lunedì 28 agosto 2017

"Gli Sguardi della Luna" di Edith Wharton


"Era questo il modo di fare dell'ambiente in cui loro vivevano. Nessuno poneva domande, nessuno si meravigliava più di nulla... Perché nessuno aveva tempo per ricordare. Il vecchio pericolo di curiosità indiscrete, di maligni pettegoezzi, in pratica era finito : le persone venivano lasciate ai propri drammi, ai propri disastri, abbandonate a se stesse, perché non c'era nessuno che si fermasse per notare le piccole cose che gli altri portavano con sé cercando di nasconderle."


Illustrazione di Joseph C. Leyendecker


Il drammatico caldo di quest'ultima estate, penso che abbia destabilizzato anche il più accanito sostenitore della bella stagione : così nelle afose mattine, come nelle afose notti di una Roma oppressa da varie incombenze, ho trovato una confortante "distrazione" nei tour estivi raccontati dall'americana Wharton in un popolare romanzo di inizio Novecento.


Edith Wharton (1862-1937), poco conosciuta nel panorama italiano se non attraverso le trasposizioni cinematografiche dei suoi romanzi, apparteneva all'alta società newyorkese e bostoniana, quella che dopo la Prima Guerra Mondiale si andava sempre più ampliando con i grandi alberghi, il denaro facile, automobili fiammanti; una società moderna, cosmopolita, avida e già dimentica dell'ottocentesca "età dell'innocenza".
Edith Wharton seguì l'esempio degli scrittori espatriati, come il suo maestro a cui sempre si ispirò, Henry James (1843-1916), viaggiando fra varie mete europee, guardando con disincanto quel mondo di piaceri e sfrenatezze che prima o poi, proprio come bolle di sapone, sarebbe scomparso.
Questo è lo sfondo dell'intreccio romantico post-bellico di "Gli Sguardi della Luna", oggi più noto come "Raggi di Luna".
Grande ed originale successo del 1922, si sviluppa per lo più nell'arco di una estate, fra ville circondate da laghi, bagni ala mare, ricevimenti, tra un capo e l'altro del vecchio continente.

Due giovani espatriati americani Nick Lansing e Susy Branch, entrambi di umili origini ma con alle spalle amicizie facoltose, decidono di usufruire di questa rete di vantaggi, sposandosi e vivere almeno per un anno, degli assegni e abitazioni messi a disposizione con grande generosità da famiglie ricche.
Più che un unione d'amore, il loro è un vero patto che l'uno o l'altra può rescindere alla possibile prospettiva di un migliore affare.
Così nella splendida villa sul lago di Como i due trascorrono la loro luna di miele nelle acque sensuali di un paradiso fra gardenie e lucciole.
Ma seppur presi da un reciproco affetto le loro strade alla fine si dividono : le generosità dei milionari si rivelano come scambi di favori, opportunismi, intrighi di una società lontana dalla verità e dal quotidiano, guidata più dai soldi che dal buon senso, che cambia relazioni come si cambia un abito.
Nick disgustato dal modo in cui Susy si aggrappa ancora a queste illusioni, si allontana.
Si rincorreranno inconsapevolmente  tra Parigi, Londra, Taormina e le isole dell'Egeo, fino al completo riconoscimento di realtà più vere e genuine, la rottura con quel mondo e la libertà d'amare.

Il romanzo ha una trama semplice che nel corso della lettura si fa sempre più godibile attraverso i continui processi di coscienza dei due protagonisti.
Quest'ultimi e la loro storia, nonostante le buone iniziali premesse, non mi hanno granché colpito; il tutto appare abbastanza piatto e poco convincente in alcune parti. Purtroppo lontano da quel capolavoro di finezza letteraria che racchiude il vecchio pensiero ottocentesco, "L'Età dell'Innocenza", con cui vinse nel 1921 il Pulitzer.
Ma un punto di contatto esiste : dove nel precedente secolo i sentimenti venivano soffocati, ecco che passato il turbine del primo conflitto mondiale, le nuove classi arricchite rincorrono le luci sfavillanti di un mondo vuoto ed effimero.


Film del 1923 di A. Dwan

Sono le scenografie e i personaggi secondari a riempire il libro; le atmosfere decadenti di giornate pigre e notti consumate nell'ebrezza di facili passioni, nel continuo ricercare distrazioni che poi verranno abbandonati.
L'opera influenzò lo stesso Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), in tematiche che poi diventeranno più profonde nel suo romanzo più conosciuto.
Anni dopo "Gli Sguardi della Luna" venne criticato per la sua forma legata a un modello troppo antiquato : una nuova generazione di scrittori americani stava nascendo; eppure bisogna riconoscere che Edith Wharton fu un'abile osservatrice e degna antesignana di un mondo in cambiamento.

"Lei si alzò, ma mentre si muoveva per recarsi ad accendere la luce, l'afferrò per la mano e la trasse verso la finestra. Si appoggiarono al davanzale nel buio e, attraverso le nuvole dalle quali stava già scendendo qualche goccia di pioggia, la luna, nel suo spostarsi verso l'alto, si trovò a nuotare in uno spazio di cielo, e riversò la propria tormentata gloria su di loro, per essere subito dopo di nuovo nascosta."






M.P.






Libro :

"Gli Sguardi della Luna", E. Wharton, Newton Compton




3 commenti:

  1. Le atmosfere della letteratura degli anni '20 mi affascinano, anche se conosco direttamente pochi autori del periodo. Devo segnarmi anche la Wharton, chiedendomi se riuscirò mai a colmare tutte le mie curiosità letterarie.

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    1. Questo, purtroppo è un problema comune a noi lettori!Si, della Wharton ti consiglierei però, il suo capolavoro "L'Età dell'Innocenza".

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