dalla pigrizia del marito, ideò con astuzia il suo piano.
Alle prime luci dell'alba, di un inizio agosto del 1888, Bertha Benz con i suoi suoi due figli maggiori, prese una delle auto del marito, recentemente completata, la Benz Patent-Motorwagen 3, ed intraprese quel che fu il promo viaggio su lunga distanza. Da Mannheim a Pforzheim, nella residenza della madre,senza il consenso delle autorità né del marito, a cui lasciò solamente una lettera che lo informava del viaggio.
Il viaggio, che per l'epoca doveva rappresentare una impresa titanica, non si rivelò in effetti più facile del previsto; in più punti la strada si era rivelata rocciosa, sterrata, non proprio agevole per i tre; Bertha aveva dovuto fermarsi per aggiungere di volta in volta l'acqua, usare un lungo spillone per pulire il tubo del carburante, o come quando riparò l'accensione con la sua giarrettiera, e nelle salite più ardue, spinsero manualmente la vettura.
Finché dovette fermarsi, essendo a corto di carburante,davanti ad una farmacia locale, dove comprò la ligroina, un solvente che fungeva da benzina; inaugurando così la prima stazione di servizio.
Ma il fatto singolare e divertente fu durante il percorso, ove incontrarono alcune persone che rimasero  terrorizzate e sconcertate alla vista di una carrozza mobile senza cavalli, guidata soprattutto da una donna; le voci cominciarono a rincorresi.
Bertha arrivò a Pforzheim dopo il tramonto : avevano percorso 104 km ad una velocità di 25 km orari, in un momento in cui nessun'altra aveva proceduto più di qualche decina di piedi.
Inviò un telegramma a Karl, per assicurargli di essere sana e salva, ma la notizia dell'accaduto aveva già raggiunto la stampa, grazie alle testimonianze oculari dei residenti delle città e dei villaggi dove i protagonisti erano passati.
L'impresa, seppur non priva di rischi, era andata a buon fine; Bertha era riuscita a scandalizzare e impressionare il mondo intero, scatenando una valanga di pubblicità.
Il viaggio per il ritorno fu pertanto un trionfo; molte più persone volevano essere presenti a quella che sarebbe diventata una giornata storica, tutti volevano vedere da vicino la donna che aveva guidato la prima automobile.
Karl e Bertha cominciarono a ricevere quasi immediatamente i primi ordini. Nel giro di un decennio la società Benz&Cie era diventata la più grande azienda automobilistica del mondo, con un personale di quattrocento addetti e un fatturato di seicento veicoli.
Con l'esperienza della moglie, Karl raggiunse a perfezionare tecnologicamente le sue vetture, grazie a lei inventò il cambio e le pasticche per i freni.
Di Bertha si diceva che fosse la vera esperta in meccanica e che avesse molte più conoscenze del marito.
Nel 1926 la Benz&Cie si associò ad un'altra società per formare la nuova Daimler-Benz ( oggi Mercedes-Benz ), continuando l'inarrestabile successo verso una superiore intelligenza meccanica e nuovi primati nelle vendite.
Kar Benz morì nel 1929, la moglie vent'anni dopo, nel 1944, all'età di novantacinque anni.
Il suo viaggio del 1888, rimane immortalato nei libri, nelle pellicole e nella "Bertha Benz Memorial Route", il celebre percorso diventato nel 2008, una strada turistica ancora agibile.

 Benz Patent-Motorwagen 3


Bertha Benz  ha rappresentato in epoca estremamente incentrata sull'universo maschile, quanto una donna munita di una buona istruzione e tanta caparbietà, potesse riuscire ad imporsi non solo nei campi da sempre a lei consoni dalla storia,come l'arte e la letteratura, bensì in quelli più tecnici e scientifici e perfino a superare per intelligenza la controparte maschile.
Questo è quello che fu Bertha Benz.





