lunedì 13 giugno 2016

Atmosfere marine dal secolo XX.


Ho sempre avuto con il mare un rapporto ambiguo. Starei ore e ore a guardarne la sua enorme distesa d'acqua mentre si perde all'orizzonte, le sue onde violente che si abbattono sugli scogli o una leggera brezza che le muove giusto un poco. Ma soffro terribilmente dovermene stare sdraiata sulla battigia a prendere il sole. In quella mollezza mi annoio e il mare perde tutto il mio interesse, così preferisco ammirarlo un poco lontano e nei momenti più solitari.
 Ma in vista dell'arrivo della stagione estiva, vorrei gratificarvi con le immagini di alcuni dipinti che hanno come sfondo il mare e darvi il senso della grande influenza che esso ebbe non solo nell'arte, ma anche nel simboleggiare un momento della storia, della cultura o di una vita privata.


"Terrazza sul Mare di Sainte-Andresse", Claude Monet

E' il 1867 quando il pittore impressionista francese Claude Monet (1840-1926), nel suo soggiorno estivo a Sainte-Andresse, nell'Alta Normandia, ritrae un braccio di mare del Canale della Manica, da una finestra della casa di una parente. "Terrazza sul Mare di Sainte-Andresse" si tratta di una composizione straordinaria per l'epoca con la veduta dall'alto e che verrà esposta alla quarta mostra impressionista.
Il dipinto è posto su tre livelli : quello della terrazza, dove tra gladioli e nasturzi dai colori vivaci, riposano un uomo e una donna, più in là sul parapetto altre due figure intente in una conversazione. Due bandiere sventolano, mentre in un mare scuro e mosso, trenta barche di diversa grandezza viaggiano alla volta dell'Inghilterra; sopra una striscia di cielo in parte serena e in parte nuvolosa.
Monet dà allo spettatore l'immagine di una fresca e pigra giornata di mare, eppure vuole raccontare anche altro.
Le imbarcazioni che si vedono in lontananza sono confusamente raffigurate in antiche e moderne, dai velieri, alle barche a vela alle navi a vapore. Il pittore è riuscito a rappresentare in una piccola porzione di mare, la storia dell'industria navale.
E' questo un periodo di grande costruzioni, fortificazioni, sotto quell'ideale di movimento e crescita finanziaria voluta dall'impero di Napoleone III (1852-1870), nel 1859 la Francia promosse la costruzione del celebre Canale di Suez. L'inarrestabile progresso che stava invadendo e trasformando la capitale francese rientrerà prepotentemente in quello della lunga saga famigliare, storica, politica e sociale dei "Rougon-Macquart" (1871-93).


Forse nessun altro pittore ha così amato e dipinto il mare con tanta particolarità e nitidezza di Joaquín Sorolla (1863-1923), spagnolo post-impressionista.
Di ritorno dal successo ottenuto negli Stati Uniti, Sorolla realizza nel 1909 uno dei suoi quadri più belli ed estatici della carriera. L'ambientazione è come sempre la sua Valencia, nella spiaggia di Cbanyal, dove ritrae in una elegante passeggiata di inizio sera, la moglie Clotilde e la figlia Maria ne "La Passeggiata sulla Spiaggia".
Le donne sono in riva la mare, a grandezza naturale, mentre passeggiano solenni. Sono entrambe alla moda, vestite di chiffon bianco : Maria, la prima, ha il volto scoperto, in mano un grazioso cappellino ornato di fiori, dietro Clotilde. Ha il cappello in testa e un velo verde le copre il viso, nella mano sinistra un parasole posato verso terra. La brezza marina agita e gonfia le loro vesti leggere, alle spalle un mare lievemente increspato.
Sorolla elimina l'orizzonte creando un'atmosfera di grande vitalità, colore, dove la luce del Mediterraneo piomba sulle due donne accentuandone il bianco.
Ma il rapimento dello spettatore è rivolto allo spettacolo dell'eleganza, della posa e dell'abbigliamento delle protagoniste.
L'autore pone l'attenzione alle classi aristocratiche e borghesi che cominciavano a scoprire la Spagna come luogo di bellezza e turismo, sotto la restaurazione borbonica, raggiungendo il culmine negli anni 20-30, radicata anche da quella spinta ideologica e profonda del saggista José Ortega y Gasset (1883-1955).

"La Passeggiata sulla Spiaggia", Joaquín Sorolla


In un momento idilliaco, quasi di un tempo che non potrà più tornare, il pittore livornese Vittorio Maria Corcos (1859-1933), nella sua "In Lettura al Mare" (1910), ambienta un pomeriggio di lettura e svago nei pressi della località balneare, allora in voga, di Castiglioncello in Toscana.
A pochi istanti dall'incombere del tramonto, tre figure prendono la scena del quadro : il ragazzo posto all'estrema sinistra, è disteso su un parapetto con decori liberty. E' completamente assorto nella lettura del suo libro, inconsapevole di quel che accade intorno a lui, mentre il ragazzo a destra si trova seduto col busto reclinato in avanti; guarda lontano, perso in pensieri a noi sconosciuti.
Vera protagonista è invece la donna, la bella Ada, figliastra del pittore, troneggia sulla sua sedia con mani incrociate, lo sguardo fiero e determinato, forse è stata interrotta nella lettura, come dimostra il libro aperto sul grembo. Il morbido abito ne fascia il corpo esaltandone la figura sensuale e florida propria della sua giovinezza. Accanto a lei un mobile antico con alcuni libri pronti per essere letti o discussi. Dietro alle figure si staglia un mare appena mosso dalla brezza del vento contro un cielo nuvoloso.

