lunedì 10 giugno 2019

"Cambio di Rotta" di Elizabeth Jane Howard


E di colpo, siccome io pure vorrei ridere ma non ne sono capace, ho avuto una visione di noi tre bloccati in quella scena che si ripete all'infinito, nel nostro minuscolo mondo fatto di reciproche concessioni, equivoci elevati a tradizioni di famiglia e una specie di disagio idiosincratico.

Appuntario


Sembra che il mese di Giugno abbia riportato un po' di equilibrio a questa pazza, tarda primavera segnata da cieli grigi e forti piogge che lentamente stanno lasciando il passo a giornate di luce, aria più calda e tempo da trascorrere fuori casa: sono le stesse sensazioni già pregustate, tempo addietro, nella mia mente grazie alle splendide immagini marine tratteggiate nella mia ultima lettura della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard (1923-2014), "Cambio di Rotta".
Pubblicato nel 1959, è considerato il meno soddisfacente della fortunata autrice, forse per via del suo testo non ancora profondamente maturo e studiato, come nei successivi "Il Lungo Sguardo" e la saga famigliare dei Cazalet o per via della sua trama ritenuta statica e inespressiva.
In realtà "Cambio di Rotta", pur risultando tra i suoi primi scritti, è un romanzo a quattro voci, che volgendo lo sguardo oltre il dettaglio, si sposta su quel campo lungo che è la libertà e i sentimenti e le storie di cui siamo portatori.


Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia della ristretta élite culturale e mondana della Londra di fine anni Cinquanta. Ricchi e spesso in viaggio grazie alla professione di Mr Joyce, drammaturgo di fama internazionale, vivono una relazione di pura facciata, dove dietro banchetti ufficiali, aperitivi consumati da un continente all'altro, tournée teatrali e promozioni pubblicitarie, si nascondono acredini e egoismi accumulati nel tempo: Emmanuel tradisce la moglie con flirt di poco conto, Lillian, malata di cuore, si aggrappa debolmente al suo matrimonio fallito e allo straziante ricordo della loro figlia morta prematuramente. A bilanciare questi due diversi pesi, è presente da anni Jimmy Sullivan, manager di Emmanuel e spalla fidata di Lillian.
Il terzetto sembra dirigersi nel solito quotidiano, fatto di inganni e reticenze, quando compare sulla scena Alberta Young, giovane ragazza di campagna assennata e modesta, nuova segretaria di Mr Joyce, che inserendosi con garbo nelle loro consuetudini, si fa apprezzare per le sue qualità umane, tanto da poter aspirare, per la sua bella voce e presenza, al ruolo della protagonista di una commedia dello scrittore.
Alberta diventa il catalizzatore inconsapevole delle loro vite.
In vacanza in un'assolata isola della Grecia, in riparo da giornalisti e mondanità, tra ristoranti, lunghe passeggiate e nuotate, i bei tramonti sulle terrazze, il mare, il cielo azzurro e il caldo divengono il luogo perfetto per far fuoriuscire i loro animi repressi e ora in subbuglio.

Anche questa volta la Howard mi ha colpito, per la finezza stilistica, i temi sussurrati, per quelle intime confessioni, così genuine e difficili da trascrivere che solo una donna di grande coraggio avrebbe potuto mettere per iscritto.
Distaccandosi un poco dalla tematica principale delle sue opere, la condizione femminile del secondo Novecento, la Howard offre uno spaccato di vita di quella società intellettuale, quasi hollywoodiana, pervasa da apparenze e grandi vuoti interiori.
L'intreccio si basa sulla trasformazione e redenzione di una coppia ma si apre ad introspezioni psicologiche di personalità complesse in attesa di un cambiamento. Unica a subire un "non voluto" cambiamento è Alberta, figura collante fra i tre personanggi e insieme ad Emmanuel (il solo ad essere raccontato in terza persona), motore della vicenda.
Bello lo sfondo del limpido mare della Grecia, dove il dramma si consuma e incoraggia la perdita di inibizioni e a svelare la realtà dei vari sentimenti, ad aprire passate ferite e scoprire nuovi affetti; un topos letterario che mi ha rimandato alle intense narrazioni di Elizabeth von Arnim (1861-1941) ("Un Incantevole Aprile" ) o a trovare similitudini con la già citata Jane Austen (Alberta è figlia di un vicario e e immune da denaro e frivolezze) e come in questa l'attenzione è tutta rivolta all'amato microcosmo, quel mondo meno noto ma più toccante, che procede a ritmo più veloce rispetto all'ambiente esterno.

<<Mi pare che ci siano due modi di vivere, e quando sembra che a uno non succeda granché è perché molto accade nella sua vita interiore>>.

D'altronde il cambio di rotta di Elizabeth Jane Howard non va propriamente inteso come un varare verso altre direzioni, ma riprendere in mano la vita, prendere coscienza del proprio posto nel mondo, capire pur tra gli inciampi la vastità della vita che ancora abbiamo davanti.





M.P.






Libro:

"Cambio di Rotta", E. J. Howard, Fazi Editore

2 commenti:

  1. Di questo romanzo ho adorato il modo in cui la Howard intesse le relazioni fra i personaggi e definisce ciascuno di essi in questo sistema di confronto. L'introspezione è perfetta, l'ambientazione aggiunge ulteriori suggestioni...

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    1. Amo molto la sua profonda introspezione psicologica, il sottile rapporto che lega i suoi personaggi e tutti i sentimenti che riesce a tirare fuori, da grande scrittrice.

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