M.P.

sabato 24 ottobre 2015

"Il Caso Singolare di Benjamin Button" di Francis S. Fitzgerald


"In un primo momento, il caso Button fece molto scalpore a Baltimora. Non si possono calcolare, tuttavia,i danni sociali che quella disavventura avrebbe procurato ai Button e ai loro parenti, perché lo scoppio della guerra civile volse altrove l'attenzione della cittadinanza."

"Il Curioso Caso di Benjamin Button" ( 2008 ), D. Fincher


"Questo racconto fu ispirato da un'osservazione di Mark Twain : cioè che era un peccato che la parte migliore della nostra vita venisse all'inizio e la parte peggiore alla fine. Io ho tentato di dimostrare la sua tesi, facendo un esperimento con un uomo inserito in un ambiente perfettamente normale."
Francis S. Fitzgerald


"Il Singolare Caso di Benjamin Button" uscì dapprima su una rivista, "Collier's" nel 1922 e in seguito inglobato in una serie di racconti intitolati "I Racconti dell'Età del Jazz", per la "Scriber's" nello stesso anno.
Nel 1922, Francis Scott Fitzgerald ( 1896-1940 ), era già un affermato scrittore, dopo l'uscita di "Di Qua dal Paradiso" e "Belli e Dannati", uomo mondano, ricco e sposato con la bellissima Zelda Sayre.
Nella sua vita, Fitzgerald, scrisse molti racconti, più che altro per sopperire al costante bisogno di denaro che il suo stile dispendioso richiedeva, trascurando di continuo i suoi migliori romanzi, per testi poco degni del suo talento.
I racconti del '22 furono invece i migliori e in particolare, ancora oggi riscuote largo successo il sopra citato, per la sua incredibile trama.
L'ispirazione gli venne proprio da una affermazione ironica sulla vita, dello scrittore americano Mark Twain ( 1835-1910 ), e ripresa ultimamente dall'attore e regista Woody Allen.


Nel 1860 in America, prima della guerra di secessione, nella città di Baltimora, la famiglia di industriali emergenti, i Button, accolgono nella loro casa il loro primogenito.
Ma il figlio, a lungo desiderato, non si rivela un delizioso neonato, ma inspiegabilmente, un vecchio di settant'anni, dai capelli radi e bianchi e una lunga barba color fumo, curvo e dagli occhi acquosi.
Dopo una momentanea rabbia per il misterioso scherzo, i Button accettano il figlio, che chiamano Benjamin, cercando di ringiovanirlo con il taglio della barba e la tintura per i capelli.
Beanjamin vive così disdegnando il latte, i giocattoli e preferendo trascorrere le giornate fumando sigari, addormentandosi all'asilo, chiacchierando più col nonno che con i bambini.
All'università di Harvard, viene anche espulso e umiliato dagli studenti per la sua vecchiaia.
Ma col passare degli anni, invece di andare avanti, Benjamin ringiovanisce con suo grande stupore.
A vent'anni ( me ne dimostra cinquanta ), si innamora follemente della bellissima e giovanissima Hildegarde Moncrief, figlia di un generale. Si amano e si sposano poco dopo.
E Benjamin ringiovanisce sempre di più, prendendo le redini dell'azienda di famiglia ne aumenta il capitale, partecipa alla guerra ispano-americana del 1898, ricevendo una medaglia, fa vita mondana, andando a balli e feste, corteggiando le più belle fanciulle e presto invidiato da tanti giovanotti.
Nel 1910, all'apparente età di vent'anni, lascia l'azienda al figlio Roscoe, e si riscrive all'università di Harvad, dove diventa il ragazzo più celebre dell'istituto.
Ma la giovinezza non per questo si ferma : piano piano si riduce ad un bambino di dieci anni per passare ad un neonato che non ha più memoria, fino al buio completo.