"In Lettura al Mare", V. Maria Corcos
Risulta un dipinto di grande eleganza e raffinatezza dovuto anche alla particolarità del bianco dei vestiti dei giovani, colore dominante negli armadi dell'epoca. Ma il motivo di Corcos non sta nel descrivere l' interessante giornata di una classe borghese in vacanza, bensì dare uno spaccato di vita nella Belle Époque di inizio Novecento. Non è un caso che usi la città di Castiglioncello, in un epoca dove il grande turismo stava muovendo il nostro paese e non solo quello. Nell'era giolittiana (1903-19140), l'Italia si avviava verso una fase di sviluppo economico attraverso il protezionismo, la nascita di industrie di notevoli dimensioni che si collegavano a quel clima di apparente benessere e serenità che imperversava in Europa. Pascoli e D'Annunzio erano le letture delle donne e degli uomini del bel mondo frivolo e decadente. Ma l'opera non ha nulla di limpido e trasparente se si notano il cielo adombrato da nuvole e il volto del ragazzo seduto, riflessivo e in attesa di qualcosa.
Corcos rappresentò l'ultima istantanea di un mondo che stava finendo.


Il mare è qui lontano, lontano per noi e per la protagonista. Si sta svegliando da un sonno profondo, dal suo volto sembra confusa, come se non si accorgesse cosa sta succedendo. Si vedono colonne, forse una terrazza, uva e una barca con due vele di diverso colore andare anch'essa lontano.
Impossibile non riconoscere il mito di Arianna e l'isola di Nasso.
Edward Southall (1861-1944), pittore inglese legato al movimento dei "Arts and Craft" realizza il dipinto "Arianna a Nasso" nel 1925, prendendo spunto dalla mitologia greca.
Arianna che ha aiutato l'eroe Teseo ad uscire dal labirinto attraverso l'espediente del filo, è stata da poco abbandonata da sola sull'isola di Nasso, la maggiore e la più fertile delle Cicladi, riconoscibile dall'uva, dal vaso di frutta posato per terra. In mare Teseo sta ritornando dal padre Egeo, dimentico della promessa fattagli di issare vele bianche per il rimpatrio.

"Arianna a Nasso", E. Southall
 La composizione di stile classico attrae per i molti colori nitidi; Arianna ha la fisionomia delle muse preraffaellite e i toni della sua veste richiamano tutta l'opera. Il mare azzurrissimo, senza onde, presenta leggere linee al movimento della nave.
Emergono dal dipinto quegli ideali di Southall che caratterizzavano il suo movimento inglese, mosso a rivalutare l'artigianato e l'opera nei confronti dell'industrializzazione e della produzione in serie che avevano determinato l'abbassamento dei costi, ma anche il generale scadimento del gusto.*


E' difficile trovare in tutto il panorama artistico del Novecento un pittore che ha saputo portare la fantasia e l'immaginazione ai livelli di una trasfigurazione poetica, a meno che questo sia Alberto Savinio (1891-1952).
Fratello del più famoso Giorgio de Chirico (1888-1978), fu iniltre poeta e pianista, unico italiano a seguire il movimento surrealista.

"Il Sogno di Achille", A. Savinio

 "Il Sogno di Achille" è tra le opere che preferisco e che più mi avvicinano alla sua arte giocosa mutevole. Alberto Savinio propone nel 1929 in chiave pittorica, una delle pagine più belle ma anche dimenticate dell'Iliade : l'apparizione di Patroclo in sogno ad Achille. Un commuovente e dolce
incontro del giovane Patroclo, morto per mano del troiano Ettore, che consola e sprona l'amico/amante a riprendere il cammnino del suo destino.
L'artista raffigura il Pelide nel momento in cui è vinto dal sonno, sdraiato sulla spaiggia, all'ombra di un palmeto, la spada posata sulla riva.
Achille abbraccia gli arbusti, forse è in uno stato meditativo; la parte irrazionale ha la meglio sul suo essere guerriero : non è un'eroe che Savinio presenta nel suo abbandono, ma l'uomo.
La lunga distesa di mare è sgombra di navi, mossa dal vento, anch'essa inquieta. Nel cielo fosco appaiono delle forme appuntite simili ad un arcobaleno.
Tutta l'opera mostra una grazia poetica che ferma un momento preciso tra illusione e realtà. Una profonda inquietudine molto vicina ai duri anni del fascismo in Italia.

