giovedì 21 aprile 2016

"Jane Eyre" e il bicentenario della nascita di Charlotte Brontë.


"Non sono stata calpestata. Non sono stata avvilita e paralizzata. Non sono stata seppellita insieme a menti inferiori, esclusa anche dal più piccolo bagliore di comunione con l'intelligenza, l'energia, la nobiltà. Ho discusso, da pari a pari, con una realtà che mi ispira profondo rispetto; la cui presenza è una gioia per me : con una mente originale, vigorosa, vasta. Ho conosciuto voi, signor Rochester; e mi sento vincere dal terrore e dall'angoscia al pensiero che devo venire strappata per sempre dalla vostra presenza."


Charlotte Brontë ritratta da J. H. Thompson


Il lungo regno della regina Vittoria (1837-1901), vide caratterizzarsi nello stato inglese quell'egemonia industriale, politica e sociale unita a quei valori e principi morali e filantropici che ne nascondevano invece tutti quegli elementi di ipocrisia, cinismo, censura.
Questa forte dualità tra l'aspetto esteriore ed interiore della classe borghese in Inghilterra, si rifletté anche nella sua letteratura.
Con le prime ampie tirature, la diffusione di massa e un pubblico più vasto, il romanzo diventò il genere incontrastato di quest'epoca.
All'affermarsi di grandi scrittori, si formò un ristretto gruppo di giovani donne scrittrici, capaci di ribaltare i motivi e le funzioni tradizionali del romanzo e sondare gli animi e le coscienze del mondo femminile in particolare : Elizabeth Gaskell (1810-1865), George Eliot (1819-1880) e le sorelle Brontë si inoltravano nel fitto groviglio dell'epoca vittoriana.
Nel 1847 si assisté ad un fenomeno senza precedenti, dovuto alla pubblicazione di un romanzo che oltre a riscuotere un gran successo di vendite, mise a dura prova i valori e i principi dell'impero.
A scriverlo era stata la maggiore delle sorelle Brontë, Charlotte (1816-1855), conosciuta inizialmente al pubblico con lo pseudonimo maschile di Currer Bell. 
Nata il ventuno aprile nel villaggio di Haworth nella contea del Yorkshire, la vita di questa scrittrice trascorreva tra le lunghe passeggiate nella brughiera insieme alle sorelle, le faccende domestiche e la passione per la lettura e la scrittura.
L'uscita di "Jane Eyre", il suo capolavoro più noto tratto dalle sue esperienze e aspirazioni, rese famosa per sempre la sua piccola figura al di là degli apprezzamenti e delle critiche.


Scritto sotto forma di memoriale, è la stessa protagosta a ricostruire le sue vicende personali nell'Inghilterra della prima metà dell'Ottocento. Orfana e povera da piccola, Jane Eyre viene cresciuta senza amore e cure da una zia a G fino all'età di dieci anni. Allontanata da casa, dove la zia vede in lei un essere ribelle e quindi da punire, giunge nel severo e triste collegio di Lowood e tra patimenti e ambizoni vi trascorre altri otto anni della sua esistenza. Ne esce per diventare l'istitutrice della presunta figlia naturale del signor Rochester di Thornfield Hall. Tra i due si i che instaura una forte attrazione che sembra sfidare età, sessi e posizione sociale diversi.
Ma saranno l'indipendenza, la passione e la parità intellettuale il lungo processo di formazione a cui si attenuerà la giovane protagonista.

Lo scandalo verificatosi nella Londra letteraria per il "caso Jane Eyre" derivò da spunti che nell'opera andavano a rompere gli equilibri del periodo. Una donna di umili origini che mediante un matrimonio poteva elevarsi di ceto, già era stata vista al momento della pubblicazione della "Pamela" (1740) del Richardson, ma una donna che provasse dei desideri verso un uomo, come nel romanzo della Brontë, fu il vero sgomento.
La figura femminile era trattata alla stregua di un essere asessuato e non poteva manifestare sentimenti di affetto e quanto mai di desiderio sessuale verso qualcuno; ogni suo gesto o pensiero doveva risultare misurato.
La sensualità e la passione che pervadono le pagine del romanzo si scontrano quantunque con i doveri morali della protagonista, ove non possono trovare sicurezza né nell'amore libertino di Rochester né nel fervore religioso di St. John Rivers.
Si assiste ad un profluvio di grande vigore emotivo e psicologico, seguendo i pensieri e le diverse sfumature del carattere di Jane Eyre.
L'indipendenza femminile si concretizza attraverso l'indipendenza intellettuale e poi finanziaria della protagonista, soverchiando di conseguenza la società patriarcale vittoriana e analizzando il ruolo delle donne rispetto alla classe maschile nel capitolo XII.
Anche la religione mostra la sua ambivalenza del periodo, rappresentata sia nella figura arcigna e deplorevole del pastore Brocklehurst, in quella ferma ma fredda del Rivers e quella più dolce, compassionevole e vicina ai veri ideali del Vangelo, di Helen Burns.
"Jane Eyre" riproduce meglio di qualsiasi altra opera del periodo, scritto da una penna femminile, il paradossale e vetusto mondo inglese.

"Jane Eyre" film di Zeffirelli del 1996

Oggi, a duecento anni di distanza dalla nascita della sua autrice, "Jane Eyre" trova il giusto posto nella storia della letteratura; a lungo ridimensionato dai critici e studiato dalla scrittrice Virginia Woolf (1882-1941), che ne preferiva il più completo "Villette" (1853), non si esime da certe controversie e ambiguità tematiche come il dissenso verso la cultura francese, i confusi rapporti sociali* e oscure esposizioni della protagonista di non facile interpretazione.
La sua stessa indipendenza rimane comunque entro certi canoni che non sfiorano la modernità della donna completamente libera.
Seppur sia una figura appena abbozzata di nuovo personaggio, "Jane Eyre" non è altro che un ulteriore tassello alla ancor lontana emancipazione dell'universo femminile.

"Non sono un uccello; e non c'è rete che possa intrappolarmi: sono una creatura umana libera, con una libera volontà [...]."



M.P.





*Jane Eyre pur credendo nella propria autonomia, non manca di prendere una fanciulla come sua cameriera personale.





Libro :

"Jane Eyre", C. Brontë, Oscar Mondadori 2006


5 commenti:

  1. Assolutamente da recuperare, nonostante mi sia forse guastata Jane Eyre facendo precedere due film al libro...

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    1. So già che un tuo articolo a riguardo sarebbe interessantissimo. Attendo che tu faccia questa esperienza. :-)

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    2. Sinceramente alla Charlotte preferisco Emily sia come figura che come poetessa e scrittrice (e di conseguenza "Cime Tempestose" alla "Jane Eyre"), non è un capolavoro ma da una bella rappresentazione dell'epoca.

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  2. Credo che sia il romanzo più travolgente, profondamente bello e indimenticabile che abbia mai letto. L'ho riletto molti anni più tardi, e fu bellissimo riassaporarne molti passi così come guardare alle tante vicende di Jane con occhi da adulta.
    Bello il tuo articolo.

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    1. Si fa un passo avanti nella psicologia femminile, vero!

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