lunedì 25 luglio 2016

Di aspettative estive, di pause e di libri.


Come penso molti la scorsa settimana, e lo stesso vale per venerdì scorso, ho trascorso gran parte del mio tempo tra notiziari vari, sgomenta dagli orrori che hanno portato questo luglio 2016 ad essere tristemente ricordato tra le cronache a venire. La barbarie umana che sembrava aver toccato il punto più alto della sua crudeltà nel secolo scorso, continua oggi senza più remore.
Ma oltrepassando questo stillicidio di miserie, mi accingo a scrivere l'ultimo post estivo dell'anno, non perché parta per le meritate vacanze, a parte una gita fuori Roma (visto che il portafoglio ha deciso per me), ma per dare spazio a me stessa.
E' doveroso in questo continuo movimento, affaccendarsi di consuetudini ed inezie, fermarsi; non molto per riflettere, bensì per godersi gli attimi di una breve estate.
Perché le estati portano sempre con loro qualcosa di irripetibile, aspettative e desideri che si infrangono solamente ai primi freddi dell'inverno.


Lo stesso Hemingway consigliava di fermarsi quando ci si trovava nel momento migliore.
Non so se mi trovo nel mio momento migliore, comunque ho bisogno di anteporre alla proficuità l'ozio di giornate corredate di leggerezza ed affetti.
Mi sono fatta delle promesse su luoghi che voglio visitare, eppure non sarà un cruccio se all'ultimo momento cambierò la meta per un'altra. Oh non parlo di grandi viaggi ma di cieli stellati, albe e notti piccole.
I libri avranno la loro giusta parte in un secondo tempo. Ho qualcuno in programma come quello che sto già leggendo, i racconti della Lindau "Sul Mare. Racconti di Sole e di Vento", brevi storie poco conosciute di grandi autori, tutte ambientate sul mare. La bella stagione è anche il ritorno alle biografie con "La Donna che amò Hitler", vita della bella e vana Eva Braun e della sua insana passione per l'uomo più potente dell'epoca, scritto da Angela Lambert. Una rilettura è "Dalla Parte delle Bambine" dell'insegnante montessoriana Elena Gianini Belotti, saggio datato ma pur moderno sulla diversa educazione imposta al genere maschile e femminile nell'infanzia.
Voglio concludere appunto, con una marea di libri : alcuni li ho scelti poiché mi ricordano il momento di una estate, non sempre esplicitamente. Altri sono ripresi da vari amici blogger di cui ho amato le recensioni e ne sono rimasta affascinata.

"Vestivamo alla Marinara" di Susanna Agnelli. Non è un'autobiografia ma un'opera memorialistica diventata best-seller. La storia di una ragazza dell'alta società torinese, si interseca con i fatti e le vicende di una Italia negli anni del fascismo, della guerra fino alla fine del conflitto. Mirabili i fugaci ritratti di personaggi come Galeazzo Ciano  e Maria Josè.

"La Bella Estate" Premio Strega 1950, questo tra i più famosi racconti dello scrittore Cesare Pavese, narra la vicenda di una irripetibile estate piena di aspettative seguita da un inverno che ne svela tutti gli inganni. La popolana Ginia, giovane ed ingenua che si lascia iniziare alla vita e ai suoi sensi.

 "Il Velo Dipinto" .Tra le opere più celebri di William Somerset Maugham, è stata tra le letture più piacevoli dell'anno. Nella Hong Kong degli anni '20 Kitty Garstin è costretta a seguire il marito in missione nella città di Mei-tan -fu devastata dal colera. Sarà una svolta nella sua vita e una rinascita verso la libertà.

"Un Pittore di Paesaggi". Pur non amando molto Henry James, ho trovato questo breve racconto delizioso e curioso per le sue sfumature ironiche sulla bizzarra vicenda del povero e ingenuo Locksley.

"Lettera di una Sconosciuta". Scritto nel 1922 questo racconto dello scrittore austriaco Stefan Zweig, è la storia dolce e commuovente di un amore assoluto non corrisposto. Una Sconosciuta innamorata fin da piccola di un celebre romanziere tenta tutte le volte di introdursi, anche se per fugaci momenti,  nella sua vita, senza però essere mai ricordata.

"Il Vecchio e il Mare". Premio Pulitzer nel '53, Nobel per la Letteratura l'anno successivo, "Il Vecchio e il Mare" di Ernest Hemingway, racconta la disperata lotta del vecchio pescatore Santiago che diventa l'emblema della lotta per l'esistenza.

