giovedì 5 luglio 2018

"Nord e Sud" di Elizabeth Gaskell


Più vicino nella città, l'aria aveva un sapore indistinto e odorava di fumo: forse, dopotutto, era dovuto alla perdita della fragranza dell'erba e della vegetazione, più che a un qualche sapore o odore reali. Veloci turbinarono lungo strade dritte e desolate, fiancheggiate da piccole case di mattoni tutte uguali. Come chiocce tra i loro pulcini, qua e là si ergevano grandi fabbriche, edifici rettangolari con tante finestre che emettevano sbuffi di fumo "non parlamentare", in una quantità tale che Margaret li aveva scambiati per quella nube che preannunciava la pioggia. Per le strade più lunghe e ampie, dalla stazione all'albergo, la loro carrozza si dovette fermare di continuo, carri carichi di merce bloccavano le vie principali non sufficientemente larghe.

"Nord e Sud" (2004), Brian Percival

Il primo approccio che ho avuto con la Gaskell è stato con alcuni dei suoi racconti, come quello compreso nella "La Casa Sfitta", romanzo natalizio scritto a più mani con i più grandi autori vittoriani.
La lettura, invece, di questo mio primo, lungo romanzo, è stata proposta da mia sorella a mo' di sfida, convinta che mi sarebbe piaciuto, e in effetti posso dire che abbia vinto perché questo libro mi ha avvinto fin da subito sotto vari aspetti, che ancora oggi pongono molte riflessioni e poche soluzioni; anzi un libro che potrebbe essere un ottimo consiglio di lettura per l'estate, per il suo contenuto che unisce storia, sentimento, tematiche attuali, aggiunte ad uno stile elegante e scorrevole.
"Nord e Sud" romanzo sociale che porta il lettore nei due estremi nell'Inghilterra del XIX secolo, fu pubblicato per la prima volta a puntate sulla rivista Household Words di Dickens nel 1854 e in volume l'anno successivo.
Il contesto storico in cui si snoda la vicenda si apre nella seconda rivoluzione industriale, quando l'Inghilterra, tra il 1850 e il 1870, godette gli anni d'oro dell'industrializzazione e del progresso, soprattutto per quanto riguardava le fabbriche del settore tessile e macchinario, unito ad un aumento della popolazione ed una rapida urbanizzazione.
Ma lungi dall'apportare un apparente benessere, la rivoluzione industriale dell'età vittoriana aveva provocato malesseri interni negli strati più bassi della società: alti tassi di mortalità degli operai dovuti alle condizioni di lavoro a cui erano costretti, lo sfruttamento dei bambini con conseguente analfabetismo, una grande concorrenza nel mercato che causava il basso salario e quindi miseria e scarse condizioni igieniche. Nascevano tumulti, scioperi, lotte di classe e contrasti con i sindacati e si aggravava con l'emigrazione irlandese¹.
Elizabeth Gaskell (1810-1865) affrontò questo momento sia in prima persona (andando a vivere dopo il matrimonio a Manchester, fulcro dell'industria dell'epoca), sia in campo letterario per le tematiche che la legavano a Charles Dickens.
Nelle loro collaborazioni, la Gaskell ebbe un ruolo importante di coadiuvante anche per aver saputo tener testa, in varie discussioni, al maestro inglese, mentre profonda è stata la sua amicizia con Charlotte Brontë, di cui scrisse anche una biografia.
Lungo gran parte del Novecento la figura della Gaskell fu sottoposta all'etichetta di "letteratura prettamente femminile" e soltanto in un secondo tempo le sue opere sono state giustamente rivalutate come acute rappresentazioni dei vari ambienti della società inglese, borghese o provinciale.
Pur non possedendo la proprietà di stile e di narrazione di Dickens, la scrittrice inglese riuscì (molto più di lui) a raccontare la realtà sociale libera da pietismi ed enfatizzazioni.


Margaret Hale figlia di un pastore anglicano e di una donna di classe più agiata, viene cresciuta a Londra da una ricca zia materna insieme alla cugina, la bellissima Edith.
Margaret ha vissuto fino ai diciannove anni in una società ancora legata all'aristocrazia, con tutti i suoi aspetti formali: balli, cene, teatri, conversazioni inutili, ospiti brillanti, ma che hanno contribuito a darle modi gentili e un'educazione da signora.
Ma quando la bella cugina si sposa e la zia ne approfitta per un viaggio in Italia, Margaret contenta e senza rimpianti, torna nel villaggio natio del sud, Helstone.
Con i genitori riprende possesso di quella terra fertile e accogliente, di quelle ore pacifiche trascorse in letture, visite, riflessioni nella natura.
Margaret cerca di progettarsi un futuro (nonostante l'amarezza per il fratello costretto all'estero), eppure ancora una volta l'imprevisto ha la meglio su di lei: il padre smosso da dubbi teologici, preferisce lasciare il suo mandato da religioso e contare di vivere sulle proprie forze.
Si trasferiscono quindi nell'unica città dove poter trovare lavoro come precettore, a Milton, perfetto centro urbano industrializzato, di grandi palazzi, di svettanti fabbriche da cui fuoriescono fumi neri, di strade sporche e strette e un via vai di persone stanche e affrettate, poco propense alla conoscenza.
Margaret entra in un mondo agli antipodi di quello lasciato ad Helstone, eppure col tempo rimane commossa dalla vita e dalle storie di questa città, tanto da diventare amica di una famiglia di poveri operai e soffrire delle loro vicende di miseria e precarietà.
Fa la sua conoscenza anche con un industriale di una fabbrica di tessuti, un gentleman e simbolo dell' "uomo fatto da sé", John Thornton, con cui si scontra in alterate discussioni, in quanto l'una difende il diritto umano, l'altro le ferree regole del capitalismo.
Viene perfino coinvolta, suo malgrado, in uno sciopero violento che scoppia nella ditta di Thornton: da quel momento la giovane donna attraverso tristi vicissitudini, diventa il simbolo di un possibile raffronto tra la classe operaia e quella industriale, tra il sud anacronistico e il moderno nord, prendendo in mano la sua vita (una terza volta), e conquistare la propria libertà, indipendenza e l'amore.