F. S. Fitzgerald


Con humor e sottigliezza narrativa, Fitzgerald ha creato in questa sorta di esperimento creativo, un racconto di grande immaginazione espressiva.Nondimeno l' autore fu tra gli scrittori più fantasiosi e lungimiranti della sua epoca.
Nel 2008, per la regia di David Fincher, uscì il film omonimo, liberamente ispirato al racconto, vincitore di numerosi premi, che aveva per protagonista l'eclettico Brad Pitt, nella parte di Benjamin Button.








"Il passato...La dura carica alla testa dei suoi uomini su per fianco del colle San Juan; i primi anni del suo matrimonio, quando restava al lavoro fino a tardi nel crepuscolo estivo della città febbrile per la giovane Hildegarde, che egli amava, i giorni precedenti a questo periodo, nei quali se ne stava seduto a fumare accanitamente fino a sera tardi nella vecchia e tetra casa Button, in Monroe Street, insieme col nonno...
Tutte queste cose erano svanite come sogni inconsistenti della sua mente, quasi che non fossero mai state."



M.P.


Libro :

"Il Caso Singolare di Benjamin Button", F. S. Fitzgerald, Oscar Mondadori 

lunedì 19 ottobre 2015

"Madeleine Férat" di Emile Zola


"Verso la fine di settembre, fra le quattro e le cinque, il sole, tramontando, rende adorabile quel luogo recondito. I due giovani, soli sul sentiero, si fermarono istintivamente davanti a quell'angolo di terra di un verde quasi nero, appena dorato dai primi rossori dell'autunno."


Immagine : "Elliot Edizioni"


Sono di difficile reperibilità i libri di Emile Zola, che a parte i capolavori, i più rimangono stagnanti nel dimenticatoio.
Ed è una morte lenta e inesorabile quella dei testi dimenticati. Di qualsiasi autore meritevole.
Non potevo perdere la pubblicazione di un romanzo poco conosciuto in Italia ( o per nulla ), del mio scrittore preferito, recuperato dalla "Elliot Edizioni"; tradotto e curato dal drammaturgo romano Riccardo Reim.*
"Madeleine Férat" è una sorta di opera da laboratorio, uscita solo tredici mesi dopo il grande successo di "Thérèse Raquin", il primo romanzo che fece entrare nel panorama letterario un giovanissimo ventottenne Emile Zola ( 1840- 1902 ).


Scritto nel 1868, "Madeleine Férat", uscì come romanzo d'appendice** nella rivista "Evénement", sospeso dopo alcune puntate dai rimbrotti dei lettori, scandalizzati dal tema scabroso. Successivamente fu pubblicato, non raggiungendo mai un numero sufficiente di copie da renderlo celebre. Anche in Italia ebbe una scarsissima fortuna.
Molti critici rivedevano nel romanzo una copia un po' sfumata della "Raquin", e in effetti la prima risente ancora delle incertezze e delle mancanze  tipiche di una scrittura immatura, con troppe coincidenze e rivelazioni repentine; lo fanno diventare quasi un romanzo popolare di enfatica drammaticità.

Ambientato in Francia, tra la capitale e la campagna, Madeleine Férat, figlia di un borghese caduto poi in disgrazia, accetta di sposare un aristocratico di Vétuil. Si amano, ma entrambi provengono da un doloroso passato, che riaffacciandosi di volta in volta, rischia di minare il loro rapporto :  Guillaume, dalla mancanza di affetto e amore nella sua infanzia, che lo ha reso un uomo vile, Madeleine dalla colpa di essersi data, giovanissima, tra le braccia di un primo uomo.
E proprio quest'ultimo uomo, Jacques, amico d'infanzia di Guillaume, compare di continuo nelle loro vite, producendo nella protagonista una forte vergogna e al tempo stesso una "frenesia carnale", memore di quel primitivo incontro.
Chiusi ed isolati dal resto del mondo, incapaci più di amarsi e tormentati da sofferenze e dolori e oscure litanie pronunciate dalla vecchia balia di Guillaume, Geneviève, i due giungono ad un tragico epilogo, quanto folle.
"Printemps (Jeanne de Marsy)" (1881), E. Manet

