venerdì 26 novembre 2010

Madame de La Fayette


"La magnificienza e la cortesia non sono mai apparse in Francia con tanto splendore come negli ultimi anni del regno di Enrico II".



(Incipit de "La Principessa di Cleves)









Nella storia della letteratura vi è una donna che ha un posto di grande rilievo all'interno di essa e rappresenta una figura luminosa insieme agli altri grandi romanzieri.Questa è Madame de La Fayette.



Nata Marie Madeleine Ploche de La Vergne nel 1634 da una famiglia di nobili origini,intelligente,



colta ma non esente dal frequentare l'ambiente mondano della corte.



A diciassette anni entrò come dama d'onore della regina Anna d'Austria(1601-1666).A credere ai biografi pettegoli,ogni notte il futuro Re Sole si introduceva negli appartamenti delle nobili fanciulle,senza riguardo ai vieti concatti del pudore o della fedeltà.



A proposito di questi episodi si chiacchierò molto ma niente intaccò la figura di Marie.



Non bella,con un naso risentito,collo corto,gli occhi grandi,luminosi ma affioranti,doppio mento,di salute cagionevole,Marie mancò persino di quella contagiosa inclinazione ai piaceri galanti che contraddistinse le donne del suo tempo e,in modo speciale,le dame della corte di Francia,aiutandone l'ascesa.



Nel 1665 a ventuno anni sposò Francois Motier marchese de La Fayette,un nobile quarantenne.



In questa famiglia si legò particolarmente alla cognata Louise(1615-1665).



Questa donna merita qualche riga.Louise era stata la confidente e favorita di Luigi XIII ed ebbe una grande influenza su di lui.Nel 1637 fu costretta ad entrare in convento per opera del Richelieu,geloso del rapporto intrapreso del re.Divenne quindi badessa a Chaillot col nome di Madre Angelica.



Qui la marchesa ebbe modo di conoscere l'esiliata Enrichetta Maria(figlia di Maria de'Medici e Enrico IV di Borbone) ex regina d'Inghilterra,moglie del decapitato Carlo I Stuart,con la giovane figlia Enrichetta(1644-1670),con la quale strinse una profonda amicizia.



Con la caduta di Cromwell figlio,gli Stuart ritornarono sul dovuto trono.Un anno dopo nel 1661 vennero celebrate le nozze tra il fratello minore di Luigi XIV,Filippo d'Orleans e la giovane Enrichetta.



Madame de La Fayette ritornò a Parigi con la nuova posizione elevata di dama d'onore della duchessa.Matrimonio che fallì ancora prima di iniziare vista la naturale propensione del duca verso il suo stesso sesso.



L'epilogo finale si ebbe nel 1670 quando la povera Enrichetta morì,molto probabilmente avvelenata dal marito,come pensò anche la marchesa.



Dopo questa morte madame restò a corte,sola,dopola separazione del marito avvenuta anni prima.


Luigi XIV che aveva in procinto di annettere il Piemonte alla Francia si servì della marchesa per questo compito.Madame essendo buona amica della duchessa di Savoia,intrecciò con essa una nutrita corrispondenza per facilitare l'operazione,ma l'impresa fallì.


Intraprese,inoltre,una forte amicizia con Francois La Rochefoucauld (1613-1680),celebre moralista,un'amicizia che molti dicevano si avvicinasse all'amore e che accompagnò gli ultimi anni della sua vita fino alla morte di quesst'ultimo.


La marchesa gli sopravvisse tredici anni.




Nella sua carriera letteraria Madame de La Fayette scrisse sei opere,ma certamente il suo capolavoro fu "La Principessa di Cleves".


Nella letteratura francese,il secolo XVII è l'eta classica per eccellenza.Fioriva in Francia dopo il teatro il romanzo pastorale,storico e avventuroso.


Luigi XIV attirava alla corte i maggiori geni del tempo,li proteggeva,non cessando mai di fornir loro occasioni e pretesti per nuovi capolavori.


Le donne avevano un ruolo fondamentale,vanno ricordate Madame de Sevignè (1626-1696),autrice di una raccolta "Le Lettere", dove si specchiano in modo mirabile l'educazione e la cultura del tempo,"Le Memorie" e "Le Regole sull'Educazione delle Signorine" di Madame de Maintenon,inferiori però stilisticamente alle "Lettere".


La grande rivoluzione fu però con "La Principessa di Cleves",il primo grande romanzo classico,psicologico per eccellenza.

















martedì 23 novembre 2010

Mastro-Don Gesualdo





Questo secondo romanzo appartenente al "Ciclo dei Vinti" dello scrittore siciliano Giovanni Verga(1840-1922) vide la luce nel 1889 dopo i "Malavoglia".


Dal paesino chiuso e ristretto dei "Malavoglia" alla provincia di Catania,Vizzini(terra d'origine di Verga),dalla numerosa famiglia dei Toscano al protagonista principale Gesualdo Motta,dalla famiflia di pescatori al borghese;Verga sale di un gradino nella scala sociale come era nell'interesse del suo progetto letterario.


"Eroe" del romanzo è quindi Mastro Gesualdo Motta,manovale,che diventa nel paese "l'uomo che si è fatto sa sè" ,che grazie alla fatica,il sudore,i risparmi si arricchisce,aggiungendo il termine "don" al nome e che si tiene gelosamente stretta la sua roba.


Nonostante l'invidia da parte dei suoi compaesani,viene alienato dalla maggior parte dei "signori" che contano.


Per poter quindi stringere legami con i signori del posto e trarne i dovuti vantaggi sposa Bianca Trao,giovane donna di una grande famiglia decaduta.


Legami che non verranno mai stretti dovuti al continuo estraniameto dei parenti acquisiti e ai primi fallimenti del matrimonio.


Don Gesualdo si ritrova con una donna che non l'ama,con una figlia non sua e i soldi che con i guai se ne vanno.


Da qui emergono i temi principali del romanzo:la roba e il progresso sociale molto cari al Verga.


Roba e progresso sociale che non rappresentano una conquista per Gesualdo che nonostante tutto,niente riesce a curare la sua malattia e anzi,viene spogliato dei suoi beni,dal suo paese e del suo personaggio che era riuscito a costruire.


