lunedì 25 luglio 2011

Palazzo Chigi ad Ariccia







Unico esempio di dimora barocca rimasta inalterata nei secoli è Palazzo Chigi ad Ariccia,vero gioiello dei Castelli Romani.
Palazzo Chigi non fu soltanto il teatro della mondanità romana nel seicento ma per la sua ricchezza e bellezza degli arredi sfondo per molti film,tra cui il più famoso "Il Gattopardo" (1962) del regista Luchino Visconti.
Il Palazzo anticamente costruito per i Savelli,ma mai abitato,fu comprato,ristrutturato e ampliato da Papa Alessandro VII Chigi (1655-1667),appartenente ad una famiglia di banchieri senesi che acquistò la nobiltà nel 1377.Il progetto per il Palazzo e la sua "piazza di corte" fu ideato da Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) che diede alla dimora il titpico colore del "celeste aria".
Tra le stanze visitabili vi sono "Le Stanze del Cardinale" e il "Piano Nobile" (dal 2007 è stato inaugurato il "Museo del Barocco" con quadri del 600-700).
Nelle "Stanze del Cardinale",(uniche fotografabili) appartenute a Flavio I Chigi (1631-1693),cardinale appunto e nipote di Alessandro VII,si trovano oltre alla camera dello stesso detta "Sala Rossa" con il suo letto,un grande specchio,set da viaggio e il suo abito cardinalizio,la "Cappella" con un prezioso armadietto appartenuto a San Filippo Neri,quadri come quello di Maria Virginia Borghese (1640-1715) andata sposa nel 1658 ad Agostino Chigi (1634-1705,anch'egli nipote del Papa),mostra di abiti antichi e più recenti come uno delle sorelle Fontana.
Tra le "Piano Nobile" troviamo il "Salone Giallorosso",grande sala con un tavolo da biliardo regalato dal Papa per le fastose nozze tra Agostino e Maria Virginia,con stecche annesse e due bellissimi tavoli del Bernini con gambe incrociate che richiamano la famiglia Della Rovere a cui i Chigi si erano legati.

La "Camera Rosa",per gli ospiti,chiamata così per il colore della tappezzeria,dove si trova lo stupendo quadro di Winterhalter su Leonilla Bariatinskij (1816-1918),principessa russa,detta la donna più bella d'Europa e madre di Antonietta Sayn Wittgenstein (1839-1918) andata sposa a Mario Chigi (1832-1914).Matrimonio che diede grande lustro nell'800 ai Chigi.

Nella "Sala da Pranzo d'Inverno" tavolo e sedie dell'epoca.
Nella particolare "Sala del Trucco" invece,un tavolo simile al biliardo ove si doveva lanciare una pallina centrando degli archi non facendo cadere dei birilli,un gioco molto in voga nell'aristocrazia.

La "Sala delle Belle",la più conosciuta e ammirata,si vedono alcuni ritratti delle donne più belle della nobiltà romana,tra cui la stessa Maria Virginia,vestite à la francaise,poiché a Roma si erano rifugiate le nipoti del Cardinal Mazzarino,Maria (1640-1715) e Ortensia (1646-1699) Mancini,che da Verailles avevano portato il gusto e la moda francese.Sotto ai ritratti la libreria con volumi ottocenteschi,quelli di datazione più vecchia sono andati al Vaticano.

Segue la "Sala delle Suore" con ritratti di alcune monache figlie di Agostino Chigi.

Un'altra stanza molto particolare è quella della "Farmacia",dove notiamo non solo il tipico armadio con ancora spezie e unguenti ma alle pareti piccoli ritratti di tutti i componenti della famiglia dal 400 a oggi,simile ad un albero genealogico,tra cui il capostipite Agostino Chigi detto "Il Magnifico" (1465-1520).

Dopo il "Teatro",la piccola "Cappella" con la sua "sanguigna",ossia "San Giuseppe con Bambino",unica opera autografata dal Bernini.

La "Camera Verde" chiamata anch'essa così per il colore,fu la camera da letto di Agostino e della moglie,di gran pregio il baldacchino e l'armadio a muro.

La "Sala da Pranzo d'Estate" è sicuramente quella che sorprende più di tutte,adibita oggi ai matrimoni civili,è divisa in due parti,con al centro una fontana:nella prima dipinta sul soffitto e alle pareti un'uccelliera con numerose piante e riprodotte da una parte Roma e dall'altra Albano;nella seconda altri quadri e in particolare quello della dimora senese dei Chigi (ancora oggi visitabile).In fondo,su un tavolo,fotografie di alcune scene del "Gattopardo".

