venerdì 17 marzo 2017

"Ragione e Sentimento" di Jane Austen



"La Soirée", Vittorio Reggianini

Jane Austen possiede un grande privilegio di cui oggi, ben pochi scrittori  classici possono vantarsi : il diritto alla posteriorità.
La scrittrice inglese è fra i più amati e letti autori nel mondo; in Inghilterra, nelle vendite, viene subito dopo Shakespeare e Agatha Christie e detiene all'interno della letteratura inglese, un posto intoccabile.
Merito, questo, di aver fatto del microcosmo il macrocosmo; di aver preso il carattere delle persone più vicine a lei (una bella debuttante, un pastore, una anziana aristocratica), e trasportarlo nei suoi personaggi, le cui personalissime vicende diventavano importanti quanto le gesta di Napoleone.
Anche per questo le sue protagoniste vengono chiamate "eroine", e forse a torto.
Perché le donne ritratte dalla Austen non sono né fin troppo vergognose come la Pamela del Richardson né fin troppo audaci come la Moll Flanders di De Foe : sono donne analizzate con tutta la loro semplicità di essere virtuose e di sbagliare al contempo.
Nonostante tutta la grandezza riconosciuta, la Austen rimane ancora imprigionata nella cosiddetta etichetta di "letteratura femminile"; eppure scrittori coevi, come Walter Scott (1771-1832), e quelli che poi seguirono, come Virginia Woolf (1882-1941), furono lei debitori e depositari di uno stile e un modo di narrare inconfondibili.


Jane Austen (1775-1817), pubblica il suo primo romanzo completo, "Ragione e Sentimento" nel 1811, anno rilevante in Inghilterra per l'entrata nel periodo Regency (1811-1820), con l'ascesa al trono del principe reggente Giorgio IV e che porta la nazione ad una nuova fioritura cultura  e non ultimo mondana.
Le guerre napoleoniche che infuriavano in Europa, non attecchiscono minimamente sul libro, che lascia invece spazio alla convenzionale e (in apparenza), poco rumorosa vita nella provincia inglese, dove compaiono le Dashwood, Elinor e Marianne, sorelle dai caratteri opposti, come opposti sono i loro modi di approcciarsi alla vita e all'amore : la prima seguendone la parte razionale, la seconda accogliendo quella emozionale.

Elinor e Marianne appartenenti alla buona borghesia di provincia, figlie di secondo letto e quindi meno abbienti del fratello-primogenito, si trasferiscono alla morte del padre nel Sussex, insieme alla madre e ad una terza sorella. L'ambiente bucolico che vi trovano, non è certamente privo di feste, gite e balli di stagione e la loro spensieratezza giovanile, tra intricate vicende, false aspettative e verità malcelate, si imbatte nell'aspetto più importante nella vita di una donna del tempo, l'amore e il matrimonio, ma che al tempo stesso diventa qui, un'occasione di maturazione e di una presa di coscienza della vita più realistica.
A dare sfondo e complessità alla storia, presenzia la società inglese di fine Settecento, con le sue vuote conversazioni, maniere affettate, parvenze cordiali.

Non sono una fervente austeniana, quindi sorvolerò su quei temi principali, quali l'equilibrio fra ragione e sentimento, punto focale del libro, e la critica al romanticismo, lasciandoli a chi, certamente, ne sa meglio di me.
Voglio invece scrivere quel che più ho apprezzato del romanzo. Innanzitutto l'ironia con cui la Austen deride bonariamente il ceto alto borghese, consacrato al culto di se stesso, del denaro e da rapporti sociali il cui unico fine è il mero interesse. Motivo più grave per la scrittrice, è la totale mancanza di cultura ed educazione.

"[...] non si vedeva traccia di povertà, se non nella conversazione; ma lì la carenza era considerevole.
John Dashwood non aveva molto da dire, per suo conto, che valesse la pena di ascoltare, e sua moglie ancora meno. Ma questo non era poi tanto grave, dato che era più o meno così anche per tutti gli altri visitatori che dovevano tutti fare i conti con qualche deficienza che impediva loro di essere simpatici...Mancanza di assennatezza, naturale o acquisita, mancanza di eleganza, mancanza di spirito...O mancanza di carattere."