Attorno al protagonista ruotano parenti che mostrano tutta la loro ipocrisia e opportunismo nell'aiutare o ostracizzare Gesualdo come il canonico Lupi,Nanni l'Orbo,Ninì Rubiera e il duca di Leyra.Figure femminile come la fedele serva Diodata,da cui ha avuto due figli,la moglie Bianca,povera donna nata nobile ma che per salvare le apparenze sposa un uomo che non ama,la "figlia" Isabella,vanitosa e viziata che ricorda Emma Bovary,costretta anche lei al matrimonio imposto.


Alla fine del romanzo si intravede tutto lo sfarzo,la maestosità dell'aristocrazia di Palermo che avrebbe dovuto dare lo sfondo per "La Duchessa di Leyra" con protagonista la stessa Isabella,rimasto però incompiuto per scelta.


Un romazo più maturo e profondo dei "Malavoglia" che strizza l'occhio alla letteratura francese ottocentesca,in particolare al "bovarismo" che si scopre tra le righe del libro.
"Brucia il palazzo,capite?Se ne va in fiamme tutto il quartiere!Ci ho accanto la mia casa,perdio!"


sabato 6 novembre 2010

"Moll Flanders"


"...Quel che io intendevo,ahimè,per fare la signora,era di poter lavorare per conto mio e guadagnare quanto bastasse per non andare a servire..."


Scritto nel 1722 dall'autore inglese Daniel DeFoe (1660-1731),questo romanzo picaresco rappresenta una pietra miliare della letteratura.

Protagonista assoluta di questo primo romanzo di costume è Moll Flanders (per questa figura DeFoe si ispiròad una nota borsaiola,Mary Frith),nata nel carcere di Newgate (carcere che lo scrittore inglese conosceva bene visto che vi fu rinchiuso nel 1702 per aver diffamato la Chiesa d'Inghilterra),quindi di bassa estrazione sociale,ma che finisce la sua vecchiaia in ricchezza nonostante le mille peripezie.

Moll rappresenta qui tutto un mondo,quello del XVIII secolo,imperniato sul capitalismo che si muoveva rapido in quei anni,sulla bramosia di accumulare denaro e proprio il denaro diventa il motore principale della vicenda,perchè il denaro può riscattare,può comprare una posizione,dei legami affettivi,una identità.

Ma Moll rappresenta anche la figura femminile di una donna alla ricerca di una indipendenza non solo sociale ma anche economica,di disporre propriamente del denaro con il conseguente ribaltamento dei ruoli:è lei che strumentalizza gli uomini non il contrario.

Tutto ciò si ricollega ad altre ben famose eroine letterarie come Becky Sharp,Jane Eyre o Jo March,sbandieratrici anche loro dell'indipendenza sociale,economica e amorosa della donna.

Altro filo conduttore è il pentimento,sentimento spesso menzionato nel libro,come da copione per un puritano come DeFoe ma che non trova un riscontro "autentico" nell'animo della protagonista,forse per cercare un facile e sicuro successo al momento della pubblicazione.

Un romanzo divertente e moderno.

giovedì 26 agosto 2010

Isola Bisentina-Bolsena 2010
















Nella caratteristica e deliziosa cittadina di Bolsena(VT) sorgono nell'omonimo lago due misteriose isole:l'isola Martana e soprattutto la vicina isola Bisentina.





L'isola Bisentina è quello che rimane di un antico cono vulcanico che deve il suo nome a Bisentium,centro fiorente in epoca etrusca,romana e medioevale,che le si trovava di fronte.E' la più grande delle due isole a 10 km dalla costa rivieresca e costituisce un vasto parco naturale dove crescono piante rigogliose,soprattutto lecci,inoltre vi si possono trovare tracce di insediamenti palafitticoli,etrusche e romane.





Intorno alla metà del 1200,essa divenne proprietà dei signori di Bisenzio i quali,per una questione di ripicca nei confronti degli isolani che non li appoggiavano nelle loro lotte per il predominio del lago,diedero alle fiamme l'isola abbandonandola.





Quando nel 1261 fu eletto papa Urbano IV (1195-1264),questi volle restaurare il prestigio papale nei domini della Chiesa comprese le due isole e volle chiamare la Bisentina col nome di Urbana in suo onore.





Nel 1296 papa Bonifacio VIII (1230-1303) assoggettava l'isola al domini di Orvieto.





Nel 1333,poi essa fu di nuovo distrutta da Ludovico il Bavaro(1294-1347).





Finalmente nel 1400,l'isola diventava proprietà della potenta famiglia romana dei Farnese.





Nel 1517 il cardinal Alessandro Farnese vi organizzò un ricevimento in onore di papa Leone X (1475-1521),in ricordo di quest'avvenimento si può vedere ancora su una roccia un grande leone scolpito come omaggio all'ultimo papa che visitò l'isola.





Nel 1534 venne eletto papa proprio il cardinal Farnese col nome di Paolo III (1468-1549).





Qui saranno seppelliti tutti i componenti della famiglia Farnese,all'infuori naturalmente di Paolo III.





Più di cento anni dopo l'isola Bisentina era governata dal duca di Castro Odoardo Farnese (1612-1646) che sostenne una tenace lotta contro la Chiesa che voleva riunire il ducato di Castro ai domini ecclesiastici.





Nel 1649 le due isole ripassarono nelle mani della Chiesa.





Nel 1707 Clemente XI (1649-1721) concesse l'isola al vescovo di Montefiscone per uso di villeggiatura del Seminario di quella diocesi.





Invece nel 1752 fu data in enfiteusi al conte Giraud che la trasformò in giardino.





Alla fine dopo vari passaggi di proprietà,finalmente nel 1912 l'isola Bisentina fu acquistata dalla celebre principessa Beatrice Spada Potenziani che amava fare il bagno intorno all'isola
suscitando curiosità nei centri vicini.





Oggi appartiene alla discendente principessa Angelica del Drago.





All'interno dell'isola sorgono monumenti notevoli come la Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo,proggettata dal Vignola,ben sette cappelle (a ricordo dei famosi "pellegrinaggi delle sette Chiese di Roma") tra cui il Tempietto di Santa Caterina detta "la Rocchina" ,l'Oratorio di S.Francesco e l'Oratorio del Monte Oliveto e un carcere detto "della Malta" (cioè del fango) dove venivano imprigionati nemici ed eretici.





