domenica 23 marzo 2014

" Ricordi di Parigi" di E.De Amicis

" E si sente più che mai quando si parte,la sera che si passa per l'ultima volta,rapidamente,in mezzo a quell'immenso splendore dei boulevards,a cui succede tutt'a un tratto la mezza oscurità lugubre d'una stazione enorme e nuda [...] E si porge l'orecchio per l'ultima volta al tumulto lontano di Parigi con uno struggimento inesprimibile di desiderio e d'invidia.E dal fondo del vagone,al buio,rivedete la città,come l'avete vista una delle mattina di luglio da una torre di Notre Dame."


" Boulevard des Italiens" (1880),G.Caillebotte

Pubblicato nel 1879," Ricordi di Parigi", è il breve resoconto del viaggio intrapreso dallo scrittore Edmondo De Amicis ( 1846-1908) nella capitale francese,durante l' Esposizione Universale del 1878.
Una vera e propria immersione nel cuore di Parigi con i suoi boulevards Montmartre,Capucines
,Madelein,Haussman,i cafè,i restaurants,l'ostentazioni delle réclame,l'aria irrespirabile a causa di profumi e odori,la popolazione con " addosso l'argento vivo"; un grande teatro,una Babele ove affluiscono tutte le ambizioni e le dissolutezze della terra :

"Qui la strada diventa piazza,il marciapiede diventa strada,la bottega diventa museo;il cafè,teatro;l'eleganza,fasto;lo splendore,sfolgorio;la vita,febbre.[...] E' una gara di sfarzo
 e di appariscenza che toccala follia."

Questo in un torrente di folla,eppure conosciuta; sono le Gervaise* delle botteghe,le "grisette" del Kock**,i Gavroche dell' Hugo,l'uomo d'affari di Balzac,l'operaio di Zola.
E la Parigi notturna con l'Opéra,il Théatre Francais,i Campi Elisi,che diventa una grande festa,un baccanale con mille luminarie,mille attrazioni e licenziosità.
Così dopo un passaggio sull'Esposizione ( molto pedante,curiosa per chi ne voglia fare una ricerca sull'argomento); si descrivono gli incontri con due grandi romanzieri del periodo : il grande Victor Hugo,
vecchio e dalla fama ormai immensa e un giovane ma già affermato Emile Zola.Per gli estimatori di questi autori,una vera chicca.
Si ricomincia quindi con Parigi,ma questa volta con i suoi vizi,le sue miserie,la sua boria,da far rimpiangere quasi la bellezza delle città italiane.
Ma di Parigi si " può dire quello che si vuole: essa non ci bada più", perché " vi riconcilierete colla città in una bella giornata d'autunno."

L'affascinate capitale francese di fine Ottocento vista dagli occhi curiosi di un italiano;ma che non riesce a superare la bellezza descrittiva delle pagine di Balzac.




*  Gervaise,protagonista dell' "Assommoir" di Zola.
** Paul de Kock,scrittore ( 1793-1871).



Ebook:

" I Ricordi di Parigi",E.De Amicis,Fratelli Treves Editori

martedì 18 marzo 2014

" Anna Karenina",la fede di Tolstoj

" The zest in gone [...] Su,riceverò il divorzio,e sarò moglie di Vrònskij.Ebbene,Kitty cesserà di guardarmi come mi guardava quest'oggi? No.E Serjòza cesserà di domandare o di pensare dei miei due mariti? E fra me eVrònskij che sentimento nuovo escogiterò mai? E' possibile qualche,non più felicità,ma solo non tormento?"


" Questo nuovo sentimento non m'ha mutato,non m'ha reso felice,non m'ha rischiarato a un tratto,come sognavo,nello stesso modo come il sentimento per mio figlio.Anche quinon c'è stata nessuna sorpresa.E fede o non fede,non so cosa sia,ma questo sentimento è entrato in me altrettanto impercettibilemente con le sofferenze e mi si è fermato saldamente nell'anima.[...] ma la vita adesso,tutta la mia vita,indipendentemente da tutto quel che mi può accadere,ogni suo momento non solo non è senza senso,com'era prima,ma ha un indubitabile senso di bene,che ho il potere di immettere in essa."

