venerdì 10 marzo 2017

"La Famiglia Karnowski" di Israel Joshua Singer


"I Karnowski della grande Polonia erano noti per essere testardi e provocatori, eppure erano considerati anche saggi, studiosi dalla fine intelligenza. La loro genialità era evidente nell'alta fronte da studiosi e nei profondi e inquieti occhi scuri."





Quando ho preso in mano il libro, non mi ero resa conto dell'importanza che questo potesse avere.
Con tanta ingenuità mi ero buttata nel testo, certa del piacere che avrei ricavato, anche grazie alla felice lettura dello scorso anno che mi aveva introdotto nel mondo lontano e surreale di Singer.
La narrazione era corposa ma scorrevole, i personaggi mi ricordavano quelli incontrati in "Da un Mondo che non c'è Più", autobiografia dello scrittore, e tutto quello che avevo appreso in quest'ultimo, ritornava come un suono familiare, nel nuovo.
Mi sbagliavo.
Arrivata a metà romanzo, ho chiuso il libro per un'attimo. Non perché non lo trovassi di mio gusto; perché soltanto allora ho capito di avere davanti ai miei occhi non una buona opera, bensì una delle più belle espressioni narrative del nostro Novecento.
C'è la biblica sofferenza di un popolo ebraico in cerca di una terra promessa, c'è la saga famigliare di tre generazioni in conflitto tra loro...No, non può bastare.
Singer ci mostra il cammino lungo ed impervio della nostra esistenza umana, con tutto il dolore e la dolcezza che essa possa contenere.


Israel Joshua Singer (1893-1944), scrittore polacco di lingua yiddish, pubblicò "La Famiglia Karnowski" nel 1943, un anno prima della sua morte. Singer scrisse il romanzo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, durante le persecuzioni degli ebrei, di cui sapeva delle intimidazioni e delle torture, ma non degli orrori; lui che era in salvo e libero oltreoceano.
L'opera, invece, non si addentra in questi temi, arrestandosi prima dell'imminente catastrofe; eppure la cupa atmosfera di alcune delle sue pagine ambientate nella) Berlino nazista, ricreano memorabilmente il disorientamento di un mondo in preda alla follia.
Quella della famiglia Karnowski è una saga famigliare diversa da quelle tipiche inglesi, provviste di intricati intrecci e diversa dal tratto psicologico manniano; il suo punto focale viene indirizzato più sulla spiritualità, il difficile compromesso tra passato e futuro e l'accettazione di entrambi, per una possibile rinascita interiore.

Il lungo arco temporale che abbraccia il libro dagli inizi del XX secolo fino alla sua prima metà, comincia nello shtetl di una provincia galiziana, dove  David Karnowski patriarca della famiglia, commerciante di legname, rinnega i principi di una filosofia ebraica ottusa e retrograda.
Malvoluto dalla comunità, David espatria in Germania, attratto da una Berlino elegante e aperta ad un tipo cultura illuminista e protesa verso il progresso. Qui riesce a farsi largo negli affari, ottenendo importanti incarichi sia dal mondo ebraico sia da quello tedesco, attenendosi al suo motto "ebreo in casa tua e un uomo di mondo fuori."
Le pur rinnovate idee di David vengono però a scontrarsi con la libertà e l'indipendenza del figlio Georg, nato nella città di quegli anni prosperosi di inizio Novecento e quindi desideroso di seguire le sue inclinazioni.
Diventa un ginecologo di fama internazionale, attirando tutta la buona società e le donne tedesche affascinate dalla sua bella persona. Sposa una di esse, Teresa, dolce e mite infermiera goy della clinica dove lavora ed conforma la sua vita ad una visione più scientifica che emozionale.
Ma con l'avvento del Nuovo Ordine (il Nazismo e l'ascesa di Hitler), Georg Karnowski perde il proprio lavoro, le ricchezze, secondo le nuove regole restrittive per gli ebrei e il primo a subire questo scontro di civiltà è il figlio Jegor, timido e impacciato giovanotto, che dopo aver subito una grave umiliazione a scuola, in cui si è dovuto spogliare completamente per dimostrare a tutti la sua inferiore razza; sente crescere nel suo animo la rabbia e il disgusto per le proprie origini e un'anomalo fanatismo per la violenza e l'aggressività del Nuovo Ordine.
Georg accortosi della trasformazione del figlio e delle minacce sempre più pressanti sul suo capo, decide con tutta la famiglia di rifugiarsi negli Stati Uniti.
Il libro potrebbe concludersi qui, con lo scampato pericolo dei Karnowski, ma l'America che essi trovano è un ambiente non privo di pregiudizi e contraddizioni.
Jegor soffocato dalle angosce non ancora sopite nel nuovo mondo, fugge di casa.
Dopo un'esistenza errabonda alla ricerca del nulla, Jegor ritornerà sui suoi passi; finalmente guarito, questa volta per sempre.

