Quella ricerca di equilibrio artistico tra la vita e rappresentazione della vita, "Al Faro" di Virginia Woolf

 [...] ma a questo punto le case erano ormai scomparse da entrambi i lati ed erano giunti alla banchina, e la baia si apriva tutta di fronte a loro, e la signora Ramsay non poté fare a meo di esclamare: "Oh che bello!". Il vasto specchio d'acqua azzurra le stava di fronte: l'antico Faro distante, austero, al centro; e sulla destra, fin dove l'occhio poteva arrivare, le verdi dune coperte di erbe selvagge digradavano in pieghe morbide, profonde, come verso un paesaggio lunare, spopolato.


"Swanage Bay" (1901), Charles Conder


In queste ultime settimane di ritrovata (seppur ancora limitata) libertà di movimento, ho ultimato la lettura di un libro che definirei, per le suggestioni suscitate e le visioni scaturite, "di ampio respiro".
A due anni ormai dalla mia prima conoscenza di Virginia Woolf (1882-1941) con il romanzo "La Signora Dalloway" (1925) ho voluto ancora una volta riprendere la scrittrice inglese (che tanto mi aveva appassionato), cimentandomi con l'opera successiva, "Al Faro", considerata tra le sue più belle e complesse creazioni.
La Woolf ha sempre avuto l'insolita peculiarità di disorientare al primo impatto il lettore e portarlo a chiedersi cosa in realtà stia leggendo, e nonostante ci siano numerose commemorazioni e fondazioni volte a celebrare il suo lavoro di autrice e intellettuale a tutto tondo, viene da molti o amata o detestata, senza  incontrare mezze misure.
Da ragazza cominciai a leggere uno dei suoi primi romanzi "La Crociera" (dove il tanto temuto stream of consciousness ancora non era abbastanza ampliato) ma non ero nemmeno arrivata a metà che lo abbandonai.  Poi mia sorella mi prestò una raccolta di racconti "La Signora Dalloway in Bond Street"  e assumedolo così in pillole iniziai a prendere confidenza con il mondo Woolf, fino alla completa risoluzione e ammirazione con la Dalloway.
Certo leggere la Woolf non è una passeggiata di piacere, e non tanto per lo stile adottato (lo stracitato flusso di coscienza) quanto per la sua scrittura essenzialmente figurativa e poco letteralmente esplicita, la carenza del discorso diretto e di una trama definita come la quasi assenza del tempo e la centralità manifesta nei moti interiori dei personaggi, che sconvolgono e coinvolgono i rapporti umani.  Risulta quindi difficoltoso afferrare il significato di ogni singola parola o messaggio tanto criptico, ma basta per ciò arrivare a quelle percezioni, sentimenti, più o meno epifanici che fuoriescono dal testo, perché la Woolf non fa che portare avanti quel <<microcosmo austeniano>> dove quel che avviene dentro di noi è più vivo e reale di quello che accade fuori, esternamente.
Pubblicato nel 1927 presso la Hogarth Press (la casa editrice dei coniugi Woolf) "Al Faro" è definito dalla scrittrice più come una elegia che un romanzo, quindi in superficie una sorta di catarsi autobiografica¹ costituita da un linguaggio fecondo di tropi, dominata non da azioni ma di complessità psicologiche.
Incentrata sulla benestante ma non ricca famiglia dei Ramsay e sul loro prima impossibile e poi possibile raggiungimento del Faro durante il soggiorno estivo nell'isola di Skye nelle Ebridi scozzesi, è narrata in terza persona a cui si aggiungono le diverse prospettive e pensieri dei vari personaggi: la famiglia e i loro ospiti.




L'opera espone un impianto narrativo vasto ed intricato, compreso in arco di tempo che va dal 1910 al 1920, trascinandosi dietro le insicurezze e i drammi di tre epoche, quella post edoardiana, il primo conflitto mondiale e il dopo guerra.
Tre sono anche i tempi che dividono il libro.
In "La Finestra" (sviluppato in un pomeriggio e sera) i signori Ramsay trascorrono la bella stagione nell'abituale casa al mare, davanti al Faro, insieme ai loro otto figli. Mr Ramsay è un filosofo, famoso per aver dato alle stampe un libro di successo, dalla cui pubblicazione poi non è più stato in grado di scrivere qualcos'altro di altrettanto geniale, ed ora è fortemente demotivato e debole, mentre Mrs Ramsay è una donna bella, materna, legata ancora alle vecchie convenzioni eppure accogliente e dispensatrice di docili sentimenti.
Alla famiglia si aggregano alcuni opsiti: Lily Briscoe, pittrice intenta a realizzare un ritratto dell'amica Mrs Ramsay, il botanico William Bankes, ex amico di vecchia data di Mr Ramsay, il poeta Augustus Carmichael, Charles Tansley, allievo presuntuoso di Ramsay, Minta Doyle e Paul Rayley, coppia in procinto di fidanzarsi. Il punto focale della narrazione (presentata subito in media res) sta in una escursione al Faro che la compagnia, e in particolare il più piccolo dei Ramsay, vuole intraprendere il giorno successivo ma presto annullata per un possibile peggioramento del tempo e quindi posticipata ma mai infine intrapresa.
In questa parte veniamo a conoscenza delle storie personali dei vari personaggi, delle loro fragilità, intrecci e desideri, dei legami più o meno contrastati che intercorrono fra di loro. La presenza maggiormente riempitiva è la figura di Mrs Ramsay, collegamento e coesione di tutto il romanzo.
In "Il Tempo Passa" (compreso in una notte che abbraccia dieci anni) viene mostrata la casa, ora abbandonata e lasciata all'incuria del tempo, in rovina, abbattuta dall'inesorabilità del buio, del vento e della polvere, ove solamente il Faro con la sua luce osa entrare e posarsi su pareti e oggetti, infine squassata dal frastuono terribile della Grande Guerra. Nel mentre vengono enunciati i lutti della famiglia e innanzitutto la morte di Mrs Ramsay.
Proprio quando la casa sembra sgretolarsi definitivamente, il processo di decomposizione viene arrestato con il nuovo ritorno dei superstiti.
Nell'ultima sezione "Al Faro" (della durata di un mattino) Mr Ramsay e due dei figli riescono con il bel tempo a raggiungere il Faro e Lily a concludere il quadro.