"Mavourneen" (1877), J.J.Tissot


Non si possono enumerare le numerose recensioni che vi sono su questo monumento della letteratura,che diede al conte Lev Tolstoj ( 1828-1910),un successo senza declino.
Ebbene,è uno di quei grandi romanzi che ha sempre qualcosa di nuovo da dire,ogni volta che viene riletto e crea a ciascun lettore sentimenti e oponioni diversi.

Pubblicato nel 1877,la fatale storia di Anna Karenina,donna dell'alta società,sposata e adultera;ci accompagna nella Russia di Alessandro II ( 1855-1881*),attraverso l'aristocrazia elitaria,cinica e falsa,la Russia agraria ( e quindi il conflitto tra città e campagna),la rivalità con l'Europa,l'esaltazione della guerra ( condannata dall'autore).
In tutto ciò la figura di Anna,gettata in questo mondo,bellissima;traspare con la sua genuità  nel pensiero di Lévin :

" Sì,sì,ecco una donna! pensava Lévin [...] Seguendo l'interessante conversazione,Lévin tutto il tempo ammirava lei - e la sua bellezza,e l'intelligenza,e l'istruzione,e insieme la semplicità e la cordialità."

Vera,rispetto agli inganni di Stiva,alla molle forza di Dolly,all'avvedutezza di Kitty ( " Tutti noi desideriamo roba dolce,buona.Se non ci son confetti,allora gelato sporco.E Kitty lo stesso : se non Vrònskij,allora Lévin."),all'egoismo maschile dello stesso Vrònskij.
Pietosa,ma non colpevole,perché Anna ha accettato e smascherato la doppiezza della società e ne pagherà le conseguenze.Si ucciderà con determinazione,non fallirà come il pavido amante.

Un altro personaggio,appare nel romanzo anche egli tormentato dalla religione,dall'amore,dalla vita,dalla morte, è proprio Lévin.
Ma,mentre Anna,spogliata del suo ruolo di amante,madre e signora dell'alta società,non trova appigli per sopravvivere; Lévin scopre la fede,la capacità di andare avanti nonostante tutto; quella che era mancata alla Karenina.




* Data del regno.





Libro :

"Anna Karenina",Lev Tolstoj,Einaudi Tascabili,2014

giovedì 13 marzo 2014

Vittoria Colonna,"creatura celeste" del Rinascimento


" Un uomo in una donna, anzi un Dio"
          ( "Rime", Michelangelo*)




La progressiva rinascita culturale nella seconda metà del '400 in Italia, andava di pari passo con il cambiamento dell'educazione femminile. Grazie ai movimenti che giungevano dai paesi d'oltralpe; la formazione delle donne usciva dai monasteri e si esercitava nei palazzi delle grandi famiglie patrizie. La donna oltre a possedere qualità di grazia e bellezza,doveva essere esperta di letteratura, musica, pittura, intrattenere una conversazione mondana; come voleva il trattato del "Cortegiano", di Baldassar Castiglione (1478-1529). La cultura della donna doveva rassomigliare a quella dell'uomo,cui era pari.
Di questi fulgidi esempi ve ne erano molte : Isabella d'Este Gonzaga ( 1474-1539), Isabella de' Medici (1542- 1576), Caterina de' Medici ( 1519-1589), ma queste andavano ben oltre alla semplice scioltezza culturale; erano colte,talentuose, protettrici delle arti, veri geni femminili.
Tra di loro ci fu anche una poetessa di nobile famiglia,amica di artisti e letterati, Vittoria Colonna.

Era nata nel 1492, nel Palazzo Colonna di Marino, figlia di Fabrizio Colonna ( nipote di Papa Martino V) e di Agnese di Montefeltro. Vittoria apparteneva ad una delle famiglia romane tra le più influenti e potenti, in costante lotta contro i Borgia,che volevano privarli dei loro beni.
La sua educazione non fu minore rispetto a quella delle altre giovani nobildonne " fu completa e raffinata e, unita a una predisposizione per le arti e per le lettere, ne fece una donna colta e ricca intellettualmente." Oltre a questi pregi possedeva un forte senso di moralità e nobiltà che le resteranno nel corso della sua vita e la distingueranno nella storia.
Non era bella ma in un dipinto di Jules Lefèvre  le si apprezza un particolare fascino e attrattiva.