Da ben sette anni l'isola non è più visitabile a causa di profonde erosioni,un vero peccato per questo gioiello.




Bibliografia:


"Bolsena" di Antonietta Puri,ed.Bonechi "Il Turismo"





lunedì 9 agosto 2010

Il Ventre di Parigi-Il Paradiso delle Signore



Prima ancora dei grandi centri commerciali protagonosti ne "Il Paradiso delle Signore",Zola fa sorgere dalle ceneri un'altra inventiva del nuovo piano urbanistico del II Impero Francese le "Halles Centrales",il grande mercato al coperto costruito nel 1854 e che in questo libro viene chiamato il "Ventre di Parigi". Come un grande "tubo digerente" questo mercato racchiude una sovrabbondanza di cibo,un benessere e una salute tipica della società borghese. Una società borghese dove regna il grasso fisico degli uomini e delle donne e dove il magro invece è malvisto,additato a criminale,proprio per la sua incapacità di ingrassare in questa età dell'oro. Dietro a tutto ciò c'è però l'ipocrisia e l'egoismo di una classe che non vuole mutare il proprio status e rispettabilità a danno del diverso. Fra tutti i personaggi poi,si staglia la figura di Lisa,una Macquart,la bella salumiera,grassa,orgogliosa della sua onestà,quell'onestà che porterà il magro Florent,l'uomo che "si sentiva male guardando scannare due piccioni" alla rovina. Scritto nel 1873,si può ben vedere come questo libro sia soprattutto un romanzo politico e un'attacco alla furiosa repressione della Comune del 1871.
Verso la fine del romanzo si può notare un certo sentimentalismo atipico nello scrittore,quando Florent,prima di esser portato via dagli agenti,torna nella sua camera,liberando dalla gabbia un uccellino e guardandolo volare sopra le Halles.
Ultima nota:Per il personaggio di Claude Lantier,lo scrittore francese si ispirò a Paul Cezanne,suo intimo amico per lunghi anni.
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Questo dodicesimo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart ci presenta una storia d'amore che ha per protagonista Denise,novella Cenerentola o Pàmela che dalla provincia della Francia arriva con i suoi fratelli nella Parigi del Secondo Impero. Qui riesce a farsi assumere nell'astro nascente del commercio,il grande magazzino del "Paradiso delle Signore"Tra umilizioni,patimenti,gelosie ed inganni la fanciulla riuscirà anche a non farsi stordire e a rimanere una donna onesta con i suoi principi e virtù. A parte la storia d'amore la vera genialità di Zola sta nell'aver descritto al meglio il vero protagonista del libro:"Il Paradiso",questa grande macchina creata per il piacere delle donne ma che in verità rovina il genere femminile,porta allo sfacelo le famiglie,crea competizioni nel suo interno in una lotta continua per la scalata sociale.Come una piovra divora tutte le vecchie botteghe seminando povertà e morte. Intorno al grande magazzino c'è la nuova Parigi,nella sua straordinaria rivoluzione industriale con le nuove case,le nuove vie,i nuovi centri di afflusso e il nuovo modo di vivere che stava cambiando in quell'epoca.

venerdì 6 agosto 2010

La Fortuna dei Rougon




Si tratta del primo dei venti romanzi che comprendono il "Ciclo dei Rougon-Macquart",scritto nel 1870.


Un romanzo che non ha avuto la stessa fortuna dei seguenti "L'Assommoir"o "Nanà" ma che da il via all'ascesa delle due famiglie:


i Rougon,il ramo legittimo forte ed ambizioso e i Macquart il ramo debole,entrambe unite dalla capostipite Adelaide Fouque.


Ambientato a "Plassans" (nome fittizio dato ad Aix-en-Provence,città d'infanzia di Emile Zola,descritta come una città ancora medioevale,con i suoi enormi portali a due battenti e la sua netta distinzione tra ricchi e poveri),durante il colpo di stato che avvenne in Francia nel 1851,anno in cui l'allora Presidente della Repubblica,Luigi Napoleone Bonaparte prolungò il suo mandato fino a dieci anni.

*Nel presentare la rappresaglia degli insorti di Plassans,Zola si ispirò ai fatti di Lorgues e al libro di Eugene Tenot "La Provence en Décembre 1851".

Adelaide Fouque ,donna esile,bisognosa d'amore fisico,affetta da nevrosi che poi trasmetterà alle altre generazioni,sposa il giardiniere Rougon ed ha un figlio Pierre.

Dopo la morte del marito si unisce con un contrabbandiere Macquart e ne ha due bambini,Antoine ed Ursule.

Queste due famiglie si scontreranno in una continua lotta per la scalata sociale,approfittando degli eventi.

Intorno a loro ruotano personaggi viscidi,opportunisti,voltagabbana,pronti a schierarsi dalla parte dei vincitori,ambiziosi e crudeli come Felicite Puech,moglie di Pierre.

Donna magrissima e vecchia che sembra rappresentare benissimo tutto il rancore di una vita povera e invidiosa.

Storia portante però dell'intero romanzo è l'amore tra Silvere(figlio di Ursule) e Miette.
Un amore sospeso tra la vita e la morte ma puro e casto.L'autore francese che fu sempre criticato per i suoi racconti lascivi e morbosi,sembra qui rappresentarci il vero "suo" ideale d'amore.
Un amore esente dall'atto fisico,cresciuto in un cimitero,dove i morti sotto terra incitano all'unione dei due e alla fine portano via con sè i loro corpi.
Silvere simbolo di una resistenza innocente (molto vicino al Florent de "Il Ventre di Parigi") e Miette di una libertà ormai morta.
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"Per un'istante,come alla luce d'un lampo,a Pascal sembrò di vedere il futuro dei Rougon-Macquart,come una muta di cani lanciati contro la preda e satollati,in uno sfavillio d'oro e di sangue"
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*"La Fortuna dei Rougon"Presentazione,Garzanti.

martedì 29 giugno 2010

La Collana di Eugenia







Si sa che la Bella Otero (1860-1965) avesse una particolare predilezione per i gioielli,soprattutto autetici e sopraffini come quelli di Cartier e Tiffany ma si favoleggia anche di inestmabili estorici come quelli della regina Maria Antonietta,della cortigiana Leonide Leblanc e dell'imperatrice Eugenia di Montijo.



