lunedì 20 giugno 2016

"Eccoci Qui", Dorothy Parker.


Mi sono accorta negli ultimi tempi, di aver letto, senza volere, molti romanzi incentrati nei celebri anni '20-'30. Forse che la mia età dell'oro si sia spostata negli anni ruggenti, non lo so dire, ma quest'ultima scoperta letteraria mi ha addentrato ancor più in profondità, in quell'epoca di grande fertilità culturale.
In particolare nell'America del primo dopoguerra era sorta una generazione nuova di scrittori, spinta dalla ribellione agli orrori della Grande Guerra e agli standard ormai obsoleti del romanzo canonico.
Non è un caso che in un periodo di business e insieme di euforia e liberazioni culturali e sociali, nacquero figure come Fitzgerald, Pound, Hemingway, Faulkner, Steinbeck, con i loro libri dalle grandi tirature e in seguito alcuni anche premi Nobel, e poi un po' fuori dal coro una donna che dominò la New York con suo personale e i suoi scritti, Dorothy Parker.


Una strana figura la Parker (1893-1967), donna brillante e intelligente, da una infanzia infelice ma da una carriera strabiliante : dal 1914 alla rivista Vanity Fair, due anni a Vogue, presenza stabile al The New Yorker", a sceneggiatrice a Hollywood ("E' Nata una Stella").
 "Giano bifronte", all'esterno si affermò per lo spirito sarcastico, la battuta tagliente pronta a ironizzare su personaggi e fatti che riportava nei giornali, dall'alto del suo talento dettava stili e mode. Nel suo epitaffio fece scrivere "Scusate se faccio la polvere."
All'interno un'esistenza all'ombra di depressioni, farmaci e tentativi di suicidio. Dorothy Parker nei suoi brevi racconti, narrava i vizi, il cinismo e la falsa moralità della nuova borghesia americana.

"Eccoci Qui" è una raccolta di dieci storie scelte dalla casa editrice tra i suoi componimenti. Dieci vicende personali di uomini e donne della buona borghesia, dalle zone periferiche alle grandi città, la scrittrice analizza relazioni coniugali, pregiudizi, apparenze.
Come nella "Composizione in Bianco e Nero", dove una donna ricca ad una festa elegante, desiderosa di conoscere un cantante famoso spiritual di colore, inciampa in battute e pantomima che svelano in realtà il suo totale razzismo, appena celato sotto una leziosa vanità.
Il maschilismo più bieco si nasconde invece nel bel viso pulito di "Mr Durant", direttore di una fabbrica di gomma, soddisfa il suo ego con una relazione adulterina, per poi togliersi l'impaccio di una gravidanza indesiderata come si toglie la polvere dal bavero della giacca.
"Una Bella Bionda", il suo capolavoro per la complessità e alcuni cenni autobiografici, racconta di Hezel Morse, "bella donna alta e formosa" che passa la sua esistenza unicamente nell'accompagnare uomini ricchi in serate piacevoli ed allegre. Eppure la consuetudine dei giorni e delle notti si trasforma in depressione e tentativo di suicidio, per ricominciare ancora una volta come sempre.

"Sognava giorni in cui non avrebbe mai più dovuto infilarsi le scarpine strette, e non avrebbe mai più dovuto ridere e ascoltare e meravigliarsi, ed essere una di buona compagnia. Mai più."

Il matrimonio è messo sotto la lente in "Che Peccato" ed "Eccoci Qui", dove nell'apparenza di una bella casa si insinuano fra coniugi, incomprensioni, incomunicabilità e litigi; l'uomo e la donna non si riconoscono più come un'unione, ma due elementi ben distinti.
Divertente il racconto da cui prende il titolo la raccolta, in cui due sposini in luna di miele, bisticciano per inezie; lei tra gelosie inesistenti e cappellini nuovi, lui ansioso per la fretta di consumare finalmente il matrimonio. Quella che ho preferito, "Cavallina", una buona e diligente infermiera viene schernita da una coppia di coniugi dove lavora, per il suo volto assomigliante a un cavallo.
Soltanto a fine racconto si scoprirà tutta l'arroganza dei due e il passato infelice della donna.

Dorothy Parker
Ho trovato molte similitudini con la scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard, nell'analizzare piccoli scorci famigliari, ma lo stile della Parker si esprime con un sorriso beffardo con cui prende in giro i suoi personaggi, prototipi di uomini d'affari, operai, donne di classe o attrici.
La donna non è la maschietta dell'"età del jazz" né le flapper con lunghi vestiti dritti, bensì una figura femminile svuotata, superficiale, sottomessa o complessa.
I temi della Parker non si trovano nei grandi mutamenti dell'America, ma all'interno delle proprie case.
E in fondo a quella patina dorata che aleggiava in quegli anni così folli, la scrittrice americana con il suo umorismo ne misurava tutta la malinconia del mondo umano.





M.P.




Ebook :

"Eccoci Qui", D. Parker, Astoria Edizioni 2013

8 commenti:

  1. Un intero settore di letteratura che devo recuperare... ci vorrebbero giornate lunghe almeno il doppio e portafogli inesauribili per colmare tutte le lacune.

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    1. Dici bene, io non ho ancora trovato una soluzione soddisfacente.

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  2. Una vita che già di per sé è un romanzo.
    Interessante, devo scoprirla.

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    1. Si, questa Parker deve trovare il giusto posto che merità.

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  3. La Parker non la conosco, ma tutto il parterre maschile di quegli anni lo amo e lo leggo da tempo: Hemingway, Steinbeck e Fitzgerald sono i miei autori preferiti. Dovrò rimediare, non posso restare a digiuna dell'unica donna che ha saputo imporsi in quell'ambiente letterario così terribilmente maschilista.

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    1. Allora siamo uguali. Adoro la letteratura americana e fai bene anche a concentrarti sul lato femminile di quegli anni!

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  4. Non conoscevo questa autrice, ma ora sono curiosa:) Gli argomenti trattati in questi dieci racconti mi sembrano tremendamente attuali e la penna della Parker dolorosamente affilata (sono l'unica che, appena letta la descrizione del racconto Una bella bionda ha pensato subito a Marilyn MonroexD?). Una casa editrice da tenere d'occhio (anche se abbastanza costosa, mannaggia).

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    1. Però la Monroe aveva più cervello di quanto crediamo, sicuramente è stata risucchiata dal proprio ruolo. In effetti hai ragione Virginia, ha dei prezzi molto alti. Io ho preso il libro in ebook.

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