martedì 23 aprile 2019

"La Sovrana Lettrice" di Alan Bennett


<<La letteratura>>, scrisse, <<mi pare come un vasto paese dai confini remoti, verso i quali mi sono diretta ma che non mi sarà mai dato raggiungere>>.


@Appuntario


Oltre alla passione per la letteratura, i miei interessi si sono spesso rivolti all'arte, alla biografia, alla storia e alle storie e al costume delle famiglie reali, scomparse o ancora attuali.
Naturalmente quella inglese ha un posto di prim'ordine, per via del suo imponente e affascinante retaggio di anticaglie e usi, bizzarrie e formalità di un mondo distante da noi ma non abbastanza per perderne l'immaginario, tutto unito per un prodotto che sa ancora vendere bene dopo svariati secoli.
Questo a poco a che vedere con la mia ultima lettura, se non per l'ambientazione stessa, la Corte inglese e nel piccolo la stessa regina Elisabetta.
Elisabetta II è oggi conosciuta per essere la sovrana più longeva nella storia dell'Inghilterra, l'ultimo baluardo della grande monarchia britannica, celebre per i suoi amati corgi, cappellini, borsette, una famiglia non proprio modello, ma cosa succederebbe se la regina, per un puro accidente, lasciasse perdere cani, cappellini, borsette e famiglia per dedicarsi totalmente alla lettura?
Pubblicato nel 2007 "La Sovrana Lettrice" è un breve racconto che attraverso l'espediente letterario della regina Elisabetta e un irriverente umorismo e una profondità inaspettata, analizza quell'amore potente e pericoloso che è la lettura. Il suo fortunato autore Alan Bennett (1934) è un famoso scrittore, drammaturgo, sceneggiatore inglese, noto nel panorama letterario come difensore dell'educazione e del sistema scolastico pubblico britannico.


In libera uscita con i suoi amatissimi e pestiferi cagnolini, la regina Elisabetta, si imbatte per caso in una biblioteca circolante davanti al palazzo di Buckingham; più per curiosità che per interesse, chiede in prestito un libro di Ivy Compton-Burnett e fa la conoscenza di Norman, un lavapiatti alle dipendenze delle reali cucine e soprattutto appassionato lettore.
La regina ha sempre letto ma per dovere, quasi mai per diletto e proprio ora intende recuperare il tempo perduto ma la lettura della Compton-Burnett si rivela troppo ostica e noiosa, pur avendo omaggiato la celebre scrittrice col titolo di "dame" anni prima. Pertanto riportando indietro il libro, trova finalmente nel testo della Mitford "Inseguendo l'Amore" il libro adatto per incominciare.
La sovrana, iniziata alla lettura, diventa accanita lettrice: non manca infatti di portare con sé nelle cerimonie, più o meno ufficiali, nelle feste, nei banchetti e perfino fra i cuscini della carrozza reale, un libro, come sul suo scrittoio o nel proprio letto e non perde tempo a fare di Norman il suo consigliere "letterario"; intanto sempre con più rapidità e fervore accumula libri su libri.
Se questa "mania" nuova veniva vista inizialmente dai suoi attendenti, cameriere personali  nobili della corte, come un innocente "passatempo", col tempo si accorgono del totale cambiamento della regina, la cui proverbiale puntualità sembra venire meno, così come il suo "stile", l'austerità e, cosa inaudita, non ricorre più alle solite domande ripetute ormai da decenni ma si informa sulle letture in corso delle persone, non solo, si prodiga nel procurare alla corte libri appropriati secondo interessi e professioni. Questa ostinazione improvvisa comincia a provocare dei malumori e irritazioni, per giunta anche al Primo Ministro che cerca con ogni mezzo di bloccare questo effluvio di libri e riportare sua Maestà alla realtà. Ma nulla sembra fermarla o almeno distrarla, tranne che, dopo qualche periodo, viene veramente vista leggere di meno.

Il racconto di Bennett si muove intorno al tipico umorismo inglese, canzonatorio dei molteplici drammi della vita umana e proprio ciò rende piacevole e divertente la sua lettura: è impossibile non sorridere davanti a tanta sottile ed innocente comicità.
Eppure esaurire l'originalità del libro esclusivamente nell'umorismo equivale a chiudere gli occhi di fronte allo spessore del suo messaggio. Il personaggio della regina Elisabetta diventa non tanto un inno alla lettura ma un omaggio al lettore, a noi lettori. Il suo viaggio verso la lettura racchiude tutti quei motivi che sono comuni a noi lettori: la nostra assiduità, i compromessi, i momenti rubati che si inventano per leggere, il grande potere che diamo alla parola e al pensiero libero, la delusione per aver incominciato troppo tardi o per quella lunga lista che non finiremo mai di completare, per le emozioni che ci provocano, smuovendo qualcosa nel nostro intimo, la voglia che abbiamo di trasmettere agli altri la nostra passione, anche se questa non viene sempre compresa.

<<Il ragguaglio è succinto, concreto e pertinente. La lettura è disordinata, dispersiva e sempre invitante. Il ragguaglio esaurisce la questione, la lettura la apre>>.

Da un'altra parte la protagonista incarna un secondo profilo, quel meccanismo politico e sociale non trincerato nel servilismo di salamelecchi e litanie anacronistiche, nel falso perbenismo e nell'ipocrisia di menti ottuse: significativi sono i colloqui tra la regina, astuta e caparbia, e un Primo Ministro che non vede più in là del suo naso.
Lo scrittore inglese condanna l'immobilismo delle vecchie cariatidi, una cultura povera che reca una società priva di valori, troppo presa dalla costanza di un moto lento e perpetuo.
Elisabetta II invece apporta un cambiamento attraverso la lettura e leggendo scopre il suo lato umano, quello più sensibile e ricettivo alle sofferenze e alle difficoltà del mondo; si spoglia della corona e dei privilegi per indossare i panni non dell'intellettuale ma di una più ampia coscienza.
L'ultimo muro da abbattere è quello per cui si crede la lettura una partecipazione puramente "passiva", che non abbia nulla che la leghi all'azione e sia quindi vana a se stessa.
Con un finale lontano dall'immaginario e perciò strepitoso, l'anziana monarca regala uno dei passi più belli dell'opera: la commuovente rivelazione che la lettura scuote la natura migliore in noi e quella parte attiva (il nostro modo di pensare e agire), a volte dimenticata dalla frenesia moderna, che se compresa, riesce ad insinuarsi perfino nelle nostre vite.
Alan Bennett, da talentuoso scrittore ed esperto di letteratura, mette in scena questa commedia di coraggio e umanità.

<<Non si mette la vita nei libri. La si trova>>.



M.P.





Libro:

"La Sovrana Lettrice", A. Bennett, Adelphi

4 commenti:

  1. L'ho letto parecchi anni fa e mi ricordo che l'avevo acquistato per il titolo e mi era piaciuto molto

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    1. Un libro veramente notevole perché dietro tanto divertimento c'è anche tanta analisi dei tempi moderni.

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  2. L'ho adocchiato da un po' e mi incuriosisce, non ne conoscevo la trama, questa tua recensione la chiarisce perfettamente.
    Mi domando se la regina legge i libri che la riguardano, perché ce ne sono davvero a bizzeffe. :)

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    1. Infatti è un motivo curiosissimo questo; in effetti è protagonista di molte opere!

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