In particolare una collana appartenuta a quest'ultima di cui la Bella Otero andava fiera.Si trattava di una collana del valore di oltre duecentomila dollari che apparteneva originariamente ad Alva Erskine Smith(1853-1933),moglie del famoso miliardario William Kissam Vanderbilt (1849-1920).



Il miliardario donò il gioiello alla danzatrice spagnola in cambio delle sue grazie.



Nel 1895 durante un tour a Vienna,nell'albergo dove alloggiava,l'Hotel Imperial,ricevette la visita di una vecchia gloria del Secondo Impero francese,la principessa Pauline de Metternich (1836-1921),la quale le chiese:"Ero tanto amica di Eugenia,vi prego di farmi vedere la sua collana.Sarà un pò come se rivedessi lei".



Carolina,emozionata,trae dallo scrigno il folgorante gioiello,appartenuto alla consorte di Napoleone III,e lo mostra alla nobildonna.



La principessa sfiora con le dita il monile,poi vi depone un bacio.Ha gli occhi colmi di lagrime quando dice a Lina,nell'accomiatarsi:"Vi ringrazio.Mi avete regalato una delle emozioni più intense della mia vita".












Bibliografia:






"La Bella Otero",Massimo Grillandi,Rusconi.






martedì 8 giugno 2010

Albero Genealogico dei Rougon-Macquart

Adelaide Fouque (1768)-Rougon





- Pierre Rougon(1787)-Felicitè Puech,5 figli:





Eugène Rougon(1811)-Veronique Beulin-d'Orchères


Pascal Ruogon(1813)


Sidonie Rougon(1818)


Marthe Rougon(1820-1864)-Francois Mouret


Aristide Rougon,detto Saccard(1815)-Angele Sicardot,2 figli:





-Clotilde Rougon(1847)

-Maxime Rougon (1840),da una domestica-Charles Rougon(1857)




Adelaide Fouque-Macquart


-Ursule Macquart(1791-1840)-Mouret,3 figli:


Silvere Mouret(1834-1851)


Helene Mouret(1824)-Grandjeane,1 figlia:


- Jeanne Grandjeanne(1842)





Francois Mouret(1817)-Marthe Rougon,3 figli:



- Octave Mouret(1840)
- Serge Mouret(1841),prete

- Desirèe Mouret(1845)






Adelaide Fouque-Macquart


- Antoine Macquart(1789)-Josephine Gavaudan,3 figli:


-Jean Macquart(1831)


-Lisa Macquart(1872)-Quenu,1 figlia:

- Pauline Quenu(1852)

-Gervaise Macquart(1828-1869)-Lantier3 figli:

- Claude Lantier(1842)

- Etienne Lantier(1846)

- Jacquaes Lantier(

da Coupeau,1 figlia:

-Anna Coupeau,detta Nanà(1852)


martedì 25 maggio 2010

Vanity Fair:un romanzo senza eroe









Apparso per la prima volta nel 1847 a puntate,questo lungo romanzo o commedia come viene chiamato dall'autire William M.Thackeray è ambientato in Inghilterra durante i regni di Giorgio III (1801-1820) e Giorgio IV (1820-1830); un periodo lungo che influenza la vita dei protagonisti attraverso gli ultimi anni di Napoleone(con la conseguente battaglia di Waterloo,accennata magistralmente,senza pesantezza e con vivacità) fino alla Restaurazione.
Protagoniste ma non eroine Amelia Sedly e Rebecca Sharp,l'una appartenente alla società borghese ovvero i nuovi arricchiti,l'altra povera ma intelligentissima figlia di un pittore e di una ballerina.
Attorno a loro ruotano personaggi come la famiglia Crawley(vecchia aristocrazia inglese ma economicamente non salda),i blasonati Osborne e il maggiore Dobbin,forse l'unico eroe del libro che riesce a farsi strada con la sola forza dell'onestà e della pazienza.
Insomma Thackeray è riuscito a ricreare in questo circolo l'intero mondo inglese con i suoi vizi,con le sue ambizioni e sopratutto le sue vanità.
Thackeray che nel suo " The Book of Snobs",un pamphlet pubblicato in volume nel 1848,fustigava la società vittoriana e in particolare i nuovi arricchiti,gli "snob" appunto;anche qui prende in giro i "dandy",palloni gonfiati preoccupati solo di vestire elegantemente e mangiare altrattanto,le signore occupate nella loro ascesa per essere presentate a corte,l'aristocrazia inglese bramosa di avere nella propria famiglia un "Pari".
Tutto questo attraverso la tecnica dello "humor",una satira graffiante e mordace che contraddistiugue ol romanziere inglese.
Oltre al "The Book of Snobs" Thackeray si ispira ai romanzi borghese come quelli di Defoe o Richardson.Thackeray era conscio dei limiti imposti al suo realismo dal rispetto delle convenzioni vittoriane,e rimpiangeva la libertà di espressione dei romanzieri del diciottesimo secolo*.
All'autore va inoltre il merito di aver creato il riuscitissimo personaggio di Rebecca Sharp,emblema della società contemporanea,dell'avventuriera intenta nella scalata sociale a cui si sono ispirati altri scrittori,un personaggio tutt'ora vivo nell'immaginario.
Detto ciò quello che infine riesce a sorprendere il lettore è la "modernità" del romanzo;sotto la vita di Amelia e Becky si cela tutto l'opportunismo e la falsità che distingue anche la nostra epoca.
* "Enciclopedia della Letteratura" Garzanti,1979.

lunedì 19 aprile 2010

Pamela o la Virtù Ricompensata

Scritto tra il 1740-41,"Pamela" insieme all'altro romanzo epistolare di S.Richardson,"Clarissa",stanno attraversando un periodo difficile,poichè non più letti stanno entrando tra i primi nel dimenticatoio.
Ben più famosi e più letti gli altri romanzi borghesi inglesi come "Robinson Crusoe" o "Moll Flanders" di W.Defoe.

