sabato 30 gennaio 2016

"La Leggenda del Trombettista Bianco" di Dorothy Baker


"Questa è la sua storia, che non può certo dirsi una tragedia, qui non si parla della caduta di un grande eroe, dal cielo alla terra : Rick Martin non arrivò mai così in alto, anche se per qualche tempo guadagnò un bel po'. Ma la sua è una storia in cui risuona la verità, insieme a un paio di armonie nascoste."


Ho iniziato la lettura di questo breve romanzo per due motivi : dalla prorompente campagna pubblicitaria della Fazi Editori, che negli ultimi tempi si sta rivelando un re Mida dell'editoria, con pubblicazioni di romanzi poco conosciuti, ma dalla facile attrattiva; grazie anche a dalle accurate e belle copertine. Per il secondo motivo, dalle atmosfere fitzgeraldiane che mi ispiravano.
Di Dorothy Baker non conoscevo nulla.
Nondimeno si hanno poche notizie su questa scrittrice americana, nata in una città del Montana nel 1907 e morta nel 1968. Tranne che fosse una professoressa datasi alla scrittura e molto addolorata, negli anni della maturità, per non essere stata annoverata, dato il suo talento, nell'Olimpo dei gradi scrittori.
"La Leggenda del Trombettista Bianco" fu il suo romanzo d'esordio, pubblicato nel 1938 all'età di trentuno anni. Il libro ebbe un riscontro di medio successo, pur vincendo un premio e si ispirava alla memoria di un celebre trombettista jazz, morto per alcol e polmonite, Leon ( Bix ) Beiderbecke ( 1903- 1931 ).


Negli anni Venti del Novecento, di una New York non mondana e festaiola, come si potrebbe immaginare, ma nei suoi bassifondi più oscuri, divisa tra bianchi e neri, nel pieno della bellezza della musica jazz, si staglia la figura di Richard Martin, stella nascente della musica.
Rick Martin, orfano di padre e madre dalla nascita, cresciuto con due zii, si accosta fin da piccolo alla musica, attraverso un piano che nota un giorno in una aula.
Grazie all'amicizia di un  ragazzo di colore, l'unico a dimostrargli vero affetto, viene introdotto in un complesso di musicisti jazz, dove lo indottrinano alle armonie e al ritmo dei negri. In particolare si specializza con la tromba.
Col tempo Rick ne diventa un virtuoso, passa da una band all'altra, stupefacendo manager, musicisti, spettatori, con i suoi assoli sincopati e geniali unici del genere. Ricco e ricercato, diviene una macchina per far soldi.
Ma l'arte tende a volte a sopraffare la vita; e il trombettista sottomette alla sua musica ogni necessità, bisogno. Sposa una donna di alto ceto, ma il matrimonio si rivela un fallimento.
Rick Martin si da al'alcol, la musica che suona non gli basta più. Perde la rispettabilità, il lavoro, i contatti, fino alle estreme conseguenze.

Dorothy Baker
Quella di Rick Martin è come dice fin dalle prime pagine la Baker, una vita destinata inevitabilmente a spezzarsi, perché questa, quando viene a scontrarsi con l'arte, quella vera, capita che la prima soccomba insieme a "quel duro fardello che è l'anima di un artista."
L'autrice americana analizza con grande maestria la vita di un personaggio schiacciato dal suo stesso genio, chiuso in un corpo incontrollabile, incapace di essere gestito, che cerca vanamente di estendere oltre i limiti la sua esistenza per superarsi.
Il romanzo presenta poca corposità, poche vicende, ma l'esiguità dell'intreccio rende più convincente la parabola del protagonista.
Le atmosfere fitzgeraldiane sono centellinate nella vita smodata e dissipata di Rick e della moglie Amy North, che richiamano quelle di Anthony Patch e Gloria Gilbert di "Belli e Dannati"  e lo stesso trombettista ricorda, non molto da lontano, Jay Gatsby, figura chiamata alla fatalità.
Quest'ultimi, insieme,  hanno seguito un sogno con tanta immolazione, che la fine era già prevista nella loro breve ascesa.


"Solo che non possiede l'altra qualità che dovrebbe accompagnare un'anima simile - e che raramente, immagino, l'accompagna : la capacità di tenere il corpo sotto controllo, mentre lo spirito segue la sua strada. Tant'è che va in mille pezzi, ma non in maniera lieve. Lo fa così completamente che alla fine si uccide."




M.P.





Libro :

"La Leggenda del Trombettista Bianco", D. Baker, Fazi Editori 2015

2 commenti:

  1. Dorothy Baker, che considero un'autrice di grande talento, l'ho conosciuta leggendo quest'estate "Cassandra al matrimonio": me ne sono innamorata. Qualche mese fa ho letto questo, e devo dire che sebbene gli stili siano totalmente diversi, al punto che si fa fatica a ricondurre i due romanzi alla stessa penna, mi è piaciuto davvero molto. Penso sia una scrittrice coi fiocchi, assolutamente moderna per il suo tempo. Da scoprire.

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    1. Infatti propendo già per trovare il suo secondo romanzo, che certamente sarà per stile e narrativa più maturo.

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