"Piccole Donne" di Louisa M. Alcott



"Piccole Donne" (1933), G. Cokor

Il nove gennaio del prossimo anno uscirà nelle sale dei cinema italiani l'ultimo riadattamento del romanzo "Piccole Donne", questa volta diretto dalla statunitense Greta Gerwing.
La trasposizione, stando alle notizie lasciate trapelare e ad alcuni passaggi del trailer pubblicitario, sembra annunciare una qualità del prodotto forse superiore alle precedenti e pur non riportando fedelmente i dialoghi del celebre romanzo, il messaggio appare più spontaneo e potente.
Approfittando di questa occasione che mai potrò perdermi, sono ritornata alla lettura di questo libro, dopo veramente tanti anni: sono ritornata a dove ero partita.
Sento con il cuore di aprire una premessa: anche senza la Alcott la mia passione per i libri sarebbe comunque iniziata ma a lei devo la spinta nella scelta del genere classico e a lei devo anche il mio essere.
Della Alcott ho letto tutti i suoi testi più conosciuti: la saga della "Piccole Donne", "Una Ragazza Acqua e Sapone", "Sotto i Lillà" "Incontro alla Vita Jack e Jill", "La Collina delle Zie", "Fanciulle in Fiore" e di queste piacevoli letture ne ho assorbito i valori, seppure col tempo mi sono allontanata da lei scegliendo differenti autori, lì è rimasta tuttavia gran parte di me.
Negli anni Novanta della mia infanzia la figura della scrittrice americana era ancora chiusa in una bolla di moralità ed educazione antica e polverosa e solamente negli ultimi tempi questa bolla si è finalmente rotta, lasciando scoprire quanto ci fosse di rivoluzionario nel suo profilo e nel suo testo famoso.
Louisa May Alcott (1832-1888) era la secondogenita figlia del filosofo ed educatore Amos Bronson Alcott (1799-1888), fautore di una delle primi classi miste d'America aperte ai bambini di colore, e di Abigail May, una delle prime assistenti sociali retribuite a Boston.
Ciò può far capire quanto la famiglia Alcott fosse moderna e controcorrente rispetto alla società americana del primo Ottocento. All'interno si respiravano idee trascendentaliste, progressiste: gli Alcott erano vegetariani, abolizionisti, sostenitori del voto alle donne e contro le discriminazioni di genere ¹; la loro casa amava accogliere tutte le più grandi menti del tempo, e questo mondo così attivo sul piano sociale ed etico avrebbe notevolmente influenzato la giovane Louisa.
Convinta dell'emancipazione e del ruolo della donna, la Alcott fu sarta, istitutrice, attrice, femminista, infermiera durante la Guerra Civile e nel corso della carriera di scrittrice, imprenditrice di se stessa, "nota agli editori per la strenua difesa dei diritti d'autore e per saper negoziare di persona e a proprio vantaggio i suoi compensi".
"Piccole Donne" fu la sua svolta.
Incoraggiata dal suo editore a scrivere un "romanzo per ragazze", la Alcott pubblicò "Piccole Donne" in due volumi, nel 1868-69 (scritto di corsa e con la mano sinistra per aver forzato a lungo la destra), basandosi su vicende personali e delle sue tre sorelle (intorno al 1845-48).
Il titolo porterebbe ad una citazione dickensiana o ironicamente alla posizione inferiore tenuta dalla donna rispetto alla società.
La scrittrice definì la sua opera un "dramma domestico" dove le protagoniste, le quattro sorelle March della provincia americana del Nord, attraverso esperienze ed aspirazioni, vivono la loro evoluzione da adolescenti vivaci, al passaggio di giovani donne consapevoli e determinate nel cuore della Guerra di Secessione.


Il romanzo si apre sullo sfondo dell'evento che portò gli Stati del Nord industriali contro quelli del Sud latifondisti e cotonieri.
Questa guerra di così vaste dimensioni investe anche i March, una famiglia in delicata povertà, il cui padre parte volontario come cappellano nell'esercito.
Ma a parte il contesto storico la narrazione si allontana dal crudele macrocosmo bellico per addentrarsi nel microcosmo austeniano: la questione del "voto alle donne" era stata superata da quella più urgente della "schiavitù" e durante il conflitto alle donne era stata lasciata in gestione l'andamento della casa con l'impegno di attendere il ritorno dei vari capifamiglia senza troppi drammi. Le sorelle March, Meg, Jo, Beth e Amy non attendono altro che alla vita nel romanzo, trascorrendo le loro vicissitudini non meno tormentate di quelle degli uomini al fronte.