"Ragione e Sentimento" (1995), Ang Lee

Willoughby, ma gli stessi Ferrars e Brandon sono uomini oziosi, privi di una forte personalità : ben poco hanno rischiato nella loro vita precedente.
Elinor e Marianne pur diverse nell'animo, sono donne colte, amano leggere, citare i loro autori preferiti, rispondere alle provocazioni altrui o non rispondere per decenza davanti all'idiozia e sono sempre attive nelle occupazioni quotidiane (quella attività industriosa tanto cara a Louisa May Alcott).
Seppur l'amore e il matrimonio determini ancora le vite di questi personaggi femminili, almeno queste hanno l'indipendenza dei sentimenti, la capacità di amare (un uomo o una sorella), per completo disinteresse; cosa non da poco se si pensi alle stesse Pamela o Moll Flanders.
Rispetto ad "Orgoglio e Pregiudizio" (1813), ho trovato in "Ragione e Sentimento" un'affinità di emozioni che ha superato le individualità del capolavoro per il mondo corale di quest'ultimo.
Il finale da commedia shakespeariana coronato da un amore e un altro dal reciproco rispetto, rappresenta il meglio della letteratura e getta le basi per uno studio più accurato dei personaggi, divisi tra esigenze psicologiche e morali, punto cardine, in seguito, del romanzo in pieno Ottocento.





M.P.






Libro :

"Ragione e Sentimento", J. Austen, Newton Compton Editori

venerdì 10 marzo 2017

"La Famiglia Karnowski" di Israel Joshua Singer


"I Karnowski della grande Polonia erano noti per essere testardi e provocatori, eppure erano considerati anche saggi, studiosi dalla fine intelligenza. La loro genialità era evidente nell'alta fronte da studiosi e nei profondi e inquieti occhi scuri."





Quando ho preso in mano il libro, non mi ero resa conto dell'importanza che questo potesse avere.
Con tanta ingenuità mi ero buttata nel testo, certa del piacere che avrei ricavato, anche grazie alla felice lettura dello scorso anno che mi aveva introdotto nel mondo lontano e surreale di Singer.
La narrazione era corposa ma scorrevole, i personaggi mi ricordavano quelli incontrati in "Da un Mondo che non c'è Più", autobiografia dello scrittore, e tutto quello che avevo appreso in quest'ultimo, ritornava come un suono familiare, nel nuovo.
Mi sbagliavo.
Arrivata a metà romanzo, ho chiuso il libro per un'attimo. Non perché non lo trovassi di mio gusto; perché soltanto allora ho capito di avere davanti ai miei occhi non una buona opera, bensì una delle più belle espressioni narrative del nostro Novecento.
C'è la biblica sofferenza di un popolo ebraico in cerca di una terra promessa, c'è la saga famigliare di tre generazioni in conflitto tra loro...No, non può bastare.
Singer ci mostra il cammino lungo ed impervio della nostra esistenza umana, con tutto il dolore e la dolcezza che essa possa contenere.


Israel Joshua Singer (1893-1944), scrittore polacco di lingua yiddish, pubblicò "La Famiglia Karnowski" nel 1943, un anno prima della sua morte. Singer scrisse il romanzo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, durante le persecuzioni degli ebrei, di cui sapeva delle intimidazioni e delle torture, ma non degli orrori; lui che era in salvo e libero oltreoceano.
L'opera, invece, non si addentra in questi temi, arrestandosi prima dell'imminente catastrofe; eppure la cupa atmosfera di alcune delle sue pagine ambientate nella) Berlino nazista, ricreano memorabilmente il disorientamento di un mondo in preda alla follia.
Quella della famiglia Karnowski è una saga famigliare diversa da quelle tipiche inglesi, provviste di intricati intrecci e diversa dal tratto psicologico manniano; il suo punto focale viene indirizzato più sulla spiritualità, il difficile compromesso tra passato e futuro e l'accettazione di entrambi, per una possibile rinascita interiore.

