"Il Giovane Holden" di J. D. Salinger


<<Io abito a New York, e stavo pensando al laghetto di Central Park, quello vicino a Central Park South. Chissà se arrivando a casa l'avrei trovato ghiacciato, e se sì, chissà dov'erano andate le anatre. Chissà dove andavano le anatre quando il lago gelava e si copriva di ghiaccio. Chissà se arrivava qualcuno in furgone che le caricava tutte quante per portarle in uno zoo o chissà dove. O se volavano via e basta>>.

@Appuntario

Il sedici luglio 1951 uno scrittore poco conosciuto pubblicava negli Stati Uniti, sotto la firma di J. D. Salinger, un libro che diventò di lì a poco molto più di un best-seller e molto più di un classico, ossia un fenomeno culturale della letteratura americana, "The Catcher in the Rye", in italiano "Il Giovane Holden".
Leggendo questo testo si rimane sedotti dalla sua modernità e si capisce che anche per altri cinquecento anni rimarrà ancora così attuale.
"Il Giovane Holden" descrive quell'età particolarmente critica che è l'adolescenza, eppure quel breve periodo transitorio di cui siamo convinti di esserci lasciato alle spalle si estende molto più della nostra età anagrafica: è lotta e rassegnazione, conquista e perdita sempre nell'esistenza umana. E l'empatia che si instaura tra Holden e il lettore è il vero valore del romanzo.
Jerome David Salinger (1919-2010) fu un autore atipico, per nulla incline alla notorietà, al denaro, e della sua vita, che per la maggior parte passò in solitudine dal resto del mondo, si conoscono poche date e scarsi dettagli.
Dapprima scrittore di racconti per il "The New Yorker" partecipò alla Seconda Guerra Mondiale dal 1942, presenziando ogni volta ad azioni decisive e pericolose come il D-Day, la liberazione di Parigi, l'invasione della Germania; lavorando al tempo stesso alle prime bozze dell' Holden.¹ Con la conclusione del conflitto Salinger cominciò a soffrire di depressione e di disturbi post-traumatici a causa delle recenti esperienze in guerra: "Il Giovane Holden" il suo più grande successo (che dall'uscita ha visto vendere come sessantacinque milioni di copie) fu il risultato di quei tremendi fatti, la presa di coscienza di amare disillusioni e terribili orrori che nessuno aveva neppure tentato di impedirne gli sviluppi.
Dal 1953 visse in un costante isolamento fino alla morte.
Se l'autore iniziò a ritirarsi in quegli anni dalla scena pubblica, "Il Giovane Holden" rappresentò fin da subito una novità narrativa e di linguaggio nel panorama letterario americano del dopo-guerra. 
Vi era riprodotta quell'America di Harry S. Truman in cerca di una rinnovata identità da incollarsi ma già persa nei lunghi drink dei locali notturni, nell'ossessione del sesso, nella ambivalente immagine di benessere e dubbia moralità nell'alta società come nei bassifondi di una New York priva di sentimenti e protezione. Holden ne rivela quel conflitto tra idealismo e materialismo, quella diffidenza nei confronti della società, quell'istinto di distacco dal proprio ambiente.


Il romanzo è ambientato verso la fine degli anni Quaranta, dove Holden Caulfield, un sedicenne della buona borghesia newyorkese espulso dall'ultimo prestigioso college per l'insufficiente rendimento scolastico, racconta (al passato) della sua fuga e del suo vagabondaggio durato tre giorni (alcune settimane antecedenti al Natale).
Le disavventure incontrate forniscono ad Holden di maturare un suo pensiero critico nei confronti della vita adulta in cui sta per entrare.
Nel suo girovagare si imbatte in amici, professori, sconosciuti, persone con più o meno autorità, a cui implicitamente chiede conforto, tuttavia da questi viene infine sopraffatto o guardato con indifferenza o per puro interesse. Si rafforza in lui la decisione di scappare verso l'ovest, lontano dal falso contatto umano ma le ultime ore passate con la sorellina, la sola con la quale ha un rapporto sincero, lo fanno desistere dal suo intento.

Salinger
Illustrazione di R. Vickrey
Lo stile usato da Salinger è tra i primi motivi a suscitare lo stupore e la simpatia del lettore, fin dalle prime righe dell'incipit. Il linguaggio è il frutto dell'espressione orale giovanile, sbrigativa e non articolata, con influssi gergali ed esente di affettazione, informale con una buona quantità di iperbole. "Il Giovane Holden" riprende alcuni degli aspetti narrativi di quella letteratura americana iniziata da Twain e questo contrasto sawyeriano tra società e il microcosmo del protagonista muove l'intero tessuto del romanzo.
Holden Caulfield è insieme eroe ed antieroe, visto attraverso la transizione dall'infanzia all'età adulta è un personaggio contraddittorio: parla come un ragazzo ma pensa come un adulto, si descrive come un grande bugiardo eppure appare il più sincero, denigra l'ingenuità di alcuni libri ma il fatto di leggere lo pone come un lettore forte. In bilico tra realtà e finzione, tra gesti pensati ma mai attuati, Holden esprime tutta la sua ribellione e il rammarico di una società che sente falsa ed ipocrita, dove la ricerca di una identità cozza con il conformismo e l'opportunismo della massa. La società delude con violenza le aspettative di ascolto e comprensione ricercate dal protagonista e la mancanza di comunicazione lo portano ad una alienazione subita e contemporaneamente volontaria.
La celebre, insistente domanda che Holden riversa sulle persone, su dove vadano le anatre quando il laghetto del Central Park si ghiaccia, simboleggia la triste facilità con cui si tende a rimanere intrappolati e omologati a certi schemi della vita, contro la difficoltà di accettarsi coraggiosamente autentici e diversi².
Nello stesso dialogo con l'amica Sally, Holden le propone di fuggire subito, non quando sarà troppo tardi (adulto) e già corrotto ma ora che può conservarsi ancora innocente e libero.
Anche del sesso il giovane ha una visione più pura: se inizialmente accetta l'appuntamento con una prostituta, poi davanti ai suoi modi volgari se ne allontana percependone la carenza di sentimenti. Si indigna all'idea di una ragazza vinta, contro la propria volontà, dal desiderio maschile come della prematura conoscenza dell'infanzia con la sessualità.
Proprio la tematica sull'infanzia costituisce il cardine di tutto il libro, il principale sostegno su cui si basa. In una serie di battute con la sorellina Phoebe, Holden le confida quale professione, se potesse essere veramente libero, vorrebbe realizzare, prendendo spunto da una poesia di Robert Burns da lui erroneamente tradotta³:

