giovedì 7 maggio 2015

" Roma ", Emile Zola

" Sotto il cielo d'un azzurro intenso,Roma si stendeva all'infinito,imporporata e dorata dal sole obliquo.
Lontano lontano,gli alberi del Gianicolo chiudevano l'orizzonte con la loro cinta verde,di un verde limpido di smeraldo;mentre a sinistra la cupola di San Pietro,scolorita dalla luce troppo viva,aveva il pallore azzurro di uno zaffiro.Poi veniva la città bassa,la città rossiccia,come cotta da secoli,da estati ardenti,la città così pacata allo sguardo,così bella grazie alla vita intensa del passato,un ammasso confuso,senza limiti,di tetti,torri,cupole e campanili. "



E' stato un mese molto pesante quello di Aprile : tra lavoro e impegni,mi hanno tenuta lontana dal blog e dai libri per giunta.Un mese iniziato con un tamponamento sul Raccordo Anulare,che ha avuto come conseguenza,per fortuna,solo un brutto spavento,e finito con una influenza che si è così affezionata che proprio non vuol sentire di lasciarmi...
Riprendendo in mano il blog,mi accingo,finalmente,a scrivere la recensione della mia ultima lettura : "Roma"

Il trentuno Ottobre 1894,lo scrittore francese Emile Zola ( 1840-1902 ),si recò per la prima volta a Roma.
Il suo non era un viaggio di piacere o di cultura,ma lavorativo.
Infatti Zola stava per scrivere un romanzo in cui il palcoscenico e vero protagonista insieme era la neo capitale del Regno Italico.
Ma quel che doveva essere un impegno privato,si rivelò una serie inaspettata di banchetti,ricevimenti,feste in suo onore,lui che era una delle personalità letterarie più riconosciute : con Zola sembrava entrasse la Verità in carne ed ossa.
Ancora non era lo Zola del " J'accuse ",eppure un grande analizzatore della società attraverso il suo ciclo dei "Rougon-Macquart ".
Lo scrittore ebbe modo di conoscere buona parte dell'aristocrazia romana,del clero,i regnanti e molti intellettuali.
La figura di spicco che voleva incontrare,il Papa Leone XIII,venne però oculatamente negato,visto il celebre,
pericoloso ateismo che ammantava lo scrittore.
Il soggiorno durò ben cinque settimane e quel che conseguì fu "Roma",secondo volume del ciclo delle "Trois Villes",dopo "Lourdes" e prima di "Paris",pubblicato nel 1895.

Ambientato in epoca contemporanea,narra le vicissitudini del giovane abate francese Pierre  Froment
arrivato a Roma per difendere il suo saggio " La Roma Nuova ",condannato all'Indice dei Libri Proibiti per teorie sovversive.
Nel testo,l'abate argomenta di un possibile ritorno della Chiesa al cristianesimo primitivo,abbandonando radicalmente il potere temporale,riabbracciando la povertà e i fondamenti dei primi secoli.
Ottenendo una una udienza dal Papa Leone XIII,dopo continui rinvii e minacce,Froment accortosi delle lotte di potere interne alla Chiesa e della illusoria bellezza di Roma,vittima di una mistificazione,torna a Parigi,nella sua nuova,crudele consapevolezza.

La Cappella Sistina dove Froment sosta per ammirare il capolavoro.



L'intreccio non è altro un contorno di un'opera che è un trattato storico,filosofico e guida turistica : copiose dissertazioni sul Risorgimento,sulle dottrine della Chiesa e sui paesaggi e fatti dell'antica Roma, appaiono al lettore inutili al fine della lettura ed espresse con troppo altezzosità.
Viene meno anche la capacità di descrivere pienamente Roma stessa,puntando tutto sull'aspetto esteriore,i tecnicismi della città e mai sulle emozioni e commozioni che uno squarcio su Roma può regalare ad un visitatore.
Mancanze che possono sembrare nulle per uno scrittore francese,ma deludenti per un romano o amante della Città Eterna,dove D'Annunzio era invece riuscito nella sua opera più famosa.
Nonostante la lettura lunga e non sempre accativante," Roma " offre molti spunti interessanti,ove Zola come un esperto chirurgo analizza vari ceti sociali : l'aristocrazia romana,divisa allora in nera e bianca*,con la sua decadenza,la sua superficialità,attaccata e ferma al suo passato glorioso,con i suoi soldi sperperati nel sogno di una Roma grandiosa;mirabili le descrizioni delle passeggiate in carrozza sul Corso,gli incontri al Pincio,le domeniche trascorse nelle trattorie dei Castelli Romani,rappresentati nell'impossibile storia d'amore di due giovani,Dario e Benedetta,vittime della società.
Il clero,non immune dagli intrighi,veleni e odio,mostrano una Chiesa quanto mai lontana dalle sue origini e dal popolo,corrotta e incapacere di allontanarsi dal potere,i cui complicati meccanismi intrinsechi rivelano per Zola una prossima fine.
Rispetto al ciclo dei " Rougon-Macquart ",dove la spinta naturalistica è fortissima,in questo,che è tra gli ultimi romanzi,si nota maggiormente il tono lirico-sentimentale dell'autore,che caratterizzava,invece,la sua prima formazione.
Accenni prettamente zoliani si ritrovano nelle bellissime pagine in cui vengono sintentizzati fatti come lo scandalo della Banca Romana e la febbre speculativa che aveva invaso Roma in quell'epoca,per cui la si voleva far diventare una nuova Parigi o Berlino servendosi non dei risparmi nazionali,ma con il credito e i denari provenienti dall'estero,e che ebbero come conseguenza la decandenza del patriziato più antico e la demolizione di ville storiche ( come la Villa Ludovisi ).

Un romanzo che sarebbe stato imponente se Zola si fosse accorto di aver messo troppa carne sul fuoco.



* Pro papato e pro monarchia



Libro :
" Roma ",E.Zola,Edizioni Bordeaux,2012

2 commenti:

  1. Cara Michela, bentornata alla scrittura, per giunta con questo interessantissimo post! Nonostante le perplessità espresse, mi faccio tentare dagli aspetti positivi evidenziati, annotandolo come lettura da non perdere! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Cristina,mi mancava tantissimo scrivere mapurtoppo ho avuto degli imprevisti :-(
      Come ho già scritto,sarebbe stato più piacevole se Zola,non si fosse dilungato troppo,ed ho trovato il romanzo molto più intimista,cosa rara per lo scrittore...

      Elimina