mercoledì 30 dicembre 2015

Un anno di Appuntario




L'anno volge al suo termine.
Un anno passato velocemente, senza che me ne accorgessi e con non troppe gioie o scossoni. Dal punto di vista personale, un anno di stallo, spero per un prossimo di svolta e serenità quanto basta per rasserenare il mio spirito e la mia persona ancora in cerca di stabilità.
Dal punto di vista del blog, un anno semi-produttivo : ho letto poco e scritto non quanto avrei voluto, ma ho dato al blog una caratterizzazione ben più precisa, aumentando i post riguardanti la storia e
l' arte e unendo le due materie in percorsi che mi hanno entusiasmato e divertito nelle ricerche.
Anche le recensioni letterarie sono diventate molto più corpose, dettagliate ed apprezzate.
Ho trovato interesse e passione nella letteratura che credevo ostica, quella americana e ora volgo a quella tedesca attraverso il romanzo "I Buddenbrook" di Thomas Mann, che fin dalle prime pagine mi sta affascinando per la grandezza di narrativa e temi.
Ho potuto visitare luoghi come il "Castello Caetani" di Sermoneta e musei, quello di Spoleto , o mostre romane come quella di James Tissot.
Soddisfazioni sono state le ancor più consolidate amicizie virtuali con blogger di cui ho stima, rispetto e di cui cerco di cogliere e recepire la bravura, oltre ai consigli; e le nuove ancora da conoscere meglio.
C'è in ballo il progetto nuovo e serio di "Are you art?", la prima rivista sull'arte fatta da blogger; che mi impegna nella scrittura o selezione di testi sulla bellezza e molteplicità dell'arte. Una rivista all'avanguardia e dagli svariati argomenti.
Quali saranno le prossime avventure non so, ma confido in un lavoro altresì buono almeno.

Per me, sono ancora quella ragazza di quasi un anno fa con i suoi desideri irrealizzati e con le sue passioni sempre accanto a se, per spirito di conservazione in un mondo che fa fatica ad andare avanti.
Per questo auguro ancora una volta, a chi leggerà queste poche righe di realizzare se possibile i propri sogni ma soprattutto di coltivare le proprie passioni e l'ebbrezza spensierata per la bellezza.

" Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo. " Virginia Woolf






A tutte le Valeria Solesin.



M.P.

mercoledì 23 dicembre 2015

"La Casa Sfitta" di Dickens, Collins, Gaskell, Procter


"[...] Avevo visto tutto questo durante la mia prima visita, e avevo fatto notare a Trottle che al cartello nero con i termini dell'affitto era caduto da un pezzo, che il resto era diventato illeggibile, e che perfino la pietra degli scalini d'ingresso era spaccata. Ciononostante, sedetti a fare colazione in quella mattina del cinque novembre, fissando la casa attraverso i miei occhiali, come se non l'avessi mai vista prima."

"November Moonlight", John Grimshaw

Cosa succederebbe se alcuni dei più grandi scrittori si riunissero sotto le festività natalizie per scrivere ognuno un racconto?
Oggi accade che alcuni scrittori del momento vengano chiamati da una casa editrice per pubblicare una raccolta di racconti incentrata sul tema del Natale, ma nell'anno 1858 una tale pubblicazione divenne un clamoroso successo di pubblico; non soltanto per l'originalità e bellezza delle novelle, ma soprattutto per la celebrità dei suoi autori.
Il sette dicembre di quell'anno, uscirono come supplemento per il periodico settimanale inglese "Household Words", gestito dal romanziere Charles Dickens ( 1812-1870 ), quattro racconti di quattro dei più conosciuti esponenti letterari dell'epoca vittoriana : Elizabeth Gaskell ( 1810-1865 ), Wilkie Collins ( 1824-1889 ), Adelaide Anne Procter ( 1825-1864 ) e Dickens stesso.
La popolarità dell'opera suscitò gran fervore nella grigia Londra di metà Ottocento, soprattutto nella cosiddetta middle-class, visto che questa sapeva unire il genere mistery, allora molto in voga, all' happy ending  che ci si doveva aspettare da una pubblicazione natalizia.
L'idea di una collaborazione letteraria balenò nella mente del già apprezzato Dickens ( "Il Circolo Pickwick" 1836-37, "Le Avventure di Oliver Twist" 1837-38 ), insieme al suo protetto Collins, maestro del genere poliziesco e del sensational novel ( "La Donna in Bianco" 1859 ), l'opera doveva risultare di grande ambizioni : essi crearono l'ambientazione e la cornice di una storia che doveva essere formata ed ampliata dalle penne della Gaskell ( "Cranford" 1853, "Nord e Sud" 1855 ), e della Procter, giovanissima poetessa molto apprezzata dalla regina.

