venerdì 22 gennaio 2016

"Shakespeare and Company" di Sylvia Beach


"E venne finalmente il giorno in cui tutti i libri che potevo comprare furono allineati sugli scaffali, e fu possibile camminare per il negozio senza inciampare in scale a pioli e barattoli di pittura. Shakespeare and Company aperse dunque i battenti : era il 19 novembre 1919."




Tra le cose più belle che possono capitare ad un lettore appassionato, esiste quella di incontrare un altro lettore appassionato. Se vive nella vostra stessa casa è meglio.
Questa è la mia esperienza con mia sorella : insieme parliamo di letteratura, autori, scambiandoci libri, quasi fossimo un piccolo circolo. Ebbene questo libro è il suo.
Non potevo perdermi la lettura di questa autobiografia, scritta da quella donna che fondò la storica libreria parigina "Shakespeare and Company".
Avevo già scritto un post sulla suddetta, ma conoscevo ben poco la figura di Sylvia Beach, se non attraverso il ricordo di Ernest Hemingway, che la immortalò in un capitolo del suo postumo romanzo "Festa Mobile".
Ciò che mi ha colpito di questo libro è stato la caparbietà, il coraggio della Beach, il suo amore per i libri e il suo negozio, dove abbracciava le diverse culture nel mondo, in quegli anni liberi e fiorenti degli anni '20 del Novecento.


Scritto nel 1952, più che un'autobiografia, è un memoriale di fatti e personaggi che contribuirono alla nascita e allo sviluppo della libreria.
Sylvia Beach ( 1887-1962 ), figlia di un pastore presbiteriano di Princeton, cresce in un ambiente devoto alla cultura francese, dove nel 1917 si stabilì nella sua capitale.
Dopo la conoscenza della libraia Adrienne Monnier* ( 1892-1955 ), decise di fondare, prima, una libreria francese in America, tuttavia, visto l'alto costo di una impresa del genere nel paese d'origine, scelse invece di creare una libreria americana a Parigi sulla Rive Gauche.
La libreria "Shakespeare and Company" con i suoi scaffali colmi di libri di prosa e poesia, le sue novità letterarie, le fotografie di scrittori appese alle pareti, diventò un luogo di ritrovo di appassionati lettori e scrittori emergenti e non; un club culturale dove si leggeva e si faceva musica e letteratura.
Il riscontro favorevole inglobava via via testate giornalistiche e case editrici.
Ma le testimonianze più importanti e concrete si hanno attraverso le frequentazioni quotidiane e affettuose degli scrittori più famosi del tempo, tutti raccontati con aneddotica particolarità della Beach, pronta a coglierne le loro personalità forti e deboli.
Si hanno così i ritratti di Paul Valéry ( 1871-1945 ), del fedele André Gide ( 1869- 1951 ), "alto e bello", Ezra Pound ( 1885-1972 ), con "il suo linguaggio alla Huckleberry Finn", delle due inquiline di rue de Fleurus, Gertrude Stein ( 1874-1946 ) e Alice B. Toklas ( 1877-1967 ), Sherwood Anderson ( 1876-1941 ), padre della moderna letteratura americana e Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald :

"Devo dire che non mi sono mai preoccupata di sapere da chi sia stato influenzato il tale o il talaltro scrittore, e neanche gli scrittori giunti alla maggiore età si preoccupano molto di chi li abbia influenzati; ma per una volta tanto penso che i lettori di Hemingway debbano sapere chi gli ha insegnato a scrivere : Ernest Hemingway."

[Fitzgerald] "Gli volevamo un gran bene; come tutti quelli che lo conoscevano, del resto. Con quei suoi occhi azzurri, quella sua generosa e folle imprevidenza, quel suo fascino di bellissimo angelo caduto passò come una visione luminosa e troppo fugace per rue de l'Odeon, abbagliandoci per un momento."


Sylvia Beach fotografata da Man Ray



Al centro la Beach, con a fianco la Monnier e seduto Joyce nella libreria

Ma la grande personalità a far da padrona al libro è certamente ( e naturalmente ), quella di James Joyce ( 1882-1941 ).
La Beach dedicò tutte le sue energie e la sua ferrea volontà, per rendere glorioso il nome dello scrittore irlandese, pubblicando con rischiosi sforzi l'"Ulysses".
E' qui vengono descritte tutte le fasi e le curiosità sulla pubblicazione del romanzo più promettente dell'epoca e che doveva portare alla storia la figura della Beach e della sua libreria.
Ma quest'ultima non ne guadagnò in termini di denaro, vista l'ingordigia di Joyce, sempre bisognoso di soldi.