Questo dovuto a molti particolare,in primis lo stile molto articolato e leggermente pesante, la narrazione viva nella prima parte ma troppo lunga nella seconda,il tema obsoleto per i nostri giorni,il protagonista maschile accattivante nei suoi tentativi di seduzione ma antipatico nella sua conversione.
La stracitata protagonista Pamela,invece,risulta essere di un perbenismo asfissiante,svenevole,ora troppo grata ora troppo lamentosa o troppo sottomessa nell'ultima parte.
Nonostante,insomma,sia così lontano dalla nostra quotidianità sarebbe ingiusto lasciarlo cadere nell'oblio.

Si tratta certamente di un libro di valore,che ha per protagonista(non solita per l'epoca) una "cameriera" che difende oltretutto e senza cedimenti la sua verginità(poco solita per l'epoca),rimanendo onesta e addirittura sposando il suo padrone ed elevandosi quindi di ceto.
Si tratta di una battaglia tra i sessi per certi versi molto vicina a noi per la libertà della donna di sottrarsi fisicamente all'uomo.

Anche se potrebbe far storcere il naso ad una giovane donna del XXI secolo le quarantotto regole che una moglie deve imparare per rendersi utile al proprio marito.
Il fattore "sentimentale" poi che si svilupperà maggiormente un secolo dopo viene anticipato in questo epistolario in modo leggero e dolce.

Un romanzo epistolare che Richardson definì "senza pretese",il cu intento era quello di educare le giovani di bassa estrazione sociale ad una vita onesta,districandosi fra pericoli e tentazioni.
Forse troppo per noi ma rimane un libro di piacevole lettura.E da riscoprire comunque.

L' Inaffondabile Kursk



In questi ultimi giorni non si parla altro che del "nucleare" e questo argomento mi ha rammentato un fatto o meglio una tragedia avvenuta il 12 agosto del 2000,quando avevo sedici anni,che mi ha impressionato e commosso allo stesso tempo.Proprio quest'anno saranno dieci anni dall'evento:


"La tragedia del Kursk".




Il Kursk K-141 era un sottomarino a propulsione nucleare della Flotta del Nord Russa,lanciava e trasportava missili nucleari.Il 12 agosto accadde che durante un esercitazione militare avvenne l'esplosione.Morirono 118 marinai.
Già dal quattordici agosto apparvero le prime versioni:come quella di un'avaria,secondo cui il sottomarino si fosse posato sul fondo del mare di Barets a una profondità di 108 metri.Due esplosioni gli avevano squarciato tutta la prora,lungo tre o quattro sezioni,causando la morte nei primi minuti la tragedia.
O ancora "l'urto dinamico", ma poco dopo scartato anche questo poichè il Kursk orgolio della flotta nucleare russa,non affonda per guasti tecnici o errori dovuti a scarso addestramento dell'equipaggio.
Quindi la catastrofe poteva essere stata provocata da un sottomarino "nemico" quale statunitense o inglese che avrebbe urtato e squarciato il Kursk ed avrebbe provocato quindi l'esplosione di alcuni siluri.
Ma anche questa voce fu presto smentita poichè nessun mezzo navale si trovava nelle vicinanze del sottomarino russo.
Quel che era certo è che tutti i 118 marinai morirono entro tre ore dalla sciagura.
Morti da eroi,perchè avevano deciso di spengere i due reattori nucleari,sacrificando consapevolmente le loro vite per evitare il rischio di una catastrofe.
L'orgoglio di Putin era affondato e ci sono ancora nubi oscure su questa tragedia.
Bibliografia:
"Il Messaggero",22-23 agosto 2000.

mercoledì 7 aprile 2010

"Julie Clary come regina di Spagna con le sue figlie,Zenaide e Charlotte"


Questo splendido quadro realizzato da Francois Gerard(1770-1837),uno dei principali ritrattisti alla corte di Napoleone Bonaparte,fu commissionato nel 1808.

La donna assisa è Marie Julie Clary(1771-1845) la figlia bruttina e leggermente ritardata*di Francois Clary e Francois Rose Somis,una ricca famiglia mercantile marsigliese di origini irlandesi.

Ben famosa fu anche la sorella minore,Desirèe,che divenne la prima fidanzata di Napoleone ma che in seguito sposò un suo ufficiale,Jean-Baptiste Bernardotte(poi re di Svezia).

Julie si legò alla famiglia Bonaparte sposando nel 1794 il fratello maggiore del di Napoleone,Giuseppe(1768-1844),che venne dichiarato un matrimonio eccellente.

La Clary è qui ritratta come regina di Spagna,titolo avuto proprio nel 1808 dopo essere stata regina di Napoli nel 1806.Con il suo look stile "Primo Impero" è insieme alle sue figlie Zenaide(1801-1854) e Charlotte(1802-1839) che sposeranno l'una Carlo Luciano Bonaparte e l'altra Npoleone Luigi rispettivamente il figlio di Luigi e il figlio di Luciano(fratelli del Bonaparte).

Questo dipinto rimarrà alla famiglia di Zenaide fino al 1972 per poi passare al National Gallery d'Irlanda dove è tuttora.



Bibliografia:

*"Paolina Bonaparte,la Venere dell'Impero",Flora Fraser

"National Gallery of Ireland,essential guide

mercoledì 3 marzo 2010

"LA GIOSTRA" di W.S.Maugham


Purtroppo "La Giostra",scritto del 1904,rimane un romanzo fin troppo dimenticato nella lunga lista dei romanzi scritti da William Somerset Maugham,che vede privilegiare piuttosto i suoi capolavori come "Schiavo d'Amore" o "Il Velo Dipinto".Ma è un libro che merita,e molto.

Ambientato nell'Inghilterra vittoriana,vede come protagonista la sognorina Mary Ley (che ha per nipote Bertha Ley,protagonista de "La Signora Craddock"),esponente dell'alta aristocrazia,che si ritrova come acuta osservatrice e risolutrice di drammi attorno a vari personaggi a lei legati.

Il plot di questo romanzo segue i classici schemi e temi del romanzo inglese in voga nei primi anni dell'900,strizzando l'occhio al naturalismo francese attraverso le descrizioni,il triangolo lui-lei-l'altro,nella figura di Jenny Bush(cameriera dei bassifondi) e nella prima fase di Reggie Bassett,presentato come un novello "Bel-Ami" ma con meno sostanza.