Come in "Thérèse Raquin", Emile Zola psicanalizza il progressivo disfacimento dell'amore, dai primi desideri ed ardori alla sua completa distruzione. Ma mentre i protagonisti del primo, si rendono colpevoli di un delitto atroce, Madeleine e Guillaume, di sentimenti onesti, portano sulle spalle la colpa di turbamenti psicologici innati.
Negli anni del positivismo, si affermarono le teorie scientifiche di Michelet e del dottor Prosper Lucas ( 1805-1885 ), tra cui quella dell' "impregnation", secondo cui una donna appartenga fatalmente e per tutta la vita, all'uomo che l'ha posseduta per primo, in quanto conserverebbe in forma indelebile l'impronta spermatica dell'uomo ( oggi teoria quanto mai assurda e priva di ogni fondamento ).
Il triangolo del romanzo poggia le basi su questa soluzione.
Forte è la presenza della religione ( Zola era un ateo più che convinto ), che in un ritorno alle origini, prende le sembianze della superstizione, attraverso l'immagine della lugubre Geneviève.
Nonostante alcune parti noiose, protagonisti deprimenti e una visione dei rapporti ben lontana dalla nostra, "Madeleine Férat", arricchisce e conclude l'apprendistato letterario dello scrittore francese, ed il suo finale è degno di un capitolo dell'"Assommoir".


"Entrambi cercavano più la quiete che l'amore. Sembrava che il destino l'avesse spinti una verso l'altro perché potessero scambievolmente asciugarsi il sangue delle loro ferite."




M.P.


*Il miglior curatore e traduttore dei testi di Zola.
** Prima ancora fu un'opera per il teatro.


Libro :
"Madeleine Férat", E.Zola, Edizioni Elliot, 2014

mercoledì 14 ottobre 2015

"La Riunione di Famiglia", l'eterno capolavoro di Frédéric Bazille


"E' questo il genere di cose che voglio dipingere, scene fugaci di vita ordinaria..."


"La Riunione di Famiglia" ( 1867 ), F.Bazille



Riprendo la rubrica "Appunti d'Arte" con un quadro di cui volevo scrivere già da molto tempo, dopo averne visto uno speciale, che mi ha lasciato di stucco non tanto per il comune tema pittorico della rappresentazione familiare, quanto per i misteriosi sguardi dei suoi protagonisti, immobili ed intensi.
Il dipinto in questione è "La Riunione di Famiglia" di Frédéric Bazille, giovane pittore tra i primi ad entrare nel gruppo degli Impressionisti, e che solo una morte prematura non l'ha reso famoso come Monet o Renoir.


Era un tipo timido e raffinato Frédéric Bazille, diffidente e non facile alle amicizie, molto legato alla sua famiglia.
Era nato nel 1841, figlio di un ricco proprietario terriero e produttore di vini, nonché autorevole cittadino di Montpellier; sua madre proveniva da una famiglia di ricchi banchieri; il giovane Bazille divideva il suo tempo a Parigi, tra gli studi di medicina e l'atelier di Charles Gleyre ( 1806-1874 ), dove aveva conosciuto Claude Monet ( 1840-1926 ), Pierre-Auguste Renoir ( 1841-1919 ) e Alfred Sisley ( 1839-1899 ).
Amava lo stile pittorico dei suoi compagni e andava spesso con loro a dipingere nella foresta di Fontainebleau, en-plein-air, come nell'uso che stava nascendo e con una tecnica e visione completamente diversa dalla precedente arte.
Era ben accetto Bazille, per la sua generosità con cui aiutava i suoi amici e con cui per un certo periodo coabitò insieme.
Nel 1867, Parigi si preparava per accogliere l'Exposition Universelle, che doveva promuovere la città al rango di capitale d'Europa.
In quell'estate, ricca di scintillii e di vita, Bazille si rifugiò nella sua casa natia a Méric, vicino Montpellier.
Méric si presentava come una grande dimora,con dodici ettari di terreno, giardino all'inglese : un tipo di paesaggio mediterraneo con grandi alberi secolari.
Oggi è un parco pubblico che conserva tutta l'autenticità e il fascino del XIX secolo.
Bazille stava lavorando ad un quadro, ispirandosi al "Concerto nei Giardini delle Tuileries" di Manet e "Donne in Giardino" di Monet; sarebbe stato il suo più celebre capolavoro.



