giovedì 8 dicembre 2011

"L'Abbazia di Northanger"

"Nessuno che avesse conosciuto Chaterine Morland nella sua prima infanzia avrebbe mai supposto che il suo destino sarebbe stato quello di essere un'eroina." 




"Non è mai stato il preferito di nessuno."* 


Pubblicata postuma nel 1818,dopo la morte dell'autrice,"L'Abbazia di Northanger" è considerata l'opera minore,quella del "niente di nuovo",bistrattata rispetto si "soliti" seppur altri capolavori come "Ragione e Sentimento" o Orgoglio e Pregiudizio".Considerazioni,a mio parere,senza fonadamento e se posso dire non veritiere.

Il 1700 si aprì con una nuova fioritura della letteratura inglese,in particolare con Daniel De Foe (1660-1731) e Samuel Richardson (1689-1761),considerati i padri del nascente "romanzo borghese".Nella seconda metà,invece, si sviluppò il cosiddetto "romanzo gotico",filone dagli echi medioevali e dai temi spaventosi,iniziato dallo scrittore Horace Walpole (1717-1797) con il suo "Castello d'Otranto" (1764),che fecero subito larga presa sul pubblico.
Jane Austen (1775-1817) conosceva bene queste due realtà e le confluì nel 1789-99 ne "L'Abbazia di Northanger",facendone "parodia" del romanzo sentimentale e del gotico,ispirandosi principalmente alla "Pamela" (1740) di Richardson e "I Misteri di Udolfo" (1794) della celebre Anne Radcliffe (1764-1822).
Parodia che diventa però al tempo stesso un "omaggio" al "Romanzo":

"La persona,uomo o donna che sia,che non si diverte a leggere un buon romanzo,dev'essere intollerabilmente stupida."




Ma con una accesa critica a quel mondo ormai superato:

"Per quanto fossero affascinanti le opere della signora Radcliffe,e affascinanti anche quelle dei suoi imitatori,forse non si doveva cercare in loro la rappresentazione veritiera della natura umana,almeno di quella delle contee dell'Inghilterra centrale."

La protagonista,Chaterine Morland,viene descritta come un'eroina,ma di fatto eroina non è:non è particolarmente bella,intelligente,colta,non è ricca,non vive esperienze esaltanti,appare invece ingenua,timida,buonista e un po' svagata.
Un personaggio insomma rivoluzionario,diverso dalle "alte figure" protagoniste dei romanzi di scrittori antecedenti o contemporanei alla Austen.Chaterine che nel corso del romanzo porterà a termine la sua formazione diventando più assennata,anche grazie all'innamoramento di Mr Tilney; non un amore forte,passionale ma pieno di gratitudine e comuni intenti.
Attorno alla figura femminile,la società inglese di fine settecento,qui racchiusa nella città termale di Bath,mondana,superficiale,vana,occupata solo nella ricerca dell'ultimo abito alla moda,cappellini e mussolina,nel coltivare amicizie importanti e frustrante nella pochezza delle sue idee,incarnati al meglio nella famiglia Thorpe e in quella dell'"antagonista" (ma non troppo) Isabella,fanciulla desiderosa di un buon partito e buona sistemazione,e nel valore del denaro,tanto caro al generale Tilney.

Tutto questo raccontato con una sferzante e divertentissima "ironia" diretta alla propria epoca,ai propri usi e costumi,( che ritroveremo in Thackeray nel suo "Vanity Fair") che denota non solo l'indiscussa intelligenza e professionalità dell'autrice ma anche quel suo lato veramente ben poco noto sottolineato: il suo spirito vivace,eccentrico,sensibile,spensierato,sempre pronto alla battuta.
Un romanzo dove non c'è ne Ragione ne Sentimento,ne Orgoglio ne Pregiudizio,ma la grande genialità riscontrata in questo libro che meriterebbe più rispetto e citazione;l'esempio luminoso che Jane Austen ha ancora nella storia della letteratura mondiale.

*Introduzione di Riccardo Reim (Newton  Compton Editori).


Questo post è dedicato all'esempio luminoso della mia vita,mia sorella,estimatrice atipica di Jane Austen,che mi ha consigliato questo romanzo.


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