Singer oggi figura immeritatamente nell'elenco dei tanti scrittori dimenticati e scomparsi insieme a tutto ciò che la furia nazista portò via con sé. Il suo nome non compare nemmeno nella mia vecchia enciclopedia, quando meriterebbe per lo stile e il poderoso processo narrativo, l'appellativo di maestro quanto Balzac o Tolstoj.
Nel romanzo Singer unisce i temi della letteratura ebraica alla più moderna americana.
C'è l'essere ebreo con la sua religione, l'intellettualità e il mondo occidentale con i suoi principi di libertà e democrazia : entrambi gli elementi si fondono, in una sorte di comunione, volta ad esaltare la Cultura come scambio di conoscenze e saperi fra i popoli.

"Gli uomini eruditi saranno sempre odiati per le loro idee e la loro saggezza. Socrate fu costretto a bere la cicuta. Rabbi Akiva fu martirizzato. Eppure ciò che ci è rimasto non è la plebaglia, ma gli insegnamenti di Socrate e Rabbi Akiva. Perché non si può annientare lo spirito, come non si può annientare la Divinità..."

A ciò viene contrapposto la visione del Nuovo Ordine (come lo scrittore chiama il Nazismo), mostrandone tutta la sua vuotezza mediante una sottile ironia : il continuo sbattere di tacchi degli uomini con gli stivali, le fanfare e le bevute nelle riunioni, "l'omino arcigno con la bocca spalancata e gli occhi vacui da pazzo" (Hitler), il preside della scuola di Jegor che usa nei suoi discorsi i trucchi di un cabarettista per insegnare agli allievi. Ne esce una beffarda descrizione della politica e della società nazista.

"Sunday Stroll", Otto Dix

I personaggi maschili predominano la scena, ma nel romanzo si fa strada anche la bella figura della dottoressa Elsa Landau, prima fidanzata di Georg.
Intelligente più di un uomo, tenace e brillante, sacrifica l'amore per i suoi ideali; affamata di giustizia e di rivalsa femminile, non viene piegata nel coraggio nemmeno dalle sevizie dei nazisti e la sua voce continuerà ad innalzarsi ferocemente, tra la folla, nelle piazze  e nelle strade di New York.
Pur avendo minori pagine rispetto agli altri protagonisti, quella di Jegor risulta la parte più simbolica e profonda.
Leggendola mi sono chiesta come avessero reagito, i lettori del tempo, all'originalità del personaggio di Singer  : un uomo ebreo che andando contro il suo sangue, si mette dalla parte dei nazisti e sogna di emularli.
Una licenza che ben pochi scrittori avrebbero potuto permettersi in quegli anni.
Lo stesso episodio della dimostrazione pseudo-scientifica nell'istituto scolastico è un capolavoro di parole e immagini, dove coinvolgono le derisioni degli studenti, l'approvazione silenziosa degli insegnanti, la serietà filosofica del preside, l'afflizione di Jegor; è sicuramente il passo culminante dell'intero romanzo.
Ma la complessa figura di Jegor serve ancora a rappresentare il perpetuo e inarrestabile conflitto generazionale che oppone, in qualsiasi contesto storico, padri e figli.
Perché l'accettazione delle proprie origini e la consapevolezza della propria identità, può avvenire solo a riconoscimento delle nostre qualità umane, del bene e dell'amore, malgrado tutte le paure del mondo.




M.P.









Libro :

"La Famiglia Karmowski", I. J. Singer, Newton Compton

2 commenti:

  1. Mi piace il modo di narrare degli scrittori d'origine ebraica.
    Possiedono quella meravigliosa ironia con la quale guardano al mondo...
    Io adoro letteralmente Moni Ovadia. Lo conosci?

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    1. L'introduzione della Newton a Singer è sua, ma non la conosco. Ragguagliami... ;-)

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