Sulla terrazza della villa, il giovane pittore, riunì dieci dei suoi parenti più stretti, ritraendoli all'ombra di un grande albero; sullo sfondo, l'assolata ed estesa natura meridionale.
All'estrema sinistra si intravede Bazille stesso, riconoscibile per l'altezza, in primo piano i genitori, Gaston e Camille Bazille e alcuni zii e cugini, mentre all'estrema destra il fratello del pittore con la moglie.
Tutti sono ritratti vestiti elegantemente : gli uomini con il cappello e la giacca nera,le donne in abiti chiari e morbidi; in gruppi che evidentemente dovevano apparire spontanei, informali.
Un dipinto per certi versi strano ed inquietante, dove i personaggi siedono rigidamente, come manichini, guardando davanti a sé lo spettatore, bloccati nelle loro pose in atteggiamenti stereotipati e segnati da una espressione intensa e fissa.
In primo piano,apparentemente abbandonati a terra, sulla ghiaia, si trovano un cappello femminile, un parasole chiuso e un bouquet quasi disfatto, senza alcun significato.
La luce del sud che filtra attraverso il fogliame, risalta il celeste del cielo, l'ombra del grande albero e i vestiti chiari. Il gioco di luce e ombre e i colori  luminosi richiamano quelli di Monet, quantunque la pennellata rigorosa e il disegno rigido sono ancora ben lontani dall'Impressionismo vero e proprio.
"La Riunione di Famiglia" fu accettata ed esposta al Salon del 1868, con gioia inaspettata di Bazille.
Solo due anni dopo, allo scoppio della guerra franco-prussiana, Frédéric Bazille, pervaso da quella "febbre della guerra", si arruolò nel reggimento dei zuavi. Voleva "morire sul campo di battaglia al galoppo", morì invece in una azione di guerra a Beaune-la-Rolande.



Dopo la morte di Bazille, il quadro passò in eredità alla sua famiglia, dove nel 1905 il fratello Marc lo donò allo Stato. Dal 1986, il misterioso quadro, si trova stabilmente al Museo d'Orsay.




M.P.



Fonti :

"Impressionisti. Biografia di un Gruppo", Sue Roe, Editore Laterza

venerdì 9 ottobre 2015

"Milioni di Milioni" di Malvaldi


"Milioni di milioni furono i fiocchi che caddero nel corso di quella sera e della notte sul territorio del comune di Montesodi Marittimo. Tutti diversi l'uno dall'altro, i fiocchi, e tutti ugualmente entusiasti di perdere la propria identità per andare a fondersi in un unico, inesorabile e compatto tappeto bianco."


Immagine : Sellerio Editore


Da quando ho conosciuto Marco Malvaldi ( 1974 ), con "Odore di Chiuso" , è diventato quasi un obbligo per me, alternare i classici della letteratura, con la lettura dei divertenti gialli dello scrittore pisano.
Questa è stata la volta di "Milioni di Milioni", pubblicato nel 2012 dalla Sellerio Editore.


