martedì 29 luglio 2014

" Shakespeare & Co ",la storica libreria di Parigi

" In quella strada fredda spazzata dal vento,era un posto caldo,allegro,con una grossa stufa durante l'inverno,tavoli e scaffali di libri,libri nuovi in vetrina,e sulle pareti le fotografie di scrittori famosi,morti e viventi."
( " Festa Mobile ",E.Hemingway )




Sparse nel mondo vi sono molte librerie e biblioteche architettonicamente belle,originali,a volte stravaganti o assurde,ma ce n'è una che forse propriamente bella non è,ma ha la magia che solo una vera libreria può dare; un " Gotha " di libri che ogni accanito lettore morirebbe dalla voglia di visitarlo.
In questo posto sono passati grandi scrittori,è passata la grande letteratura allora proibita,è passata la storia; è la " Shakespeare & Co " di Parigi.


La " Shakespeare & Co " è oggi una delle mete principali dei turisti che ogni anno scelgono la suggestiva città di Parigi.Si trova al n° 37,rue  de la Boucherie,vicinissima a Notre-Dame e alla Senna.
Ma non è stata sempre questa la sua locazione.
Fu fondata nel 1919 da una emigrata statunitense,conosciuta già negli ambienti intellettuali parigini,Sylvia Beach ( 1887-1962 ),al n° 8 di rue Dupuytre.
Sylvia Beach era una donna molto particolare.viso vivace,finemente scolpito, occhi castani,capigliatura castana,allegra; amava ridere : " delle persone che ho conosciuto,nessuno è mai stata tanto gentile con me " disse Hemingway quando la conobbe.
Negli anni '20 divenne  ben presto celebre come luogo di ritrovo di artisti europei d'avanguardia e di espatriati americani come Ezra Pound ( 1885-1972 ),Francis S.Fitzgerald ( 1896-1940 ),Man Ray ( 1890-1976 ),Getrude Stein ( 1874-1946 ),James Joyce ( 1882-1941 ),Ernest Hemingway ( 1898-1961 ),che la menzionerà in uno dei suoi romanzi, " Festa Mobile " ( 1964 ) .


Sylvia Beach e James Joyce davanti alla libreria ( 1920 )

La Beach offriva ospitalità e libri ai nuovi scrittori emergenti,infatti all'interno,in un clima bohémienne,si trovavano ( e si trovano tuttora ) posti letto,armadi,lavandini,pentole,sale di lettura,tutto quello che poteva servire alla sopravvivenza delle genialità non ancora espresse dei futuri talenti letterari.
La statunitense era inoltre una acuta e attenta editrice : grazie a lei venne pubblicato " L'Ulisse " ( 1922 )  che Joyce non riusciva a far pubblicare,per l'originale stile narrativo poco compreso all'epoca.
Nel 1921 fu spostata al n° 2 di rue de l'Odéon,dove rimase  fino al 1941,quando anche la cultura,la libertà e le idee dovettero abbassare la testa,a causa dell'occupazione nazista in Francia.Così chiuse per sempre.
Ma come ogni ideale resuscitò.

Owen Wilson davanti alla libreria in " Midnight in Paris ".


Nel 1951,George Whitman ( 1913-2011 ),che non aveva nessuna parentela col ben più famoso Walt,aprì una libreria che chiamò " Le Mistral ",che però alla morte della Beach,prese definitivamente il nome di " Shakespeare & Co " in suo onore;riuscendo a farla divenire il fulcro del movimento artistico e letterario della " Beat Generation "; di qui passarono Allen Ginsberg ( 1929-1997 ) e William Burroughs ( 1914-
1997 ).
 Oggi la libreria è curata dalla figlia di Withman,Sylvia,degna omonima della prima,che favorisce eventi  e progetti come i " Sunday Tea ",incontri con gli scrittori.

La " Shakespeare & Co " non rappresenta solo un modello di libreria con il suo affasciante passato,ma è un monumento alla Letteratura e alle sue voci che nonostante tutto niente è riuscito a distruggere.
Se siete nei suoi dintorni anadatela ad omaggiare.