Una anziana signora zitella della vecchia aristocrazia inglese, Sophonisba, trascorre qualche mese nella capitale inglese per dare più brio e vivacità alla sua monotona vita secondo i consigli del suo medico. Acquista per questo una casa comoda e accogliente che come unico inconveniente presenta il fatto di essere adiacente ad una casa sfitta, malmessa e fatiscente da anni che cozza esteticamente con la graziosa strada. Sophonisba rimane turbata da quello scheletro di casa e insieme attratta, tutt'al più quando crede di vederne da un buco della persiana un occhio nascosto.
Incuriosita dalla vicenda, le viene in soccorso un suo antico spasimante Jabez Jarber che si presta come investigatore. Di buona voglia indaga anche il maggiordomo di Sophonisba, Trottle, iniziando con Jarber una vera sfida su chi riuscirà a scoprirne il segreto di tanto abbandono.
Jarber attraverso ricerche e consultazioni arriva a svelare alcuni dei precedenti inquilini che vi abitarono : iniziano qui i racconti.



Il Matrimonio di Manchester. La casa originariamente apparteneva ad una ricca famiglia di Manchester, gli Openshaw. Di mano della Gaskell, questo racconto ci mostra la difficile storia della signora Openshaw, Alice, orfana di padre e madre che tra mille tormenti, dalla morte del marito alla malattia della figlia, riuscirà a condurre finalmente una esistenza tranquilla e serena accanto ad un uomo che la protegge. Forse il più bello e completo dei racconti, colpisce soprattutto per la profondità del personaggio femminile insieme ad una analisi introspettiva e psicologica e il sempre presente studio dell'ambiente provinciale inglese.
Ingresso in Società. In seguito la casa venne occupata da un direttore di circo. Questo aveva tra i suoi dipendenti un nano, conosciuto col soprannome di Chops, che dopo una vittoria ad una lotteria, sentendosi inadeguato al suo stile di vita, tenta la scalata sociale entrando nell' élite londinese. Deluso dalla tanta corruzione e dall'ipocrisia degli alti ceti, ritorna nel suo circo affermando quanto la società sia ben peggiore di un circo.

"Quando ero fuori dalla Società, ero pagato poco per essere guardato. Quando sono entrato in Società, ho pagato caro per essere guardato."

Non è difficile in quest'ultimo racconto riconoscere la firma di Charles Dickens, da sempre acuto esaminatore della società contemporanea mediante la focalizzazione sulla povertà e sulle discriminazioni sociali, qui presentate con l'aggiunta del grottesco e del surreale, rendono la complessa genialità dell'autore evidente e confermata.
Nella terza "fonte" Tre Sere nella Casa, Adelaide Procter da forma ad un lungo poema dove la protagonista Bertha dopo aver dato la sua vita per la cura e le attenzioni al fratello, trascurando la sua giovinezza, si vede sostituita da una giovane moglie. Alla morte di quest'ultimo deve subire anche il dolore di vedere la cognata sposare l'uomo che ha sempre amato.
Uno struggimento ritmico che evidenzia il fervente cattolicesimo simbolico della poetessa.
Nel risolutivo racconto Il Rapporto di Trottle, troviamo il fido e audace maggiordomo di Sophonisba, scoprire ciò che veramente si nasconde nella casa sfitta, lasciando il lettore sopraffatto dalla sorpresa, ma non sorpreso dalla firma che porta l'autore della narrazione : Wilkie Collins. Collins si distingueva nel suo stile con storie di mistero, melodrammatiche, con elementi di suspense e composte con minuzioso realismo e dagli intrecci complessi, comunque non molto evidenti qui, data la brevità del racconto.
Nel conclusivo capitolo, scritto a quattro mani dalla coppia Dickens-Collins ( ma con più tracce del primo ), l'anziana Sophonisba dal cuore e dalla mente rischiarati dalla gioia, trova il giusto finale di questi misteriosi avvenimenti.

