"La Lettera Anonima" di Andrea Camilleri


Fu inverso la fini del milli e novicento e quarantacinco che a Vigàta scoppiò, va a sapiri pirchì, 'na pidemia violenta di littre nonime.

Durante la chiusura totale per il Covid19 posso dire di aver letto abbastanza (come poche volte è capitato nel quotidiano), e ne ho approfittato dedicandomi alla lettura di quei libri a lungo trascurati, tra cui "La Certosa di Parma" che giaceva fermo nella libreria da sei anni.
Con la ripresa l'estate è stata invece poco redditizia di letture (anche per via di vicende personali), così dopo "Emma" della Austen non sono più riuscita a leggere nulla. La svolta si è presentata con questo libricino di Andrea Camilleri (1925-2019).
Mi rammarico solo ora di non aver prestato sufficientemente attenzione al maestro siciliano, se non dopo la sua scomparsa prendendo in mano il suo testamento poetico "Conversazione su Tiresia" che mi ha riportata ad un genere di letteratura intellettualmente e civilmente impegnato, cui mi sento legata.
Questo libricino è uscito in edicola omaggio del giornale "La Repubblica" che ad un anno dalla morte dell'autore ha riunito alcune storie ambientate tutte nel celebre paese uscito dalla sua penna, Vigàta: piccoli racconti perduti in un passato lontano ma dagli effetti presenti.
"La Lettera Anonima" confluisce in una raccolta di otto racconti pubblicata dalla casa editrice Sellerio nel 2012, sotto il titolo di "La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta" in cui vengono narrati avvenimenti tra la fine del XIX secolo e la prima metà del secolo dopo.
Estrapolato dal libro "La Lettera Anonima" è un racconto breve, in lingua siculo-camilleriana, dalla vicenda collocata in una Vigàta appena uscita dal dopo-guerra, guardata attraverso un'epoca che se ne stava andando ed un'altra nuova che vi affiorava.

Verso la fine del 1945 Vigàta viene sorpresa da un intollerante afflusso di lettere anonime destinate a molti dei suoi residenti, che proprio come una epidemia si scagliano violente sui poveri malcapitati senza distinzioni di ceto. Le lettere denunziano pero lo più tradimenti e "il letto e le sue conseguenze" e provocano imbarazzanti disagi nel piccolo paese siciliano, che con la maggiore crescita del malcontento vede riunirsi i suoi più importanti rappresentanti allo scopo di scoprire il prima possibile l'anonimo o gli anonimi mittenti.
Contemporaneamente il giallo si intreccia con la trama del professor Ernesto Bruccolieri, vittima anch'egli di insidiose lettere anonime.

Nel piccolo racconto di quarantaquattro pagine Vigàta fa da modello all'amata provincia siciliana, qui catturata nel periodo post-bellico di una Italia che si scopre misera ed analfabeta, ancora politicamente divisa ed incerta, e da questo mesto sfondo si sviluppa un dramma borghese quasi ottocentesco.
La storia risuona del folklore tipico e di motivi arcaici che si perdono in un passato lontanissimo, tra le leggi che regolano i sentimenti e l'onore insieme a piccoli cenni di vita ancora antica ( "loro prifirivano il parlato allo scrivuto").
Il racconto non ha di per sé nulla di eccezionale o di particolare maestria ma sembra realizzato per riprodurre più una tematica giocosa in un determinato contesto storico e geografico: infatti alla soluzione del caso non si arriverà mai, tanto che questo comincerà a  perdere, lungo le pagine,  il cardine della trama, per giungere ad una riflessione odierna mai scontata e che ricorda per i fatti narrati "La Mala Ora" (1962) dello scrittore colombiano Gabriel García Márquez.
Pensavo di trovare delle difficoltà nella comprensione del testo a causa delle strette inflessioni dialettali ma ci si rende presto conto quanto la lingua è la verza forza comunicativa del suo autore, l'espressione più alta della sua arte, capace di interpretare da sé tutta la complessità del pensiero camilleriano.


M.P.





Libro:

"La Lettera Anonima", A.Camilleri, La Repubblica


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