"La Mala Ora".   Pubblicato nel 1962 da Gabriel Garcia Márquez, cinque anni prima di "Cent'Anni di Solitudine", narra le misteriose vicende di un villaggio tropicale, in apparenza tranquillo, dove tutte le notti appaiono sui muri delle case foglietti anonimi nei quali vengono svelati pettegolezzi, segreti e tradimenti dei suoi abitanti. Questi ultimi andranno alla ricerca del colpevole.


"Esther Aarts"



"Il Tramonto Birmano. La mia vita da Principessa Shan" dal blog Athenae Noctua. Autobiografia di Inge Sargent, l'ultima principessa dello stato shan di Hsipaw e della travagliata storia del mondo lontano della Birmana.

"L'autobiografia di Agatha Christie" dal blog Ipsa Legit. Ancora un'altra autobiografia della più famosa giallista del mondo. Dall'infanzia dorata alle opere più famose fino alla vecchiaia, la Christie ci mostra aneddoti storici e di vita sulla sua vita inaspettatamente avventurosa.

"Sul Mare. Racconti di Sole e di Vento" del blog Il giro del mondo attraverso i libri. Il libro che sto leggendo, lunga raccolta di vari scrittori con protagonista il mare.

"Il Tempo dell'Attesa" dal blog What we talk about when we talk about books?. Secondo volume della saga famigliare dei Cazalet, famiglia della buona borghesia inglese degli anni '20, di Elizabeth Jane Howard, ritroviamo i suoi protagonisti questa volta alle prese con l'incertezza e le aspirazioni rubate durante Seconda Guerra Mondiale. Aspettando il terzo volume a settembre.

"Furore" dal blog LIBRI NELLA MENTE.   Grande capolavoro dello scrittore americano, premio Nobel 1962, John Steinbeck, pubblicato nel 1939, "Furore" saga famigliare dei Joad, diventa il simbolo della grave depressione americana degli anni Trenta.

"Storie dalle Stelle" dal blog interno storie. Non esistono estati senza cieli stellati! E questo stupendo atlante di Susanna Hislop ne conferma la bellezza immutabile delle stelle, astri tanto cari agli uomini antichi quanto a noi. Pur non essendo un romanzo o una raccolta di racconti, il libro ci introduce nella conoscenza geografica delle costellazioni e nella mitologia e nella storia a esse correlate.


Ma una parte di Appuntario non si ferma qui. Come lo scorso anno, ritornerà su Facebook la rubrica "Appuntario Estate", con articoli su letteratura, arte e curiosità scritti nei mesi antecedenti.
Augurando infine a tutti i lettori  e gli amici blogger una strepitosa estate di leggerezza e pigrizia universali, il blog chiude, per ora, arrivederci a... Beh, non lo so... il bello dell'estate è anche viverla giorno dopo giorno.




M.P.

lunedì 18 luglio 2016

"Buchi nella Sabbia" di Marco Malvaldi


"Nessuna situazione come l'opera è in grado di passare in un attimo dal commuovente al ridicolo, se il destino ci si mette di mezzo."


Se il caldo opprimente e una fastidiosa umidità hanno reso Roma una camera di combustione (a ricordarmi che no, l'estate non fa proprio per me), almeno in quest'ultima piacevole lettura, ho potuto ossigenarmi e divertirmi un po' nella comicità di Malvaldi, lasciandomi alle spalle il trambusto di una capitale ancora in movimento.



Edito nel 2015 dalla Sellerio Editore, "Buchi nella Sabbia" è l'ultimo giallo a sfondo storico dello scrittore pisano Marco Malvaldi (1974), dopo il grande successo ottenuto da un'altra opera dello stesso genere e che ha consacrato ulteriormente l'autore, "Odore di Chiuso" (2011).
Se in "Odore di Chiuso" le vicende erano ambientate in una Italia post-unitaria, in quest'ultimo libro la monarchia sabauda è definitivamente consolidata ma non ha stabilizzato né risolto le insoddisfazioni di una nazione uscita da un Ottocento turbolento. Nei panni del simil-investigatore il curioso inventore della cucina moderna Pellegrino Artusi, lascia il posto al poeta Ernesto Ragazzoni.


Siamo nel 1901. Vittorio Emanuele III è diventato re subentrando al padre Umberto I, assassinato pochi mesi prima dallo studente anarchico Gaetano Bresci, ridotto anch'egli al silenzio per sempre.
A Pisa, città di tumulti anarchici, viene portata in scena al Teatro Nuovo, la "Tosca" del maestro Giacomo Puccini, sotto la presenza dello stesso re e omaggiarlo degnamente, per questo vengono chiamati i migliori artisti in circolazione, della rinomata compagnia di Bartolomeo Cantalamessa.
Ma la rappresentazione rischia di fomentare la ribellione dei cittadini, anche per il contenuto scomodo dell'opera. Si teme per la stessa vita del nuovo re, eppure a venire ucciso non sarà Vittorio Emanuele ma il celebre tenore carrarino, vanesio e donnaiolo, nonché anarchico Ruggero Balestrieri.
Le indagini seguite dal tenente delle Guardie Reali GianFilippo Pellerey non portano a nessuna risoluzione, tanto che viene già annunciato l'arresto del Puccini.
Sarà il giornalista de "La Stampa", Ernesto Ragazzoni, abile scrutatore e gran bevitore, esperto di musica a trovare i giusti indizi.

