giovedì 1 dicembre 2016

"Nessuno scrive al Colonnello" di Gabriel G. Márquez


"Era ottobre. Una mattina difficile da cavar fuori, anche per un uomo come lui che era sopravvissuto a tante mattine come quella. Per cinquantasei anni - da quando era finita l'ultima guerra civile - il colonnello non aveva fatto altro che aspettare. Ottobre era una delle poche cose che arrivavano."


Targa all'Hotel des Trois Collège


Se di Márquez si ama l'irrealtà, i ritratti di alcuni personaggi, la magia, le passioni più o meno lecite, bisognerebbe non mancare di leggere "Nessuno scrive al Colonnello", proprio per la mancanza di questi elementi.
Credo che il magnetismo di questo autore risieda nella sua imprevedibilità : quando diventiamo consci di aver assorbito definitivamente la sua narrativa, i suoi tempi e spazi, ecco che con un libro di ben poche pagine, il nostro castello di nozioni viene smantellato che ci possa piacere o no.
Pubblicato interamente nel 1961, è un romanzo di solitudine, amaro, uno di quelli che portano il lettore a camminare, insieme al protagonista, su quel filo estremo che è la sopravvivenza umana e la sua vana ostinazione.
Dal ritorno di un suo viaggio a Parigi, mia sorella mi disse di aver visto una targa all'entrata del prestigioso Hotel des Trois Collège commemorante  lo scrittore colombiano che proprio li aveva scritto "Nessuno scrive al Colonnello" nel 1957.

Impiegato nel giornale di Bogotà "El espectador", chiuso sotto la dittatura di Rojas Pinilla (1900-1975), Gabriel García Márquez (1927-2014), fu costretto ad emigrare in Europa e in seguito nella capitale francese dove trascorse un periodo infelice a causa delle ristrettezze economiche e di un mancato salario. Certamente fu l'esperienza più dura e triste e questi sentimenti si riflettono nell'opera.

In un villaggio tropicale (che potrebbe sembrare benissimo lo stesso della "Mala Ora"), quindici anni dopo il patto di Neerlandia, un colonnello ex veterano della guerra dei Mille Giorni, sotto il comando di Aureliano Buendía, aspetta da anni la sua meritata pensione
Ogni venerdì, al momento della lancia della posta, si reca ala porto con la speranza di ricevere la famigerata lettera che potrebbe dargli la possibilità di uscire dalle sue disperate condizioni economiche, eppure come ogni venerdì l'impiegato risponde di non aver nulla per lui..
Il colonnello vive in una casa malsana, con una moglie malata d'asma e prigioniero di una vita di fame e di stenti. Unico conforto un gallo da combattimento, ereditato dall'amato figlio ucciso per aver distribuito riviste clandestine.
Il colonnello e la moglie si tolgono il cibo dalla bocca per alimentare il gallo, possibile futura fonte di reddito, ma colpiti ancor più duramente dal passare dei giorni senza cibo e l'arrivo di dicembre, decidono di vendere l'animale all'uomo più ricco e corrotto del paese, per poi ripensarci ancora una volta : "l'illusione non si mangia, ma alimenta".

"Still Life" (1913), Diego Rivera
In questa lettura ho trovato una prosa più equilibrata e asciutta, diversa da tutte le altre opere dello scrittore. Non c'è il suo "realismo magico", non ci sono leggende da ascoltare né situazioni irreali.
C'è solo un profondo malessere sociale e quindi politico, di una comunità che non ha più bocca né per mangiare né per esprimersi.
Nel villaggio si ripetono quotidianamente le stesse azioni, padre Angel sorveglia l'ingresso al cinematografo, don Sabas sfrutta l'ingenuità dei suoi paesani per arricchirsi, mentre per le strade si aggirano poliziotti sospettosi tra violenti acquazzoni.
Ma sono tutti personaggi di contorno che servono a mettere maggiormente in rilievo la tragica figura del colonnello, uomo pacato dalla incrollabile fede e risolutezza, ultimo detentore di ideali di giustizia e libertà, la cui attesa della pensione e il gallo diventano il simbolo di un possibile riscatto che fin dalle prime pagine del libro sappiamo che mai si realizzerà.
Di "Nessuno scrive al Colonnello" Márquez disse che quest'opera rappresentava il suo lavoro più soddisfacente; "Cent'Anni di Solitudine" non sarebbe mai stato scritto senza il primo e non si stenta a crederlo : da quella potente realtà ne stava nascendo una fiaba.



M.P.




Libro :

"Nessuno scrive la Colonnello", G. G. Márquez , Oscar Mondadori 1994

2 commenti:

  1. Ho comprato questo romanzo ad un mercatino del libro usato e, ora che ho letto la tua recensione, sento ancor più la curiosità di leggerlo, specialmente per questo effetto sorpresa: non mi sarei mai aspettata un Gabo non surreale, quindi sono attratta anche dall'idea di conoscerlo in una veste diversa dal solito...

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    1. Si, ci sono molti elementi della sua tipica narrativa eppure è un romanzo tutto da scoprire e con una profonda umanità.

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