venerdì 28 agosto 2015

Musei che hanno stoffa : "Il Museo del Tessuto e del Costume" di Spoleto


Ebbene si, anche questa estate l'ho trascorsa ancora nella verde Umbria, e ancora nella città di Spoleto, patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Lo scorso anno, tanto mi ero affezionata a quei posti, che ho ripromesso di ritrovarli anche quest'anno, per non lasciarmi mancare nulla del luogo.
Ho potuto visitare il "Museo Archeologico Statale" e il "Teatro Romano", la "Casa Romana", il "Museo Diocesano" e dopo avervi raccontato della Basilica di San Salvatore, oggi provo a descrivervi un tipo di museo in cui non mi sono mai imbattuta : un museo del costume, il "Museo del Tessuto e del Costume" di Spoleto.


Situato ne all'antico palazzo nobiliare Rosari-Spada ( XVII-XVIII ), appartenuto ad una famiglia spoletina; il percorso museale si articola in cinque sezioni, ognuna con tematiche differenti, la cui collezione proviene soprattutto dal fondo "Bianca e Virgilio Portoghesi", acquisito dal Comune.
Le piccole sale si snodano attraverso quello che fu il piano nobile del palazzo, la cui bellezza si riscopre guardando gli alti soffitti finemente decorati.
I tesori della collezione non si riferiscono esclusivamente alla produzione locale, ma riflettono uno spaccato della storia del tessuto e del costume dal periodo tra il XIV e XX secolo, rappresentato da paramenti sacri, costumi, accessori, tessuti operati e tessuti umbri.
E si lascia per un attimo il nostro secolo, per compiere un breve viaggio che ognuno di noi vorrebbe realizzare attraverso le epoche.

Soffitto del piano nobile

Si inizia con i paramenti liturgici, realizzati con tessuti antichi, tra cui abiti appartenuti ai priori della città, completi di copricapo, cravatte in pizzo e catene d'oro, la cui ricchezza e varietà confermano l'incomparabile cura rivolta all'immagine sacerdotale.

Piviale, 1750 circa

Nella terza sala, possiamo trovarci davanti ai cosiddetti tessuti operati*, la cui osservazione permette di seguire lo sviluppo tecnico e disegnativo delle produzioni tessili.Assieme a questi, si trovano i famosi tessuti perugini, legati alla storia dell'artigianato popolare umbro, ossia teli rettangolari in lino di colore avorio, bardati di bande di cotone definite da soggetti animali, vegetali, elementi architettonici e geometrici.L'impiego di tali tessuti, veniva utilizzato come tovaglie di altare, stole, copricapi.Veri e propri pezzi unici e preziosi, simboli della grandezza dell'arte tessile italiana.

Tessuto operato
Tessuto operato
Tessuto perugino

Ma a far strabuzzare gli occhi è la quarta sala, ove sono esposti gli accessori, sia maschili che femminili : cuffie, calzature, borse, cinture, scialli, guanti, calze, nastri, ventagli, fazzoletti; tutto quello che poteva distinguere ed abbellire una donna o un uomo.
Le cuffie femminili da giorno e da notte ( XII-XX secolo ), sono un richiamo alle arti del merletto prodotto in Italia, già utilizzate da Greci e Romani, le cuffie erano molto diffuse anche tra gli uomini, sotto la berretta per mantenere assestata la capigliatura.
Nel museo ve ne sono miriadi di esemplari, in tessuto listato serico, o velluto, con pietre preziose e adorne di ricami e trine, pronte per essere indossate.
Numerose le borse che partono da quelle quattrocentesche a quelle risalenti al XX secolo.Borse e scarpe venivano accordate all'abito, mediante l'utilizzo degli stessi tessuti, seguendo sempre un accordo cromatico ben preciso.

Cuffie
Borse

Carnet di ballo, velluto in seta, taffetas, trine in argento, 1805 circa

Fra quest'ultime, si possono ammirare le preziose pianelle femminili, in panno di lana e velluto, scarpe a pantofola, gli zoccoletti femminili, le calzature con tacco a tronchetto con motivi orietaleggianti, come di gusto orientale il modello a punta curva leggermente sollevato.

Scarpe


Ho volutamente lasciato per ultima la seconda sala, data la sua importanza di gioiello di primo piano della collezione.
Entrando si è subito abbagliati e stupiti ne ritrovarsi davanti un abito del XVIII secolo intatto, e dall'eleganza inimmaginabile.
La tradizione vuole che sia appartenuto alla principessa di Canino, Alexandrine de Bleschamp Bonaparte ( 1778-1855 ), colta e devota moglie di Luciano Bonaparte ( 1775-1840 ), fratello di Napoleone, il cui matrimonio con Alexandrine, ruppe i rapporti col più famoso fratello.
L'abito da sera, risulta in seta, con ricamo in lamina d'argento completamente esteso sul tessuto; corpino a vita alta, ampio scollo, maniche corte a palloncino e strascico, come da uso nello stile impero.

Abito di Alexandrine Bonaparte

Accanto l'abito da cerimonia ( XIX secolo ), del conte Valerio Zacchei Travaglini, nominato da Napoleone Maire dell'Alto Trasimeno e insignito della Legion d'Onore, in velluto blu cangiante, teletta d'argento e taffetas con ricami d'oro; anche qui eleganza ed arte si sposano magnificamente.
Caratteristico della metà dell'Ottocento è il secondo abito femminile, da giorno, realizzato con una leggerissima tela quadrettata in seta e lana, decorata con mazzolini di fiori policromi stampati.Il modello, costituito da una ampia gonna a cupola, arricciata in vita e montata su un corpino staccato e pieghettato che sottolinea con furbizia la figura sottile del punto vita.