Il lungo arco temporale che abbraccia il libro dagli inizi del XX secolo fino alla sua prima metà, comincia nello shtetl di una provincia galiziana, dove  David Karnowski patriarca della famiglia, commerciante di legname, rinnega i principi di una filosofia ebraica ottusa e retrograda.
Malvoluto dalla comunità, David espatria in Germania, attratto da una Berlino elegante e aperta ad un tipo cultura illuminista e protesa verso il progresso. Qui riesce a farsi largo negli affari, ottenendo importanti incarichi sia dal mondo ebraico sia da quello tedesco, attenendosi al suo motto "ebreo in casa tua e un uomo di mondo fuori."
Le pur rinnovate idee di David vengono però a scontrarsi con la libertà e l'indipendenza del figlio Georg, nato nella città di quegli anni prosperosi di inizio Novecento e quindi desideroso di seguire le sue inclinazioni.
Diventa un ginecologo di fama internazionale, attirando tutta la buona società e le donne tedesche affascinate dalla sua bella persona. Sposa una di esse, Teresa, dolce e mite infermiera goy della clinica dove lavora ed conforma la sua vita ad una visione più scientifica che emozionale.
Ma con l'avvento del Nuovo Ordine (il Nazismo e l'ascesa di Hitler), Georg Karnowski perde il proprio lavoro, le ricchezze, secondo le nuove regole restrittive per gli ebrei e il primo a subire questo scontro di civiltà è il figlio Jegor, timido e impacciato giovanotto, che dopo aver subito una grave umiliazione a scuola, in cui si è dovuto spogliare completamente per dimostrare a tutti la sua inferiore razza; sente crescere nel suo animo la rabbia e il disgusto per le proprie origini e un'anomalo fanatismo per la violenza e l'aggressività del Nuovo Ordine.
Georg accortosi della trasformazione del figlio e delle minacce sempre più pressanti sul suo capo, decide con tutta la famiglia di rifugiarsi negli Stati Uniti.
Il libro potrebbe concludersi qui, con lo scampato pericolo dei Karnowski, ma l'America che essi trovano è un ambiente non privo di pregiudizi e contraddizioni.
Jegor soffocato dalle angosce non ancora sopite nel nuovo mondo, fugge di casa.
Dopo un'esistenza errabonda alla ricerca del nulla, Jegor ritornerà sui suoi passi; finalmente guarito, questa volta per sempre.

Singer oggi figura immeritatamente nell'elenco dei tanti scrittori dimenticati e scomparsi insieme a tutto ciò che la furia nazista portò via con sé. Il suo nome non compare nemmeno nella mia vecchia enciclopedia, quando meriterebbe per lo stile e il poderoso processo narrativo, l'appellativo di maestro quanto Balzac o Tolstoj.
Nel romanzo Singer unisce i temi della letteratura ebraica alla più moderna americana.
C'è l'essere ebreo con la sua religione, l'intellettualità e il mondo occidentale con i suoi principi di libertà e democrazia : entrambi gli elementi si fondono, in una sorte di comunione, volta ad esaltare la Cultura come scambio di conoscenze e saperi fra i popoli.

"Gli uomini eruditi saranno sempre odiati per le loro idee e la loro saggezza. Socrate fu costretto a bere la cicuta. Rabbi Akiva fu martirizzato. Eppure ciò che ci è rimasto non è la plebaglia, ma gli insegnamenti di Socrate e Rabbi Akiva. Perché non si può annientare lo spirito, come non si può annientare la Divinità..."

A ciò viene contrapposto la visione del Nuovo Ordine (come lo scrittore chiama il Nazismo), mostrandone tutta la sua vuotezza mediante una sottile ironia : il continuo sbattere di tacchi degli uomini con gli stivali, le fanfare e le bevute nelle riunioni, "l'omino arcigno con la bocca spalancata e gli occhi vacui da pazzo" (Hitler), il preside della scuola di Jegor che usa nei suoi discorsi i trucchi di un cabarettista per insegnare agli allievi. Ne esce una beffarda descrizione della politica e della società nazista.

"Sunday Stroll", Otto Dix

I personaggi maschili predominano la scena, ma nel romanzo si fa strada anche la bella figura della dottoressa Elsa Landau, prima fidanzata di Georg.
Intelligente più di un uomo, tenace e brillante, sacrifica l'amore per i suoi ideali; affamata di giustizia e di rivalsa femminile, non viene piegata nel coraggio nemmeno dalle sevizie dei nazisti e la sua voce continuerà ad innalzarsi ferocemente, tra la folla, nelle piazze  e nelle strade di New York.
Pur avendo minori pagine rispetto agli altri protagonisti, quella di Jegor risulta la parte più simbolica e profonda.
Leggendola mi sono chiesta come avessero reagito, i lettori del tempo, all'originalità del personaggio di Singer  : un uomo ebreo che andando contro il suo sangue, si mette dalla parte dei nazisti e sogna di emularli.
Una licenza che ben pochi scrittori avrebbero potuto permettersi in quegli anni.
Lo stesso episodio della dimostrazione pseudo-scientifica nell'istituto scolastico è un capolavoro di parole e immagini, dove coinvolgono le derisioni degli studenti, l'approvazione silenziosa degli insegnanti, la serietà filosofica del preside, l'afflizione di Jegor; è sicuramente il passo culminante dell'intero romanzo.
Ma la complessa figura di Jegor serve ancora a rappresentare il perpetuo e inarrestabile conflitto generazionale che oppone, in qualsiasi contesto storico, padri e figli.
Perché l'accettazione delle proprie origini e la consapevolezza della propria identità, può avvenire solo a riconoscimento delle nostre qualità umane, del bene e dell'amore, malgrado tutte le paure del mondo.