"Era sorprendente la quantità di cose che Joyce riusciva a vedere, con quei occhi sempre più deboli. Ma credo che di pari passo con il diminuire della vista si sviluppava in lui il senso dell'udito e sempre più egli viveva in un mondo di suoni [...] tutta l'opera di Joyce aveva ricamato sui suoni."

Il darsi esclusivamente ad un solo scrittore, la portò a rifiutare la pubblicazione di capolavori quali "L'Amante di Lady Chatterly" di David H. Lawrence ( 1885-1930 ), e "Tropico del Cancro" "Tropico del Capricorno" di Henry Miller.
Con l'avvento della Seconda Guerra Mondiale, la "Shakespeare and Company" chiuse i battenti per sempre, dopo che la Beach, durante l'occupazione tedesca in Francia, si era rifiutata di vendere "Finnegans Wake" di Joyce, ad un ufficiale tedesco.
Fu internata in un campo di concentramento per sei mesi, ma presto liberata, si nascose presso due amiche. I suoi preziosi libri furono anch'essi nascosti.

La "Shakespeare and Company", vive tuttora, in un'altra ubicazione; e chissà se ancora porta avanti il sogno della sua fondatrice : una cultura finalmente libera, da qualsiasi limitazione di età, sesso, religione o nazionalità. Un posto dove tutti cooperavano insieme per una buona cultura e un mondo migliore.




M.P.


* A lei è dedicato il libro.


Libro :

"Shakespeare and Company", Sylvia Beach, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2004

8 commenti:

  1. Grandissimo personaggio quello di Sylvia Beach...mi sono imbattuta in lei scrivendo sul mio blog un articolo sulla storia della libreria Shakespeare & Co, rifondata da George Whitman, che ho visitato ottobre scorso durante il mio viaggio a Parigi. Non sapevo esistesse una sua biografia, grazie per questa segnalazione e per aver parlato di lei. Sicuramente mi procurerò questo libro.
    Paola

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    1. Un libro che merita molto, anche per le curiosità sugli scrittori. E si respira veramente l'atmosfera degli anni Venti.

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  2. Ma che meraviglia :) Non conoscevo questo libro e questa storia, ma conosco bene la meravigliosa Shakespear & Co, è una tappa obbligata ogni volta che vado a Parigi, città che amo follemente!

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    1. Sono passati molti anni dalla mia prima visita nella capitale francese...Chissà quando potrò ritornarci :-(

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  3. Ciao.Questo tuo post ha due incredibili combinazioni con la mia quotidianità: la settimana scorsa ho acquistato Festa mobile (ancora non l'ho letto) e lunedì ho ricevuto in regalo da una persona di ritorno da Parigi un libro acquistato alla Shakespeare and Company (The tale of Beedle and the Bard by J.K. Rowiling)con tanto di timbro della libreria nella pagina all'interno. Sono incuriosita da questa autobiografia di cui scrivi! Cercherò di procurarmela. E visto che siamo in tema ti scrivo la frase scritta sul sacchetto di carta che conteneva il libro che è diventato un cimelio appeso alla parete del mio salotto di casa!:)
    I never travel without my diary. One should always have something sensational to read in the train. Oscar Wilde - Shakespeare and Company.

    Ciao. Grazie e alla prossima!:)

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    1. Grazie per il pensiero Valeria! Ti auguro una buona lettura con "Festa Mobile", che secondo il mio parere è il romanzo più bello di Hemingway, e custodisci come un tesoro il libro preso dalla "Shakespeare and Co."!

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  4. Atmosfere straordinarie, che mi fanno venir voglia di tornare a Parigi, anche perché, in cinque giorni di gita scolastica, le tappe e le reminescenze di questo genere non erano proprio contemplate (né io le conoscevo, allora). Mi incuriosisce molto anche il libro in sé, sebbene io non sia una gran divoratrice di biografie e saggistica. Chissà... :)

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    1. Comunque Cristina se ti trovi a Parigi, cerca di non perderti questo tempio del libro!

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