giovedì 7 aprile 2016

"Frankestein ovvero il Prometeo Moderno", di Mary Shelley


"Era una cupa notte di novembre quando vidi il coronamento delle mie fatiche. Con un'ansia che assomigliava all'angoscia, raccolsi attorno a me gli strumenti atti a infondere la scintilla di vita nell'essere inanimato che giaceva ai miei piedi. Era quasi l'una del mattino, la pioggia batteva monotona contro le imposte e la candela avrebbe presto dato i suoi ultimi guizzi quando, alla luce che stava per spegnersi, vidi aprirsi i foschi occhi gialli della creatura; respirò a fatica, e un moto convulso le agitò le membra."


"Ritratto di Mary Shelley" (1840), Richard Rothwell

Mettete lo scenario di una notte cupa e tempestosa nell'estate del 1816, sulle rive del lago di Ginevra, nella grande e maestosa villa Diodati, cinque personaggi, o meglio cinque scrittori, Mary e Percy B. Shelley (1792-1822), Claire Clairmont (1798-1879), sorellastra della prima, Lord Byron (1788-1824) e il suo medico e futuro autore John Polidori (1795-1821), riuniti alla sala padronale intorno al fuoco : quel che ne uscirebbe e uscì in realtà dal quel convegno furono storie dell'orrore appena abbozzate di cui soltanto quella di Mary Shelley fu condotta termine e pubblicata.
Di Mary Shelley ( 1797-1851), autrice inglese figlia del filosofo William Godwin e della scrittrice Mary Wollstonecraft,non si conosce molto a parte la sua vita errabonda e disordinata accanto all'uomo della sua vita, il poeta Percy Shelley.
Strana posteriorità quella della Shelley  la cui fama fu sempre sovrastata e adombrata prima dalla madre*, poi dal marito e dal suo stesso capolavoro indiscusso il "Frankestein", scaturito dalla mente proprio quella notte del 1816.
"Frankestein ovvero il Prometeo Moderno"è ancora oggi nell'immaginario collettivo simbolo di paura e irrazionalità, prestato a numerose trasposizioni letterarie e cinematografiche non senza confusione di nomi e date imprecise.
Uno di quei pochi casi dove dal romanzo nasce quella gloria immortale che rifugge da qualsiasi motivo o creatore.


A metà strada tra la forma epistolare e un memoriale, ambientato in Svizzera nel XVIII secolo, il racconto viene introdotto attraverso una cornice narrativa, dove il capitano inglese Robert Walton intraprendendo un lungo viaggio nel Polo Nord in cerca del famoso passaggio al Nord-Ovest, salva dal congelamento un uomo che si fa riconoscere come Victor Frankestein.
Questi racconta con abbattimento quel che è stata la sua vita fino ad ora. Inizia il romanzo vero e proprio.
Frankestein figlio di una ricca famiglia ginevrina, appassionato di scienze naturali e delle dottrine obsolete di Paracelso, Cornelio Agrippa e Alberto Magno, consegue i suoi studi presso l'università di Ingolstadt, in Germania, dove eccelle in chimica ed altre materie scientifiche, ma mosso da un'ambizione interiore, si fa strada in lui la possibilità e volontà di impartire la vita ad una materia non vivente. Per questo preso da una strana follia, Frankestein sfidando le leggi che regolano Dio e la natura, compie un esperimento poco ortodosso, assemblando pezzi di cadavere, riesce a dare vita ad una creatura in una notte di novembre.
Ma quel che doveva sembrare un essere somigliante alla bellezza della razza umana si rivela un mostro, orribile e pauroso da cui il novello scienziato, spaventato, fugge.
Sarà una fuga ininterrotta, caratterizzata dalla vendetta del Mostro, irato per l'abbandono e il rifiuto del suo creatore.

L'originalità del romanzo, pubblicato l'undici marzo del 1818, si trova soprattutto nelle false apparenze tra protagonista-antagonista. Frankestein sopraffatto dai dolori della sua esistenza, non può esimersi dalla sua colpa di aver cercato di sovvertire le leggi della natura, come nel Mostro colpevole di atti crudeli, troviamo nonostante tutto compassione e pietà per la sua figura di reietto ed escluso non solo dalla società, solo per il suo non rassicurante aspetto, ma da ogni possibile forma di esistenza felice.
Il romanzo, invero, non era nelle mie corde e non ha trovato in me quell'interesse forte che mi aspettavo, riflessioni lunghe ed estatiche visioni naturaliste, mi apparivano noiose e disturbanti nel corso della lettura perché erano proprio quelle che riguardavano il giovane scienziato ginevrino, inerte, troppo assorto e poco passionale.
Quanta bellezza c'era invece nelle pagine riguardanti la Creatura : il suo bisogno disperato di calore e contatto umano, il suo parlare più dolce e poetico di Frankestein, l'amore per i libri e il creato, il diritto di essere felice, ne fanno il simbolo moderno dell'uomo emarginato, immigrato, perseguitato o intellettuale che sia, inascoltato e sottomesso in un mondo apatico, conformista e pregiudizievole.
La giovane scrittrice Mary Shelley lo scrisse in un'epoca non sospetta, quando le teorie di Darwin, Galvani circolavano in gran parte dell'Europa, facendo strada alle prime paure e insicurezze davanti allo sviluppo tecnologico.

"Non vedrò più il sole e le stelle, non sentirò più il vento alitare sulle mie guancie. Luce, passioni, sensi scompariranno, e allora può darsi che trovi la felicità."



M.P.



*Mary Wollstonecraft (1759-1797), filosofa e scrittrice inglese fu la prima donna cronista della storia, ai tempi della rivoluzione francese.




Libro :

"Frankestein ovvero il Prometeo Moderno", M. Shelley, Corriere della Sera RCS Libri, 2002.





4 commenti:

  1. Ciao Michela!
    Io lessi questo romanzo lo scorso anno a gennaio, e ricordo ancora perfettamente il perché mi avesse conquistata così tanto: la forza sta nella passione della scrittura e nell'incredibile modernità degli argomenti trattati!
    Uno dei miei classici preferiti!
    Claudia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti Claudia sono tra le tematiche che a distanza di 198 anno n perdono di modernità.

      Elimina
  2. Ecco un libro da mettere in coda di rilettura: lo lessi ai tempi del liceo e ne ho un ricordo molto positivo, anche se le sfumature di cui parli sono per me molto sbiadite. In compenso, il ricordo era ancora abbastanza chiaro negli anni dell'università, quando trovai l'incipit del romanzo come testo di comprensione per la prova del b1 di inglese, una bella sorpresa! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sicuramente non è tra i miei preferiti, ma è incredibile come una donna di soli diciannove anni abbia potuto elaborare un romanzo così moderno.

      Elimina