Teatro Verdi di Pisa

Ernesto Ragazzoni (1870-1920), fu giornalista di costume, poeta crepuscolare dei "Buchi nella Sabbia e delle Pagine invisibili" (cioè non scritte), perché la poetica era ritratta dalla sua stessa vita da spirito libero, qui defilato osservatore del dramma umano che si sta svolgendo sotto i suoi occhi.
L'umorismo sfrontato accompagna il lettore in un labirinto di personaggi, situazioni, duelli, seppur le parti avvincenti non risiedono nelle azioni ma nelle concatenazioni logiche della vicenda.
Lasciando da parte la pur brillante comicità unita ad uno stile arguto, ,Malvaldi ricrea mirabilmente l'atmosfera di inizio Novecento italiano.
Gli ideali e le aspirazioni che avevano portato alla formazione dello Stato italiano guidato da un monarca si erano scontrati, nella realtà dei fatti, in una unificazione traballante e fallace, ove covava al suo interno, tensioni sociali, insubordinazioni, ineguaglianze.
La stessa monarchia dei Savoia incurante di una Italia in fermento, snobbava quei rancori che andavano ad espandersi nei vari ceti. Un frangente che ancora oggi ne porta i suoi strascichi.
Ho trovato "Buchi nella Sabbia" un libro godibile, ricco di tecnicismi, aneddoti buffi, dove l'autore ritorna agli antichi fasti, tuttavia mancante di quella spontaneità e genuinità narrativa del precedente giallo.




M.P.







Libro :

"Buchi nella Sabbia", M. Malvaldi, Sellerio editore 2015.

giovedì 7 luglio 2016

"Addio alle Armi" di Ernest Hemingway


"Avevo il giornale ma non lo leggevo perché non volevo leggere cose sulla guerra. Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata."


"Addio alle Armi" (1957), film di Charles Vidor

Ci sono libri che trasmettono un certo timore reverenziale, si ha quasi paura di toccarli e maneggiarli troppo a lungo e questo per il loro valore storico, morale o stilistico, come quando guardiamo un'opera d'arte o la bellezza delle rocce di una montagna o l'acqua limpida di un mare azzurro. Ecco come ho sempre pensato all'eternità : ad un processo emozionale sopravvissuto nei nostri ricordi.
Come è stata anche questa lettura di "Addio alle Armi", monumento letterario dello scrittore americano Ernest Hemingway (1898-1961), colui che rivoluzionò e cambiò il modo di scrivere e in questo capolavoro echeggiano come non mai i suoi virtuosismi, uniti alla grandezza di semplicità ed espressione, alla trama coinvolgente e monitoria.
Una lettura forte ed imprevista che mi ha accompagnata in queste prime fiammate di luglio.


"Addio alle Armi", romanzo di "amore e guerra", vide la luce nell'anno 1929, appena un mese prima del crollo della borsa di New York, dopo molti ripensamenti e revisioni; ispiratogli dalla sua partecipazione sul fronte italiano nel periodo della Grande Guerra.
Nel mondo dove la Prima Guerra Mondiale era un ricordo lontano ed erano ancora più lontane dalla mente della gente probabili avvisaglie di una nuova imminente guerra, il libro riscosse un grande successo, oltremodo superiore rispetto ai precedenti lavori e diviso solamente da un altro capolavoro uscito nello stesso anno "Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale" di Remarque.
Diversamente in Italia fu posto sotto censura. Il suo dichiarato antimilitarismo stonava con le utopie belliche di Mussolini, la storia di un disertore che voltava le spalle alla patria adottata, certo non si accordava agli ideali del Ventennio fascista e la descrizione della disfatta di Caporetto era un argomento ancora tabù nelle alte gerarchie nazionali.
L'unica persona che si occupò della sua traduzione italiana fu la traduttrice e scrittrice, la fin troppo dimenticata Fernanda Pivano (1917-2009), che per questo subì l'arresto nel 1943.
Ernest Hemingway, in seguito, venuto a conoscenza dell'accaduto, strinse un forte rapporto di amicizia con la scrittrice italiana che durò fino alla morte dell'autore.