" Torneremo a casa e mangeremo qui e faremo un pasto delizioso e berremo il Beauve della cooperativa che si vede dalla finestra,là,col prezzo del Beauve sulla vetrina.E dopo leggeremo e poi andremo al letto a fare l'amore."
( Ibidem )



Sito : http://www.shakespeareandcompany.com/




Fonti :
" A Spasso per Parigi > Montmartre",C.Di Monte.
 " Festa Mobile ",E.Hemingway





venerdì 18 luglio 2014

Casa delle Bambole di Petronella Oortman

Le case delle bambole sono sempre state tra i giocattoli più amati dalle bambine dei vecchi tempi; così minuziose e ricche da rappresentare vere scene di vita privata,fino a diventare veri oggetti da collezione.
Ma la casa delle bambole di Petronella Oortaman,del XVII secolo,è molto più di un oggetto da collezione;
è una vera opera d'arte,che tale si trova oggi al " Rijksmuseum " di Amsterdam.




Mai nella storia i Paesi Bassi avevano attraversato un periodo florido come nel XVII secolo,che verrà definito in seguito il " Secolo d' Oro ".Le grandi spedizioni commerciali ( in cui l' Olanda primeggiava ),
andavano di pari passo con il benessere e la fioritura artistica e in quanto repubblica,i Pesi Bassi erano nelle mani della classe borghese che deteneva di fatto il potere.
La prosperità si rifletteva anche nelle case.
E tra i passatempi delle signore borghesi c'era la casa delle bambole.La più famosa era quella della signora Petronella Oortman ( 1656-1716 ),ricca moglie del mercante Johannes Brandt.
Petronella la realizzò tra il 1686 e il 1705,ed era considerata una delle meraviglie del mondo.
Si,perché la ricca signora non badò a spese per la sua creazione,chiamando un numero spropositato di artigiani,pittori,intagliatori,vetrai,mobilieri, che arredarono la casa con circa settecento pezzi su misura,in scala 1:9,realizzando con materiali che sarebbero stati usati per l'elemento a grandezza naturale.
Ma quel che sorprende era che tutti questi oggetti erano funzionanti*.Petronella arrivò a spendere una cifra che sarebbe bastata per comprare una grande casa su un canale.
Questo lavoro così raffinato e particolareggiato divenne ben presto conosciuto ed ammirato non solo nel territorio,ma anche all'estero,richiamando molti visitatori,come se fosse un'opera d'arte.


L'esterno della casa è rivestito di gusci di tartaruga e intarsiato con peltro.La casa ha tre piani.
Nel primo piano ( destinato ai servitori ) si trovano la sala della biancheria,il deposito del carbone e le piccole stanze delle cameriere arredate con letto,sedia e pitale.
Nel primo piano risiede anche la camera dei bambini con letto " a padiglione ",sedie,armadi contenenti vestiti per bambini.
Il secondo piano risulta quello più finemente arredato,con il meraviglioso salone ( destinato per i
ricevimenti )di gran pregio,pareti dipinte di paesaggi e il soffitto con cielo e nuvole.Al centro due sedie con tavolo pronte per iniziare una emozionante partita di backgammon tra ospiti.
Per non lasciare nulla al caso due sputacchiere vicino.Di seguito una camera.
Nel piano inferiore vi sono due cucine : una da utilizzare e l'altra da esibire,riservata anche come sala da pranzo.
Qui a stupirci ci sono le magnifiche porcellane,riccamente dettagliate,provenienti dalla Cina e dal Giappone,vera attrazione del locale.A seguire una sala degli arazzi e biblioteca con libri veri.

La casa di Petronella Oortman è sicuramente quella più armoniosa,sfarzosa e precisa dei dettagli tra quelle che ci sono rimaste.
Una vera rappresentazione scenica che ci da la possibilità di scoprire come era allestita una dimora;le disposizioni,i ruoli dei suoi abitanti,lo stile di vita,insomma un quadro completo della vita di una casa alla moda del XVII secolo,e ritornare ( perché no... ) bambini.






* Purtroppo le bambole non si sono conservate.




Fonti :

" Rijksmuseum.Amsterdam.I Capolavori. "

Per le immagini : Rijksmuseum

giovedì 10 luglio 2014

" Il Sogno " di Emile Zola

" Félicien non teneva più tra le braccia che un dolcissimo e tenerissimo nulla - quell'abito nuziale,tutto merletti e perle,il pugno di lievi piume,tiepide ancora,di un uccello.Lo sentiva da molto tempo,lui,di non possedere che un'ombra,Venuta dall'invisibile,la visione tornava all'invisibile.Non era che un'apparenza,che svaniva dopo aver suscitato una illusione.
Tutto non è che un sogno.E Angélique,al vertice della felicità,era scomparsa nel breve alito d'un bacio."