M.P.









Libro :

"La Famiglia Karmowski", I. J. Singer, Newton Compton

sabato 4 marzo 2017

Thomas Edwin Mostyn, la bellezza dei giardini inglesi di inizio Novecento

"Silver and Gold"

La primavera è una stagione puramente soggettiva.
Ognuno di noi la sente diversamente, a seconda del tempo, delle proprie emozioni, dal colore vivace di un fiore o dal verde sempre più vivo che cresce nelle poche zone naturali di una città come Roma.
A volte la idealizziamo anche, caricandola di aspettative oltre ogni dire; ma non è forse più confortante, per il nostro animo, svegliarci con un sole appena caldo e guardare fuori per rendersi conto che tutto è più nitido e acceso?
Così paiono i bei dipinti di un pittore vittoriano, poco conosciuto ai nostri giorni, ma di cui, sicuramente, vorremmo perderci nei suoi quadri, qualora esistesse una magia; e questo per via dei suoi panorami incantati e romantici, quasi fermi in un istante irripetibile e onirico.


Thomas Edwin Mostyn (1864-1930), nacque a Liverpool, figlio d'arte. La sua vita fu caratterizzata dai molti spostamenti che compì su e giù per la Gran Bretagna.
Studiò alla Manchester Academy of Fine Arts, dove divenne membro nel 1891 e dove vinse un premio per un disegno dal vero.
Le sue prime opere presentarono inizialmente scene religiose, ritratti, soggetti della middle-class e solo nei primi anni del XX secolo la sua arte si formalizzò nei paesaggi e in particolare negli eclettici e romantici giardini inglesi.
Il romanticismo aveva invaso il suo spirito nella letteratura, nell'arte come nella natura : i giardini vittoriani, modello unico in Europa, erano improntati secondo il gusto dell'esotico e del pittoresco; avvicinavano l'uomo con la forza della loro bellezza idilliaca.
Mostyn divenne un paesaggista molto apprezzato e nel 1904 si trasferì a Londra.
Ebbe incarichi e onorificenze (partecipò al Salon di Parigi) e nel 1914 il suo "Garden of Enchantment" fu utilizzato come palcoscenico per un'opera teatrale e teatrali erano i suoi dipinti con case circondate da verdi lussureggianti e fiori colorati.

"A Parisian Garden"
"Garden of Enchantment" 

Dopo la prima guerra mondiale viaggiò nel Devon e la sua pittura divenne più sublime, raffinata.
Andando contro il "materialismo vittoriano" esaltato dall'industrializzazione e dal progresso, Mostyn lasciò alle sue spalle il realismo, ritornanado a produrre luoghi ameni, lontani dalla quotidianeità urbana, paesaggi incantati dove la natura poteva trovare il suo sfogo.
Offrendo luminosi e vivaci pigmenti sulla tela con una spatola, il pittore inglese ricreava un'orgia di stimoli visivi, volti ad ampliare l'immaginazione, acuendo l'illusione e il sogno in cui il romanticismo era la nota dominante.

"A Magical Morning"

"Garden Terrace"

"The Graden of Romance"


"Sunshine"
"The Enchanted Pool"

Ed ecco che appaiono alberi frastagliati, laghi specchiati, mari in lontananza, rigogliose pianti e fiori paradisiaci che avviluppano rovine o scale. Si vedono a volte figure umane, ritratte alla maniera impressionista comunicanti tutta la dolcezza malinconica del momento.
Thomas Edwin Mostyn cercò in vita come in pittura, di rincorrere quella comunione di arte e vita che altri artisti, prima e dopo di lui, tentarono di inseguire.




M.P.

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