lunedì 16 dicembre 2013

La "Nana" di Manet

"...mentre la giovane donna [...] si copriva il volto di cipria,evitando accuratamente di metterne sugli zigomi.Ma, quando il principe disse che,se fosse andata a cantare a Londra,tutta l'Inghilterra si sarebbe precipitata ad applaudirla,ebbe un sorriso cortese e si voltò un momento,con la guancia sinistra bianchissima,in mezzo a una nuvola di cipria.Poi ridiventò immediatamente molto seria : era giunto il momento del rossetto.Col volto vicinissimo allo specchio,immergeva il dito in un vasetto,si applicava il rossetto sotto gli occhi,lo spalmava con delicatezza,fino alle tempie.I signori tacevano rispettosamente."
("Nana",1880,Emile Zola)



  Voleva presentarlo al Salon des Beaux-Arts del 1878.Sarebbe stato un nuovo scandalo,come la "Déjeuner sur l' Herbe" e l' "Olympia".

Eduard Manet (1832-1888),proveniva da una famiglia agiata,di bell'aspetto,elegante,cortese,affascinava uomini e donne ed era l'uomo del momento.Da vero parigino,si sentiva a proprio agio nei caffé,nelle stradine e dipingeva ciò che più amava : le donne fascinose del demi-monde; cortigiane o prostitute,vere dee di Offenbach delle notti parigine.
 Il quadro in questione (1877),che ne eprimeva la volubilità e fugacità era "Nana".

In un boudoir,in primo piano,si presenta una giovane donna sinuosa,stretta nel suo corsetto blu,in sottoveste bianca e tacchi alti; si sta truccando davanti ad uno specchio come se fosse distratta da qualcosa,o qualcuno.
Dietro di lei,seduto sul divano un elegante signore con cilindro e bastone in mano,la guarda mentre si prepara,senza pudore.
Non è la stanza di una madame,di una donna onesta,ma di una cocotte;si capisce non solo dal déshabillé della ragazza,ma nella toeletta ancora incompiuta davanti all'uomo/cliente.
Un mondo che Manet conosceva bene,da uomo gaudente quale era,fatto di case chiuse,potenza del denaro,potenza dell'uomo ( il bastone che tiene tra le mani il cliente diviene simbolo di comando) e potenza del sesso.


La modella del dipinto era l'attrice/cortigiana Henriette Hausser ( ? ), bellezza rossa,dalla pelle madreperlacea,generosa e disponibile,molto nota come l'amante del "disordinato" principe Guglielmo di Orange-Nassau (1840-1879),primogenito di Guglielmo III dei Paesi Bassi.
Henriette aveva affibbiato il soprannome di "Citron"* al suo amante e il principe era ormai conosciuto con quel nomigliolo.
Venne presentata a Manet proprio dal principe,e la ritrasse per la prima volta nel 1876,"Davanti allo Specchio".
Ma non fu solo la bella Henriette ad ispirare il pittore francese per quest'opera.
Il quadro,infatti,segnò per Manet un momento di "ricerca naturalistica" che aveva tangenze con il percorso letterario del suo amico Emile Zola (1840-1902).
Nel 1877,era uscito "L'Assommoir",romanzo dello scrittore Zola,che come i quadri di Manet,sigillò una "rottura" con la società del tempo.
Manet rimase affascinato dal personaggio di Nana,figlia della protagonista Gervaise,prostituta di lusso che inizia la sua scalata sociale*.
Comunque il quadro fu rifiutato dal Salon; il tema troppo forte aveva dato fastidio al perbenismo dell'epoca.
Per protesta Manet,lo espose nella vetrina di un negozio di modista,il che provocò ancora disordini.





*.Probabilmente lo stesso Zola si ispirò con questo dipinto per descrivere la scena dove Nana si trucca in un camerino del teatro nell'omonimo romanzo.





Fonti:

"Manet" di G-G.Lamaire,Art Dossier,Giunti.
"Impressionisti,biografia di un gruppo",Sue Roe,Editore Laterza,2010.

lunedì 9 dicembre 2013

"Sidoine e Médéric",il viaggio di Emile Zola

" - Capisco.Fratello Médéric,dov'è la saggezza?
- Caro -rispose Médéric - prendi una vanga.
- Capisco - disse Sidoine - dov'è la felicità?
Allora Primavera si alzò lentamente,sciogliendo le braccia;sporse le labbra e baciò le labbra di Médéric.
Sidoine,soddisfatto,si addormentò,dondolando la testa e rigirando i pollici,più ebete che mai." 





"Trittico del Giardino delle Delizie" (1480-1490),H.Bosch

  "Contes  à Ninon" è l'esordio in prosa del giovane Emile Zola(1840-1902).Si tratta di sette racconti usciti già su vari giornali;pubblicati nel 1864.
L'ultimo,il più lungo e complesso "Sidoine e Médéric" risulta così lontano ma così vicino ai capolavori della maturità.
Emile Zola.
L'autore che aveva riunito lo "spirito visionario" di Balzac,lo "stile descrittivo" di Flaubert,che diede inizio alla fama di Maupassant;aggiungendo l'amato "naturalismo",il "violento realismo" ma "imbevuto fino al collo di romanticismo*".
Un autore la cui potenza venne uccisa e poi dimenticata il ventinove settembre del 1902.

In un viaggio semi-fantastico due amici : Sidoine,somigliante a un pioppo per altezza e grandezza e Médéric alto come "una lattuga di piccolo taglio", il primo semplice e bonaccione,il secondo sapiente e astuto;non soddisfatti del proprio paese,partono per cercare il "Regno dei Felici",dove "nulla è vincente,tutto si equilibra" e dove regna l'amabile regina Primavera.
Dopo particolari avventure che segnano la maturazione dei protagonisti,essi "comprendono che il mondo va accettato così come è senza idealizzarlo o avendone paura."

 

Un giovane Emile Zola

Prendendo spunto dalla satira utopistica e filosofica iniziata da Francois Rabelais (1494-1553),Jonathan Swift (1667-1745) e Voltaire (1694-1778); Zola unisce la comicità alla critica del suo tempo.

L'avversione per la guerra : "si parla,lo so,di gloria,di conquiste e di altre baggianate.Sono grandi parole di cui si pascono gl 'imbecilli",la rivisitazione della storia,geografia,teologia : "la medicina è una bella scienza;quando guarirà,diventerà una scienza utile",la visione di un Occidente in agonia contro l'espansione futura dell' Estremo Oriente.
La ricerca della Giustizia universale e nonostante tutto l'impossibilità sciocca degli esseri umani del Bene Assoluto (puro egoismo); perché anche quello può danneggiare,forse più del male.
Sinceramente un racconto che non andrebbe neanche recensito ma solo letto per commuoversi maggiormente della sua stupita bellezza.Letto,come dice la curatrice del libro**,dopo aver assaporato "Nana","Gerninal","L'Assommoir",per comprendere il percorso verso la Verità che porterà lo scrittore a quel "J'accuse" , monumento unico di grande libertà.



* "Il Ventre di Parigi"


Libro:

"Sidoine e Médéric",Emile Zola,Sellerio editore Palermo,2004 (**curatrice : G.D'Angelo Matassa)

lunedì 25 novembre 2013

"Una Vita" di Guy de Maupassant

"La vita,vedete,non è né così bella né così brutta come si crede".

"Hope Deferred,and Hopes and Fears That Kindle Hope" By C.W.Cope (1877)


Dopo il grande successo di pubblico con il racconto sarcastico "Boule de Suif" (1880),Guy de Maupassant (1850-1893),mise da parte la sua arte novellistica per dare spazio al genere di più ampio respiro: il romanzo.
"Una Vita",pubblicato nel 1883,ne segnò l'esordio.


Questo breve romanzo racconta le vicessitudini di una comune aristocratica francese nei primi anni dell'Ottocento.
Ambientato nell'Alta Normandia,Jeanne Le Perthuis de Vauds,giovane fanciulla dalla menta e dall'animo sognante,fantasioso e poco realistico,molto amata dai genitori;sposa con ingenuità Julien de Lamare,uomo sensuale e avaro che la tradisce prima con la cameriera Rosalie,poi con una nobile del posto.Ma le disillusioni per Jeanne non sono finite: dopo la morte della madre,di cui scopre la passata infedeltà,l'uccisione del marito;anche il figlio,Paul,la delude fuggendo con una prostituta e sottraendole molto denaro.Stanca e debole,vivrà la sua vecchiaia insieme a Rosalie e crescendo con gioia la figlia di Paul.