 Se la notte d'estate cede un poco
su la riva del mare sorgeranno
- nati in silenzio come i suoi colori -
uomini nudi e leggeri che vanno.
Ma come il vento muove il mare, muovono
anche, gridando, gli uomini le barche.

Sorge sull'ultimo sudore il sole.
 Sandro Penna (1906-1977)


"Arriva la Notte", G. Abercrombie

 Nella selezione di ambienti marini da poter mostrare in questo post, avevo pensato inizialmente di porvi uno di Edward Hopper, il grande pittore americano del Novecento, visto che ne fece molti, ma oggi si fa un gran parlare di questo artista (giustamente), eppure non volevo scomodarlo ulteriormente. Ho quindi preferito una donna. Una pittrice anche lei americana, meno conosciuta ma dalle opere di una suggestione infinita e cariche di enigmi.
Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale si affaccia la figura di Gertrude Abercrombie (1909-1977), appartente al movimento del Realismo magico, una donna dal grande umorismo, si faceva spesso fotografare con cappelli da strega e nei suoi dipinti riccorrono spesso gatti e manici di scopa. Benché dietro quello sfacciato umorismo, la Abercrombie nascondeva una esistenza dolorosa e sofferta.
Nell'opera "Arriva la Notte", datata 1948, la pittrice raffigura se stessa in un paesaggio onirico.
Una luna piena è bassa all'orizzonte, in un mare che è solamente una copiosa pennallata di blu, appaiono una balena quasi sorridente e un faro poco distante.
La protagonista con un morbido abito corallo è ferma sulla riva davanti ad una conchiglia, ha gli occhi chiusi. Niente pare turbare questo sogno tranquillo a parte una cosa.
Una strana maschera, proprio nella parte posteriore della testa della donna che riprende la forma dell'isola su cui  c'è il faro.
La sua presenza suggerisce una struggente lotta personale con la propria identità.


 Una timida striscia blu si confonde tra la spiaggia e il cielo. Questo è il mare raffigurato da Jack Vettriano (1951), nel suo capolavoro pittorico "Il Maggiordomo Cantante" realizzato nel 1992.
Al secolo Jack Hoggan, questo eccentrico pittore scozzese di origine italiana, autodidatta, si è affermato nel panorama artistico mondiale divenendone una stella emergente. Vettriano è il pittore vivente con i più incassi. Un "re Mida" i cui lavori raggiungono cifre esorbitanti. Spesso la sua arte è stata definita volgare, scomoda e vicina all'iperrealismo, eppure "Il Maggiordomo Cantante" è stata la sua consacrazione. Per i suoi meriti fu onorato dalla regina Elisabetta II con l'Ordine dell'Impero Britannico.

"Il Maggiordomo Cantante", J. Vettriano

In una spiaggia dorata, quella di Fife in Scozia, una coppia in abito elegante è sorpresa in un ballo sensuale. Accanto alle due figure una cameriera e un maggiordomo, anche loro vestiti di tutto punto reggono con non poca fatica degli ombrelli, mentre il vento ne agita i vestiti. Sembra che la coppia sia arrivata in questo posto e per caso si sia messa a danzare senza un motivo. Il titolo del dipinto deriva molto verosimilmente dal fatto che il maggiordomo intoni un motivetto per la coppia; sopra di loro un cielo fosco e minaccioso. La composizione affascinante ed enigmatica insieme, cattura per i colori nitidi e il movimento.
In seguito venduta per 744.000 sterline, è l'opera più riprodotta in Gran Bretagna.






M.P.




* "Arts and Craft" da Artesplorando.

10 commenti:

  1. Che rassegna originale e affascinante! Non conoscevo né Vettriano né la Abercrombie, ma la sorpresa più bella di questo post è la particolarissima Arianna di Southall, con quei colori e la forte carica evocativa che trasmette... credo che questo sia il migliore dei tuoi post! :)

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  2. Grazie mille Cristina... Pensavo non sarei riuscita a terminarlo per oggi!
    Lo sapevo, ci avrei scommesso che quello di Southhall ti sarebbe piaciuto, ma probabilmente avresti analizzato meglio tu il dipinto. Le mie reminiscenze classiche sono lontane...

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  3. Molto interessante la tua carrellata di " marine ", tutte affascinanti ognuna a suo modo. Inquietante Abercombie e splendido Monet. Vedo che del mare condividiamo la stessa idea. Anch'io " soffro " la mollezza della spiaggia, il mare amo navigarlo o guardarlo quando ruggisce nella tempesta.
    A presto.
    Antonella

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    1. Grazie mille Antonella...E si ho questo piccolo difetto! :-)

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  4. Bellissimo post. Non mi sento di aggiungere altro, anche perchè, lo ammetto, mi sento un po' intimidita.

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  5. Io sono decisamente per la montagna, ma ho veramente amato questo tuo post :-)
    Grazie per le belle immagini di mare che, in alcuni casi, non avevo mai visto prima :-D

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