"Lolita" di Vladimir Nabokov


<<Signori e signore della giuria, la maggioranza dei criminali sessuali che bramano un rapporto palpitante, dolce-gemente, fisico ma non necessariamente coitale con una fanciulla sono sconosciuti innocui, inadeguati, timidi e passivi, che chiedono alla comunità solo il permesso di perseverare nel loro comportamento cosiddetto aberrante e concretamente inoffensivo - i loro piccoli, umidi, ardenti, privati atti di deviazione sessuali - senza che la polizia e la società tutta infieriscano troppo crudelmente su di loro. Noi non siamo dei depravati! Non violentiamo come fanno i bravi soldati. Siamo miti signori infelici, con occhi da cane, sufficientemente ben integrati da saper controllare i nostri impulsi in presenza degli adulti, ma pronti a dare anni e anni di vita per un'occasione di toccare una ninfetta.
Non siamo, nel modo più categorico, degli assassini.
I poeti non uccidono mai.>>




Ho comprato "Lolita" almeno cinque/sei anni fa ed ho avuto la fortuna di trovarlo nella prima edizione Adeplhi del 1993, con la traduzione riveduta da Giulia Arborio Mella ad un prezzo irrisorio.
Tanta fortuna comunque non si accompagnava ad una lettura intenzionale perché quella sordida trama conosciuta in tutto il mondo mi ha sempre turbata.
Se il genio di Nabokov era indiscusso tuttavia sentivo da più parti come tanti lettori fossero rimasti scossi da quel personaggio maschile ossessionato da una bambina.
Così "Lolita" ha vegetato per tutto questo tempo in un angolo nascosto della mia libreria, finché (passando un momento privato un poco turbolento qualche settimana indietro), ho messo da parte le mie paure e ho incominciato a leggere il romanzo. La lettura non è stata agevole ma mi ha aiutata a distrarmi e ad amare questo libro per avermi fatta entrare in un mondo di visioni, linguaggi, particolarità inaspettate e di sublime bellezza.
Vladimir Nabokov (1899-1877) fu un uomo e uno scrittore il cui continuo peregrinare determinò i suoi influssi letterari. Nato in una nobile famiglia russa legata allo Zar, con la Rivoluzione Russa nel 1917 emigrò in Europa: prima in Inghilterra poi a Berlino, dove nel 1940, fuggì ancora e questa volta verso l'America (la moglie Vera era ebrea).
Qui venne accolto all'Università di Harvard come esperto entomologo, cacciatore di farfalle e appassioanto scacchista con velleità di scrittore. Già in passato Nabokov scrisse opere in lingua madre ma "Lolita" segnò in definitiva il suo ingresso nella lingua inglese e nella letteratura americana; lo spartiacque tra passato e presente, tra due continenti, Europa e America.
Oggi il libro è accreditato dal Time nella lista dei cento migliori romanzi ma le vicissitudini della sua pubblicazione sono state varie e complicate.
Da principio rifiutato da ben quattro case editrici americane, fu dato alle stampe nel 1955, sotto l'Olimpia Press, casa editrice parigina specializzata nel genere erotico, a cui seguì un clamoroso riscontro di pubblico ma con feroci critiche nell'ambiente socio-politico.
Molto più del sesso fu il tema della pedofilia a scandalizzare la cerchia intellettuale che ne vedeva irragionevolmente una esaltazione non priva di pericolose emulazioni.
Per giunta il protagonista-narratore-pedofilo era un professore di letteratura, un erudito europeo con il suo retaggio culturale e la protagonista una adolescente americana appena dodicenne. Il luogo storico-geografico l'America da poco uscita dal secondo dopo-guerra, risucchiata dai suoi miti troppo lontani ed indifferenti, chimeriche visioni, l'innocenza perduta.