La "Galleria",un corridoio con busti di alcuni imperatori e imperatrici romani e dirimpetto quelli del Papa Alessandro,il cardinale Flavio I e Sigismondo (1649-1678,altro nipote).

La "Stanza dell'Ariosto",dove sono riprodotte scene dell' "Orlando Furioso " e la Grecia e l'Italia come due donne bellissime con i loro tipici simboli.

Infine lo "Studio del Principe Mario" minuziosamente conservato,con oggetti di valore,fotografie,libri,stampe,telefono e radio.

La vera unicità di tutte queste stanze sta nella tappezzeria in cuoio,di origine spagnola.
Nel 1988 il Palazzo fu venduto dai Chigi ala Comune di Ariccia.






mercoledì 20 luglio 2011

"Le Belle" di Winterhalter

Franz Xaver Winterhalter (1805-1873) fu il celeberrimo litografo e pittore tedesco che ritrasse nei suoi quadri i regnanti e i signori più famosi e in vista d'Europa.I suoi colori vivaci e il suo stile unico e inconfondibile risultano gradevolissimi ai nostri occhi ed è impossibile non notarli di primo acchito.Ma la vera qualità di Winterhalter era quella di valorizzare al massimo la bellezza femminile e di rendere bellissime anche quelle donne che propriamente avvenenti non erano.
Sicuramente un po' di piageria...!

Sophie Troubetskoi (1838-1896),duchessa di Morny.

Paolina Sandor (1836-1921),principessa di Metternich

Matilde Bonaparte (1820-1904).

Elisabetta imperatrice dell'Impero Austro-Ungarico (1837-1898).

Leonilla Bariatinskyj (1816-1918),principessa russa.

Zofia Potocka (1760-1822),nobile russa.

Vittoria di Sassonia Coburgo-Gotha,imperatrice di Germania (1840-1901).

Vittoria regina d'Inghilterra e Irlanda (1819-1901).

Luisa di Prussia (1838-1923),granduchessa di Baden.

Eugenia imperatrice dei Francesi (1826-1920).

Carlotta imperatrice del Messico (1840-1927).

Barbe de Rimsky Korsakov (1833-1878),nobile russa,a volte confusa con la Castiglione.

Alessandra regina d'Inghilterra e Irlanda (1844-1925).

Adelina Patti (1843-1919),cantante.

lunedì 18 luglio 2011

"The Young Victoria "





"... i politici passano,tu non passerai..."


Uscito in sordina,in Italia nel 2009,"The Young Victoria" ripercorre la giovinezza della grande regina d'Inghilterra,Vittoria di Hannover (1837-1901).
Con un ottimo cast,dalla produzione di Martin Scorsese e Sarah Fergusson,alla protagonista femminile,la bravissima Emily Blunt ("Il Diavolo veste Prada"),Rupert Friend (Mr Wickam nell'ultimo "Orgoglio e Pregiudizio") nel ruolo del Principe Alberto,alla costumista Sandy Powell che vinse il premio Oscar nel 2010 per gli abiti;risulta un film buonissimo,finalmente ancora in costume (nel 2006 era uscito "Marie Antoinette").
Già era presente un film su Vittoria,quello del 1954 "La Giovane Regina Vittoria" di Ernest Mareschka (1893-1963) ma fin troppo zuccheroso e "bavarese" e con una fin troppo splendida Romy Schneider (1938-1982).


Quello di Scorsese invece rimane abbastanza fedele alla vita della regina,bellissimi e dettagliati gli abiti,acconciature,ambienti e attori molto somiglianti ai vari personaggi storici,come sempre il produttore è riuscito a ricreare ineccepibilmente quel mondo e il passaggio dal "Regency" ai primi anni del nuovo regno.
La figura di Vittoria viene vista dall'infanzia" restrittiva" e poco culturale insieme alla madre Vittoria di Sassonia Coburgo-Saalfeld (1786-1861) e l'onnipresente John Cornoy (1786-1854) i rapporti con lo zio Leopoldo del Belgio (1790-1865),all'ascesa al trono (1837) come unica discendente più prossima al ramo Hannover,la grande intesa con il Primo ministro Lord Melbourne (1799-1848) e i primi instabili anni di governo.


