martedì 27 novembre 2012

L.F. Baum e il "Meraviglioso Mago di Oz"

-"Non capisco proprio perché tu voglia lasciare un paese tanto bello per ritornare in quel luogo arido e grigio che chiami Kansas.
- Dici così perché non hai cervello.Non importa quanto squallide e grigie siano le nostre case;noi gente di carne e ossa preferiamo vivere lì piuttosto che in qualunque altro paese,per quanto bello possa essere.Non c'è niente di meglio della propria casa".




Quando nel 1900 il commesso viaggiatore,Lyman Frank Baum,pubblicò "Il Meraviglioso Mago di Oz",certo non si aspettava il grande successo di pubblico e critica che riscosse il suo romanzo,tanto da rimanere il suo unico,grande capolavoro.

Lyman Frank Baum,nato nel 1856,era il settimo di nove figli di una facoltosa famiglia americana di origini tedesche.Fin da piccolo rivelò una mente molto fantasiosa,creativa e sognante e una spiccata passione per il teatro e la scrittura,alimentate dal padre,che comprò per lui una piccola pressa tipografica,che gli permise di dare alle stampe il suo primo giornale "The Rose Lawn Home Journal",nome della casa paterna che Baum ricordò sempre come un paradiso in terra.
Nella sua vita Baum si barcamenò sempre tra fallimenti e sogni,tra il desiderio di diventare attore,impresario,scrittore e la realtà di commerciante e giornalista squattrinato.
Nel 1888 con la moglie Maud,figlia di una famosa suffragetta,si trasferì nel Kansas e in seguito a Chicago in cerca di fortuna.Qui riuscì a pubblicare con discreto successo due libri per bambini;i suoi sogni avevano trovato finalmente un posto in cui stare.


"La casa girò due,tre volte su se stessa e lentamente si alzò in aria.A Dorothy sembrò di essere salita su un pallone.I venti del Nord e quelli del Sud si erano scontrati proprio dove si trovava la casa,facendo di quel punto l'occhio del ciclone;nel centro dei cicloni l'aria di solito è calma,ma questa volta la grande pressione del vento da ogni lato aveva sollevato il piccolo edificio sempre più in alto,fino a portarlo in cima al vortice..."




Ma la vera svolta fu nel 1899 con l'incontro del famoso disegnatore William Wallace Denslow (1856-1915) che grazie alla sua collaborazione illustrerà il suo romanzo per ragazzi "Il Meraviglioso Mago di Oz".
L'accoppiata fu vincente e portò Baum alla ribalta nella scena americana.



Nella letteratura per ragazzi c'erano già stati degli esempi con "Alice nel Paese delle Meraviglie" del 1865 dello scrittore inglese Lewis Carroll (1832-1898).Baum riporterà nel suo libro la comicità,l'ironia,caratteristiche dell' "Alice",con un ritorno alle varianti della fiaba classica con maghi,streghe,oggetti magici nondimeno i buoni valori della società americana,incarnati nella figura di Dorothy Gale,la famiglia,la solidarietà,la saggezza,il sentimento e il coraggio che ognuno di noi ha già nel proprio animo,perché sono valori che ci appartengono all'origine e Dorothy che nel suo lungo e fantasioso viaggio,non rimane incantata dal regno di Oz ma vuole ritornare solo nel suo Kansas,"grigio",ma "non c'è niente di meglio della propria casa".

Dopo il primo romanzo,Baum,cercò di allontanarsi dal "mondo di Oz",scrivendo altri romanzi,ma ad ogni nuovo romanzo,i lettori pretenderanno un proseguimento del suo capolavoro.
Baum ne arriverà a comporne ben quattordici.
Il sei maggio 1919,Baum morì mormorando "Ora possiamo attraversare le Sabbia Mobili".


"Le scarpette d'argento hanno poteri meravigliosi,e una delle loro caratteristiche più singolari è che possono trasportarti ovunque nel mondo in tre soli passi,e che ogni passo viene compiuto in un batter d'occhio:tutto quello che devi fare è batter insieme i tacchi per tre volte e ordinare alle scarpe di condurti dove vuoi."