Un romanzo che è teatro di sentimenti:amore,odio,vergogna,paura,onore,disonore...ma prima ancora un inno allla vita.



Personaggi Principali:


Mary Ley:esponente dell'alta aristocrazia inglese,deus-ex-machina del romazo.

Francis (Frank) Hurrel:dottore,amico intimo della signorina Ley,un uomo che non ha mai vissuto pienamente.

Algernon Langton:diacono della cittadina di Tercanbury,generoso ma troppo orgoglioso della sua nobile nascita.

Bella Langton:figlia del diacono,donna di mezz'età,sola con voglia di rinascere.

Basil Kent:giovane avvocato,con la passione della scrittura e innamorato della signora Hilda Murray.

Reginald (Reggie) Bassett: ragazzo vizioso e viziato,amante dei soldi e delle donne.

Emily Bassett:madre di Reggie,donna morbosa con il figlio,occupata ad intrattenere relazioni solo con famiglie facoltose.

Grace Castillyon:bella e ricca donna,moglie di un membro del Parlamento,frivola,dura e annoiata dal legame coniugale.

Hilda Murray:giovane vedova,cugina di Mery Ley,ama Basil Kent.

Jenny Bush:cameriera di un bar,vogliosa di una vita felice.

Herbert Field:giovane poeta malato.

martedì 23 febbraio 2010

Il Ciclo dei Rougon-Macquart




"I Rougon-Macquart" sono un ciclo narrativo comprendente 20 romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893,con i quali Zola intese costruire per il Secondo Impero una sorta di storia naturale e sociale.


Per questo ciclo,lo scrittore, non solo prese spunto dalle teorie scientifiche come il darwinismo o il determinismo ma anche al principio dell' ereditarietà nel libro "Historie Naturelle" del dottore Prosper Lucas.


Infatti ogni personaggio dei "Rougon-Macquart" porta con sè delle tare fisiche,dei difetti caratteriali,molto profondi,di generazione in generazione.


Questa è la prefazione esplicativa del primo romanzo la "Fortuna dei Rougon-Macquart": "Vorrei spiegare come una famiglia,un piccolo gruppo di esseri,si comportano in una società,dando vita nel suo sviluppo a dieci,a venti individui che sembrano,al primo colpo d'occhio,profondamente dissimili,ma che l'analisi mostra intimamente legati gli uni agli altri.L'ereditarietà ha le sue leggi,come la gravità.Io cercherò di trovare e di seguire,risolvendo la doppia questione dei tormenti e degli ambienti,il filo che conduce matematicamente da un uomo a un altro uomo.


E quando terrò tutti i fili,quando avrò fra le mani tutto il gruppo sociale,mostrerò questo gruppo all'opera come attore di un'epoca storica.Io creerò mentre agisce nella complessità dei suoi sforzi,analizzerò nello stesso tempo la somma delle volontà di ciascuno dei suoi membri,la spinta generale dell'insieme".


Questo lungo ciclo che ha come sfondo la lotta tra il ramo leggittimo,i Rougon, e il ramo illeggittimo,i Macquart;inizia nel 1851 con il colpo di stato attuato da Napoleone III (con il prolungamento di dieci anni per la carica di presidente della repubblica) al 1870,anno della sconfitta di Sedan,con conseguente crollo del Secondo Impero.


Genitrice di queste famiglie è la passionale e nervosa Adelaide Fouque,una contadina si Plassans che sposa un giardiniere,Rougon,ed ha per amante un ubriacone,Macquart.
Ciclo dei "Rougon Macquart":
"La Fortuna dei Rougon" (1811)
"La Cuccagna" (1872)
"Il Ventre di Parigi" (1873)
"La Conquista di Plassans" (1874)
"La Colpa dell'abate Mouret" (1875)
"Sua Eccelenza Eugenio Rougon" (1876)
"L'Ammazzatoio" (1877)
"Un Pagina d'Amore" (1878)
"Nanà" (1880)
"Quel che Bolle in Pentola" (1882)
"Il Paradiso delle Signore" (1883)
"La Gioia di Vivere" (1884)
"Germinale" (1885)
"L'Opera" (1886)
"La Terra" (1887)
" Il Sogno" (1888)
"La Bestia Umana" (1890)
"Il Denaro"(1891)
"La Disfatta" (1892)
"Il Dottor Pascal" (1893)

mercoledì 17 febbraio 2010

EMILE ZOLA la vita


Emile Zola nasce a Parigi il 2 aprile del 1840,unico figlio,da padre veneziano Francesco Zola e madre francese Emilie Aubert.Il padre ingegnere di opere pubbliche era di spirito liberale,fiducioso nel progresso e nella scienza.

Nel 1843 tutta la famiglia si sposta ad Aix-en-Provence dove Zola padre lavora per il progetto di un canale per l'acqua potabile ma nel 1847 muore di polmonite.

Il giovane Emile rimane quindi solo alle cure della madre e della nonna Henriette Aubert.

Entra nel "College Bourbon" dove studia anche Paul Cezanne che diventerà suo intimo amico per lunghi anni.

Qui si appassiona alla letteratura;legge Scott,Balzac,Flaubert,Taine,Chateaubriand,Lamartine,

Hugo.Si interessa inoltre alle scienze naturali e grazie ad un amico Antoine Marion,naturalista,che lo avvicina ai problemi dell'ereditarietà.

Nel 1858,causa problemi economici,ritorna a Parigi e si iscrive al liceo "Saint-Louise" ma viene respinto all'esame di baccalaureato in scienze.

In questo periodo si appassiona anche ai grandi classici come Shakespeare,George Sand,Moliere,Montaigne.

Nel 1862 viene assunto come fattorino per la casa editrice Haschette.In pochi mesi diventa capo del servizio pubblicità e un anno dopo comincia la collaborazione con alcuni giornali.

Comincia così a scrivere i primi racconti,aiutato anche dai grandi movimenti filisofici e letterali che cominciavano ad affacciarsi.

Nel 1865 conosce la sua futura moglie Gabrielle-Alexandrine Meley che sposerà nel 1870.

Nel 1866 difende il movimento impressionista e diventa amico di Edouard Monet.