Guardando esclusivamente la trama, l'opera sembra non voler dire nulla, apparendo statica e lenta, ma la sua cornice racchiude uno sfondo molteplice, astratto e colorato. È un viaggio fisico ed interiore, un'Odissea che partendo da un malessere arriva ad una risoluzione e come la prima, anche questa, verso un finale aperto.
Mrs Ramsay è il cuore del libro, sia la sua presenza che assenza vi pesano; è la sua origine e conclusione. Anfitrione al femminile si fa ricettacolo di vita, emozioni, dolore, assimila ed incarna la luce, il Faro, il tempo, la casa, il quadro, la vita; è una figura protettrice ed assertiva. 
Diversamente dagli altri il cui pensiero si ferma a loro stessi, quello di Mrs Ramsay si sposta verso il mondo, la sua bellezza e le sue angosce.
Protagonista insieme alla Ramsay è presentata Lily Briscoe, donna indipendente; ammira e ama la padrona di casa pur non condividendone le opinioni circa la posizione sociale delle donne. Per la Ramsay la migliore prospettiva è ancora il matrimonio (si nota il suo impegno nel fidanzamento della coppia Doyle-Rayley), al contrario Lily ribadisce la propria autonomia e la sua realizzazione nel campo artistico. Il compito che si prefigge Lily è quello di ritrarre l'amica, ma non per diletto, vuole altresì carpirne con il suo pennello l'essenza, e come si vedrà avrà successo solo anni dopo. Lily è un personaggio felice nonostante sia tormentato nella sfera professionale e privata ma comunque importante perché in lei riconosciamo la stessa Virginia Woolf e ne scrutiamo sorprendentemente il suo processo creativo di scrittura:

<<Quando guardava, vedeva tutto i modo chiaro, netto, ma quando prendeva in mano il pennello, le cose cambiavano>>.

Nell'Inghilterra post edoardiana ancora raccolta in rituali, etichette, nella forma che regola i rapporti umani, la Woolf indaga nella mancanza di connessione tra gli uomini, nella loro comunicazione fittizia, non spontanea né sincera, fatta solo di apparenza e consuetudini.
Esempio è la lunga scena della cena (nell'ultimo frammento di "La Finestra") : è il punto culminante, dove la prosa diviene ancora più interiore, fitta di metafore; sono pagine di grande bellezza e maestria, quelle in cui si svelano i turbamenti di ciascun commensale. Davanti al lettore vengono messi a nudo, tolte le maschere, la verità compare all'improvviso lampante nella sala e prepotentemente piomba la terribile scoperta dell'effimero delle cose, delle persone (la citata poesia di Tennyson fa da preludio alla Guerra Mondiale) e la vana resistenza al tempo.
Ognuno dei personaggi subisce questa continua lotta tra la vita esterna, piatta e comune, contro la vita interiore, molto più ricca e mutevole, e anche il tempo subisce una scissione: quello matematico (lo scorrere fluido del tempo) e quello psicologico (interiore) dai quali scaturisce "il momento" (il celebre moment of being woolfiano), reale e significativo, dove il personaggio mostra il suo vero essere tangibile; da qui si apre l'istante epifanico.
Nella parte finale del libro Lily, sofferente per la mancanza di Mrs Ramsay e il buio periodo che sta attraversando, nell'atto del dipingere cerca una connessione tra arte e vita. L'equilibrio tra Mrs Ramsay e il quadro diventa l'equilibrio tra la vita e la rappresentazione della stessa: la possibile comprensione della prima e la sua trasposizione in arte.
Quando nell'istante epifanico Lily riesce a catturare l'essenza non le importa cosa ne resterà dell'opera, lei ha reso la sua visione, il momento, l'opera eterna.

<<Guardò il quadro. Quasi di sicuro la sua risposta sarebbe stata: "io", "tu", "lei" passiamo, dileguiamo. Niente resta. Tutto muta. Ma le parole no, né la pittura>>.

Così finito il quadro si completa il libro². Il dolore e l'assenza colmati, il Faro raggiunto.
La Woolf qui sembra quasi dire che solamente a distanza di anni possiamo comprendere la portata di certi eventi o cose che a noi si addossano, e trarne un'altra osservazione e prospettiva: solo attraversando il buio si può giungere alla Luce.



M.P.



¹  Nelle figure dei Ramsay rivivono il padre e la madre della scrittrice.
² Il quadro metaforicamente è il libro stesso.



Libro:

"Al Faro", V. Woolf, Feltrinelli



                               "La Signora Dalloway"



Commenti

  1. Bellissimo. Vorrei leggere tutto ma non ho tempo. Con questo post mi hai tolto perlomeno quel languorino di Woolf che avevo.

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