La grandezza di Baum sta nell'aver creato un capolavoro di geniale fantasia per i sognatori di qualsiasi età.












Fonti:

"Il Mago di Oz",L.F.Baum,Newton Compton Editori.

martedì 6 novembre 2012

"L'Opera",il romanzo autobiografico di Zola.

"Le battute piovevano più fitte che mai;era soprattutto il soggetto a fomentare l'ilarità:non lo riuscivano a capire,lo trovavano insensato,strampalato da morire.
-Guardate,la signora ha caldo,mentre il signore s'è messo la giacca di velluto per paura di raffreddarsi...Ma no,lei è già livida,il signore l'ha ripescata da un pantano e si riposa a distanza,tappandosi il naso...
Per niente gentile,il signore! Potrebbe mostrarci l'altra faccia...Vi dico che è un collegio femminile che fa la sua passeggiata:guardate le due che giocano a salta-la-quaglia...Guarda che saponata: le pelle è azzurra,gli alberi azzurri,senza dubbio l'ha intinto nell'azzurro il suo quadro!"





Pubblicato per la prima volta nel 1886,"L'Opera" è il quattordicesimo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart.E' sicuramente l'unico romanzo dove lo scrittore Emile Zola (1840-1902) ha infuso più di se stesso,della propria vita,dei propri pensieri:
" Vi racconto tutta la mia giovinezza,vi ho messo dentro tutti i miei amici,me stesso".
Il mondo che fa da sfondo,è quello artistico,che Zola conosceva molto bene visto la sua conoscenza di pittori come Manet e Cézanne :
"Voglio soprattutto studiare come spinge l'opera d'arte,e ho un dramma di passione che attraversa il libro,che credo,interesserà".

Il romanzo è ambientato a Parigi,nella seconda metà dell'800,durante il Secondo Impero;quello che avvalora il periodo è il capitolo dedicato al "Salon de Refusés",mostra costituita nel 1863,dedicata a tutti quei quadri che non furono accettati nel "Salon" ufficiale.
Protagonista,Claude Lantier,già visto nel "Ventre di Parigi",figlio di Gervaise Macquart (la stupenda protagonista dell' "Assommoir") e Auguste Lantier.
Claude,che di mestiere fa il pittore,si fa caposcuola di un gruppo di artisti,tra cui il fidato amico romanziere Pierre Sandoz,che manifesta il ripudio per l'arte classica,quella accademica,ormai decadente,per una forma d'arte più realistica,soggettiva e ribelle alle convenzioni ( l'impressionismo).



Claude suggestionato dalla propria ambizione,dal proprio genio,riconosciuto dal "gruppo",dalla bramosia di impadronirsi artisticamente di Parigi,dall'amore dei grandi Delacroix e Courbet e della devozione "maniacale" per la pittura,porta il suo quadro,"Plein Air",al "Salon",che viene rifiutato;ma posto comunque al "Salon de Refusés",dove riscuote grande ilarità e ripugnanza e critiche che nonostante tutto lo soddisfano,poiché ormai la nuova pittura inizia ad affermarsi.
Contemporaneamente conosce una bella ragazza di nome Christine,e insieme passano da un semplice amore platonico,al rapporto tra pittore e modella,a l'amore vero.
Fuggono fuori dalla città e trascorrono anni felici,compensati dal loro ardente amore e dalla nascita del piccolo Jacques*.
Ma l'attrazione per Parigi e la pittura è troppo forte e ritornano quindi in città,dove sempre più in miseria,Claude comincia a lavorare al suo più grande capolavoro,che non terminerà mai,dovuto alla sua insoddisfazione e a quella schizofrenia che inizierà a turbarlo.
Claude,grazie ad un amico,riesce a portare al "Salon" un suo dipinto,in cui è ritratto il figlio morto."L'Enfant Mort",ma che viene collocato sulla parete così in alto che manca di visibilità.
Così sopraffatto dalla miseria,dalla mente disturbata,si impicca davanti al suo capolavoro incompiuto,in cui è ritratta una maestosa Donna nuda,simbolo della follia,delle chimere,della pittura.

