giovedì 10 gennaio 2019

"Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar


Non saprò mai se questo calore, se questa dolcezza emanavano solo dal più profondo dell'essere mio, prove estreme d'un uomo in lotta contro la solitudine e il freddo della notte. Ma la domanda, che si pone anche in presenza dei nostri amori viventi, oggi non m'interessa più: poco m'importa se i fantasmi da me evocati vengano dai limbi della mia memoria o da quelli d'un altro mondo. La mia anima, se pure ne posseggo una, è fatta della stessa sostanza degli spettri; questo corpo dalle mani gonfie, dalle unghie livide, questa triste carne già per metà in dissoluzione, quest'otre di mali, di ambizioni e di sogni, non è molto più solido né più consistente d'un ombra. Non mi distinguo dai morti se non per la facoltà di soffocare qualche momento ancora; in un certo senso, la loro esistenza mi sembra più certa della mia.

Foto di Appuntario

Dopo aver concluso il 2018 con il consueto riepilogo di tutte le letture intraprese, mi appresto ad un nuovo anno letterario con il romanzo "Memorie di Adriano", iniziato durante gli ultimi giorni di dicembre e finito con i primi di gennaio.
Ho la fortuna di abitare a pochi chilometri dal centro di Roma e al tempo stesso nemmeno lontana da quei gioielli architettonici che sono la Villa d'Este e la Villa Adriana di Tivoli. Se da ragazza la mia preferenza andava alla prima, col tempo e l'età matura, ho potuto vedere quelle statue, colonne, mosaici bellissimi, ciò che era rimasto, sotto una luce nuova, e come qualcosa che poteva anche essere mia.
Villa Adriana, non meno del Colosseo, riflette tutta la grandezza di quel che fu Roma allora, nel culmine della vastità e dello splendore, e la personalità del suo creatore imbevuto di bellezza filoellenica e poesia, l'imperatore Adriano (76 d.C.-138).
"Memorie di Adriano" è stato un libro che ho amato molto; l'ho sentito mio, vicino ai miei, ormai passati, studi e a quel legame invisibile che stringe tutti noi ad un passato lontano, che è il nostro dopotutto. Non posso che ringraziare per lo spassionato consiglio l'amica blogger Cristina di Athenae Noctua e il suo invito a questa lettura.
 L'opera fu pubblicata nel 1951, sei anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e di quel mondo apocalittico chiusosi, questo testo sembra voler ristabilire il dovuto ordine o, almeno, una vaga speranza di poterlo fare.
"Memorie di Adriano" si presenta sotto forma di una lunga epistola, in cui non viene data molta importanza ai dati storici o prettamente biografici dell'imperatore, ma ai suoi ragionamenti personali, ai ricordi, al suo mestiere di padrone di un grande ed affollato regno e di uomo, al suo mondo che funge da passaggio da sé all'avvenire.
Il genio creatore è quello della scrittrice belga Marguerite Yourcenar (1903-1987), una donna che meriterebbe di essere conosciuta quanto il suo capolavoro: amante degli studi classici e instancabile viaggiatrice; ribelle, tanto da vivere apertamente la sua relazione con una donna nei primi anni del Novecento, e dopo la morte di questa, innamorarsi di un uomo. Accanto a questi suoi grandi amori è stata seppellita negli Stati Uniti.