La collaborazione, dato il successo, si ripeté l'anno dopo, questa volta in una nuova rivista "All the Year Round" con il titolo "La Casa dei Fantasmi".
Il carattere filantropico ed edificante dell'opera rimane il vero motivo della sua nascita, come era insito nella letteratura vittoriana.
Il finale pecca sicuramente di mielosità e di una vena fin troppo sentimentale e patetica, ma per il giorno di Natale è una colpa che si può ben facilmente dimenticare.

Buon Natale!


M.P.




Libro :

"La Casa Sfitta", Dickens, Gaskell, Collins, Procter, editore Jo March 2013



giovedì 10 dicembre 2015

"Il Cappello di Rembrandt" di Malamud


"Viene un momento nella vita di un uomo in cui per andare dove deve - se non vi sono porte o finestre - passa attraverso un muro. "





Entrando tempo fa in una libreria nel centro di Roma, avevo adocchiato un libro dal titolo accattivante, che mi evocava nella mia immaginazione un qualcosa di artistico ed umoristico insieme, scritto da un romanziere di cui non avevo mai sentito parlare, e la curiosità è stata più forte di qualsiasi dubbio o incertezza. Se si può dire è stato un incontro al buio quello con Bernard Malamud.
La casa editrice romana Minimum Fax ne sta rispolverando alcuni dei suoi più grandi capolavori, presentando una particolare campagna pubblicitaria proprio per quest'ultimo affascinante libro di racconti.
Bernard Malamud ( 1914-1986 ), appartiene a quella fortunata generazione di scrittori americani di origine ebrea, quali Philip Roth ( 1933 ), Saul Bellow ( 1915-2005 ), Paul Auster ( 1947 ), ed altri che tanto hanno dato alla letteratura moderna del secolo scorso e soltanto l'accostamento a questi mostri sacri hanno reso Malamud meno conosciuto rispetto ai suoi alti colleghi; una misconoscenza che ancor oggi purtroppo permane.
Eppure in vita ebbe un'esistenza serena, gratificata da enormi successi e premi quali il "Premio Pulitzer" nel 1964 per il romanzo "L'Uomo di Kiev" e ben due "National Book Award", oltre ad essere un professore amato ed apprezzato.
Il suo genio letterario si manifestava appieno e concentrato, nella creazione di brevi esposizioni; la stessa scrittrice Flannery O' Connor ( 1925-1964 ) diceva : "Ho scoperto un autore di racconti che è il migliore in assoluto, migliore anche di me."
Nel 1973 uscì la raccolta "Il Cappello di Rembrandt", quando il nome dello scrittore era già celebre.
Si trattavano di racconti ambientati nella sua New York, nel borderline tra il reale e l'irreale, dove confluivano le diverse culture ebraiche ed americane.

Otto storie si susseguono in questa raccolta dove i protagonisti, figure delle più svariate tipologie, si scontrano in situazioni irreali, a volte magiche, dove ne rimangono sopraffatti inevitabilmente.
Tutti con le loro piccole esistenze di solitudine, mancanza di amore, di rivalsa, cercano ed aspirano "all'impossibile".
Come l'insegnante Albert Gans de la "Corona d'Argento" che cerca in tutti i modi di salvare la vita al proprio padre malato, fino ad arrivare a chiedere aiuto ad un rabbino dai magici poteri : tutto si vanifica quando si scopre l'odio e la rabbia represse dell'insegnante nei confronti del padre, o del pensionato dalla vita monotona di "A Riposo" tenta delle avance ad una giovane donna dai modi facili per finire poi beffato davanti alla cruda realtà della vecchiaia, o nel racconto che da il titolo all'opera, dove lo scultore Rubin, non ancora inserito nel mondo dell'arte, si sente affibbiare il nome del pittore Rembrandt per via di un cappello simile a quelli appartenuti al pittore olandese.
Anche lo stesso Rubin scopre tutto l'abisso tra lui e il maestro del Secolo d'Oro.
Nella conclusiva "Cavallo Parlante", il cavallo Abramowitz, capace di comunicare e pensare, sfugge alla sottomissione del padrone per tentare una rinascita verso una libertà interiore e fisica.