Abito del conte Zacchei Travaglini
Abito da giorno

Oltre agli abiti civili, si possono notare nelle vetrine, i leziosi e quanto mai moderni, busti femminili, confezionati con rigide stecche di vimini e di balena, che testimoniano la tendenza costrittiva tipica del Sei-Settecento.

Busto femminile, taffetas, tela di lino, stecche di vimini, XVIII secolo


Ma la sfilata di abiti, accessori, tessuti, non si ferma solo a quelli che vi ho raccontato; ve ne sono tanti altri, che meritano di essere visti per la loro notevolezza artistica e storica, in questo piccolo museo, per il quale ne ho apprezzato l'organizzazione, il percorso tematico e la sua accuratezza, oltre alla possibilità di scattare foto, per trasmettere e diffondere usi e costumi di epoche diverse.
La nostra cultura, di quel che fummo.



M.P.



* Sono armature complesse, eseguiti sul telaio al tiro.Sono ottenuti dall'interazione di due o più armature o dalle due facce della stessa armatura.



Fonti :

Guida "Spoleto Musei"


Le foto realizzate da Alessandro Tommasi sono riservate.



Museo : "Museo del Tessuto e del Costume", Spoleto
Palazzo Rosari-Spada
Ingresso da C.so Mazzini, biglietto intero : 3 euro

lunedì 24 agosto 2015

"Vestivamo alla Marinara", di Susanna Agnelli


"Vestivamo alla marinara : blu d'inverno, bianca e blu a mezza stagione e bianca in estate.Per pranzo ci mettevamo il vestito elegante e le calze di seta corte. [...]
Miss Parker non voleva che giocassimo con i bambini i cui genitori non erano ricevuti a casa nostra.
- Don't forget you are an Agnelli - aggiungeva."



Oggi gli Agnelli sono tra le più antiche e influenti famiglie industriali d'Italia.Le loro molteplici attività si diramano in differenti settori,tutti tenuti saldamente; ove il loro ingegno e la loro potenza non sono sempre strettamente collegati; basta a volte solo la seconda.
Ho sempre poco apprezzato gli Agnelli ( anche per la rivalità calcistica lo ammetto ), eppure è indubbia l'importanza storica e economica che hanno avuto in Italia; la bellezza e l'eleganza che li distingueva, tali da farli sembrare dei principi, gli amori, gli scandali, le morti che riempiono le pagine dei rotocalchi, più seguiti e chiacchierati degli stessi Savoia.
Tra i componenti,oltre all'avvocato Gianni, spiccava la figura di Susanna.
Promotrice di organizzazioni benefiche famose, ebbe anche svariati ruoli politici, tra cui il Ministero degli Affari Esteri ( la prima donna in territorio nazionale ), nel periodo 1995-96.
Fu anche una stimata scrittrice.

Nel 1975 uscì la sua opera più famosa, "Vestivamo alla Marinara", pubblicato dalla Mondadori, vendette milioni di copie in tutte il mondo, e tale è diventato un best seller della casa editrice.
Doveva essere la storia di una famiglia della buona società, durante il fascismo, come scrive l'autrice, ma, è diventata un'opera memorialistica; dai primi anni degli anni 20 al suo matrimonio con Urbano Rattazzi, dopo la fine del secondo conflitto.

"Questa è la mia vita come la ricordo fino al giorno in cui mi sono sposata."

Non è come potrebbe sembrare una esaltazione della famiglia Agnelli, anche se si evince tra le righe tutta la fierezza di quel nome; ma la vita di una ragazza nata nell'alta società torinese, tra formalità e rigida educazione, tra vacanze e ricordi scolastici; l'avvento del fascismo, i primi amori, gli studi da infermiera e lo scoppio della seconda guerra mondiale, che segna l'inizio di fughe, morti, atti di eroismo, e di cinismo e l'egoismo di una guerra che vide il terribile scontro tra italiani fascisti e partigiani.Tutto attraverso gli occhi vivaci e determinati di una giovane donna anticonvenzionale e moderna.

Susanna Agnelli con il marito Urbano Rattazzi


Quel che lo rende ancora più prezioso, sono gli incontri con i personaggi dell'epoca : dalla figura ambigua eppure affascinante di Galeazzo Ciano ( 1903-1944 ) alla bella ed intelligente principessa Maria Josè ( 1906-2001 ) all'amore impossibile per il raffinato Raimondo Lanza di Trabia* ( 1915-1954 ); fatti e personaggi le cui vicende diventano veri e poco conosciuti documenti storici.
Oltre alla parte storica,tutta l'opera è pervasa da un forte e grande senso di libertà, di pace, di indipendenza femminile, di realizzazione delle proprie aspettative,valori eterni in qualsiasi epoca e contesto.
Uno sguardo delicato e profondo su un momento particolare del nostro passato italiano, che si allinea di diritto ad altre memorie storiche.

Il quindici maggio, Susanna Agnelli si spegneva.Come suo volere, le ceneri sparse in un giorno di tempesta.


"Ho guardato nei suoi occhi verdi e ho pensato che la vita sarebbe stata un prato verde, verde come i suoi occhi, pieno di bambini che correvano."







M.P.




* La sua figura elegantissima e malinconica ispirò il cantante Domenico Modugno, la canzone "Vecchio Frac".




Libro :

"Vestivamo alla Marinara", Susanna Agnelli, Oscar Mondadori, 2009
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