Ciò che rende interessante questo romanzo al di là della piacevolezza della trama, è lo sfondo illustrato dalla scrittrice inglese. La Gaskell ha focalizzato un momento della rivoluzione industriale che tutt'ora (purtroppo), è ancora valido.
In un periodo di grande fulgore per l'età vittoriana, che segnò il passaggio dall'ambiente rurale all'ascesa del modello urbano, vengono qui descritti gli aspetti più cupi di quel progresso: l'inquinamento e la salubrità dell'aria delle città, il dominio della ricchezza nelle mani di poche persone, le lotte di classe, i tumulti, gli scioperi (alcune delle più belle pagine del libro raccontano uno di questi), le precarie condizioni degli operai e la pochezza della loro istruzione non adeguata rispetto ai tempi e la difficoltà di conciliare burocrazia e lavoro.
Si rimane un po' spiazzati leggendo di queste tematiche così attuali ed emergenziali oggi, in un libro di metà Ottocento. Lo scenario sociale è la vera qualità di quest'opera gaskelliana nei suoi vari strati di costumi e vita quotidiana.
Da donna-scrittrice la Gaskell non poteva non comprendere il nuovo ruolo e i cambiamenti della figura della donna in un simile contesto.
Margaret Hale, benché non abbia riscosso la mia piena simpatia, è un personaggio femminile che lungo ben cinquecentotrentadue pagine diviene una donna libera, indipendente, capace di imporre la propria volontà, di affermarsi in un mondo maschile e di provvedere per se stessa, seppur ancora raffigurata qua e là in un prototipo di "rossori e lacrime".


La formazione educativa sotto cui si profila e viene esaltata la protagonista, non passa tanto attraverso le sue conoscenze basilari, ma nella presa di coscienza di avere parte attiva nella sfera sociale uguale all'uomo, di pari competenze e dignità.
Margaret presenzia alle riunioni degli uomini, pur con il suo immancabile lavoro da cucito, e ne prende parte verbalizzando le proprie opinioni anche se differenti dal sentire comune: la bella  cugina dedita a vestiti e balli è un personaggio che può andare nel dimenticatoio.
Tra i vari contrasti presenti nel romanzo, quelli di classe, quelli tra l'universo maschile e femminile, esistono quelli che antepongono il Nord e il Sud, che a ben guardare non rappresentano unicamente i due estremi geografici, ma diventano la personificazione del passato (con i suoi valori) e del presente (con il suo veloce sviluppo).
Margaret fa da congiunzione fra questi due mondi, provando uguali sentimenti e trovandovi una possibile coesione, una comunione d'intenti come soluzione di una società migliore.
Il finale pur essendo prevedibile fin dall'inizio, non è comunque precipitoso e ricorda molto da vicino "Jane Eyre" della Brontë, tuttavia in una composizione più concreta e realisticamente efficace.



M.P.



¹ Una grave carestia provocò una grande emigrazione del popolo irlandese verso altre nazioni.
² Città immaginaria ispirata a Manchester.





Libro:

"Nord e Sud", E. Gaskell, Jo March


2 commenti:

  1. Sinceramente la prima volta che l’ho letto non ero entusiasta. Invece nella seconda lettura, fatto per postare la recensione nel blog, mi sono resa conto del mio errore. Con la seconda lettura ho individuato con più vivacità le questioni evidenziate dalla Gaskell relative alla situazione economica tra le due regioni, il nord e il sud, e le lotte degli operai con i vari ragionamenti sviluppati dagli operai e dai padroni delle industrie. Grazie alla nuova casa editrice Jo March ho scoperto la Gaskell. È un libro da consigliare. Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per essere passata innassia! In effetti il lato "sociale" di questo romanzo è la qualità più apprezzabile. La Gaskell è riuscita a ricreare un mondo molto rievocato nella letteratura inglese, ma senza falsi pietismi o spingendo verso la commozione o il buonismo. Penso sia stata una delle più belle scelte della casa editrice.

      Elimina