" Denise con le bambole " ( 1900 ),foto di Emile Zola



Una volta ho letto ( ma non mi ricordo dove ),che quando i grandi scrittori conoscono " l'amore ",le loro opere ne risentano profondamente...a volte negativamente.
Forse è quello che è successo ad Emile Zola ( 1840-1902 ),quando scrisse " Il Sogno ",patetica storia della trovatella Angélique;sedicesimo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart.
Nel 1888,infatti,Zola si innamorò teneramente di Jeanne Rozerot ( 1867-1914 ),guardarobiera e sarta di Alexandrine ( moglie dello scrittore ),conosciuta nella casa di Medan* e dalla quale ebbe due figli : Denise e Jaques.
" Il Sogno " non ha nemmeno l'ombra della potenza di " Germinal "," Nana "," L'assommoir ", " La Bestia Umana "; risultando un romanzo atipico rispetto ai citati  lavori.


Nella città di Beaumont,nella bassa Piccardia,all'ombra della grande cattedrale,si consuma la storia d'amore di Angélique,ricamatrice,abbandonata dai genitori ( figlia di Sidonie Rougon ) e Félicien di Hautecoeur,di nobile famiglia,figlio del Monsignore della città.Amore contrastato fin dall'inizio dalla famiglia adottiva della ragazza e dal Monsignore,per diversità di ceto; che si risolve con la rassegnazione di entrambe le famiglie e il matrimonio dei giovani;subitaneamente con la dipartita di Angélique che da il suo primo ed ultimo bacio.


" Il Sogno " è una verde isola soleggiata nell'oceano fosco dei Rougon-Macquart [cit.Rizzoli ]; Zola,in effetti, sembra aver voluto con questo lavoro sdoganarsi l'etichetta di autore dai temi sociali crudi,scomodi,per riservarsi un angolo di dolcezza,lirismo non comune,di cui molti critici lo accusavano di esserne privo,attraverso una storia d'amore casta e purissima.
Ma dietro questo apparente sentimentalismo non si perde comunque il punto focale di Zola : l'ereditarietà,
espressa nella figura di Angélique,binomio di passione ( ereditaria ) e sottomissione ( dovuta alla famiglia adottiva ),non si fa mistero che se fosse rimasta nella strada,sarebbe diventata una prostituta come sua cugina Nana;dedita al misticismo,al meraviglioso,al miracolo,appresi interpretando la " Leggenda Aurea " ** e la storia della città e dei suoi antichi protagonisti :

Illustrazione di Carlos Schwabe ( 1893 )


" Erano quelli delle Morti felici,Laurette,caduta da un raggio di luna mentre si recava a raggiungere il suo fidanzato,Balbine,fulminata dalla gioia per il ritorno del marito che credeva morto in guerra,entrambe ritornanti di nottetempo e avvolgenti il castello del bianco ondeggiare della loro veste immensa. [...]
Oh! Quanto volentieri sarebbe morta anche lei a sedici anni,nella felicità del suo sogno avverato! "


Ed è quindi una critica,velata,che si fa prepotente mano a mano nella lettura,nei confronti della religione*** e delle credenze popolari, ( magnifica è la descrizione della cattedrale,come una regina implacabile ) capaci di plasmare le menti dei popoli,portandoli in uno stato di rassegnazione,sofferenza,annientamento davanti a Dio,negando la naturalità delle passioni,come l'ineluttabile frase della protagonista :

" Non commettiamo nulla contro la nostra felicità.Per essere felici,bisogna sottomettersi."

Al momento della pubblicazione,nel 1888, " Il Sogno " non ebbe il grande successo sperato,e veramente non è una delle opere meglio riuscite dell'autore francese,ma la bellezza dell'atmosfera è impagabile...a chiusura del libro si ha la sensazione di non aver letto ma sognato.


 " Tout n'est que rêve "




* A Medan si trovava la casa di Zola,luogo anche di lavoro e riunioni con gli amici.
** E' una collezione di vite dei santi ( XIII sec. ),scritta in latino da Jacopo da Varazze.
*** L'anticlericarismo di Zola appare per la prima volta nel quarto romanzo del ciclo " La Conquista di Plassans " .



Ebook :

" Il Sogno ",Emile Zola,Edizioni Clandestine,2011