Scritto sotto forma di difesa processuale, diventa lungo lo scorrere delle pagine un lascito, una testimonianza autobiografica del professore Humbert Humbert (pseudonimo) e della sua malsana passione per quelle che lui definisce "ninfette", ragazzine impuberi che non meno delle loro antiche antenate infondono agli uomini una malattia amorosa.
L'azione si concretizza quando riesce a farsi tutore (illegale) della piccola Dolores Haze, rimasta orfana di madre, chiamata da lui col vezzeggiativo di Lolita.
Il suo personaggio è quello del narratore-inaffidabile: Humbert Humbert racconta, mente, nega, altera i fatti, rinnega, censura e parla al lettore convincendolo del suo amore unicamente paterno, spirituale, da educatore di vecchio stampo, per poi lasciar trasparire la cruda perversione, eppure, nonostante l'orrore delle sue nefandezze, si instaura col lettore un ambiguo rapporto di convivenza quanto basta da renderlo testimone e complice.
Lolita stessa rappresentata da Humbert Humbert come una ragazza incolta, furba, già traviata prima del suo arrivo, suona come una descrizione di dubbia veridicità.
Lolita non ha voce, non ha un'immagine completa, non si percepisce la sua sofferenza (se non attraverso il suo nome, Dolores) poiché il punto focale è concentrato solo su di lui.
Lolita non è più un essere umano: non può intraprendere amicizie con i coetanei maschi, non può ingrassare, non può scegliere per se stessa.
Non è Lolita ma quello che lui vuole che sia: un'idea, una distopia, il suo capolavoro "morta e immortale" come il manoscritto.
Il termine "lolita" "ninfetta" ha per noi il significato di una ragazzina "sessualmente precoce", intrigante e maliziosa e questa è la definizione che ci fornisce il protagonista. Ma per Nabokov Lolita è la vittima di una società depravata e crudele ed è anomalo come oggi il pensiero del personaggio abbia avuto la meglio sullo scrittore.

 

Lungo tutto il romanzo ad incarnare Lolita è l'America: in uno dei passi più belli, nel viaggio-fuga dei protagonisti verso l'ovest, l'America è ripresa in una sequela veloce di motel, stazioni di rifornimento, piste di pattinaggio, campi da tennis, cartelloni pubblicitari luminosi, fumetti, riviste femminili, starlette del cinema, visti attraverso il binocolo di H.H. , la sua prospettiva personalmente distorta; per Nabokov un'indagine interna del paese con i suoi miti e ossessioni fugaci, il sogno americano mai sopito.
Ma i motivi del romanzo non si esauriscono nelle direzioni della pedofilia o nei contrasti americani: maggiormente "Lolita" è un'analisi psico-fisiologica sulle deviazioni dell'amore e del sesso; il lento processo di un'aberrazione mentale che porta al compimento del suo crimine. Il lettore si inoltra negli angoli bui di H.H. scoprendone le paranoie, le gelosie, i bisogni, sopra a cui svetta un crudele solipsismo.
La sua identità è spezzettata e molteplice (cambia spesso il suo nome) come il suo linguaggio grottesco: ora infantile e insensato (con Lolita), ricercato, fecondo di giochi di parole, anagrammi, sinestesie, francesismi, cambi di verbo, lapsus. Per questo la mia lettura è stata un'oscillazione tra entusiasmo e disgusto.
Lo stile di Nabokov fonde la letteratura russa con elementi americani; la prosa elegante e corposa mi ha ricordato quella di Tolstoj, i simboli utilizzati sono presi dal mondo della natura (fiori, farfalle, denti di leone) significativi perché esprimono quello che il protagonista non dice. Eppure ho anche avuto la necessità di volta in volta di fermarmi ma non per le scene violente o pedopornografiche che molti falsamente asseriscono, bensì per il sadismo di H.H. di negare a Lolita una crescita libera. È comunque impossibile tirarsi fuori dalla sua traiettoria ironica e persuasiva: il lettore partecipe non è meno innocente di lui. Questa è forse la lezione che impartisce Nabokov. Nessuno può dirsi pulito al di sopra di tutto; la nostra esistenza implica un posto non indifferente nella società.
Seppur questa lettura non abbia nulla di per sé piacevole e sereno, rimane alla sua conclusione, il conforto della bellezza.
"Lolita" è un romanzo artistico dove ogni parola, immagine o suono racchiude l'armonia e la perfezione di una forma, un concetto, contro l'imperfezione delle nostre vite.

<<E non ti commuovere per la sorte di C. Q. Si doveva scegliere tra lui e H.H., e si doveva lasciar esistere H.H. per un altro paio di mesi almeno, in modo che egli potesse farti vivere nella coscienza delle generazioni successive. Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è al sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita>>.




M.P.






Commenti

  1. Per quanto mi riguarda, un capolavoro assoluto. Ho amato questo romanzo non tanto per il messaggio che trasmette quanto le innumerevoli sensazioni che la sua lettura sortisce così bene ☺️☺️

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    1. Infatti questa è la prima volta che mi trovo davanti un romanzo che mi ha provocato delle sensazioni così forti e contrastanti. È trascinante con tutto il suo stile e le sue parole.

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