Bernard Malamud


Storie magnifiche dove si insinua lo humor, l'ironia e il mistero che lasciano lo stesso lettore sopraffatto ed incredulo a fine lettura, perché il confine tra sogno e realtà non è mai ben delineato nella vita quotidiana.
La bizzarria e l'irrealtà che pervadono le pagine richiamano quelle kafkiane che non offrono spunti d'evasione ma di riflessioni.
Le storie di Malamud non hanno nulla degli sconvolgimenti letterari dei romanzi di ampio respiro, semmai rappresentano sorprendentemente semplici spaccati scenari della società contemporanea americana con particolare riferimento al mondo della piccola borghesia ebraica.
Risentendo dell'influsso del romanzo americano ( Anderson ed Hemingway ), e della narrativa yiddish, Bernard Malamud ci accompagna verso una possibile comprensione ed accettazione dei tanti ed inspiegabili fenomeni della vita.


"Erano strani sogni - se sogni erano; lui non è certo di cosa siano o da dove vengano - pensieri nascosti, forse, di libertà, o qualche sorta d'autoderisione."




M.P.



Ebook :

"Il Cappello di Rembrandt", B. Malamud, Minimum Fax 2015

giovedì 3 dicembre 2015

La morte di Sardanapalo


"Ho pensato di aver creato il mio regno come un paradiso.
E ogni luna, un'epoca di nuovi piaceri.
Ho preso le grida delle folle per amore, il respiro degli amici per verità, le labbra di donna come mia ricompensa, in modo che sia, mia Mirra :
Baciami. Ora lascia che prendano il mio regno e la mia vita. Possono averli entrambi, ma mai te*."
( "Sardanapalus", Lord Byron )

"La Morte di Sardanapalo", E. Delacroix ( 1827 )



Questa potrebbe iniziare con <C'era una volta in un paese lontano un re> e non sarebbe sbagliato.
I Greci avevano in effetti una visione non del tutto reale dell'Oriente : le leggende e i  miti si fondevano con la storia e da questi nascevano dei racconti tramandati oralmente che cercavano di spiegare i costumi, le leggi, la cultura e il pensiero filosofico di un popolo.
In particolare scrittori antichi come Erodoto e Diodoro favoleggiavano su un ricco e potente re assiro che nell'imminente detronizzazione si era dato fuoco con tutti i suoi averi. Questo per loro era Sardanapalo.

Sardanapalo sarebbe stato l'ultimo della serie di trenta re di Assiria, grande condottiero e valoroso combattente, uomo di cultura dedito ai piaceri più smodati quali la gola e la lussuria. Ricco oltre ogni dire, viveva una vita effeminata, vestito con abiti femminili scintillanti e attorniato da una corte festante di concubine, schiavi ed eunuchi, ricolmo di tesori e beni rari nel suo splendido palazzo a Ninive, appartato e seguito da una numerosa guardia del corpo.
Di Ninive fece la sua residenza reale.
Posta sulla riva sinistra del Tigri a nord della Mesopotamia, nei pressi della moderna Mossul ( Iraq ), fu una città sfarzosa e imponente, la più famosa delle capitali dell'Assiria e abbellita dal re che ingrandì il proprio regno con la conquista di Babilonia, della Persia, Siria ed Egitto; fece scolpire sulle pareti del palazzo scene delle sue famose cacce e vi raccolse una grande biblioteca con opere di scrittori sumeri, babilonesi e assiri**.
Sardanapalo invitava la sua gente, come l'iscrizione che egli stesso aveva apportato alla sua tomba, di dedicarsi alle spensieratezze della vita.
Ma quell'età dell'oro finì presto. A seguito di numerose ribellioni da parte dei Persiani, Arabi e Babilonesi, Sardanapalo si vide sconfitto e senza più possibilità di speranza e assediato, si ritirò in una camera, dove all'interno di una catasta assieme alle sue donne, schiavi, cavalli, cani, eunuchi ed averi, si fece bruciare appiccando il fuoco alla legna. Il re che aveva goduto di ogni bene, portava via così la sua vita e tutto ciò di cui beneficiato.