"Piccole Donne" (2019), G. Gerwing

Raccogliendo il loro fardello, fatto di innocenza e crucci, vanno a formarsi come individui, identità libere, ricercando ognuna un posto nel mondo: fatto non scontato in un'epoca in cui era ancora universalmente riconosciuto nel matrimonio il miglioramento della condizione sociale per le donne.
Il libro diventa una rivendicazione dei diritti e dei valori femminili tutt'oggi valida; di solidarietà nel gruppo, di parità di genere (il rapporto d'amicizia tra Jo e il suo vicino Laurie non ha ombre di pregiudizio o di prevaricazione) e soprattutto del lungo raggiungimento di una certa indipendenza economica e di felicità che la scrittrice pretendeva e augurava alle future
generazioni di donne.
L'operosità con cui le March si mostrano sempre "attive" (come "api industriose") è unita alla fonte delle loro aspirazioni e sogni, collanti fondamentali dell'esistenza e di possibili e diverse strade da intraprendere, che non siano unicamente quelli prestabiliti dalla società.
Tra le scene più significative in proposito, io preferisco quella dove Jo corre a perdiafiato giù per la collina con Laurie, seminando nella corsa cappello, pettini e forcine, rivelando in sottofondo un motivo grande libertà interiore e fisica.
Pur con questo tripudio rivoluzionario, tuttavia la Alcott non denigra mai la "dimensione domestica" esaltandola invece attraverso le qualità di Meg e lo spirito di sacrificio di Beth (laddove Jo e Amy appaiono più indipendenti): le quattro giovani sanno usare l'ago da cucito come le chiavi della loro emancipazione e per questo come Parche, dispongono il filo della loro vita, ma autonomamente.
Il contributo di Louisa May Alcott dato alla causa femminista è stato notevole nelle sue opere e maggiormente in questa, grazie a quello sviluppo di carattere e di ruolo nelle protagoniste che dai libri sfociavano nella vita reale : Elizabeth Bennet, di Jane Austen, era già un personaggio femminile nuovo e diverso dalle precedenti eroine, Jane Eyre, di Charlotte Brontë, si era imposta come donna economicamente e sentimentalmente indipendente, ma sono le March a reggersi in piedi (e reggere in piedi la narrazione) senza l'ausilio di un coprotagonista maschile.
Sono donne capaci di realizzarsi da sole, bastando a se stesse come guide spirituali e alla vita come maestra per il cammino, diversamente dalla solita convinzione ottocentesca che le donne dovessero essere protette e indirizzate dal padre o dal marito. D'altronde la Alcott credeva fermamente in questa nuova immagine di donna libera ed emancipata come parte integrante della nascente società americana del dopo guerra, che mai si potesse costituire uno Stato senza l'adesione di una controparte femminile evoluta.
L'eccezionalità delle "Piccole Donne" si trova proprio in queste quattro figure ancora oggi moderne a distanza di così tanti anni: c'è in tutte noi un pezzetto di ciascuna di esse ed è per questo che i loro ritratti non si sono mai sbiaditi.
Ho perso il conto, ormai, di tutte le volte che intrapreso la lettura, e tutte le volte ne consegue la profonda consapevolezza di un omaggio al genio femminile. Spero che con l'uscita del film e un maggiore interesse intorno alla sua figura, diano alla Alcott il giusto tributo che merita nella letteratura, come rappresentante di un mondo ancora non abbastanza ascoltato.


M.P.



¹La famiglia Alcott non aveva comunque nulla di idilliaco: subì economicamente continui rovesci, anche per colpa delle utopie di Amos Alcott.





Libro:

"Piccole Donne" ("I Quattro Libri delle Piccole Donne"), L. M. Alcott, Einaudi.



Commenti

  1. È uno dei miei romanzi, e non vedo l'ora di vederlo anche io al cinema 😊😊😊 speriamo su riveli all'altezza del romanzo 😊😊

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