Diviso in cinque libri "Addio alle Armi" copre il periodo della Prima Guerra Mondiale che va dal 1916 al 1917. Il tenente Frederic Henry, figlio di un ambasciatore americano si è arruolato nell'esercito italiano, prestando servizio nei reparti sanitari dirigendo le ambulanze. Ma le sue aspettative riguardo alla guerra cominciano a vacillare attraverso i resoconti dei soldati italiani stufi delle privazioni e degli orrori a cui sono sottoposti e della nostalgia e preoccupazione per i famigliari lontani.
Sul fronte Frederic conosce un'infermiera inglese, bella e vivace, Catherine Barkley, da cui è molto attratto fisicamente.
Ferito al ginocchio da una bombarda, il tenente è portato in un ospedale di Milano dove rincontra la pronta Catherine. Durante la guarigione i due si innamorano seriamente e passano la loro estate più felice tra passeggiate e corse ai cavalli. Vivono la loro unione pensando al presente senza preoccuparsi troppo del domani e di cosa succede intorno a loro.
Ma al momento della richiamata alle armi Frederic è costretto a lasciare Catherine ora incinta.
Nell'area goriziana il giovane scopre la debolezza e la morale abbattuta dell'esercito, infatti poco dopo gli austriaci riescono a sfondare le linee italiane a Caporetto. A causa della ritirata frenetica il tenente e alcuni uomini si perdono e al momento della traversata del Tagliamento vengono arrestati dall'arma dei carabinieri con l'accusa di tradimento e diserzione.
Frederic con una rocambolesca fuga riesce a salvarsi raggiungendo a Stresa Catherine. Ma nemmeno l'appoggio nel comune piemontese è sicuro visto il mandato di cattura per il giovane. I due sono costretti a rifugiarsi in Svizzera con una barca a remi. Qui a Losanna trascorrono un'esistenza felice in montagna, nel corso degli ultimi mesi di gravidanza della bella Catherine eppur breve a causa del suo doloroso quanto complicato parto dove muore insieme al bimbo.
Frederic ritornerà in albergo mesto e solitario sotto la pioggia.

Le scene mirabili del libro si riscontrano nelle parti dedicate al fronte, alle vicissitudini dei soldati, dove la storia irrompe attraverso i loro pensieri e paure, nelle figure emblematiche dello strafottente capitano Rinaldi e nelle commuoventi battute del cappellano abruzzese.
La disfatta di Caporetto, descritta nel libro, a cui Hemingway non assistette, non è altro che la ritirata greca in Tracia nel 1922, dove invece fu presente nel ruolo di corrispondente.
Ma come nelle matriosche russe, all'interno di questo conflitto si instaura una storia d'amore meno poetica e più realistica di "Romeo e Giulietta".
Catherine Barkley è dolce, sottomessa ed erotica, tipico ideale di Hemingway, fusione delle donne da lui amate. Frederic Henry antieroe, è un disertore che ha rinnegato la guerra per abbracciare l'amore.
I due vivono il tempo rimasto in due stagioni irripetibili e per questo effimere e non si può non sorprendersi dalla sensualità, pienezza del loro amore, accompagnato nelle ore dolorose sempre dal rumore della pioggia, quasi a profetizzarne la distruzione delle loro aspettative di felicità.
La morte incombe irreparabilmente nelle loro vite, ma ci si chiede se tutto questo sarebbe accaduto anche senza la guerra.
Renato Guttuso per "Addio alle Armi"

Nella prefazione l'autore condanna in modo esplicito la guerra e chi ne è il fautore, mosso unicamente da motivi economici.
Scrivere che nella guerra non vi è nulla di glorioso, sacro o dignitoso, era un pensiero ardito nel mondo del 1929 e lo scrittore porta il lettore a riflettere su fatto che questa non porti via solo vittime umane, tra l'altro innocenti, ma mini la probabilità di una possibile esistenza migliore.
Frederic Henry che nella parte finale cammina sconsolato sotto la pioggia, è l'accettazione e la sconfitta dell'essere umano nei confronti della vita.
Perle non minori sono le innovazioni stilistiche : una prosa asciutta e rapida, libera da ipotassi, immaginifica nel processo narrativo con il completamento di termini e locuzioni propri della lingua parlata americana.
Una bellezza di contenuti e scrittura che rappresentano in quest'opera di Ernest Hemingway l'inizio di una nuova fase più spontanea e lontana dai falsi pudori della vecchia America.

"No. Non troviamo mai niente. Siamo nati con tutto quello che abbiamo e non impariamo mai. Non troviamo mai niente di nuovo. Incominciamo tutti già completi."




M.P.





Libro :

"Addio alle Armi", E. Hemingway,Oscar Mondadori 2009.
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