Ma il tema centrale del film è sicuramente l'amore tra la giovane Vittoria e il principe Alberto di Sassonia Coburgo Gotha (1819-1861),ancora leggendario ai nostri giorni.
Tema questo un po' troppo accentuato,troppo passionale ma che serve certamente a spiegare i rapporti che intercorrevano tra le due figure.
Una Vittoria all'inizio fredda,vogliosa di governare da sola ed emulare quindi "la Regina Vergine" Elisabetta I ma che alla fine si ritrova innamorata e si lascia guidare dal ben più saggio e organizzato Alberto,che dal canto suo si dimostra devoto ma al tempo stesso risoluto a non essere solo un'ombra agli occhi della corte e del popolo.
Un "menage" il loro che resterà solido,stabile e duraturo fino alla morte del principe;significativa la scena dove i due lavorano alla propria scrivania uno davanti l'altra.
Quel che ne esce,insomma, non solo riafferma la grande impronta lasciata dall'epoca vittoriana ma anche la rivalutazione della figura del principe Alberto,troppo accantonata,lui che riorganizzò l'ambiente economico e sopratutto culturale in Inghilterra.


martedì 12 luglio 2011

"Sarrasine" disillusione e arte


"Rimanemmo per un po' in contemplazione di quella meraviglia,che sembrava opera di un pennello soprannaturale.Il quadro rappresentava Adone sdraiato su una pelle di leone.Il lume sospeso in mezzo al salottino,racchiuso in un vaso di alabastro,illuminava in quel momento la tela con un tenue chiarore che ci permise di cogliere tutte le bellezze del suo dipinto."


Apparso a puntate per la prima volta nel 1830 sulla nuova rivista "Revue de Paris" e in volume nel 1831,"Sarrasine" è tra gli scritti più "strani" del romanziere Honoré de Balzac (1799-1850).
Curiosi sono l'ambientazione,la struttura della novella (dove vi sono due racconti concatenati l'uno con l'altro) e i temi.
Ispirazioni di questo libricino sono i "temi realistici",la Roma stendhaliana del 1758,con le sue rovine e insieme il suo lusso,il Papa,i principi romani e i grandi divertimenti; e i "temi fantastici" derivati dallo scrittore,compositore,giurista E.T.A. Hoffmann (1776-1822),autore di numerose opere di stampo fantastico e horror,come nella migliore letteratura romantica tedesca.

Durante un ricevimento a palazzo dei Lanty,nuova famiglia le cui ricchezze e origini sono avvolte nel mistero,si trovano l'anonimo Narratore accompagnato dalla bellissima marchesa Beatrix de Rochefide (vedi http://appuntario.blogspot.com/2011/01/beatrixuna-societa-che-si-vendica.html).
La marchesa nota allora la figura di un vecchio che sembra piuttosto un fantasma o un cadavere e chiede insistentemente dell'identità del signore al suo accompagnatore.
Il Narratore racconta,quindi,la storia di Sarrasine,bravissimo giovane scultore affermato,che arrivando a Roma si innamora della cantante Zambinella,conosciuta al teatro Argentina,dopo averla sentita cantare.Il suo amore lo porta addirittura a modellare una statua con le sue fattezze,ed amarla come un Pigmalione,fino al completo disinganno,avendo scoperto la vera natura della cantante e,infine l'assurda morte.
E' appunto una commedia sulla disillusione;come Sarrasine si disilluderà anche la marchesa rimarrà disillusa alla fine della storia.
Ma ancora di più sull'arte e in particolare su quella suprema a detta di Balzac:la musica,arte universale,priva di generi,irraggiungibile e irriproducibile a cui vanamente Sarrasine cercava di avvicinarvisi.

domenica 10 luglio 2011

"Memorie di un Pazzo"


"[...] ricorda,allora,che un pazzo scrisse queste pagine,e che se la parola risuona talvolta più forte del sentimento che esprime,ciò accade d'altronde per il suo piegarsi sotto il peso della passione."