<<Ad ogni modo, io mi immagino sempre tutti questi bambini che giocano a qualcosa in un grande campo di segale e via dicendo. Migliaia di bambini, e in giro non c'è nessun altro - nessuno di grande, intendo - tranne me, che me ne sto fermo sull'orlo di un precipizio pazzesco.
Il mio compito e acchiapparli al volo se si avvicinano troppo, nel senso che se loro si mettono a correre senza guardare dove vanno, io a un certo punto devo saltar  fuori e acchiapparli. Non farei altro tutto il giorno. Sarei l'acchiappabambini del campo di segale>>.

Attraverso questa commuovente metafora entrata di diritto tra le citazioni più belle della letteratura, Holden esterna il suo bisogno di salvare l'infanzia dalle brutture della vita, proteggere i bambini (o gli indifesi) dalle disillusioni, renderli impermeabili da cocenti realtà.
Nondimeno nelle ultime pagine, quando il ragazzo vede la sorellina girare felice sulla giostra cercando pericolosamente di acchiappare l'anello d'oro sospeso in alto sopra di lei, comprende quanto questi abbiano il bisogno di aggrapparsi ai propri sogni, nonostante la paura di una caduta.

<<I bambini cercavano tutti di acchiappare l'anello d'oro, anche la vecchia Phoebe, e io avevo un po' paura che cadesse da quell'accidenti di cavallo ma non ho detto né fatto niente. I bambini sono così, quando vogliono acchiappare l'anello d'oro devi lasciarglielo fare senza dire niente. Se cadono, cadono, ma se gli dici qualcosa è brutto>>.

Nel corso del tempo molti hanno ravveduto nella rabbia e nella rivolta di Holden la repulsione di Salinger verso la guerra in cui aveva combattuto e l'orribile visione che aveva tratto dai campi di concentramento. Tuttavia scrivere questo è dire ben poco.
"Il Giovane Holden" è un'opera dove l'irriverente ironia si alterna alla più amara drammaticità e a riflessioni di insospettabile profondità e tenerezza. Non è un romanzo sull'adolescenza perché Holden Caulfield rispecchia i nostri stessi timori, dubbi, incomunicabilità, domande a cui non sappiamo trovare risposte, al di là della nostri anni.
Guardando fra i ritagli di giornali di mia sorella, ho trovato questa frase che lo scrittore William Faulkner, fra i primi lettori entusiasti dell' Holden, aveva scritto in proposito, e penso sia il pensiero più azzeccato fra i tanti:
<<Secondo me, la tragedia di Holden non era che non fosse abbastanza forte, o abbastanza coraggioso, o abbastanza meritevole per essere accettato nell'umanità. La sua tragedia è che quando cercò di entrare a far parte della razza umana, lì non c'era nessuna razza umana>>.



M.P.




¹ Si racconta che durante lo sbarco in Normandia Salinger avesse con sé i primi sei capitoli dell'Holden.
² Su questa che è diventata la più nota ed enigmatica frase di Holden si sono succedute svariate interpretazioni: ognuno a seconda della propria sensibilità può trovarne una propria. Questa che ho scritto è un pensiero personale.
³ Sulla traduzione del titolo di Salinger e del fraintendimento di Holden con la poesia di Burns si può guardare la postfazione dell'Einaudi, ben scritta ed esaustiva.







Libro:

"Il Giovane Holden", J.D. Salinger, Einaudi

Commenti

  1. Continuo a sentire come una mancanza colpevole il non aver ancora letto questo classico della narrativa americana e di formazione: nei libri scolastici è regolarmente richiamato e automatizzato e ogni volta mi imbarazza non aver ancora conosciuto Holden... Ma come si fa a leggere tutto ciò che meriterebbe di essere letto?

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    1. Anch'io ho molte lacune, soprattutto per quanto riguarda la letteratura antica e sento che questa mancanza pesa molto... Purtroppo questo è il nostro unico problema: riuscire a leggere tutti i libri che in qualche modo ci coinvolgono e ci incuriosiscono ma è normale (e doloroso) tralasciarne alcuni. Ci vorrebbero tante vite quante ne leggiamo!

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  2. Lessi questo libro millenni fa, a scuola, non ricordo se alle medie o al primo anno di liceo; ma come spesso accade per i testi oggetto di commento scolastico, il gusto della lettura finiva per essere soffocato e smembrato dall'analisi critica. È uno di quei libri che mi riprometto di leggere adesso, in età matura e libera dai vincoli scolastici.. e questa recensione non fa che invogliarmi a recuperarlo dallo scaffale...

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    1. Ti ringrazio Letizia! Capita di leggere a scuola dei romanzi di cui non prestiamo abbastanza attenzione (per svariati motivi) ma che poi ripresi qualche anno dopo (senza quell'urgenza di capire) ci sorprendono. "Il Giovane Holden" è uno di quei libri che dovrebbero essere letti a qualunque età.

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