venerdì 29 aprile 2016

C'era una volta Lesbo...


"Grande e bella città di Lesbo è Metellino : il suo sito è in su la marina, posta fra i canali di mare e strisce di terra. Nella terra sono d'ambe le sponde edifici bellissimi, e per mezzo strade popolatissime.  A pie' degli edifici corrono i canali, e sopra ciascun canale, dall'una striscia di terra all'altra, sono ponti di finissimo marmo e d'artificiosa scultura; laonde, a vederla ti parrebbe più tosto un'isola che una città."
("Gli Amori Pastorali di Dafni e Cloe", Longo Sofista)



"Saffo e Alceo" (1881), L. Alma-Tadema


Forse è nella natura o nella cultura retrospettiva dell'isola accogliere. Lenire per un momento lamenti e pensieri di chi rifugiato o esiliato arriva nelle sue belle coste, bagnandosi con l'acqua salata di uno sconosciuto braccio di mare e scottandosi la pelle sotto un sole nuovo.
L'isola di Lesbo vive una drammatica cronaca odierna di continui sbarchi di migranti senza identità e a volte senza vita, straziati per un passato alle spalle e un futuro inesistente, dove solo un presente scorre senza sosta, e dove ora si odono lamenti di disperazione, una volta si udivano solo canti melodiosi.
Questa era Lesbo anni prima, perla del mare Egeo settentrionale, presso le coste dell'Asia Minore, nella sua fierezza di bacino culturale dell'antica Grecia.
Natura lussureggiante di limoni, aranceti, olivi, rigogliosa di folta vegetazione; per gli antichi miraggio di vita bucolica e poetica.
Patria di molti filosofi e poeti, le origini poetiche dell'isola si perdono nel mito, quando la testa del cantore Orfeo, lanciata dalle invasate Menadi, fu gettata in mare ed essa fu trasportata dalle onde fino alle spiagge di Lesbo, insieme alla sua lira che continuò ad emettere suoni prima di mutarsi in costellazione.
Nella realtà storica Lesbo era inizialmente una colonia eolica, con uno spirito ed un sistema oligarchico, dove una piccola cerchia aristocratica ne coltivava l'armonia e la bellezza del paesaggio e le velleità artistiche della comunità.
Dopo quest'era di splendore, Lesbo conobbe una serie travagliata di continue lotte intestine dovute al rovesciamento oligarchico : fu sotto il dominio persiano, per poi riconquistare la libertà, nel 334 si mise sotto la protezione di Alessandro Magno, passando nella metà del III secolo alla dinastia tolemaica e in seguito romana.
Tra il 1941-44 vi si insediarono anche le truppe italiane durante il secondo conflitto mondiale.
Nel 802 d.C. l'isola ospitò inoltre la deposta l'imperatrice di Bisanzio Irene (752-803), costretta per sopravvivere a filare la lana.
Ma la fama dell'isola di Lesbo risiedeva e tutt'ora permane nell'immaginario collettivo, nelle figure dei suoi principali esponenti : Alceo e Saffo.
Il primo (630-550), poeta lirico si distinse con i suoi versi in cui alternava la poesia amorosa a versi polemici, la seconda Saffo (VII-VI), anche lei poetessa di grande fascino e dall'arte poetica sublime, era a capo di un tiaso, un'istituzione religiosa e pedagogica che si occupava dell'educazione delle giovani donne aristocratiche greche, attraverso la musica, la danza e la poesia.
Ovunque si potevano avvertire l'elevazione di canti rivolti ad Afrodite o veder volteggiare leggiadre fanciulle. Le donne in particolare godevano di una forte indipendenza.
Gli stessi isolani erano amanti del fasto e dei piaceri della vita. Nelle principali città si era instaurato un modo di vivere libero e spensierato, in cui l'amore rientrava come valore nell'ambito della religione, anche per l'influsso della raffinata civiltà orientale.



Non per questo il luogo fu fonte di grande ispirazione per scrittori come Longo Sofista (II-III secolo d.C.), che vi ambientò gli amori dei pastori Dafni e Cloe, nei stessi componimenti di Saffo o pittori come Tamara de Lempicka (1898-1980), con il dipinto "Mirto" (1929), ritrae due donne nell'ipotetica
isola dell'Egeo estasiate da quell'amore che si accomunerà a quello dell'isola stessa.
Il pittore Lawrence Alma- Tadema (1836-1912), raffigurò nel 1881 i due maggiori poeti nella terra natia, uno di fronte all'altra, Alceo mentre suona la lira, Saffo rapita nei suoi versi in una terrazza marmorea contro un cielo e il mare azzurrissimo del Mediterraneo.
Lesbo rappresenta tutt'ora un passaggio che va dall'Oriente all'Occidente, ma non più celebre per quei valori di cui  era decantata, oggi esiste solo il dolore di milioni di uomini e donne e della gloria del suo passato rimane solo qualche passo nei libri.




M.P.

2 commenti:

  1. Bella questa riflessione. I miei ricordi di liceo mi restituiscono una Lesbo fervida di passioni e poesia. E ogni volta, puntuale, torna lo stupore per quel turbine di umanistica che è stato il mondo greco tutto.
    I dipinti di Alma-Tadema sono incantevoli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Adoro i dipinti di Alma-Tadema, ci restituiscono immagini della bellezza e del fascino greco-romano. Penso che abbiamo molto da imparare dal passato.

      Elimina