Nella caratteristica e poco accessibile Montesodi Marittimo, ridente cittadina toscana, si trovano per una ricerca scientifica, il genetista Piergiorgio Pazzi e la filologa Margherita Castelli, inviati dall'Università, per scoprire le cause di quel che è "il paese più forte d'Europa", data la solida salute e la robustezza impressionante dei suoi abitanti. Ad accoglierli ottocentododici persone, tra cui il sindaco Armando Benvenuti, appassionato di caccia e la moglie Viola, perfetta padrona di casa.
Ma una notte, dove si abbatte copiosa una tempesta di neve che isola l'intero paese, la vecchia maestra, Annamaria Zerbi Palla, viene ritrovata morta, accasciata sulla sua poltrona di casa.
Piergiorgio Pazzi, in quanto ospite dell'anziana signora, viene presto accusato di omicidio e per l'impraticabilità delle strade, a causa della neve, è da escludere completamente un assassino venuto da fuori.
Il genetista riuscirà a scagionarsi e a scoprire l'assassino dell'intricata vicenda, grazie anche "all'intuito" della Castelli.

Come in "Odore di Chiuso", anche qui ci si trova davanti una gaudente e vivace cittadina immaginaria della provincia toscana, con personaggi dalla spiccata caratterizzazione guascona e popolare, eppure legata alle tradizioni e costumi del territorio.
Mediante il "giallo-humor" malvaldiano, si dipana una storia attraverso problematiche familiari,rancori, infedeltà e vendette, tutte nascoste sotto quella finta cortesia e rispettabilità che coinvolgono un po' tutti gli abitanti, e l'omicidio ne svelerà i segreti.
Risulta un racconto creativo e accattivante dal punto di vista del tòpos letterario del luogo chiuso ed isolato e le continue reminiscenze letterarie da Orazio a Proust a Borges, ma mancante di quello ritmo incalzante e geniale del precedente libro.



M.P.


Libro :

"Milioni di Milioni", M.Malvaldi, Sellerio Editore, 2012

giovedì 1 ottobre 2015

Marilyn e la lettura


"Non sono più quella di ieri, non so come sarò domani ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri." Marilyn Monroe


A più di mezzo secolo dalla sua scomparsa, l'immagine di Marilyn Monroe ( 1926-1962 ), è ancora quella tra le più amate, sfruttate, mitizzate, dalla televisione, dalla pubblicità, così come nella rete e nei social.
Non è raro imbattersi in una sua foto : lei nei vari set fotografici o dei suoi film, sulle spiagge, riviste, dipinta "alla Warhol", mentre sta leggendo libri, molti libri.
Negli ultimi anni, la sua figura è andata via via verso una completa rivalutazione, dei suoi film, del suo talento recitativo, dei suoi continui sforzi per perfezionarsi, della sua persona insieme fragile e sensuale, malinconica e desiderosa, unita a quella bellezza che come diceva Pasolini "aveva umilmente addosso".
E si è scoperto quanto Marilyn Monroe amasse infinitamente leggere. Che non era una donna dalla scarsa intelligenza, facile preda dell'universo maschile, ma una donna inaspettatamente colta, una lettrice acuta dalla grande sensibilità.
Forse per ovviare a quella mancanza di studi che contraddistinse e amareggiò tutta la sua vita, Marilyn leggeva con impegno, imparava da quel che aveva letto e rifletteva. Davanti a quei libri, seduta beatamente sulla poltrona o distesa come una ninfa sui prati, non era più la sirena del cinema americano, ma solo una ragazza come tutte le altre, con la mente altrove
Come prima di diventare una celebre attrice, trascorreva le giornate immersa nella sua enciclopedia di casa, Marilyn si applicava nella lettura spinta da quell'umile bisogno di conoscere per conoscere se stessi.
Quando poteva scriveva frasi, poesie, lettere e pensieri, su fogli sparsi, menù, fazzoletti di carta, ovunque si trovasse.