Per completare la sua formazione,in vista anche di un matrimonio con un rampollo di una famiglia del Regno di Napoli, i D'Avalos, andò ad Ischia,sotto la tutela di una zia dello sposo, Costanza duchessa d'Altavilla, donna culturalmente brillante.
Nel 1509 avvenne il matrimonio con Fernando Ferrante D'Avalos ( 1490-1525) ,marchese di Pescara, uomo bello e guerriero. La cerimonia si svolse nel bellissimo Castello Aragonese, in gran pompa, a cui partecipò il fiore della nobiltà.
Seppur innamoratissima del bel Ferrante, Vittoria non ebbe una vita coniugale felice. Il marito lontano per guerre, la tradiva, lei rimaneva sola.
Signora di Ischia, riceveva intellettuali, letterati, pittori nel bellissimo paradiso napoletano, tanto da lasciare un forte ricordo mai dimenticato.
Ma le vicissitudini matrimoniali non erano finite, nel 1525 Ferrante, al servizio di Carlo V, riuscì, nella battaglia di Pavia, a sconfiggere Francesco I di Francia; ma in seguito a delle gravi ferite riportate morì.
Vittoria, di carattere schivo e orgoglioso, si ritirò da qualsiasi scena mondana, rifugiandosi nel culto della bellezza e scoprendo una vena poetica. Iniziò qui la sua fama.
Nelle sue "Rime", descrive l'amore per il marito, il dolore per la morte, l'intensità della fede, la nobiltà d'animo.
Da buona pellegrina, visitò numerose città italiane, stabilendosi di convento in convento. Il suo vagabondaggio non le impedì di conoscere il Castiglione,Pietro Bembo ( 1470-1547), Ludovico Ariosto ( 1474-1533), Veronica Gambara ( 1485-1550), questi ultimi scrissero dei sonetti per lei; sempre amata e stimata per il suo genio.
"Giammatteo Toscano ,un umanista che ebbe la sua fortuna in Francia presso la corte di Caterina de' Medici, dichiarò che ella era nulli Petrarcham secunda."
Ma l'amicizia che" doveva passare alla storia come uno dei rapporti più solidi e produttivi che si siano mai conosciuti"  fu con Michelangelo ( 1475-1564).
Incontrato per la prima volta nel 1538 nel convento di S.Silvestro ,a Roma,il pittore fu subito affascinato dalla personalità di Vittoria, la sua serietà e altissima dignità.La loro fu una relazione platonica ( Michelangelo era omosessuale), fondata su scambi di idee, consigli, arte e filosofia, ma soprattutto di religione.
In quegli anni, infatti, imperversavano teorie riformistiche dove la religione si doveva liberare di rituali puramente formali e concretizzarsi solo con la fede.Vittoria assorbì queste osservazioni ne parlò certamente col Buonarroti. Lui, da sempre combattuto spiritualmente,ne rimase influenzato tale da realizzare, forse, il suo più grande capolavoro " Il Giudizio Universale" nella Cappella Sistina.
Michelangelo " dedicò a Vittoria alcune "Rime" e la ritrasse inserendola tra i personaggi del Giudizio". La chiamò " creatura celeste".
Michelangelo,ritratto della Colonna.


Un forte senso di moralità e nobiltà porterebbero Vittoria Colonna ad una figura integralista,lontana dalla donna moderna, sebbene nessuna meglio di lei seppe rappresentare la rinascita culturale del suo sesso; un universo femminile pari a quello maschile. Morì nel 1547.




* Pochi si ricordano che Michelangelo fu anche un  poeta,vedete Michelangelo : il poeta dietro l'artista



Fonti :

" Le Donne di Roma",Laura Marino,Tascabili Newton,1995
" Le Grandi Donne del Rinascimento Italiano",M.Vannucci,2004