L'opera rasenta fortemente l'influenza di Gustave Flaubert (1821-1880),maestro di vita e cultura della'utore,a cui fin da principio aveva presentato la bozza.
Flaubertiana è soprattutto la protagonista,Jeanne,i cui sogni un po' patetici e il distacco dalla realtà ricordano la ben più famosa Emma Bovary;l'abnegazione,la pazienza e la rassegnazione rispecchiano quelle della serva Félicité di "Un Cuore Semplice" dei "Trois Contes".
Ma Jeanne risulta una figura ancora più scialba,priva di quelle caratteristiche che rendevano particolari Emma Bovary e Félicité.
Maupassantiani sono gli altri personaggi,l'avido Julien che presenta due aspetti fondamentali nel mondo dello scrittore: il sesso,visto nel suo lato più "bestiale" e la morte nella sua spaventosità;la risolutezza e saggezza delle persone umili,come la corpulenta Rosalie;l'indifferente vita della zitella zia Lison a cui è sconusciuto l'amore.
Anche la religione veste gli abiti di padre Picot e Tolbiac;condannata sia per il suo atteggiamento compiacente sia persecutorio.
Quel che lo scrittore francese ha voluto rappresentare è "una vita",nella sua semplicità,col suo inarrestabile corso e inesauribile destino,senza clamori,atti eroici e di ribellione,ma di compassata rassegnazione.La storia di Jeanne non è estremamente dolorosa;non ha dovuto conoscere "il lavoro e la miseria",ma come dice saggiamente la serva Rosalie  "né brutta né bella come si crede",con le sue attese  e le sue realtà.
Un quadro che racchiude efficacemente la "Vita" nella sua interezza e la condizione femminile (non romanzata) delle classi agiate dell'epoca.







Libro:
"Una Vita",Maupassant,Oscar Mondadori,2009

mercoledì 13 novembre 2013

Il breve soggiorno di Cleopatra a Roma

"L'età non può appassirla,né l'abitudine rendere insipida la sua varietà infinita : le altre donne saziano i desideri che esse alimentano,ma ella affama di sé laddove più si prodiga : le cose più vili acquistano grazia in lei,così che i sacerdoti la benedicono nella sua lussuria."
                                            ( "Antonio e Cleopatra",W.Shakespeare,1607)



"Cleopatra sulle Terrazze di Philae",F.A.Bridgam (1896)


 Nella storiografia latina un personaggio femminile più vituperato,calunniato,descritto con epiteti più volgari dell'ultima regina d'Egitto,Cleopatra,è difficile da trovare.La campagna pubblicitaria che le fece contro Ottaviano,prima della battaglia di Azio (31a.C.),è da invidiare da qualsiasi politico odierno.
Cleopatra era passata da "Venere egiziana",a seduttrice,meretrice,"fatale mostro" (Orazio) fino all'infamante "puttana d'Egitto".Ma la storiografia,molte volte,enfatizza il tutto.

Cleopatra non era egiziana.Era greca.
La dinastia dei Tolomei,di cui Cleopatra faceva parte,risaliva a Tolomeo I Sotere (367-283 a.C.),generale di Alessandro Magno,che alla sua morte ricevette in eredità la satrapia d'Egitto.Con la lotta dei diadochi*,riuscì a proclamarsi re d'Egitto e fare di Alessandria la sua capitale.
Alessandria rappresentava nel mondo antico una città moderna.
Ricca di splendore e fasti,la città possedeva due porti,teatri,edifici eleganti,il Serapeo ( il bel palazzo dei Tolomei),oltre ad essere un centro culturale grazie alla Biblioteca ( qui vivevano numerosi scienziati,letterati,filosofi,stipendiati dallo Stato),il Museo, e il leggendario Faro.
Alla nascita di Cleopatra ( 69 circa a.C.),le meraviglie della corte tolemaica e di Alessandria erano in declino,ma lei riuscì comunque a respirare ancora quel clima.
Figlia di Tolomeo XII Aulete (80-51?a.C.),si è a lungo parlato della sua "fantomatica" bellezza.Gli storici la descrivono magra,occhi a a mandorla,labbra carnose,zigomi pronunciati e naso aquilino;particolare distintivo della famiglia.Non era quindi una bellezza perfetta,rispetto alle grazie classiche della rivale Ottavia (sorella di Ottaviano e moglie di Marco Antonio);ma Cleopatra possedeva qualità che nessuna altra matrona romana conosceva.

 "Era raffinata,elegante,colta (sapeva sette lingue),spiritosa,straordinariamente intelligente,inarrivabile conversatrice,tanto da modulare il linguaggio come il suono di un flauto.Conosceva in sommo grado l'estro della seduzione"

Appassionata di intrighi,fiera,ambiziosa;inoltre era stata l'unico membro della sua famiglia ad imparare la lingua dei suoi sudditi.Infatti mentre i re tolemaici ripetevano l'orgoglio delle loro origini,Cleopatra era affinata alle arti e scienze egizie.
La sua conoscenza con Roma avvenne con l'incontro del formidabile dittatore Caio Giulio Cesare.
Cleopatra era allora invischiata in una lotta al potere contro il fratello-marito Tolomeo XIII (51-47 a.C.) e trovò nel condottiero romano,sbarcato in Egitto inseguendo Pompeo,dopo la battaglia di Farsalo,un prezioso alleato.

"Testa di Cleopatra",Michelangelo


Con grande astuzia femminile gli si presentò avvolta ij un tappeto,che appena srotolato,lei,apparve con una veste succinta "come il fiore più prezioso del Nilo".
Le speranze di Claopatra eranoben riposte.Con la guerra alessandrina,Cesare uscì vittorioso,sconfiggendo le navi di Tolomeo XIII e pose la sua bella sul trono**.
Si sposarono in Egitto con un grande rito faraonico e dal dittatore ebbe un figlio,Cesarione.
Non soddisfatto,Cesare,nel 46 la portò a Roma.Questo fu sicuramente il periodo più bello per Claopatra.L'accolgienza che l'Urbe le diede fu "pari al suo orgoglio di regina".Giovane,fascinosa,ammirata,lusingata come una Venere egizia;nel suo breve soggiorno (diaciannove mesi) nella villa del Gianicolo,dove viveva nel lusso e nello sfarzo,


 "senatori,magistrati in carica,tribuni della plebe facevano la fila nella sua dimora,per ossequiarla; e poi nella Curia si sbracciavano a presentare petizioni e richieste in suo favore,la gente del popolo impazziva d'entusiasmo quando la regina compariva nei Saepta di Campo Marzio o passava nel Foro,fluttuante di veli e issata al pari del simulacro di una dea su una lettiga dorata,per le sue apparizioni sceglieva di solito l'ora sesta"
 .
Roma venne inevitabilemte influenzata dalla sua presenza,negli usi e costumi;nel Foro di Cesare esisteva la statua di Venere Genitrice che aveva le sembianze dell'egiziana.
Tutto questo si frantumò un quindici marzo del 44 a.C..Da quel giorno la sua vita cambiò...e anche la storia.

"Spalancate le porte,queste videro Cleopatra morta,distesa su un letto d'oro e ornata da regina.Mentre Iras stava morendo ai suoi piedi,Carmiana le aggiustava il diadema intorno ai capelli.Uno del seguito l'apostrofò:
- Bell'azione,Carmiana.
- Bellissima,certo,e degna di una signora che discende da una stirpe di re."





Cleopatra è tornata a Roma con una bellissima e accurata mostra al "Chiostro del Bramante" dal 12 Ottobre fino al 2 Febbraio 2014:
"Cleopatra.Roma e L'Incantesimo dell'Egitto"



*Generali macedoni che alla morte di Alessandro Magno ne contesero l'impero.
** Assieme all'altro fratello Tolomeo XIV (47-44 a.C.).




Fonti:

"Dizionario di Mitologia e dell'Antichità Classica",di M.Gislon-R.Palazzi,Zanichelli,2001.
"Le Grandi Donne di Roma Antica" di F.Sampoli,Newton Compton Editori,2007

lunedì 4 novembre 2013

"Le Donne in Parlamento" di Aristofane,"il declino di Atene"

" Prassagora- Splendido occhio della tornita lucerna,opera raffinata d'artigiano,vogliamo dire le tue origini e le tue fortune.Tu che uscita dal tornio,dalle mani del vasaio,compi con le tue narici il fulgido ufficio del sole,tu dunque ora getta il segnale convenuto.[...] E ancora tu sola illumini i segreti delle cosce,bruciando il pelo che vi fiorisce,e ci assisti quando di nascosto apriamo la dispensa di vino e di grano [...] Grazie a tutto questo,ti dirò i nostri progetti,che le mie amiche hanno appena deciso alle feste Scire."




Rappresentata nel 392 a.C.,"Le Donne in Parlamento", è l'opera che risente di più della crisi politica che si era verificata ad Atene dopo la sconfitta della guerra peloponnesiaca (431-404 a.C.) e dell'animo sofferente dello stesso autore ateniese,Aristofane (445-384? a.C.),da sempre difensore della pace.

Le donne ateniesi,stanche dell'instabilità di governo,decidono di radunarsi,travestite da uomini,ed occupare l' "Ecclesia",l'assemblea di tutti i cittadini di sesso maschile.Guidate dal "leader",Prassagora,il loro scopo è quello di far passare il governo sotto la loro amministrazione.Grazie all'abilità oratoria di Prassagora,che elogia le virtù,la fermezza,il senso di giustizia e lo spirito consevatore delle tradizioni del sesso femminile,le donne ottengono il voto di maggioranza e quindi il governo.
Ma,se da un lato "l'insurrezione" manifesta buoni propositi,dall'altra cominciano a rivelarsi leggi ambigue e restrittive; come la comunione dei beni e delle donne e il disfacimento della famiglia,di conseguenza un giovane prima di giacere con la sua bella,dovrà prima passare nel letto di donne vecchie e brutte,e lo stesso dovrà valere per le donne.
La scena in cui tre orrende vecchie si contendono i favori di un giovane,venuto a un convegno con la sua innamorata,svela i difetti della nuova legge.
La commedia si conclude con un fastoso banchetto danzante.