Nel 1956 aveva anche sposato il celebre scrittore statunitense Arthur Miller ( 1915-2005 ), autore dell'opera "Morte di un Commesso Viaggiatore"; matrimonio durato solo cinque anni, cinque anni di indifferenza e incomprensione.
Alla sua morte, avvenuta il quattro agosto 1962, nell' ultima casa in California, fu trovata una immensa libreria, di quasi quattrocento libri, di diverse tipologie, ad avvallare le diverse passioni dell'attrice; molti corredati di appunti e sottolineature.
La lunga lista comprendeva i classici della letteratura come "Madame Bovary" di Flaubert, "Delitto e Castigo" di Dostoevskij, "Addio alle Armi" di Hemingway, "Le Avventure di Huckleberry Finn" di Twain, "Sulla Strada" di Kerouac, il "De Rerum Natura" di Lucrezio, "Nana" di Zola, " Il Rosso e il Nero" di Stendhal, "Morte a Venezia" di Mann, "La Caduta" di Camus, "Ulisse" di Joyce, che aveva scoperto a ventisei anni, e ancora Aristotele, Marx, Eistein, Shakespeare, Maugham, Steinbeck, Sherwood Anderson. Intere sezioni dedicate alla psicologia con Freud, alla politica, al teatro ( Wilde ), alla poesia ( adorava Whitman  e Rilke ), filosofia, arte ( Renoir ) e cucina.
Ne esce fuori una personalità eclettica e fortemente intellettuale, inaspettata, che contrasta con quei ruoli stereotipati e monotoni che il cinema le imponeva, nascondendo i suoi pensieri mai espressi.
Molti di questi vennero infine catalogati e venduti nel 1999 all'asta Christie's di New York, che fu la più importante di fine millennio, dove oltre ai libri, vennero venduti abiti e ricordi dell'attrice.
Il sito LibraryThing ne mostra ancora oggi alcuni volumi della lunga lista.


E noi, che amiamo leggere, ci piace ricordarla anche così,con un libro in mano, lo sguardo vago da miope, il viso assorto, la bellezza immutata.

Nel 1963 Pier Paolo Pasolini e lo scrittore Giovannino Guareschi, realizzarono un film-documentario "La Rabbia", dove esprimevano attraverso immagini e poesia, riflessioni e malesseri della società contemporanea. Una parte fu dedicata alla parabola esistenziale di Marilyn Monroe, come simbolo della morte della bellezza.

"Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza,
e tu, povera sorellina minore,
quella che corre dietro ai fratelli più grandi,
e ride e piange con loro, per imitarli,
e si mette addosso le loro sciarpette,
tocca non vista i loro libri, i loro coltellini,
tu sorellina più piccola,
quella bellezza l'avevi addosso, umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non hai mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.

Sparì, come un pulviscolo d'oro.
Il mondo te l'ha insegnata e
così la tua bellezza divenne sua.

Dello stupido mondo antico
e del feroce mondo futuro
era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre così facilmente nudo.
E per questo era bellezza, la stessa
che hanno le dolci mendicanti di colore,
le zingare, le figlie dei commercianti
vincitrici ai concorsi a Miami o a Roma.

Sparì, come una colombella d'oro.
Il mondo te l'ha insegnata,
e così la tua bellezza non fu più bellezza.

Ma tu continuavi ad esser bambina,
sciocca come l'antichità, crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal potere,
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente.
Te la portavi sempre dietro,
come un sorriso tra le lacrime,
impudica per passività, indecente per obbedienza.
L'obbedienza richiede molte lacrime inghiottite,
il darsi agli altri, troppi allegri sguardi
che chiedono la loro pietà.

Sparì come una bianca ombra d'oro.
La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico,
richiesta dal mondo futuro,
posseduta dal mondo presente,
divenne così un male.

Ora i fratelli maggiori finalmente si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: È possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn ci abbia indicato la strada?
Ora sei tu, la prima, tu la sorella più piccola,
quella che non conta nulla,
poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima oltre le porte del mondo
abbandonato al suo destino di morte."





M.P.
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