A Parigi, nel Salon del 1827, il pittore francese Eugène Delacroix ( 1798-1863 ), espose un grande dipinto di quattro metri per cinque, intitolato "La Morte di Sardanapalo".
Delacroix che prediligeva temi letterari ed esotici, trovò nella figura del mitico re gaudente Sardanapalo il soggetto romantico perfetto per la sua opera ispirandosi alla tragedia di Lord Byron ( 1788-1824 ), allora molto conosciuto e in voga.
Il dipinto suscitò enorme scalpore nella Francia della Restaurazione. Il re Carlo X ( 1824-1830 ), non vide di buon occhio l'opera, guardandola con aria contrariata visto il tema di un re deposto; il pensiero correva lontano agli anni della Rivoluzione, periodo non certo dimenticato dal sovrano, fratello del ghigliottinato re Luigi XVI.
Ma le critiche si muovevano anche per quella crudeltà e passionalità che traspariva dal dipinto, oltre a far nascere una querelle artistica tra i romantici capeggiati da Delacroix e i neoclassici di Ingres, avendo esposto anch'egli nello stesso Salon l'accademico "L'Apoteosi di Omero".

In una atmosfera decadente e orietaleggiante viene rappresentato il despota asiatico nell'ultimo atto finale. Isolato dal resto della scena e in penombra, Sardanapalo dalla barba intrecciata e con indosso una veste bianca e corona sul capo, assiste disinteressato alla carneficina che si compie sotto di lui; il suo sguardo è assente o lontano in altri pensieri, è già sulla catasta pronto per essere arso con tutte le sue concubine, schiavi, eunuchi, cavalli, cani e tesori, mentre questi vengono prima uccisi dai soldati.
L'elemento femminile è caratterizzante. Vicino al re si trova la sua concubina preferita Mirra, nuda fino alla cintola : sta chiedendo pietà al suo signore.
Quasi al centro del dipinto, una donna nuda con dei gioielli si contorce davanti al pugnale che le farà perdere la vita. Intorno tutta confusione e violenza, a sinistra si nota un cavallo dai ricchi finimenti e ai piedi della catasta si intravede la testa in oro di un elefante. In alto a sinistra una donna porta il veleno per Sardanapalo.
La scena viene sviluppata in diagonale attraverso la luce irrompe su alcuni personaggi e il manto rosso che cattura l'attenzione. La pennellata tumultuosa e accesissima, i colori dominanti sono il nero, il rosso e l'ocra che accentuano ancor di più quei concetti di eros e thánatos cari al Romanticismo.
L'opera stessa ne divenne il manifesto.

Nella figura di Sardanapalo va sicuramente ricercata l'immagine più veritiera del re d'Assiria Assurbanipal, il cui personaggio si ritrova in molti monumenti e bassorilievi ritrovati nel corso degli scavi nel XIX secolo.

Volevo concludere il post ancora con Sardanapalo attraverso la storia e la rappresentazione di Delacroix, ma più leggo su di lui e su Ninive e più mi viene da riflettere su quella terra che è il Medio Oriente così ricca di meraviglie, di storie e antiche civiltà, sfruttata e sottomessa dal mondo intero e ora flagellata e martoriata da quello che noi oggi chiamiamo Isis.
Difficilmente da quella terra risorgeranno il vetusto e splendido palazzo reale o i resti grandiosi della sua città.
Per ora da quella terra si leva solo un disperato pianto.




* Traduzione di Valentina Piccarozzi.
** Sono conservate oggi al British Museum.




M.P.