 La commedia presenta molte similarità con un'altra commedia di Aristofane,"Lisistrata" (411).In tutte e due esiste l'insurbordinazione da parte del sesso femminile,ma se in quest'ultima le donne riescono col loro intento a riportare la pace,il progetto delle "Ecclesiazuse" si scopre squilibrato e impossibile,una vera utopia (ironia del comunismo antico) che rimarca l'idiozia e l'egoismo dell'essere umano.
La forza trascinante della commedia è la potenza del cibo e del sesso in modo molto preponderante.Il sesso visto come vizio che accomuna indistintamente uomini e donne,spontaneo,senza vergogna.
Ma in questa opera con scene divertenti ed erotiche vi è una velata critica alla politica ateniese,in declino;descrivendone  i suoi vizi più destabilizzanti :
  • "L'esercizio del mestiere di sicofante",
  • "la cavillosa mania dei processi",
  • "la cospirazione continua contro la democrazia" 
 Critica assulutamente ironica,senza speranza di redenzione.
La crisi della commedia,insomma,viene comparata con la crisi che la città,un tempo ricca di fasto e splendore,stava attraversando.E con quella data,404 a.C.,censurata storicamente dagli ateniesi,pose fine alla sua egemonia.
"Le Donne in Parlamento",non ha la genialità e il ritmo di "Lisistrata",ma affiora tutto il malessere di Aristofane e di Atene stessa.





Libro:

"Le Donne in Parlamento" Aristofane,Bur Rizzoli,2013

martedì 29 ottobre 2013

La bella fiaba di "Pelle d'Asino" di Charles Perrault nel "secolo d'oro" della Francia

"Né la corte,sempre cosi ricca di belle donne,né la campagna né la città,e neppure i reami vicini dove si era andati a fare un giro,ne poterono fornire una simile : la sola Infanta era la più bella,ed era inoltre dotata di certe tenere attrattive che la defunta non aveva mai avute"



 In Francia,fino al XVII secolo la fiaba non esisteva*.Incredibilmente non aveva nessun precedente.Si deve al funzionario di corte,Charles Perrault (1628-1703),sotto il regno di Luigi XIV,la sua nascita.
Rimasto famoso per capolavori come "Cenerentola","Cappuccetto Rosso","La Bella Addormentata nel Bosco",conosciute da generazioni e generazioni di bambini e adulti;propongo qui una delle sue fiabe poco note : "Pelle d'Asino".
Pubblicata nel 1694,venne poi integrata insieme ad altri racconti nel 1697 col titolo "Storie e Racconti del Tempo che Fu",dedicati alla nipote del re,Elisabetta-Carlotta d'Orleans (1676-1744).

In "Pelle d'Asino",una Principessa di rara bellezza,dopo vari tentativi di negarsi ad un incestuoso matrimonio col padre,rimasto vedovo e invaghitosi di lei; fugge grazie alla Fata Madrina,trovando asilo presso una tenuta agricola.
Qui,per nascondere la sua identità,la Madrina le fa dono di una pelle d'asino,tale da rendela bruttissima e irriconoscibile.Ma un Principe vedendola senza la volgare maschera se ne innamora.La Principessa,volendosi rendere gentile prepara per il Principe una torta.Quest'ultimo addentandone una fetta ne trova all'interno un prezioso anello.Comincia la ricerca della principessa,con la prova dell'anello a tutte le donne del regno.
La soluzione della fiaba vedrà il matrimonio tra i due giovani e la riconciliazione della Principessa col padre.

L'intento puramente morale della fiaba è esplicito : la virtù che nonostante tribolazioni e affanni viene sempre ricompensata, il fuggire da amori folli,la cui focosità annebbia la ragione,distorcendo i sentimenti.
Con l'interesse educativo di Perrault,quel che rimane impresso agli occhi dei lettori moderni è la rivelazione (attraverso la fiaba) della grandiosità e dello sfarzo della corte di Luigi XIV (1643-1715).
Nel "secolo d'oro" della storia francese,il "Re Sole" riuniva intorno alla sua persona i geni del suo tempo;architetti che innalzarono per lui Versailles,pittori e scultori famosi che adornavano sale e giardini e poeti come Molière,Racine,Boileau che ne celebravano letteralmente la sua gloria.
La Francia spadroneggiava con i suoi prodotti,bellezze ed eleganza.

Le opere e lo stile di Perrault risentono di questo periodo così fecondo,ma al centro di esso non c'è più il cortigiano ma l'uomo.La ricerca poetica non veniva più basata sulla Bellezza altresì "sull'utile","scrivere per servire al paese",partendo dalla tradizione popolare;anticipando con esso quel che sarà il "Secolo dei Lumi",il Settecento.

In "Pelle d'Asino" ci sono numerosi echi classici,come l'ispirazione dell'opera alle "Metamorfosi" di Apuleio,ma a vincere è l'originale superiorità della "modernità",cui il francese si faceva portavoce,a favore di quegli ideali e sentimenti che gli "antichi" non conoscevano.
Gli antichi scrivevano per divertire o filosofeggiare ma non per commuovere o indurre alla bontà e al pudore.
Elemento "utile" ed "educativo" è l'anello.Come le scarpette di vetro di Cenerentola,Perrault sceglieva materiali anelastici;come le scarpette di vetro,l'anello non si allarga né si allunga,non è adattabile a tutte le donne,come la virtù non è adattabile a tutti gli esseri umani.


*Esisteva la "favola"con lo scrittore J.de La Fontaine (1621-1695).




Libro:

"I Grandi Classici della Fiaba,Charles Perrault,Fiabe" editore "Fabbri Editore" 2001

Fonti:

"I Grandi Classici della Fiaba,Charles Perrault,Fiabe" editore "Fabbri Editore" 2001
"Storia della Letteratura Francese" di G.Spagnoletti,"Tascabili Economici Newton" 1994

lunedì 7 ottobre 2013

"Nana","La Mosca d'Oro" di fine Impero

"Era cresciuta in un sobborgo,sui marciapiedi di Parigi,e alta,bella,fiorente,come una pianta germogliata in mezzo al concime,vendicava i pezzenti e i falliti di cui era il prodotto.Attraverso di lei,la putredine lasciata fermentare nel popolo,risaliva,e infettava l'aristocrazia.Era una forza della natura,un inconscio fermento di distruzione,che contaminava e disgregava Parigi tra le sue nivee cosce,facendola andare a male,come le donne,nelle ricorrenze mensili,fanno andare male il latte.Alla fine dell'articolo c'era il paragone con la mosca,una mosca color del sole,che s'inondava dall'immondizia,una mosca che prendeva la morte dalle carogne trovate lungo i sentieri,e che,ronzante,danzante,splendente come un gioiello,avvelenava gli uomini col solo posarsi su di loro,nei palazzi dove entrava dalle finestre."



Quando uscì "L'Assommoir" nel 1877,ebbe un successo così grande che nessun altro romanzo dello scrittore francese Emile Zola (1840-1902)sembrava potesse bissarlo.
Invece nel 1880 venne pubblicato "Nana".Furono subito vendute 55.000 copie.
Il successo del romanzo (tra cui ebbe una formidabile campagne pubblicitaria),divise per lo più gli intellettuali dell'epoca:da una parte Flaubert,Huysmans e gli altri del gruppo di Medan che ne riconoscevano il capolavoro; tra cui le bellissime e dettagliate scene del teatro(altro non era che il celebre Théatre des Variétés di Parigi) e il Gran Prix al Bois de Boulogne,alcuni come lo scrittore E.de Goncourt,accusarono Zola di pornografia,di aver scritto un'opera volgare e immorale.
Ancora oggi "Nana",la storia di una prostituta di lusso,è il romanzo più popolare e letto dello scrittore francese.

Ambientato nella Parigi del Secondo Impero,è la storia di Anne Copeau,conosciuta da tutti col vezzeggiativo di "Nana",figlia di Gervaise Macquart ( mirabile protagonista de "L'assommoir"),cresciuta nel quartiere immondo della Gouette d'Or.
Grazie ad uno spettacolo nell'ambiguo teatro del "lenone" Bordenave,ove Nana appare nella parte di Venere,il cui corpo malcelato da un tenue velo,traboccante di sensualità e piacere,affascina ed infiamma Parigi.Inizia la sua scalata sociale.

"Allora Nana diventò la donna alla moda,che vive sulla stupidità e sui vizi dei maschi,marchesa dei marciapiedi di lusso.Fu un lancio rapido e definitivo,la conquista della celebrità nel mondo della galanteria,alla gran luce delle follie del denaro,e delle capricciose audacie della bellezza."

Mantenuta da aristocratici,collaboratori di governo e principi,la cocotte divora patrimoni,vite,famiglie,dignità
e valori morali.In una alternante "escalation" tra fango e sfoggio di ricchezza,dopo aver "imputridito" il suo mondo,muore miserevolmente,di vaiolo, in una camera d'albergo,Mentre fuori si annuncia la guerra franco-prussiana (1870).