Verso la fine degli anni '60 legge "L'Introduction a l'etude de la medicine experimentale" del fisiologo Claude Bernard,massimo assertore del ricorso al metodo sperimentale in medicina.

Questo libro sarà per lui una rivelazione.

Nel 1870 nasce il suo più grande progetto il ciclo dei "Rougon-Macquart".

Con la caduta di Napoleone III si rifugia a Marsiglia rientrando nella capitale un anno dopo.

Nel 1877 acquista una villa a Medan,dove riceve numerosi intellettuali della scuola naturalista ed è qui che usciranno "Le Serate di Medan",una raccolta di racconti firmati da Zola,Maupassant,Alexis,Ceard,Huyamans.

Nel 1888 si innamora di Jeanne Rozerot una sarta di ventuno anni al quale rimarrà legato per tutta la vita.

Nel 1894 prende le difese del capitano ebreo Alfred Dreyfus,accusato ingiustamente di tradimento,pubblicando sul giornale "L'Aurore" un'accusa contro il presidente della repubblica Felix Faure.Per questo Zola viene condannato alla prigionia ma si rifugia in Inghilterra.

Nel 1899 Zola,grazie ad un'amnistia ,ritorna a Parigi.

Il 29 settembre 1902 muore di asfissia per le esalazioni di una stufa(forse un omicidio) e viene sepolto nel cimitero di Montemartre.

Nel 1908 le sue ceneri vengono trasferite al Phantheon.

Dal 1985 la sua casa a Medan è diventata un museo.

venerdì 12 febbraio 2010

Cora Pearl,"La Perla Inglese dell'Ottocento"


"Guardate le mie guance,sono state scavate dalle lacrime.Non scrivetelo sui giornali.Parigi non ama le donne che piangono:"


"Il Piatto del Giorno",in questo modo venivano chiamate le cortigiane nel XIX secolo in Francia,sotto Napoleone III.Ma anche "Grandi Orizzontali" o "Maitresse".

E' davvero impossibile capire come queste donne potessero avere un così grande successo,grande potere nella società in cui vivevano.
Non erano relegate solo al loro "lavoro",ma alcune erano donne di profonda cultura,intelligenza ed eleganza,erano libere,invidiate dalle nobili dame,desiderate da artisti,letterati e intellettuali,venivano ritratte dai grandi fotografi come Disderi o vestite da grandi sarti come Worth e che il mondo girava intorno a loro lo si legge nei numerosi romanzi di Balzac,Flaubert,Zola e Maupassant o vedere nei quadri di Manet.

Cora Pearl era una di queste.Cora Pearl nata Eliza Emma Crouch (1835-1886) in Inghilterra,figlia di un professore di Plymouth,che aveva abbandonato la terra natia e la famiglia.
Per otto anni la giovane fu mandata in collegio in Francia,ritornò poi in Inghilterra,accudita da una nonna ma la Francia le lasciò il segno.





Infatti decisasi a perseguire la carriera di "prostituta",ritornò in Francia grazie ad un cliente ed entrò sotto la protezione di una ex mantenuta Soubis che le incominciò ad affittare abiti e gioielli.
In poco tempo la bella Emma diventò per tutti Cora Pearl.Il primo a puntare sulla "bella rossa"fu Nestor Ruqueplan che era stato per lunghi anni direttore dell'"Opera".
"Il mio maledetto accento inglese,mi preoccupa per il mio futuro!Ma alla lunga riuscirò a perderlo"diceva Cora ma Ruqueplan le rispondeva:"Non farlo!Il tuo accento,lungi dal nuocerti,ti servirà[...]Parigi ama le stranezze."
Fu lui poi a presentarle il suo secondo amante:Andrè Massèna,maresciallo di Francia e dopo ancora il principe Gioacchino Napoleone Murat (nipote del famoso Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte),il principe d'Orange o più comunemente chiamato "Citron"per il suo colorito.
Coara Pearl era ormai diventata una splendida cortigiana:aveva uno sfolgorante guardaroba,moltissimi doni;quali case,diamanti,carrozze,cavalli;veniva considerata la più bella donna di Parigi e i suoi atteggiamenti sfrontati erano imitati da donne di ogni rango.



Infine si tinse i capelli di un biondo dorato e fu tra le prime a scurirsi la pelle,in un'epoca in cui spadroneggiava ancora la pelle candida.
Tra i suoi amanti vi fu pure Charles Auguste Louise Joseph conte di Morny,fratellastro di Napoleone III,uomo politico e grande fautore dell'impero( a lui Zola si ispirò per Eugen Rougon);
il Principe Girolamo Napoleone detto Plon-Plon,che era il marito della malinconica Maria Clotilde di Savoia(figlia di Vittorio Emanuele II) e che non si preoccupava di tradirla pubblicamente.Tra le sue braccia vi cadde anche lo stesso imperatore.



Con la caduta del II Impero,decadde anche la sua carriera e dopo una serie di viaggi e rocambolesche avventure muorì a cinquantuno anni e la sua bara fu trasportata solo da due uomini.Il bel mondo le era finito.




Bibliografia:

"Cortigiane" di Giuseppe Scaraffia,Mondadori.



domenica 17 gennaio 2010

Il dado è tratto


Chi non conosce questa celebre frase?Chi in un attimo di esaltazione,novello Giulio Cesare,non ha mai pronunciato questa locuzione?

Secondo la leggenda dopo le numerose vittorie riportate dal generale Gaio Giulio Cesare,l'altro triumviro Pompeo Magno si alleò agli artistocratici del Senato,che ingiunsero a Cesare di lasciare il comando delle legioni.

Cesare non obbedì e nel 49 a.C. passo con 5000 uomini il Rubicone,il fiume che separava la sua provincia dall'Italia,pronunciando la famosa frase"Iacta alea est".

Orbene,questa battuta è stata sempre tradotta con "il dado è tratto" come ci è stato riportato anche dal biografo latino Svetonio.

In verità,molto probabilmente,come tramandano altre fonti,questa frase dovrebbe essere tradotta con "Si getti il dado".Infatti era questa la frase che i romani pronunciavano quando giocavano " a dadi".Questo gioco antichissimo,diffuso in Grecia,in Etruria e a Roma si svolgeva con tre dadi,più tardi con due che dopo essere agitati entro un bossolo,venivano lasciati cadere sopra una tavola.

