lunedì 4 novembre 2013

"Le Donne in Parlamento" di Aristofane,"il declino di Atene"

" Prassagora- Splendido occhio della tornita lucerna,opera raffinata d'artigiano,vogliamo dire le tue origini e le tue fortune.Tu che uscita dal tornio,dalle mani del vasaio,compi con le tue narici il fulgido ufficio del sole,tu dunque ora getta il segnale convenuto.[...] E ancora tu sola illumini i segreti delle cosce,bruciando il pelo che vi fiorisce,e ci assisti quando di nascosto apriamo la dispensa di vino e di grano [...] Grazie a tutto questo,ti dirò i nostri progetti,che le mie amiche hanno appena deciso alle feste Scire."




Rappresentata nel 392 a.C.,"Le Donne in Parlamento", è l'opera che risente di più della crisi politica che si era verificata ad Atene dopo la sconfitta della guerra peloponnesiaca (431-404 a.C.) e dell'animo sofferente dello stesso autore ateniese,Aristofane (445-384? a.C.),da sempre difensore della pace.

Le donne ateniesi,stanche dell'instabilità di governo,decidono di radunarsi,travestite da uomini,ed occupare l' "Ecclesia",l'assemblea di tutti i cittadini di sesso maschile.Guidate dal "leader",Prassagora,il loro scopo è quello di far passare il governo sotto la loro amministrazione.Grazie all'abilità oratoria di Prassagora,che elogia le virtù,la fermezza,il senso di giustizia e lo spirito consevatore delle tradizioni del sesso femminile,le donne ottengono il voto di maggioranza e quindi il governo.
Ma,se da un lato "l'insurrezione" manifesta buoni propositi,dall'altra cominciano a rivelarsi leggi ambigue e restrittive; come la comunione dei beni e delle donne e il disfacimento della famiglia,di conseguenza un giovane prima di giacere con la sua bella,dovrà prima passare nel letto di donne vecchie e brutte,e lo stesso dovrà valere per le donne.
La scena in cui tre orrende vecchie si contendono i favori di un giovane,venuto a un convegno con la sua innamorata,svela i difetti della nuova legge.
La commedia si conclude con un fastoso banchetto danzante.

 La commedia presenta molte similarità con un'altra commedia di Aristofane,"Lisistrata" (411).In tutte e due esiste l'insurbordinazione da parte del sesso femminile,ma se in quest'ultima le donne riescono col loro intento a riportare la pace,il progetto delle "Ecclesiazuse" si scopre squilibrato e impossibile,una vera utopia (ironia del comunismo antico) che rimarca l'idiozia e l'egoismo dell'essere umano.
La forza trascinante della commedia è la potenza del cibo e del sesso in modo molto preponderante.Il sesso visto come vizio che accomuna indistintamente uomini e donne,spontaneo,senza vergogna.
Ma in questa opera con scene divertenti ed erotiche vi è una velata critica alla politica ateniese,in declino;descrivendone  i suoi vizi più destabilizzanti :
  • "L'esercizio del mestiere di sicofante",
  • "la cavillosa mania dei processi",
  • "la cospirazione continua contro la democrazia" 
 Critica assulutamente ironica,senza speranza di redenzione.
La crisi della commedia,insomma,viene comparata con la crisi che la città,un tempo ricca di fasto e splendore,stava attraversando.E con quella data,404 a.C.,censurata storicamente dagli ateniesi,pose fine alla sua egemonia.
"Le Donne in Parlamento",non ha la genialità e il ritmo di "Lisistrata",ma affiora tutto il malessere di Aristofane e di Atene stessa.





Libro:

"Le Donne in Parlamento" Aristofane,Bur Rizzoli,2013

2 commenti:

  1. E' un peccato non conoscere le voci femminili e capire quale fossero realmente situazioni e comportamenti delle donne, i loro rapporti con gli uomini, che a volte la drammaturgia suggerisce ma estremizza per sua stessa natura, senza che possiamo vedervi segni di oggettività e realismo. Insomma, delle civiltà antiche conosciamo bene il volto ufficiale, meno quello posto all'ombra della grande storia. Aristofane è senza dubbio geniale, sa mettere a nudo difetti e manie della società con acume degno della grande satira!

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    1. Hai ragione,è un vero peccato questo..."una macchina del tempo" è sempre quello che ho sognato fin da bambina!

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