Nono romanzo del "Ciclo dei Rougon-Macquart","Nana" non è solo la semplice vita di una prostituta,di sesso e denaro,ma molto di più.
E' il prodotto,l'estensione di quella classe di reietti e straccioni incontrati già nell' "Assommoir",la mosca d'oro "volata via dall'immondizia dei sobborghi" che porta con sé la putredine sociale;che disprezza il denaro e gli uomini,che si fa beffe della decenza,del decoro,della virtù:

"Nana posava il piede sopra i crani,ed era circondata da catastrofi: la furiosa fimmata di Vanderuvres,la malinconia di Foucarmont,perduto nei mari della Cina,il disastro di Steiner ridotto a vivere da persona onesta,l'imbecillità soddisfatta di La Faloise,il tragico crollo dei Muffat,il bianco cadavere di Georges,vegliato da Philippe,uscito di prigione il giorno prima."

O come la osserva il conte Muffat mentre lei si guarda allo specchio "al mostro della Scrittura",il cui solo odore basta per contaminare il mondo,ma sempre bella,incosciente,e ignorante,"sempre brava ragazza".

Anche in quest'opera Zola ribadisce il suo punto focale: l'ereditarietà,l'ubriachezza dei genitori,il loro sfacelo che in lei si trasforma in isteria e da qui il vizio.Sembra che per il ritratto di Nana,Zola si sia ispirato ad una famosa cortigiana del Secondo Impero,Blanched'Antigny (1840-1874),modella del pittore Paul Baudry,morta di vaiolo.

"Nana" di Eduard Manet (1877).Il pittore francese prese spunto dal personaggio di Nana nell"Assommoir" per il quadro.Probabilmente lo stesso Zola (amico inizialmente del pittore) si ispirò con questo dipinto per descrivere la scena dove Nana si trucca in un camerino del teatro nell'omonimo romanzo.


 Fra gli altri interessanti personaggi,spiccano maggiormente i coniugi Muffat.Il conte Muffat,granciambellano dell'imperatrice,proveniente da una antica famiglia prestigiosa,persona integerrima,bigotta,viene contaminato dal sesso,diventando protettore ufficiale di Nana,perdendo altresì la propria dignità,il rispetto della moglie e degli altri,combattuto tra il peccato e il piacere,umiliato,fino a dare la figlia in matrimonio ad un avventuriero,Daguenet.
Anche la contessa Sabine,proprio come la cocotte (tra l'altro hanno tutte e due un neo sulla guancia sinistra),perde il suo ruolo di moglie e madre,rifugiandosi in un vortice di amanti e lusso.La sua poltrona di seta rossa che tanto stonava col salotto buio e vecchio,si era ampliata,diventando un pacchiano palazzo.

"La timida gaiezza,allora appena annunciata,che Fauchery,una sera d'aprile,aveva sentito echeggiare col suono di un cristallo che si spezza,si era,a poco a poco,fatta più ardita,per poi impazzire,fino allo splendore di quella festa.Ora,l'incrinatura si allargava,apriva crepe sulle mura del palazzo,annunciava il prossimo crollo."

I Muffat non sono altro figure rappresentative di una aristocrazia impoverita,decadente,già assuefatta di piaceri,di vizi,dimentica di valori,rilassata su questa mosca d'oro,che ne preannuncia il crollo e la fine.
Il "grand monde" e il "demimonde" si mescolano rendendo impossibile il loro riconoscimento:

"C'era tutta Parigi,la Parigi del mondo letterario,della finanza e del piacere,molti giornalisti,alcuni scrittori,agenti di Borsa,più donnine allegre che donne oneste;una folla singolarmente promiscua,impreziosita dai migliori talenti,corrotta da tutti i vizi,con la stessa stanchezza e la stessa febbre sui tutti i volti".

Ma la caduta dell'aristocrazia consegue quella del regno di Napoleone III (1852-1870),con la menzione all'inizio del romanzo dello spettro di Otto von Bismark,definitivamente realizzata con la dichiarazione di guerra e profetizzata con la futura "debacle"*,cadenzata con le parole : "A Berlino! A Berlino!".

Una umanità che corre dietro al sesso e alla guerra.




* E' l'ultimo romanzo del ciclo



Libro:

"Zola,I Grandi Romanzi" Newton e Compton Editori,2011


Fonti:
 "Zola,I Grandi Romanzi" Newton e Compton Editori,2011
"Nana" Zola,Oscar Mondadori,2002

























sabato 21 settembre 2013

Simonetta Vespucci,"La Senza Paragoni"

"Simonetta Vespucci"
Piero di Cosimo
1483


"Ma' l bel Iulio ch'a a noi stato ribello,
E sol di Delia ha seguito el trionfo,
Or drieto all'orme del suo buon fratello,
Vin catenato innanzi al mio trionfo;
Né mosterrò già mai pietate ad ello
Finché ne porterà nuovo trionfo:
Ch'i' gli ho nel cor diritta una saetta
Dagli occhi della bella Simonetta"
              (Libro II del "Stanze per la Giostra di Giuliano de' Medici" del Poliziano)



Nella storia della letteratura e dell'arte del Rinascimento,e in particolare nella signoria di Firenze sotto Lorenzo de' Medici (1449-1492),si nasconde la figura di una donna bellissima e misteriosa,poco citata ai nostri giorni,ma che ai suoi contemporanei divenne emblema di grazia e bellezza,ispirando in vita e in morte poeti e pittori della cerchia del Magnifico: questa era Simonetta Vespucci.

Simonetta,nata Cattaneo (1453-1476),proveniva da una importante famiglia genovese.La vita di questa fanciulla non era dissimile da quella di tante altre gentildonne;giovanissima,all'età di quindici anni,arrivò a Firenze,allora politicamente nelle mani di Lorenzo de' Medici,per sposare il banchiere fiorentino Marco Vespucci,discendente di una famiglia molto attiva alla vita vita politica della città,oltre ad essere lontano cugino del più famoso Amerigo.
Simonetta si fece subito notare per la straordinaria bellezza e la sua fama crebbe così rapidamente da essere chiamata "La Senza Paragoni",lodata e ammirata non solo dai concittadini,ma presa come musa ispiratrice da artisti come Il Ghirlandaio,Piero di Cosimo,Botticelli*.
Simonetta divenne in breve tempo la "stella" di Firenze;il clima esplicitamente culturale della città ne favoriva gli elogi.
Il suo ritratto più celebre e più bello si deve a Piero di Cosimo (1461-1522) che nel dipinto"Simonetta Vespucci"** viene rappresentata di profilo,nuda fino ala busto,capelli raccolti in trecce impreziositi da nastri e perle,la fronte spaziosa,il naso perfetto,bocca carnosa,collo esile adornato da una collana con un aspide(alla Cleopatra),lo sguardo come dolce e innamorato.
E innamorata Simonetta lo era veramente.

"Simonetta Vespucci"
Sandro Botticelli
1476-80

Questo amore fortissimo era per Giuliano de' Medici (1453-1476),fratello di Lorenzo,molto più appassionato alle arti e alla cultura;l'intrepido "principe" si era invaghito della più bella.
La loro relazione riconosciuta e mitizzata nella corte fiorentina,veniva fatta passare "alla maniera cortese e platonica".
In un famoso torneo,avvenuto in Piazza Santa Croce,dove i concorrenti si disputavano il ritratto della Vespucci,anche Giuliano vi partecipò,vinse brillantemente portando il velo dell'amata.
Quest'episodio venne ripreso da Agnolo Poliziano (1454-1494) per tracciare la trama della sua "Stanze per la Giostra di Giuliano de' Medici",poemetto volto a celebrare la vittoria di Giuliano e in particolare per omaggiare la famiglia Medici.

Qui,Iulio (personificazione di Giuliano),uomo dedito solo alla caccia,insensibile all'amore,grazie ai dardi scagliati da Cupido per vendetta,lo fanno innamorare di una bellissima ninfa (Simonetta)e per conquistarla definitivamente deve mostrare le sua abilità nel vincere una giostra,per ordine di Venere.
La figura di Simonetta "viene imparentata con la donna dello Stil Novo ma pure distante da essa per l'umanità".
Il poema rimase incompiuto per la morte prematura di Giuliano.

Ma la "stella" di questa nuova musa non doveva durare a lungo.
Ammalatasi improvvisamente di tisi,si spense nel giorno del ventisette Aprile del 1476,a soli ventidue anni,compianta da tutta Firenze e da Lorenzo de' Medici che ne profetizzò il suo ritorno come "stella" nel firmamento.
Il ventisei Aprile di due anni dopo,lo stesso Giuliano rimase vittima,sotto i colpi infertigli da Francesco de' Pazzi,in Santa Maria del Fiore.

Il volto di questa bellissima donna appare oggi in molti dipinti rinascimentali,che siano veri ritratti o trasfigurazioni non è dato sapere,il suo volto ormai è eterno.

Particolare della "Nascita di Venere"
Sandro Botticelli
1477-85





* Si dice che la "Venere" del Botticelli sia proprio il ritratto della Vespucci.
** Al Museo Condé di Chantilly.