Si può dire quindi che questa fu probabilmente la battuta che il generale romano espresse passando il Rubicone,indicando insomma l'inizio della partita.
Bibliografia:
"I Grandi Generali di Roma Antica" di Andrea Frediani,Newton Compton Editori
"Libreria Treccani"

lunedì 4 gennaio 2010

Se non hanno pane...



No,ancora quella frase...sembra che non si possa parlare di Maria Antonietta senza citare quella frase.Pochi giorni fà in una trasmissione televisiva si faceva riferimento a questa battuta detta dalla regina francese e personalmente credo non sia così.


Ormai questo personaggio ha avuto finalmente una sua rivalutazione storica lontana dai libelli a lei coevi ma questa frase pare sia rimasta appioppata a lei senza lasciarla.


Secondo la leggenda Antonietta durante la "guerra della farina" espresse la frase"Se non hanno pane,che mangino brioches".


In verità questa battuta fu inizialmente attribuita alla regina di Francia Maria Teresa(1638-1683) moglie del re Luigi XIV e via via affibbiata ad altre principesse francesi.


Inoltre dalla lettera scritta alla madre dopo quel giorno (Maria Teresa d'Austria 1717-1780) viene fuori:"E' indubbio che vedendo la gente che ci tratta così bene nonostante le proprie disgrazie,siamo più che mai tenuti a impegnarci seriamente per la sua felicità.."


Maria Antonietta infatti non avrebbe potuto pronunciare questa frase,dai suoi contemporanei era conosciuta come dolce e gentile e fin troppo buona e poi era pur sempre nata principessa!















La Parigi di Zola nell"Assommoir"





 

 Ho appena finito di leggere uno dei migliori libri di Emile Zola:"L'Assommoir".


Questo lungo romanzo è il settimo del famoso "Ciclo dei Rougon-Macquart",scritto nel 1877 in piena epoca repubblicana.


Ambientato nel 1850 due anni prima dell'avvento al trono di Napoleone III e la nascita del Secondo Impero,Zola prendendo spunto dalla vita della classe operaia francese affronta il tema del deperimento prima materiale e poi morale della sociètà corrotta dai vizi e portata allo sfacelo da quella droga che in questo romanzo è l'alcool.E' lo stesso Zola che ce lo riporta:Quello che ho voluto dipingere è il fatale decadimento d'una famiglia operaia nell'ambiente appestato dei nostri sobborghi.Al fondo dell'ubriachezza e della poltroneria,troviamo l'allentamento dei legami familiari,gli orrori della promocuità,il progressivo oblio d'ogni onesto sentimento,quindi,come scioglimento,la vergogna e la morte.
Quello che ci presenta l'autore è il piccolo mondo del quartiere della Goutte d'Or a est sulla collina di Montmatre,un tipico quartiere popolare parigino esistente tutt'oggi.Fin dal primo capitolo,attraverso gli occhi della protagonista Gervaise vediamo nelle prime ore del mattino una sfilata di uomini operai che andavano al lavoro,con i loro arnesi sulla shiena e il loro pane sotto braccio.Ma poco dopo li ritroviamo davanti alle botteghe dei vinaioli già guadagnati a un giorno di poltroneria,schiarendosi la gola a forza di bicchierini.
Ed eccolo alla fine l'inferno,il luogo di perdizione di ogni buon uomo,di ogni buon marito,di ogni buon padre:l'assommoir.


Così infatti si chiamavano le bettole nei sobborghi di Parigi dove gli uomini annegavano nell'alcool,bevendo non solo i loro soldi ma le famiglie intere portando poi rincasando le conseguenze del loro stato.


Ma tutta Goutte d'Or sembra avere un veleno che piano piano si propaga nei caseggiati più miseri,nelle stanze più buie,nei buchi più lerci accompagnandosi alla violenza ,all'intolleranza,uccidendo i più saldi principi.


E da attento scrutatore il romanziere francese ci parla di questi uomini che diventano bestie ingiurando la propria famiglia arrivando addirittura ad uccidere mogli e figlie a degradarsi sempre di più,a non riconoscere il bene dal male,fino ad arrivare alla totale distruzione di sè.


Bambini che crescono troppo in fretta,come la piccola Lalie che muore nel suo letto dopo aver rassettato e pulito la camera o come Nanà che viene corrotta dalla sua stessa vita,dal malessere del suo quartiere e dalla scuola anch'essa viziosa;e le donne che sono le figure più rappresentative in questo romanzo,portano da sole il compito ingrato di tirare avanti la baracca,di lavorare,di aspettare i propri mariti all'uscita del lavoro per non far dilapidare i poghi soldi della paga nelle bettole.
Non a caso in quel periodo non solo i romanzieri ma anche artisti allontanandosi da figure religiose o dame si concantravano sempre di più nelle operaie:stiratrici,lavandaie,fioriste,ballerine,complice la corrente realistica francese che vuole rappresentare nel modo più vero le classi subalterne della socirtà arrivando ai personaggi più umili.
Intorno a queste figure poi si stagliano quei personaggi "sempreverdi",quelli che non muoiono mai che sono il buon operaio(Goujet) che lavora e rimane integro nella sua onesta e il parassita(Lantier,l'uomo che riescea vivere nonostante tutto e anzi si aggrappa alla miseria degli altri per sopravvivere e rimanerne comunque pulito almeno nell'aspetto.
Tutta quell'esistenza la ritroviamo nelle ultime pagine del libro dove la folla con passo svelto esce dal lavoro per ritornare a casa,altri rifugiandosi nelle botteghe o nelle balere,ma l'orrore arriva a tarda notte quando l'alcool avvelena le strade,le vie,ogni angolo,rendendo invivibile ogni spazio.
E allora che ci rendiamo conto che tutta quella vita scorre inesorabile,senza un motivo,senza una speranza di un avvenire migliore,tutto si distrugge arrivando a come unica consolazione la morte.
Gervaise quindi muore,intorno a lei una nuova era,grandi palazzi infatti stanno nascendo,quelli del Secondo Impero che a nulla possono però servire alla vita degli operai.