martedì 23 novembre 2010

Mastro-Don Gesualdo





Questo secondo romanzo appartenente al "Ciclo dei Vinti" dello scrittore siciliano Giovanni Verga(1840-1922) vide la luce nel 1889 dopo i "Malavoglia".


Dal paesino chiuso e ristretto dei "Malavoglia" alla provincia di Catania,Vizzini(terra d'origine di Verga),dalla numerosa famiglia dei Toscano al protagonista principale Gesualdo Motta,dalla famiflia di pescatori al borghese;Verga sale di un gradino nella scala sociale come era nell'interesse del suo progetto letterario.


"Eroe" del romanzo è quindi Mastro Gesualdo Motta,manovale,che diventa nel paese "l'uomo che si è fatto sa sè" ,che grazie alla fatica,il sudore,i risparmi si arricchisce,aggiungendo il termine "don" al nome e che si tiene gelosamente stretta la sua roba.


Nonostante l'invidia da parte dei suoi compaesani,viene alienato dalla maggior parte dei "signori" che contano.


Per poter quindi stringere legami con i signori del posto e trarne i dovuti vantaggi sposa Bianca Trao,giovane donna di una grande famiglia decaduta.


Legami che non verranno mai stretti dovuti al continuo estraniameto dei parenti acquisiti e ai primi fallimenti del matrimonio.


Don Gesualdo si ritrova con una donna che non l'ama,con una figlia non sua e i soldi che con i guai se ne vanno.


Da qui emergono i temi principali del romanzo:la roba e il progresso sociale molto cari al Verga.


Roba e progresso sociale che non rappresentano una conquista per Gesualdo che nonostante tutto,niente riesce a curare la sua malattia e anzi,viene spogliato dei suoi beni,dal suo paese e del suo personaggio che era riuscito a costruire.


Attorno al protagonista ruotano parenti che mostrano tutta la loro ipocrisia e opportunismo nell'aiutare o ostracizzare Gesualdo come il canonico Lupi,Nanni l'Orbo,Ninì Rubiera e il duca di Leyra.Figure femminile come la fedele serva Diodata,da cui ha avuto due figli,la moglie Bianca,povera donna nata nobile ma che per salvare le apparenze sposa un uomo che non ama,la "figlia" Isabella,vanitosa e viziata che ricorda Emma Bovary,costretta anche lei al matrimonio imposto.


Alla fine del romanzo si intravede tutto lo sfarzo,la maestosità dell'aristocrazia di Palermo che avrebbe dovuto dare lo sfondo per "La Duchessa di Leyra" con protagonista la stessa Isabella,rimasto però incompiuto per scelta.


Un romazo più maturo e profondo dei "Malavoglia" che strizza l'occhio alla letteratura francese ottocentesca,in particolare al "bovarismo" che si scopre tra le righe del libro.
"Brucia il palazzo,capite?Se ne va in fiamme tutto il quartiere!Ci ho accanto la mia casa,perdio!"


Nessun commento:

Posta un commento