Fonti:
"Le Grandi Donne del Rinascimento Italiano" di Marcello Vannucci,"Newton e Compton Editori"

lunedì 9 settembre 2013

"Il Ventaglio di Lady Windermere" di O.Wilde

"Arthur,Arthur,non parlare con tanta severità delle donne.Ora non credo più che la gente si possa dividere in buona o cattiva,come si trattasse di razze o creazioni diverse.Quelle che chiamiamo donne buone possono avere in sé cose terribili,pazze disposizioni d'animo all'indifferenza,all'egoismo,alla gelosia,al peccato.Le donne cosidette cattive,possono avere in sé dolore,pentimento,pietà,spirito di sacrificio.E non credo che Mrs Erlynne sia una donna cattiva...so che non lo è."





Quando il "Ventaglio di Lady Windermere" venne portato in scena il ventidue Febbraio del 1892 al "Saint James Theatre" di Londra,il genio di Oscar Wilde (1854-1900) era riconosciuto in tutto il mondo.
Di conseguenza anche questa commedia brillante riscosse all'epoca un fortunato successo.


La commedia è ambientata a Londra,in epoca contemporanea e si sviluppa nel giro di ventiquattro ore.La trama si svolge in quattro atti:

Atto I : Nel giorno del suo compleanno,Lady Windermere,una giovane aristocratica di alti valori e principi,sposata ad un uomo molto ricco,respinge le "avances" d'amore di Lord Darlington.
Apprende,in seguito,dalla duchessa di Berwick che suo marito,Lord Windermere,si intrattiene segretamente con una certa Mrs Erlynne,donna bandita dalla società per i suoi peccati,a cui l'aristocratico presta molto danaro.
Rosa dalla gelosia,Lady Windermere,pressa con continue domande il coniuge,ma quest'ultimo non vuole assolutamente rivelare il suo segreto.
Atto II : Al ballo organizzato per il compleanno,i Windermere ricevono a casa tutta la buona società d'Inghilterra,quando appare la fantomatica Mrs Erlynne,che con il suo brio e la sua bellezza incanta i nobili dignatari.
Costernata per la vergogna in ricevere in casa propria l'amante del marito,Lady Windermere si rivolge a Lord Darlington,accettando con rassegnazione la sua protezione.
Prima di fuggire,lascia un biglietto d'addio per il marito,che viene però notato e letto da Mrs Erlynne.
Questa,capendo il "disguido" corre da Lady Windermere per rinsavirla dal suo proposito.
Atto III :  Lady Windermere si trova nell'appartamento di Lord Darlington,mentre ancora dubbiosa lo spetta,appare una seconda volta Mrs Erlynne,che spinta da un forte sentimento,chiarisce i dubbi della fanciulla,affermando l'amore incondizionato che prova per lei Lord Windermere e di non commettere un errore che potrebbe esserle fatale.Sentendo arrivare delle voci,le due si nascondono;sono Lord Darlington e Lord Windermere e altri nobili.
Proprio durante una discussione sui sentimenti,Lord Windermere scopre tra il mobilio il ventaglio della moglie,che lei aveva scordato,ma Mrs Erlynne (mentre la Windermere fugge) esce allo scoperto e spiega tutto con lo scambio dei vantagli.
Atto IV: Nella parte finale,l'intricata vicenda si risolve: Mrs Erlynne altro non è che la madre di Lady Windermere,che aveva lasciato il marito per fuggire con un altro,ricevendo l'ostracismo dall'aristocrazia.
Lo scopo di riuscire a ritornare nelle sue grazie è fallito,ma ha aiutato la figlia a non ripetere il passato.

Tra i personaggi che caratterizzano la commedia vi sono Lady Windermere e Mrs Erlynne;due donne,figlia e madre,ma completamente diverse.
Lady Windermere è l'emblema dell'aristocrazia,ma ancora di più dell'innocenza,dell'ingenuità,della fedeltà coniugale,che Wilde nelle sue opere e nella sua vita aveva sempre ridicolizzato e messo alla berlina.Per la prima volta questo,però,non appare in Lady Windermere,ogni suo gesto o comportamento non ha nulla di grottesco.
Mrs Elynne è invece il suo opposto,attraverso lei vengono smascherati i falsi valori dell'aristocrazia.
Elemento importante è il ventaglio,il motivo ricorrente,l'accessorio femminile che grazie alla genialità dell'autore diventa il fulcro della vicenda.

I personaggi secondari rispecchiano meravigliosamente il gusto e il costume dell'epoca vittoriana.L'ipocrisia,la falsità,la mancanza di sincerità e schiettezza,sentimenti simulati,che servono a nascondere l'egoismo,i vizi,le magagne.Un'ambiente che poneva una frattura sociale con chi ne sorpassava i limiti.
Ma di queste viziosità,Wilde non ne tratta esponendo la sua condanna morale,invece la rende più affascinante e squisita ai nostri occhi.

"Il Ventaglio di Lady Windermere" insieme a "Una Donna senza Importanza" e "Un Marito Ideale",fanno parte dei cosidetti Society Drams,che lo scrittore inglese scrisse tra il 1893 e il 1895.
Oscar Wilde ebbe un'importanza fondamentale nel teatro inglese per la sua rivoluzione.
Diversamente dal "rivale" Henrik Ibsen(1828-1906),improntato sul "dramma borghese",su un linguaggio e uno stile più fermo,riflessivo;Wilde si rifaceva al teatro francese settecentesco,in particolare a Molière,con le sue commedie brillanti,scene frizzanti e battute raffinate che rivelavano i vizi e le virtù del mondo



giovedì 22 agosto 2013

Un breve,fatale amore per Louisa May Alcott

"Si,lo farai,-insisté Jo - Dimenticherai,un giorno incontrerai una ragazza adorabile,che ti amerà e sarà un'ottima padrona della tua bella casa.Io non potrei esserlo,sono troppo alla buona,e goffa ed eccentrica e vecchia,anche...
Prima o poi ti vergogneresti di me,e finiremmo per litigare,proprio come facciamo adesso.Inoltre a te piace frequentare la buona società,a me no.Non ti andrebbe a genio che passassi parte del mio tempo a scrivere,e io non posso farne a meno.[...] Ho solo una cosa da aggiungere: credo che non mi sposerò mai.Sono felice così,amo troppo la mia libertà per accettare la prospettiva di rinunciarci."
                                                                       ("Piccole Donne*")


Tra le donne che combattevano per i diritti femminili,anche nella loro attività letteraria,dopo Jane Austen (1775-1817) e Charlotte Brontë(1816-1885),ci fu l'esempio luminoso di Louisa May Alcott (1832-1888),la celebre scrittrice americana che ottenne per prima il diritto al voto nel distretto di Concord (New Hampshire).
Ma mentre la Austen e la Brontë non potevano concepire l'esistenza della donna senza la controparte maschile,la Alcott ne affermava il contrario,facendo di questo il suo credo,non sposandosi mai.
Ma ebbe alcune relazioni sentimentali,tra cui una in particolare che la ispirò per un personaggio del suo più grande capolavoro "Piccole Donne".



Louisa May Alcott


Nella seconda metà dell'Ottocento,la carriera letteraria di Luoisa May Alcott,figlia di un maestro pedagogista,Amos Bronson Alcott, e Abigail May,discendente di una famiglia aristocratica; era in ascesa.
Nel 1860 scrisse il suo primo romanzo "Moods" ("Capricci"),il quale però non trovò un editore disposto a pubblicarlo.
Con lo scoppio della Guerra di Secessione Americana (1861-1865),Louisa partì come infermiera volontaria presso l'ospedale di Gerogetown;qui cominciò a scrivere lunghe lettere ai familiari sulle esperienze fatte,che furono rielaborate dal padre che ne ricavò dei bozzetti tragicomici pubblicati con il nome di "Hospital Sketches" e riscossero grande successo.
Con i soldi guadagnati dalle vendite,Louisa realizzo il sogno della vita;intraprese nella primavera del 1865 il suo primo viaggio in Europa (Londra,Ginevra,Costa Azzurra) come dama di compagnia.Proprio in Svizzera  a Vevey,conobbe il pianista Ladislas Wisniewski.
Ladislas era un giovane polacco di vent'anni,il quale aveva combattuto durante l'insurrezione nel suo paese;appariva molto affascinante,burlone,con uno spiccato senso dell'umorismo e mondano.La Alcott era una donna di trentatré anni (un'età non molto giovanile per l'epoca),non bella,ma interessante,forte e irrequieta.
Intercorse tra loro un rapporto amichevole,quasi materno,per poi concretizzarsi in amore.Lui le insegnava il francese,lei a padroneggiare la lingua inglese.
La scrittrice americana sembrava avere un rapporto molto speciale col ragazzo polacco,diverso dai suoi altri flirt,sempre con uomini più giovani e a dire dai suoi biografi lei era anche un po' civettuola.
Con "Laddie",come lei lo chiamava,Louisa trascorse ancora due settimane(1866) nella capitale francese,ma dopo quest'ultimo incontro le loro strade si divisero come in programma per l'indipendente ragazza.
Quel che rimase dell'esperienza con "my polish boy" fu il "Laurie" di "Piccole Donne".