Quello che doveva essere un semplice resoconto dei sintomi di un male incurabile e di una vita che va lentamente spegnendosi, rivolta all'amato nipote adottivo, il giovane Marco Aurelio, diventa per l'imperatore Adriano il motivo per raccontare un'esistenza intera.
Narranta cronologicamente in prima persona, dalla sua nascita in un villaggio della Spagna a poche ore prima della sua morte a Baia, ripercorre  insieme gli anni del principato ereditato da Traiano, giunto alla sua massima espansione territoriale e culturale ma già precario per la moltitudine di popoli coesistenti, i deboli confini da difendere, le prime crepe intraviste nel sistema politico e su tutto la figura di Adriano, preso dalle drammatiche istanze del suo ruolo di princeps e filosofo illuminato insieme.
Di non minore importanza è il periodo storico rivelato dalla Yourcenar: ispirata da una frase dello scrittore francese Gustave Flaubert, sceglie un momento preciso, quando dopo la caduta degli dèi e la non ancora diffusione del cristianesimo, solo l'uomo è stato al centro degli eventi, libero da pressioni e paure ancestrali. E Adriano diventa il simbolo di questo nuovo uomo, moderno, di lettere, viaggiatore, arbitro del proprio destino e lungimirante nel pensiero e proprio in quest'ultimo il protagonista percepisce la diversità che lo contrappone all'uomo antico: non la capacità di arrivare fisicamente ad un punto desiderato, ma quanto averlo attraversato con il pensiero stesso.
«Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo», Adriano si fa cosciente portavoce di quei valori come gli ideali greci di armonia e democrazia, dell'eternità di Roma, del pensiero umano espresso nei libri e la sopravvivenza di tutti questi dovuta ad un governo di pace, terreno fertile per il presente e l'avvenire.
L'imperatore romano non può comunque personificare un modello perché, come uomo, è limitato dalla potenza delle passioni e qui per l'amore/odio bruciante e poetico verso il fanciullo Antinoo.
Il suo narrarsi non include unicamente la meditazione di concetti elevati e raffinati, carichi di tensione e presagi bensì amletiche riflessioni sulla divinità, la vecchiaia, la morte, le sofferenze che completano il genere umano.
La vera genialità della Yourcenar è stata quella di aver azzerato la distanza tra noi e Adriano; non ci sono tutti questi secoli a separarci: i suoi dubbi, il suo vivere e sentire non differiscono molto dal nostro; il passato non è un concetto inavvicinabile e cupo.
Mi sono lasciata liberamente trasportare dai suoi viaggi, presenziare ai riti oscuri, guardare come lui le costellazioni salire allo zenit nella bellezza di una notte siriaca, chiudermi dietro le tende dell'isolotto della Villa e ho sentito come lui, quel timore che è stata l'inquietudine della Yourcenar: un mondo in preda al panico tra indicibili efferatezze.

Come l'iniziato mitriaco, forse anche l'umanità ha bisogno del bagno di sangue e di passare periodicamente nella fossa funebre. Vedevo tornare i codici feroci, gli dèi  implacabili, il dispotismo incontestato dei principi barbari, il mondo frantumato in Stati nemici, eternamente in preda al terrore. Altre sentinelle, minacciate da altri dardi, andranno su e giù di ronda nelle città future; il gioco stupido, osceno e crudele continuerà, e la specie umana invecchiando vi aggiungerà senza dubbio nuove raffinatezze d'orrore. La nostra epoca, di cui conoscevo meglio di chiunque altro le insufficienze e le tare, forse un giorno sarà considerata, per contrasto, come una delle età dell'oro dell'umanità.

Parlare di questo testo come di una difesa della conoscenza, di custodia della bellezza e ammonimento per il domani, è dir poco.
Molto più delle splendide e ricorrenti frasi sui libri, sul passato greco e l'avvenire, sono rimasta colpita da una delle ultime righe del libro: «Fino all'ultimo istante, Adriano sarà stato amato d'amore umano» : la pietà e la dolcezza sono le più grandi consolazioni dell'esistenza umana.

M.P.




Libro:

"Memorie di Adriano", M. Yourcenar, Einaudi

2 commenti:

  1. Sono contenta che questo libro abbia acquisito una lettrice in più e di averti spinta ad incontrarlo (anche se so che, con la sua aurea immortale, si sarebbe comunque imposto alla tua attenzione). Ogni volta che leggo qualche commento su Memorie di Adriano, mi viene voglia di riprenderlo, perché è un testo talmente profondo e denso che ciascuno mette in luce aspetti che ad altri possono essere sfuggiti. Le tue conclusioni, ad esempio, hanno risvegliato la curiosità per un aspetto cui non ho forse dato sufficiente importanza, quindi proverò a seguire questo tipo conduttore, quando lo rileggerò.

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    1. Sicuramente il libro si sarebbe presentato, magari in un secondo momento e soprattutto dopo la mia visita lo scorso anno alla Villa... ma una spinta ci vuole e ti ringrazio di aver anticipato i tempi.
      Beh, penso che questo testo sia così ricco di riflessioni, simbologie, interpretazioni che una recensione non basterebbe per elaborare tutto; inoltre anche l'età in cui una persona lo legge conta molto: ad una età più matura ci colpiscono maggiormente certe visioni.

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