"Memorie di un pazzo" è il primo scritto del romanziere francese Gustave Flaubert (1821-1880) del 1838,quando Flaubert aveva solo diciassette anni.Dedicato all'avvocato e poeta francese Alfred Le Poittevin* (1816-1848),amico d'infanzia ;è una piccola autobiografia o meglio ancora come dice lo stesso titolo,memorie,dove il giovane Gustave racconta i propri dolori,angosce,paure,piccole gioie,consolazioni,desideri,tutti i sentimenti insomma che possono scaturire dal cuore e dalla mente di un adolescente.
Pur sembrando riservato esclusivamente all'amico Le Poittevin,Flaubert sapeva benissimo che il suo libro avrebbe avuto dei lettori,infatti mostra qui tutto il suo genio anche se acerbo,attraverso argomentazioni filosofiche forse un po' noiose ai giorni nostri.
Ma l'importanza di questo libricino sta nel poter capire al meglio la personalità del francese,l'origine delle sue opere e la figura della donna.Acora una volta,quindi,autobiografismo e donne.
I rapporti con un padre temuto e con una madre indifferente,essere considerato "l'idiot de la famille",gli anni terribili del collegio,il grande affetto per la sorella,l'amore per l'Oriente (che darà poi lo sfondo a "Salammbo"),la stupidità borghese ("Bouvard e Pécuchet"),quel senso di insoddisfazione e viaggi mentali che diventeranno preponderanti in "Emma Bovary" (non a caso Flaubert dirà alla nascita del suo romanzo più famoso: "Madame Bovary c'est moi").
E inaspettatamente il grande amore della sua vita,quello per Maria,in realtà Elisa Schlésinger (1810-1888),incontrata romanticamente nel 1836 sulla spiaggia di Trouville-sur-Mer,tanto voluta e desiderata ma mai fatta sua.
Amore che non ricorre solo nelle "Memorie" ma che ricorrerà soprattutto nell'"Educazione Sentimentale" ed Elisa nella sua protagonista femminile Madame Arnoux.
Dopo di questo l'amore adolescenziale per una bella inglese,Caroline, e finalmente la conoscenza dell'amore carnale con una prostituta (tema del romanzo "Novembre"),per cui lui sacrifica il suo grande amore.




*La sorella di Alfred,Laure Le Poittevin (1821-1903),che fu la madre di Guy de Maupassant,si dice abbia avuto una relazione proprio con Flaubert.Ancora oggi si ipotizza che il vero padre di Guy fosse proprio l'autore della "Madame Bovary".


mercoledì 6 luglio 2011

"Mademoiselle Fifi"


"Alle pareti pendevano tele,disegni e acquarelli pregiati,mentre sui mobili,sulle mensole e in eleganti vetrine mille ninnoli-vasetti giapponesi di porcellana,statuine,pupazzi di Sassonia e cinesi,avori antichi e vetrerie di Venezia-popolavano il vasto ambiente d'una folla preziosa e bizzarra.Ora non ne rimaneva gran cosa"


Dopo il clamoroso successo di "Boule de Suif",lo scrittore francese Guy de Maupassant (1850-1893)provò a bissare nel 1882 con la novella "Mademoiselle Fifi",molto simile nei contenuti con la prima.
Ambientato nei dintorni di Rouen,nell'immaginario castello d'Uville,durante la guerra franco-prussiana del 1870;ha per protagonisti quattro militari:il maggiore conte von Farlsberg,il tenente Otto von Grossling e due sottotenenti,Fitz Scheuneburg e il marchese Wilhelm von Eyrik,quest'ultimo chiamato "mademoiselle Fifi" per la sua eleganza,la vita sottile e l'abitudine di servirsi sempre della locuzione francese "fi,fi donc".*
Questi avendo il dovere di occupare il castello si ritrovano però dopo lunghe giornate,annoiati e stanchi,decidono così di "invitare" cinque prostitute per passare diversamente la serata.
Al momento del brindisi,i militari ubriachi,in un eccesso di esaltazione rivendicano i loro diritti sulla Francia in quanto vincitori;Rachel,una prostituta ebrea,punta sul vivo,uccide mademoiselle Fifi e fugge.
Alla fine con l'allontanamento dei militari si ode la campana della chiesa che aveva a lungo taciuto durante l'occupazione ,mossa dall'audace Rachel.
Tra i temi ricorrenti della novella oltre alla "guerra"e l' "eros" vi è il "patriottismo" incarnato ancora una volta da una prostituta,una emarginata,ebrea addirittura,ma che dimostra tutto il coraggio che nessun altro avrebbe saputo tirare fuori.
A questo si aggiunge anche la "dissolutezza",la crudeltà,il bisogno di "distruzione",qui rappresentati nella figura di Fifi,che non ha scrupoli nel rovinare dipinti e oggetti preziosi e di mordere violentemente sul collo Rachel.
A far capolino in questa novella c'è anche la "morte"appena accennata ma che diverrà centrale nei "Due Amici".