"Capelli neri e ricci,la carnagione olivastra,grandi occhi scuri,bei denti regolari,un naso perfetto,mani e piedi piuttosto piccolo.E' poco più alto di me -si diceva Jo- ed è educato,gentile,simpatico."
                                                       ("Piccole Donne**")







*"I Quattro Libri delle Piccole Donne",Einaudi,2006
** Ibidem



Fonti:
Nota biobliografica de "Un Lungo Inseguimento d'Amore",Newton & Compton Editori,1996

mercoledì 26 giugno 2013

"La Sonata a Kreutzer" di Tolstòj

"Fateci caso:se lo scopo dell'umanità è il bene,la bontà,l'amore,quel che volete;se lo scopo dell'umanità è quello enunciato nelle profezie,ossia che tutti gli uomini si uniranno nell'amore,che il ferro delle lance verrà trasformato in falci,e così via,allora che cosa impedisce di raggiungere questo scopo? Le passioni.
Dalle passioni nasce il più forte,il più cattivo,il più ostinato di tutti gli amori: l'amore sessuale,carnale..."







Pubblicato nel 1891,questo breve romanzo del conte Tolstòj,oltre a essere stato un vero fenomeno letterario in quel periodo è un capolavoro così poco tolstojano.
Cominciato a scrivere nel 1889,si dice sia nato da una scommessa fatta da Tolstòj e un gruppo di intellettuali che dopo aver ascoltato la "Sonata" di Beethoven dedicata a Kreutzer,vollero riportare l'impressione della musica nelle arti principali.
Ma ci fu anche qualcosa di biografico: nel 1895 arrivò a Jàsnaja Poljana (proprietà di Tolstòj) un grande musicista russo,Taneev,che suscitò la gelosia del romanziere,dovuta all'infatuazione che ebbe per lui la moglie Sof'ja.
Al momento della pubblicazione.inoltre,il libro fu censurato dalle autorità russe,data dalle scabrosità del tema affrontato e delle teorie annesse,tanto da richiedere l'autorizzazione alla pubblicazione dello zar Alessandro III e della zarina Maria Fedorovna,entrambi estimatori del conte.


Quel che fu un caso letterario è ambientato in treno,dove in un vagone,un mercante,un avvocato,una distinta signora e il Narratore,discutono sul valore dell'amore e del matrimonio,quando appare dal fondo "un canuto signore dagli occhi brillanti" che con fermezza nega l'esistenza dell'amore se non quello dei sensi e denuncia il sacramento del matrimonio,visto caso mai come una truffa.
Il canuto signore si rivela come Pozdnysev,un uomo che ha ucciso la moglie e che è stato prosciolto;a quel punto i viaggiatori,disgustati,cambiano vagone,solo il Narratore rimane con lui.
Pozdnysev avvalorando la propria tesi racconta al Narratore la sua esperienza,di come appunto quell' "amore" lo portò all'omicidio.Più che un racconto,la sua è una vera analisi.

Da un'adolescenza dedita ai piaceri carnali,l'innocenza corrotta dagli adulti e dalla scuola all'incontro con una bella ragazza di famiglia agiata.Complice un abito di jersey,ha scambiato per amore quel che era solo sensualità.

" Ma guardatele,guardate quelle disgraziate disprezzate da tutti e poi le signore della più alta società : gli stessi abiti eleganti per metterlo in mostra,la stessa passione per le pietruzze,per gli oggetti costosi e luccicanti,gli stessi modelli,gli stessi profumi,la stessa nudità di braccia,spalle,seni,e lo stesso modo di rigonfiare il s,gli stessi divertimenti,balli,musica,canzoni [...] Volendo darne una definizione precisa bisogna dire che le prostitute a breve termine sono di solito disprezzate,mentre quelle a lungo termine godono del rispetto generale."

Dopo il matrimonio e il perpetuarsi di rapporti coniugali,visti come "bestiali" e causa di litigi astiosi e a volte gravi;cominciano a manifestarsi sentimenti di odio e repulsione,propri della vita coniugale.
Per Pozdnysev,infatti,bisogna "vincere la carne proprio nella sua più comune e legalizzata manifestazione: il matrimonio",e seguire la via della castità. 
Si aggiunge inoltre una crescente gelosia da parte del marito,che vede la moglie diventare ancora più bella e allegra dopo che i medici (anche loro corrotti) ne hanno vietato ulteriori gravidanze.
La vicenda si conclude ancora più drammaticamente quando Pozdnysev conosce un giovane musicista dedito alla vita mondana,Truchacevskij,che ospita di volta in volta in casa.
Si insinua nella sua mente il sospetto del tradimento dovuto alla forte intesa tra i due che si rivela più esplicita agli occhi del marito ad una festa dove i due eseguono la "Sonata a Kreutzer" di Beethoven,lei seduta ala pianoforte,lui accompagnandola al violino.
Questa musica "tremenda e spietata",lo eccita e affascina al tempo stesso :

"La musica in genere è una cosa tremenda.Che cos'è ? Non lo capisco.Che cos'è la musica? Che cosa fa?Dicono che la musica elevi lo spirito [...] Non eleva, né umilia lo spirito,lo eccita,piuttosto."

svelandogli la fondatezza dei suoi sospetti.In una notte li scopre insieme (ma non colpevoli),uccide con un coltello la moglie.Solo davanti alla vista della morte Pozdnysev capisce l'enormità del suo gesto.


Il romanzo che sembra essere un racconto sulla "gelosia" , è in realtà quasi un trattato sulla vita coniugale; per Tolstòj,l'adulterio,pericoloso peccato denunciato nei Vangeli,non poteva essere commesso solo con "un'altra donna" ma anche con la stessa moglie,poiché sviava dal sommo bene che era l'amore solo per Dio.
Anche l'arte viene aborrita perché portatrice di passioni.
Nel 1880 lo scrittore russo subì un mutamento spirituale,che lo portò al distacco dalla religione ortodossa,e all'avvicinamento al cristianesimo,con conseguente scomunica nel 1901.Il romanzo va letto in quest'ottica.

Nella postfazione Tolstòj spiegò quel che voleva esprimere col racconto,la depravazione e corruzione degli ambienti sociali che portano sulla via del "piacere" i ragazzi;il fenomeno in espansione dell'infedeltà;la libertà di non procreare nociva poiché vista come omicidio;il modo troppo comodo e bello di vivere che genera sensualità,e infine l'influenza che hanno l'arte e la poesia nell'alimentare l'illusione dell'amore,anche quello carnale.

Fatto curioso è che la vita del conte Tolstòj,fu invece una vita piena di passioni;non sarebbe potuta essere altrimenti l'esistenza del creatore di "Anna Karenina".












Libro: "La Sonata a Kreutzer" di Tolstòj,Oscar Mondadori 2012

martedì 4 giugno 2013

"Belli e Dannati" di Fitzgerald

"E questo  mi ha insegnato che non si può avere niente,non si può avere assolutamente niente.Perché il desiderio inganna.E' come un raggio di sole che guizza qua e là in una stanza.Si ferma e illumina un oggetto insignificante,e noi poveri sciocchi cerchiamo di afferrarlo: ma quando lo afferriamo il sole si sposta su qualcos'altro e la parte insignificante resta,ma lo splendore che l'ha resa desiderabile è scomparso..."





Pubblicato nel 1922,"Belli e Dannati",si riconfermò come secondo romanzo di successo dello scrittore americano F.S.Fitzgerald (1896-1940).
La prima metà degli anni '20 furono per Fitzgerald l'inizio della sua carriera di scrittore e anche della sua vita sentimentale.
Nel 1920 uscì il suo primo fortunato libro "Di Qua' dal Paradiso",che lo rese famoso e abbastanza ricco da poter finalmente sposare la fidanzata Zelda Sayre e l'anno seguente vide la nascita della figlia Frances.
Nel 1922 la pubblicazione,appunto,di "Belli e Dannati" e "I Racconti dell'Età del Jazz".

Il romanzo ha come sfondo la città di New York,in un periodo storico che va dal 1913 al 1921.
E' la storia di una coppia e della loro decadenza sociale e morale.
Anthony Patch,giovane,bello e annoiato figlio della buona borghesia,sempre a corto di denaro,aspetta con impazienza la morte del nonno,Patch senior,uomo retto e dignitoso,per accrescere ulteriormente il suo patrimonio e darsi alla bella vita.
Conosce e si innamora della donna più bella e famosa in città,Gloria Gilbert,cugina di un suo amico.
Gloria,

"in fotografia doveva parere completamente classica,quasi fredda...ma il calore dei capelli e delle guance,insieme colorite e fragili,la rendeva la persona più viva che si potesse scoprire"

superficiale ed egoista e dal passato amoroso molto affollato,accetta di sposare Anthony,anche allettata dalla futura ricchezza.

"Voglio sposare Anthony perché i mariti sono così spesso mariti e io ho bisogno di un amante".

Insieme vivono al di sopra dei loro mezzi,tra feste,cene,abiti alla moda,vacanze,alcool e sperpero di denaro continuo,fino all'improvvisa visita del nonno;in una delle loro feste eccessive,fa cadere ogni possibile bella speranza sul futuro.
Infatti poco prima di morire,Patch senior,lascia la sua eredità all'inserviente Shuttleworth.
Anthony e Gloria ingaggiano un avvocato per ribaltare la sentenza e con il motto "non importa","ci resta il nostro amore",passano gli anni.

