"Yoshe Kalb" di Israel Joshua Singer


<<Tu che sei sotto giudizio>>, lo interpellò il presidente, che non sapeva come rivolgerglisi. <<Come ti chiami?>>
<<Non lo so>>.
<<Non lo sai?>>, ripeté il presidente, perplesso. <<Se non lo sai tu chi sei, chi altri potrebbe saperlo?>>
<<Nessun uomo sa chi è>>, rispose lo straniero.
<<Impossibile>>, mormoravano i rabbini. <<Non capisco>>.

"Festa durante un matrimonio ebraico", Jacob Vassover


Essere catapultata nel lontano mondo di Israel Joshua Singer (1893-1944) è tra le esperienze più felici che ho abbracciato da lettrice.
Con "Da un mondo che non c'è più" , "La Famiglia Karnowski" , e "I Fratelli Ashkenazi" , ho conosciuto quel mondo ebraico arcaico andato perduto con le Guerre Mondiali, quella cultura yiddish così cerimoniosa nelle usanze e nei costumi e insieme carica di contrasti da sconfinare oggi nella storia immaginaria.
"Yoshe Kalb" viene difatti raccontato da Singer utilizzando motivi fiabeschi, aprendosi al mistico e all'enigmatico, eppure la storia di Yoshe Kalb è autentica, ispirata da un fatto accaduto realmente nella Galizia dell'impero asburgico, agli inizi del XX secolo, che arrivò a sconvolgere il mondo chassadico dell'epoca¹.
Il romanzo ebbe una grande importanza per la carriera dell'autore, perché vide il suo ritorno alla lingua yiddish dopo la disavventura della prima opera "La Fuga di Benjamin Lerner" (1927) che ne comportò il breve rifiuto².
"Yoshe Kalb" pubblicato nel 1932, riscosse invece un ottimo successo di pubblico e critica, tanto da essere adattato per il teatro, lo stesso anno a New York, diventando il lavoro più apprezzato nella storia del teatro yiddish e spianando la strada alla popolarità dello scrittore.
L'ambientazione segue la cronaca storica addentrandosi nella sfarzosa corte rabbinica di Nyesheve.


Rabbi Melech di Nyesheve è considerato un dotto e un santo, oltre che rabbino galiziano più ricco del posto. La sua cerchia è più simile una corte reale, regolata non meno dagli stessi rituali: numerosa tra figli, nipoti e pronipoti, tutti assorbiti dal compito di ereditare il futuro impero, e sorvegliata dall'efficace assistente del rabbino, il gabbai Israel Avigdor.
Rabbi Melech è impaziente di convolare a nozze, per la quarta volta, con Malkah, una ragazzina orfana e priva di dote, ma prima, secondo la Legge, deve maritare la figlia minore Serele, ancora nubile.
Le trattative si concludono con il matrimonio di Serele con il taciturno e serioso Nahum, figlio del rabbino di Rachmanike.
Ben presto tra Malkah e Nahum, matrigna e figliastro, si apre una comunanza di sentimenti e affinità silenziose: sono due anime solitarie e ribelli chiuse in un angolo di mondo angusto. La natura selvaggia e passionale dell'una dischiude quella ombrosa dell'altro, ma quando Malkah muore di parto, Nahum sentendosi colpevole di aver violato la Legge fugge.

<<Ma Nahum fissava le pagine e non vedeva le lettere. Vedeva un solo volto. Lo vedeva dovunque: sul coperchio intagliato della sacra Arca che conteneva i Rotoli della Legge, sul velluto in cui erano avvolti, nel rosso cielo della sera verso cui lasciava vagare il suo sguardo, e persino nelle venerabili lettere dell'Ineffabile Nome di Dio, sull'Arca. Solo quando aveva davanti le pagine della Kabbalah riusciva a leggerle, poiché esse gli parlavano di lei>>.

Anni dopo a Bialogura, nella Polonia russa, per epurare una incredibile e violenta epidemia la comunità ebraica decide di far sposare la figlia ritardata del custode della sinagoga con un mendicante straniero poco intelligente, Yoshe detto Kalb (il tonto), credendo in questo modo di scacciare la pestilenza. Tuttavia la notte delle nozze Yoshe scappa e a quel punto tra Nyesheve e Bialogura si accende il sospetto sulla similarità dei due fatti: Nahum genero di un santo rabbino e Yoshe Kalb il mendicante sono la stessa persona? Come può un uomo colto avere la medesima identità di un tonto? Come è possibile che un uomo cresciuto nei palazzi sia anche quello che ha battuto le strade più miserabili? Chi è Nahum? Chi è Yoshe?

Rispetto alle opere della maturità "Yoshe Kalb" è un testo più lirico, venato da una illuminante sensualità impossibile da far passare in secondo piano. Le note finemente erotiche percorrono le pagine di Nahum e Malkah dando ampio respiro alla lettura e ad un ambiente soffocato di inibizioni e rigidità; la loro passione che si sviluppa muta e paziente rompe il rigore di un ordine sociale e morale, rappresentando la naturale disubbidienza.
Anche qui è presente la rievocazione della remota civiltà ebraica, con le donne dal capo coperto dal fazzoletto di seta, gli uomini in preghiera legati con i filatteri, i grassi matrimoni, l'abbondanza e il trambusto dei mercati, controverse credenze che si annodano alla legittima fede, superstizioni che si fanno largo nell'ignoranza: un operazione nostalgica che si addossa al tempo stesso di una pesante critica al più feroce integralismo.
L'epidemia che si sparge tra le vie di Bialogura viene vista dagli ebrei come un castigo voluto da Dio eppure questi si rendono ancora più crudeli e disonorevoli; nella guerra civile che scoppia tra le due città gli ebrei tralasciano le loro priorità, preghiere, affari, mogli, figli, accecati come sono da una fisima, da un banale caso interpretato come trasgressione della Legge diventato di vitale importanza.
Della travagliata ricerca di una verità unica, loro non ne percepiscono la sua pluralità, le sue sfumature: <<Rabbi Meir'l  guardò fuori, accigliato. Si chiese se ci fosse abbastanza luce per distinguere un filo di lana blu da uno verde; [...] non che questo lo aiutasse granché, poiché anche quando la luce era più intensa egli non era mai sicuro di riuscire a distinguere il verde al blu>>; l' indefinibile identità del protagonista viene osservata come un pericolo per la comunità, dove l'importanza dell'essere è in funzione di un ruolo determinato dalla stessa.
Il romanzo spinge verso quella letteratura di primo Novecento che avanzando nella psiche dell'essere umano ne indagava il carattere psicologico, le sfaccettature dell' io e della sua complessità, ma qui si riprende anche di quel significato umano che è la scelta della propria libertà individuale, della rivendicazione dell'amore su qualsiasi altra cosa, perfino la religione, contro l'aridità di un fanatismo popolare ottuso.



M.P.




¹.Prefazione di Isaac Bashevis Singer su "Yoshe Kalb" Adelphi
² Ibidem 


Libro:

"Yoshe Kalb", I. J. Singer, Newton Compton

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