*Oibò





"Due Amici"

"E' il Mont-Valérien tuonava senza posa,demolendo a colpi di granata qualche casa francese,distruggendo strade,maciullando persone,mettendo fine a molti sogni,a molte gioie attese,a molte felicità sperate,aprendo in cuori di mogli,in cuori di figlie.in cuori di madri,lontano,in altri paesi,sofferenze che non sarebbero finite mai".


"Due Amici" è il breve racconto della raccolta "Mademoiselle Fifi" del 1882,ispirato ad un fatto realmente accaduto.
Ambientato "nell'affamata e rantolante" Parigi (diversamente da altre novelle che hanno come sfondo sempre le provincie francesi),ancora durante l'occupazione prussiana,un pacifico orologiaio,Morissot,incontra dopo molti anni il suo amico merciaio,Sauvage,appassionati entrambi di pesca.
Dopo aver ricordato i bei tempi trascorsi e bevuto abbastanza,i due,superficialmente,decidono di ritornare a pescare nel loro posticino grazie ad un lasciapassare di un colonello.
Proprio mentre pescano vengono scoperti da un gruppo di militari prussiani che pensando siano spie li uccidono senza pietà.
Anche qui la "guerra" è rappresentata come simbolo di "distruzione" non solo materiale ma anche di sentimenti,di speranze,di gioie,un fenomeno ineluttabile che fa dire a Morissot:

"E dire che sarà sempre così fino a quando ci saranno i governi."

Una guerra che porta con se anche tanta "crudeltà"e "spietatezza",incarnata nella persona dell'ufficiale prussiano che dopo aver ucciso i due amici,ordina al soldato di friggere i pesci pescati "mentre sono ancora vivi".
La "morte" anch'essa è descritta nella sua dura verità:"macabra",nella descrizione della fucilazione e nel seppellimento dei corpi nelle acque del fiume;"stupida",nell'avventatezza dei signori Morissot e Sauvage e "comica" nell'equivocare due innocenti come spie.




martedì 5 luglio 2011

"Un Lungo,Fatale Inseguimento d'Amore"


"Mia prima...mia fino all'ultimo...mia anche nella tomba!"


"Un Lungo,Fatale Inseguimento d'Amore" è il breve romanzo della scrittrice americana Louisa May Alcott (1832-1888),autrice della ben più famosa serie delle "Piccole Donne".
Scritto nel 1866 sotto lo pseudonimo di A.M.Barnard,rimase inedito addirittura fino al 1995.
Dopo l'avvenuta pubblicazione,il romanzo fu salutato come "il lato segreto e oscuro della Alcott"
proprio per la diversità dei temi che si allontanavano completamente dai soliti messaggi pedagogici dei suoi libri che verranno in seguito;entusiasta restò anche il "maestro dell'orrore" Stephen King.
Ma,la verità è ben diversa.
Nel 1865 Louisa May Alcott ritornò da un lungo tour in Europa;ritrovatasi senza denaro,si impegnò di recuperarlo scrivendo un libro "facile" che avrebbe fatto subito presa sul pubblico.
Si tratta infatti di un romanzo gotico,con il tipico plot che all'epoca spopolava,con rapimenti,inseguimenti,fanciulle indifese e carnefici,in un misto di amore e crudeltà.
Ma la Alcott fece molto di più;d'altronde già erano usciti romanzi come "Jane Eyre" e "Cime Tempestose" (1847), e ispirandosi al "Faust" di Goethe e alla "Clarissa" del Richardson ,ricorrendo alla sua esperienza in Europa e al suo sapere,racconta l'amore "maledetto" e inseguito tra la bella Rosamund Vivian (la vittima) e il misterioso Philiph Tempest (il carnefice).
Pur non avendo la grandezza dello stile e la corposità del suo libro più famoso,risulta un romanzo avvincente,capace di suscitare una forte suspance e curiosità di capitolo in capitolo,colpi di scena e amori proibiti e le bellissime e preziose descrizioni delle città che fanno da sfondo a questo "fatale inseguimento".