La prima edizione di
"Belli e Dannati"


Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale,Anthony parte per il campo di addestramento Hooker.Vive una breve relazione con una ragazza conosciuta sul posto,Dorothy Raycroft;promosso caporale viene subito degradato a causa di numerosi ritardi.
Nell'attesa Gloria bacia una sua "antica fiamma" e tenta vanamente la carriera al cinematografo.
Alla fine della guerra,Anthony ritorna in città,trascorrono un primo momento di felicità,per poi tornare a degradarsi sempre di più.Lui,pigro,invecchiato dagli eccessi e dal bere,lei che vede scomparire piano piano la sua bellezza.
Ormai senza più un soldo e affranti vedono con sorpresa il rovesciamento della sentenza.
Nell'ultimo capitolo,troviamo Anthony milionario,in partenza su una nave,paralizzato,mezzo
matto,solo,contento di aver raggiunto il suo desiderio,ma forse ora,privo di significato.

"Soltanto qualche mese prima la gente lo incitava a rinunciare,a sottomettersi alla mediocrità,a lavorare.Ma lui sapeva che aveva ragione a vivere così: e non si era lasciato smuovere. [...] 
- Gliel'ho fatta vedere-diceva-E' stata una lotta dura,ma non ho ceduto e ce l'ho fatta."

L'America descritta da Fotzgerald nel primo ventennio del XX secolo è quella dell'industrializzazione,della crescita demografica e economica,un accenno al primo conflitto mondiale,il periodo degli "anni ruggenti" e in modo più rilevante l'epoca del "proibizionismo",quando nel 1919 fu introdotto il divieto di fabbricare e vendere alcolici,che portò come conseguenza ala contrabbando,al gangsterismo e all'illegalità.

"...E quando a luglio venne il proibizionismo egli si accorse che fra coloro che potevano permetterselo si beveva più di prima.Ora gli ospiti portavano una bottiglia col minimo pretesto.La tendenza a ostentare l'alcool era una manifestazione dello stesso istinto che induceva l'uomo a coprire di gioielli la moglie.Il possesso dell'alcool era un vanto,quasi un simbolo di responsabilità."

La coppia Anthony-Gloria rispecchia profondamente questo periodo di esagerate speranze,una società materialistica,cinismo e di reale disillusione,la disgregazione della nuova generazione in contrasto con quella vecchia e saggia (Patch senior).
Da citare anche altri due personaggi minori del libro: il fatalista Maury Noble,che negli ultimi capitoli,fidanzato con una donna ricca,finge di non riconoscere l'amico Anthony per non macchiarsi la reputazione e l'insoddisfatto scrittore Richard Caramel,cugino di Gloria.

Come in ogni suo romanzo,anche in "Belli e Dannati" si possono trovare parecchi cenni autobiografici: la vita dei due protagonisti è quella che hanno vissuto lo stesso autore e la moglie,quando per le loro feste ed eccentricità erano i più chiacchierati di New York.La stessa Gloria riflette Zelda,la sua musa ispiratrice.
Lo scrittore Dick Caramel è invece l'alter-ego dello stesso Fitzgerald.Attraverso i pensieri del personaggio,intravediamo il suo metodo di lavoro,oltre ai suoi valori morali e principi incrollabili dello scrittore americano,contro tutto il cinismo e il pessimismo della società moderna.
Nel libro cita anche il suo primo romanzo,uno dei pochi vezzi che Fitzgerald si concedeva:

"Dovunque mi trovi,qualche ragazza sciocca mi chiede se ho letto Di Qua' dal Paradiso.Sono proprio ridotte a questo,le nostre ragazze?"

Ma trapela anche tutta la sua insoddisfazione e mortificazione per i suoi scritti che lui definiva "robaccia",lui che era chiamato il "Thackeray d'America",sebbene

"...dopo tutto non sono i critici ad avere importanza.Loro sono soltanto il gregge."

"Belli e Dannati" non ha la magia,l'essenzialità del romanzo capolavoro di Fitzgerald,comunque ha il dono di descrivere minuziosamente il primo ventennio del '900 americano,anticipandone il suo sogno,rincorso ne "Il Grande Gatsby".









Libro: "Belli e Dannati",F.S.Fitzgerald,editore Oscar Mondadori 2013.

giovedì 30 maggio 2013

Un bouquet di rose rosse per la regina Elena

Ogni anno,nel giorno della ricorrenza di Sant'Elena,veniva recapitato nella residenza estiva di Casa Savoia,un bouquet di rose rosse,ornato da un nastro bianco e azzurro.
Il misterioso omaggio era per la regina d'Italia,Elena,offerto per lei non dal suo "piccolo" marito,ma da un uomo che non la dimenticò mai.
E' difficile pensare che Elena di Savoia(1873-1952),passata alla storia come moglie fedele e madre esemplare,abbia avuto negli anni anni della sua giovinezza,uno spasimante "platonico" così devoto,prima di sposare nel 1896 Vittorio Emanuele III.
L'incontro avvenne ad un ballo,nel 1890,alla corte dello zar Alessandro III. Jelena,chiamata familiarmente "Jela",figlia del futuro re del Montenegro Nicola Petrovic Njgos e di Milena Vukotic,diciassettenne "bruna,dalla grazia ineffabile,dagli occhi dolci e dall'animo nobile",si trovava a Pietroburgo come studentessa del collegio Smolny e frequentava la corte russa.

Un ritratto della principessa
del 1897

Qui,circondata da giovani principi affascinati dalla sua freschezza,fece la conoscenza di Carl Gustaf Emil Mannerheim (1867-1951),giovane trentenne,originario della Finlandia,guardia reale della zarina Maria Fëdorovna.Questo brillante ufficiale,riuscì grazie alle sue nobili origini e al suo valore,a conquistarsi un ruolo preminente nella Russia nazionalista e autocrata dell'ultimo zar.
Molto conteso dalle donne dell'aristocrazia per il suo bel'aspetto,rimase commosso da questa giovinetta così visibilmente insofferente al lusso e alle ostentazioni.
Provò per lei un sentimento di ammirazione e devozione tanto da scontrarsi per lei,in un duello alla pistola con il principe Arsenio Karageorgevich (fratello del futuro Pietro II di Serbia*),uno spasimante fin troppo opprimente per la bella Jela.
Dopo il "fatto",Nicola Petrovic richiamò la figlia a Cettigne(capitale allora del Montenegro),per evitare ulteriori scandali.

Un giovane Manneheim
1880

Mannerheim lasciò andare la sua bella,ben sapendo che Jela era da tempo agognata da alcune casate reali,forse proprio come sposa del figlio dello zar.
Il buon finlandese rimase quindi a Pietroburgo,ma le sue avventure sentimentali non finirono; si sposò con una nobile russa,tale Anastasia Arapova,ed ebbe come amante una principessa polacca,Betsy Shuvalova.
Con il crollo dell'impero russo,Mannerheim ritornò in patria "dove dedicò tutte le sue energie all'edificazione di una società democratica",diventando un'eroe nazionale ed eletto nel 1942 addirittura Presidente della Repubblica.
Ma il ricordo di Jela non si spense mai.
Nel suo esilio in Francia,la ormai ex-sovrana d'Italia,Elena,ricevette commossa la sua visita:Manneheim le porse il suo ultimo bouquet,rose rosse adornate da un nastro bianco e azzurro,i colori della Finlandia.






* E cognato della stessa Elena,in quanto nel 1883,ne aveva sposato la sorella Ljubica o meglio Zorka del Montenegro.




Fonti:
"Historia",articolo del Gennaio 1967,di Felix Ardouin.

venerdì 24 maggio 2013

"Il Grande Gatsby" di Baz Luhrmann

"Gatsby credeva nella luce verde,al futuro orgastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi.Ci è sfuggito allora,ma non importa,domani correremo più forte,allungheremo ancora di più le braccia...E un bel mattino...
Così continuiamo a remare,barche contro corrente,risospinti senza posa nel passato."






Presentato il quindici Maggio a Cannes,"Il Grande Gatsby",del regista australiano Baz Luhrmann,("Moulin Rouge","Australia")è la trasposizione cinematografica del romanzo-capolavoro omonimo di F.S.Fitzgerald."Il Grande Gatsby"
Film dal cast,scenografia e costumi eccezionali e da un budget molto alto,costato 105 milioni di dollari,è un omaggio voluto dal regista al grande scrittore americano.
Ambientazione ricreata "ad hoc" dell'America nella prima metà degli anni 20,con la sua dicotomia tra divertimento e proibizionismo,tra le luci sfavillanti,i colori vivaci e rassicuranti del West Egg (dove vivevano i ricchi) e il buio,la polvere,la terra del East Egg (dove vivevano i poveri),in cui fanno quasi da "spettatore opprimente" gli occhi azzurri figuranti sul cartellone pubblicitario dell'oculista T.J.Eckleburg,sotto cui si svolge il dramma.L'America dell'"età del jazz",dell'euforia e della ribellione che seguirà inevitabilmente la crisi del '29.