Il personaggio di Claude Lantier,non serve a presentare solo il tema della pittura e del genio artistico,nondimeno la scienza tanto cara allo scrittore,quella dell'"ereditarietà",il perno focale di tutta l'opera.Come si legge nell'albero genealogico dei Rougon-Macquart,"eredità di una nevrosi che si trasforma in genio".
La figura di Christine è invece l'antitesi di Claude,è la vita,la realtà,la passione come carnalità.
In tutto il romanzo si respirano gli echi della corrente artistica dell'"impressionismo";Zola da principio fu un grande sostenitore di questa nuova pittura,difese Manet ed era amico di molti esponenti del gruppo.
Nel libro,in particolare,si accenna al metodo :
"Mai aveva visto una pittura così,tremenda,aspra,aggressiva,di una violenza di toni che la feriva come la bestemmia d'un carrettiere udita sulla porta di un'osteria."



Il dipinto di Claude "Plein Air" non è altro (anche se con qualche differenza) che la "Déjeuner sur l'Erbe" di Manet; i continui rimandi a Delacroix,Courbet,la scuola di Barbizon (antesignana dell'impressionismo);
la nuova concezione della luce "quella scomposizione,osservata con estrema esattezza,che negava tutte le abitudini dell'occhio accentuando gli azzurri,i gialli,i rossi la dove nessuno era abituato a vederli";
i nuovi soggetti rappresentati non più da dee o re ma bagnanti,piccoli borghesi,bambini ; la tecnica di dipingere en-plei-air ; quella di rappresentare la Cité in diverse ore del giorno,delle stagioni,proprio come fece Monet con le cinquanta versioni della "Cattredale di Rouen".

In questo romanzo autobiografico,Zola,mette fisicamente anche "se stesso",nella figura dello scrittore Pierre Sandoz.Per bocca di Sandoz,Zola,pone la sua concezione del mondo e la sua poetica:

"Ah! la vita,la vita! sentirla,renderla nella sua realtà.amarla per se stessa,vederci l'unica vera bellezza,eterna e mutevole,capire che quelle idee cretine di nobilitarla castrandola,capire che le pretese brutture non sono che particolarità dei caratteri,e far vivere,e fare degli uomini,un unico modo di essere Dio!"

"Ma il suo male non era soltanto dentro di lui,è stato vittima di un'epoca...Si,la nostra generazione si è imbevuta fino al midollo del romanticismo e noi ne siamo rimasti impregnati lo stesso,per quanto abbiamo tentato di sbarazzarcene tuffandoci nel violento realismo,la macchia resiste,tutte le ripuliture di questo mondo non potranno asportarne l'odore".

Ma Sandoz ripercorre anche la vita dello scrittore francese e la sua concezione lavoro-passione - lavoro-fatica.



Per la figura di Debuche,Zola si ispirò all'amico Jean-Baptistin Boille (1841-1918),mentre per il protagonista,al suo amico d'infanzia,Paul Cézanne (1839-1906).
C'è molto di Cèzanne in Claude Lantier;Cèzanne era un tipo schivo,molto timido,era "un deluso cronico: quando non era soddisfatto di una lavoro riduceva la tela in pezzi",aveva con le donne un rapporto di amore-odio,non flirtava con le modelle come facevano Manet o Renoir.Era sicuramente il genio del gruppo,molti collocano i suoi quadri nel post-impressionismo ( ma avevano anche degli accenni al "cubismo").
Anche Christine non è altro che il ritratto della compagna,Hortense Fiquet,la bella diciannovenne di cui Cèzanne si era incredibilmente innamorato,forse incantato dalla sua giovinezza (aveva undici anni meno di lui).
Comunque dopo la pubblicazione dell'"Opera",Cèzanne si sentì offeso per questa descrizione così minuziosa.che portava alla luce tutte le sue "manie",e non rivolse quindi più la parola all'amico rompendo il loro legame.








* Che si rivelerà idrocefalo.




Fonti:

"Impressionisti.Biografia di un gruppo",Sue Roe,edizioni Laterza.