giovedì 14 aprile 2016

"Il Tempo dell'Attesa" di Elizabeth Jane Howard


"Avevano spento la radio e, sebbene la stanza fosse piena di gente, il silenzio era completo al punto che Polly percepiva, quasi sentiva, il battito del proprio cuore. Finché nessuno parlò, finché nessuno si mosse, vi fu un ultimo scampolo di pace..."

"Reflection" (1929), W. Beach Humphrey

Nella vita di un lettore, tra i dilemmi che vi si possono creare alla preparazione della recensione di un libro, vi è, quando scrivere? Finita la lettura e quindi sulla scia del momento estatico e folgorante delle prime impressioni, o giorni dopo quando l'emozione si è affievolita e la riflessione e l'oggettività ne prende il posto?
Una domanda che non mi sono posta dopo la lettura de "Il Tempo dell'Attesa", visto il fascino prepotente e suggestivo di questa grande e bella opera storica, nascosta troppo a lungo; certa che le ore piacevoli passate tra le sue pagine non potranno attenuare il ricordo negli anni.
Pubblicato nel 1991 in Inghilterra, successivo capitolo agli "Anni della Leggerezza" della bella e anticonformista Elizabeth Jane Howard (1923-2014), ci riporta alla famiglia alto-borghese, imprenditrice di legname, dei Cazalet, le cui vite private dei suoi componenti si dipanano nell'arco di dieci anni, nei cinque volumi della Howard.
Riportati alla luce a distanza di anni "La Saga dei Cazalet" ritrovano insieme alla sua autrice il dovuto posto nella letteratura.


Ad un anno dalle vicende accadute ne "Gli Anni della Leggerezza", i presagi e i timori di un imminente secondo conflitto, si realizzano nel settembre del 1939, quando dopo l'invasione della Germania di Hitler nella Polonia, richiama in Inghilterra, da parte del suo primo ministro Neville Chamberlain, l'entrata in guerra.
Ad Home Place, nel Sussex, casa padronale dei Cazalet, gli anni passati nell'entusiasmo e nell'apparente serenità sono lontani, vengono oscurati i vetri della casa, per evitare possibili bombardamenti, razionati il cibo, il carburante e le prospettive di vita. Sui cieli delle campagne e della capitale inglese sorvolano aerei in fase di continuo attacco.
Seppur alla paura iniziale, presto nella famiglia Cazalet subentra la noia e monotonia della vita quotidiana : gli uomini partono per combattere, e chi non può continua a lavorare.
Le donne e i bambini sono i più coinvolti dalla situazione. Le une dirigono la casa preoccupandosi di cibo e vestiario, gli altri soffrendo per la mancanza dei pochi riguardi verso loro.
La guerra buttando all'aria i falsi valori dell'epoca vittoriana sconvolge e divide le famiglie, mostrando vaghe illusioni, sogni infranti, libertà anelate.
Il romanzo per lo più narrato attraverso i diari e le memorie di Luoise, Polly e Clary, ora adolescenti, alle prese con i primi amori, le perdite e le ambizioni, colte nel crudele e avventato momento del diventare adulte in un'epoca di istanze e insicurezze.
Con l'attacco del Giappone alla flotta americana di Pearl Harbor si conclude il libro, in un clima di pausa di ogni suo singolo personaggio, in attesa di un possibile cambiamento e speranze rincorse.



Se negli "Anni della Leggerezza" Jane Howard aveva scrutato negli animi e nel passato dei suoi personaggi, in questo secondo romanzo, li pone davanti a dei subbugli interiori ed ostacoli pratici, come nel caso della guerra precludendo qualsiasi atto di scelta e libertà.
Si scoprono alleanze e contrasti, dolori, gioie inattese, si vengono affrontati temi politico-sociali, l'istruzione, il sesso coniugale e non;  l'epoca vittoriana cede il passo ad un'epoca moderna, soprattutto per la figura femminile, ancora lontana, ma espressa mediante la convivenza di giovani di ambo i sessi, le sigarette, i pantaloni e le prime ribellioni.
Come nel primo, anche in questo la Howard da ampia voce ai bambini, relegati sempre nella letteratura ad un ruolo secondario, o se principale arrivando quasi mai nei loro pensieri più intimi, nelle paure nel bisogno di diventare presto grandi.
Il risultato della lettura è stato un testo di maggiore profondità, completezza nella narrazione, una minuziosa finezza nello stile dove il tempo come visione storica e dimensionale è il  vero protagonista, incisivo e lento nel suo scorrere.
La brillantezza e il talento della scrittrice inglese si caratterizza invece nella limpida trasparenza e genuinità con cui cura ogni ritratto, azione od oggetto, svelando ogni sua crepa e scalfittura e tradendo così la fragilità dell'esistenza umana.



M.P.




Libro:

"Il Tempo dell'Attesa", E. Jane Howard.

2 commenti:

  1. Non ho altre parole che "capolavoro" per definire questo romanzo, che mi ha coinvolta ed emozionata ancor più del primo capitolo... con la conseguenza che l'impaziente attesa di questo secondo volume si è immediatamente tramutata in smania per il terzo!

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    1. Parole verissime cara Cristina, non è detto che un capolavoro debba parlare solamente di "alti" argomenti. La bellezza si trova anche nei lavori che crediamo umili. Si vede che dietro il romanzo della Howard c'è stato tanto studio e lavoro, ma anche spontaneità.

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