Le riprese effettuate nel 2011,sul continente australiano,seguono perfettamente le vicende del contrabbandiere milionario Jay Gatsby e del suo "amore" o "sogno" per l'indolente Daisy Fay.
Gatsby,presentato magistralmente dall'attore Leonardo Di Caprio ("Titanic","The Aviator","Django Unchained"),che non fa rimpiangere per nulla il "Gatsby" di Robert Redford (1974); è riuscito a mostrare il personaggio con le sue numerose sfaccettature: il contrabbandiere,il trimalcione,il gentiluomo;se non appieno la malinconia,però,la fede ostinata verso il passato e la speranza,"la luce verde",che diventa il sogno americano e il sorriso tipicamente gatsbiano.
Daisy,l'amore fin troppo esaltato nel film (nel romanzo Gatsby amava l' "idea" di Daisy, ha interpretazione di Carey Mulligan ( la Kitty Bennet di "Orgoglio e Pregiudizio", 2005),accettabile fisicamente ma,che non ha saputo dare personalità e attrattiva al personaggio.


Di rilevanza,invece, a parte il noioso Tobey Maguire ("Spider-Man"),nel ruolo di Nick Carraway,reinventato in scrittore,occupando troppo spazio nel film,restano la brava Isla Fisher("I Love Shopping") nella figura patetica e volgare di Mirtle Wilson; come Joel Edgerton("King Arthur") nell'arrogante ed egoista Tom Buchanan,perfetta Elizabeth Debicki in Jordan Baker.
Tra le canzoni spicca sicuramente la bella "Young and Beautiful",colonna sonora del film cantata da Lana del Rey;quasi un obbobrio la rivisitazione di Beyoncé per "Back to Balck".
Di grande pregio anche i dialoghi e la narrazione fedelissimi all'originale romanzo.
Il film all'uscita è stato criticato per essere molto "kitsch",sovraccarico;il regista si è difeso dichiarando che sarebbe "molto piaciuto a Fitzgerald",lui che lavorò a Hollywood negli ultimi anni,d'altra parte anche la stessa Eleanor Lanahan,nipote del romanziere,ha confermato il suo beneplacito,che "al nonno,si, sarebbe piaciuto".


Resta per me un grande atto di coraggio aver portato in una maniera così potente uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale,e il finale vale,veramente,tutto il film.


mercoledì 15 maggio 2013

Pierre de Ronsard,la passione di una rosa


Nella prima metà del Cinquecento,come in Italia,anche alla Francia ebbe la sua epoca di "Renaisance",sia nel campo della cultura,sia in quello dell'arte;dovuto,questo,alle guerre in Italia e al numeroso afflusso di artisti e letterati nelle varie corti di Carlo VIII,Luigi XI  e Francesco I.
L'influenza italiana si sentiva nettamente anche nella poesia,che vedeva nel Petrarca la figura da seguire,il simbolo per eccellenza.
Intorno a quest'epoca nacque in Francia una nuova scuola,una "brigade" di sette poeti (Ronsard,Du Bellay,Belleau,Jodelle,Daurat,Baïf e Ponthus de Thiard),chiamata la "Pléiade",traendo il nome dalla costellazione.


Questi nuovi poeti si riproponevano "di trasformare la lingua poetica nazionale elevandola sulle tracce degli antichi ad altezze sublimi",riscoprendo la freschezza e la semplicità dei classici.
Tra loro,Pierre de Ronsard (1524-1585) fu sicuramente il più rappresentativo.Cantore della nuova Francia e delle sue origini,osannato da sovrani (fra cui Caterina de' Medici),ebbe una vita sentimentale non meno movimentata di quella culturale,la sua fama portava lontano l'eco dei suoi amori e del suo talento.

Figlio di un signore della piccola nobiltà,che aveva conquistato la benevolenza di Francesco I partecipando alle guerre d'Italia;Pierre fu indirizzato fin da giovane alla carriera cortese,in qualità di paggio del delfino Francoise nel 1536 e in seguito della principessa Madeleine,che accompagnò in Scozia quando sposò il re Giacomo V.
Con la prematura dipartita della bella e sfortunata Madeleine ( morta di tubercolosi),Pierre ritornò in Francia,sempre a servizio di un figlio del re,il duca Charles d'Orleans.
Intraprese poi la carriera militare,ma vittima di una malattia che lo rese parzialmente sordo,cambiò radicalmente vita;per mantenersi economicamente scelse il chiericato,in questo modo "avrebbe goduto dei benefici connessi al suo stato senza adempiere ai doveri del culto".
In questa nuova figura,Pierre,poté occuparsi della sua passione,la poesia,e la vita mondana.
Nel 1545,avvenne un altro evento sconvolgente nella sua vita,ad un ballo nel castello reale di Blois,conobbe Cassandra Salviati.

Castello di Blois


Questa giovane fanciulla fu la sua prima musa e amore non corrisposto.
Bella,bionda,con gli occhi neri e una voce incantevole,Cassandra proveniva da una famiglia di ricchi banchieri fiorentini,figlia del Bernardo Salviati.
Pierre "che non aveva niente di sacerdotale né nell'atteggiamento,né nelle sue vesti",corteggiò a lungo la bella,finché nel 1546 andò in sposa ad un nobile.
A lei,il poeta dedicò "Les Amours",sonetti accompagnati musicalmente.


Dolcezza,andiamo a vedere se la rosa
che stamane aveva dischiuso
la sua veste di porpora al sole
ha perduto stasera
le pieghe della sua veste purpurea
e il colorito simile al vostro

Ahimè,vedete come in si breve spazio,
dolcezza,ella ha,al suolo,
lasciato cadere le sue bellezze!
O natura veramente matrigna
poi che un tale fiore non dura
che dal mattino fino a sera!

Dunque,credetemi,dolcezza,
finché la vostra età fiorisce
nella sua più verde freschezza,
cogliete,cogliete la vostra giovinezza:
come a questo fiore,vecchiezza,
farà appassire la vostra beltà


Divenuto celebre con le sue opere,ritornò a corte gloriosamente.
Ottenuto il ruolo di curato titolare di parrocchia,incontrò nella campagna di Bourgeil,una giovane contadina,Marie Dupin,alla quale dedicò "Continuation des Amours","versi pervasi di una intensa sensualità e di un profondo amore per la natura".
Dal 1560 ottenne ancora numerose cariche e benefici,culminate nel 1558 con il posto di primo poeta ed elemosiniere ordinario del re Carlo IX e nel 1565 con l'eccellente visita di Caterina de' Medici,di cui il poeta aveva cantato le sue lodi,nel priorato di Saint-Cosme,"nei pressi di Tours,dove viveva il poeta,un'oasi di pace,di amicizia e di poesia."

Saint-Cosme


Nel 1573 le sue "Oeuvres" coincidono con l'amore "platonico" per la bella Hélène de Surgères (1546-1618),damigella d'onore della regina madre,alla quale dedicò i suoi versi più famosi:


Quando Vecchia sarete,la sera,alla candela,
seduta presso il fuoco,dipanando e filando,
ricanterete le mie poesie,meravigliando:

Serva allor non avrete ch'ascolti tal novella,
vinta dalla fatica già mezzo sonnecchiando,
ch'al suono del mio nome non apra gli occhi alquanto,
e lodi il vostro nome ch'ebbe sì buona stella.

Io sarò sotto terra,spirto tra ignudi spirti,
prenderò il mio riposo sotto l'ombre dei mirti,
Voi presso il focolare una vecchia incurvita,

l'amor mio e 'l fiero sprezzo vostro rimpiangerete,
Vivete,date ascolto,diman non attendete:
cogliete  fin da oggi le rose della vita.






Fonti:

"Nei Castelli della Loira",I.Cloulas,Fabbri Editori.
"Storia della Letteratura Francese",G.Spagnoletti,Newton Compton Editori.
"Caterina de' Medici",J.Orieux,Oscar Mondadori.

martedì 30 aprile 2013

Aubrey Beardsley,il genio irriverente dell'epoca vittoriana.

"Ho uno scopo: il grottesco.Se non sono grottesco non sono niente." 
                                                              (Aubrey Beardsley) 




Nella corrente artistica dell'Art Nouveau e del suo bel panorama di artisti e personaggi,spicca la genialità irriverente del  disegnatore inglese Aubrey Beardsley (1872-1898).
Beardsley,famoso per aver illustrato numerosi romanzi e riviste,creò attraverso i suoi disegni uno stile moderno ed originale.Seppe mescolare elementi preraffaelliti,greci e giapponesi per formare disegni bellissimi,precisi e di grande effetto,segnando il decadentismo inglese.

Illustrazione per il
"Gatto Nero"
di E.A.Poe


"The Lady With The Monkey"
1897




Ma la vera originalità di Beardsley fu nei suoi temi;grotteschi,ironici e soprattutto con una forte natura erotica,quasi perversa,evidenziata mirabilmente nella "Lisistrata" di Aristofane.









Figura singolare e stravagante anche nel suo essere,passava per un dandy,decisivo fu l'incontro con Oscar Wilde (1854-1900),che lo iniziò al culto dell'estetica e con cui intrecciò un profondo legame di amicizia.
Per Wilde illustrò la sua "Salomè";questi forse sono tra i disegni più belli ed affascinanti.




















Questi temi cozzavano con il perbenismo della società vittoriana,di cui lui si faceva interprete.


"The Rape of the Lock"
di
Pope












"The Battle of the Beaux and the Bells"


Morì giovanissimo di tubercolosi a venticinque anni.