martedì 22 febbraio 2011

"Robinson Crusoe",l'uomo moderno


"Così,riconciliatomi un poco con la mia attuale situazione e trascurando di scrutare continuamente il mare per scorgere se qualche vela apparisse all'orizzonte,presi a studiare il modo di adattarmi meglio a questo genere di vita e al tempo stesso renderlo il meno disagevole possibile"
("Robinson Crusoe",Daniel De Foe)



Pubblicato nel 1719 "Robinson Crusoe" di Daniel De Foe (1660-1731),non solo rappresenta un grande classico e capolavoro della letteratura,ritrascritto in chiave cinematografica fiction,fumetti,riviste ma anche un grande saggio sulla società moderna e industrializzata che si affacciava nel XVIII secolo,un occhio lugimirante alle idee proprie del tempo,in un concentrato di filosofia,moralità,spiritualità e interrogativi sulla scienza umana.
Le avventure di Robinson Kreutznaer,chiamato da tutti Crusoe,marinaio di York iniziano nel 1651,e dopo un viaggio in Guinea,la riduzione in schiavitù,l'arrivo in Brasile e un secondo naufragio,il giovane si ritrova in un isola sperduta.
Dopo un giustificato scoraggiamento,il" povero miserabile" Crusoe,diventa piano piano il "signore" dell'isola,costruendo case,riuscendo ad allevare animali,coltivare grano,producendo materiali per il suo bisogno,ma arrivando anche a distruggere quell'ecosistema uccidendo,disboscando a suo piacimento fino alla completa colonizzazione a fine libro.
Una negazione in tutto e per tutto dell' "uomo allo stato di natura" che sarà tanto caro al filosofo francese J.Jacques Rousseau (1712-1778) e un ritorno all' "homo homini lupus" di Thomas Hobbes (1588-1679).
Robinson Crusoe sembra avere nelle proprie mani la vita di tutto ciò che lo circonda,portatore del pensiero europeo,disprezza gli usi e costumi dei selvaggi ergendosi a giustiziere,adattando il suo "amico" Venerdì alla condizione di schiavo,dando ordini ai nuovi venuti.
Robinson non si presenta a noi con il ruolo dell'eroe ma dell'uomo civilizzato che in carenza della sua abituale esistenza cerca di ricrearla ad ogni modo.
Ancora una volta la religione ha un motivo predominante;in particolare la "Provvidenza" divina,di cui il naufrago crede ciecamente,tanto che la presente situazione diventa per lui una ragione di catarsi.
Altro tema è il commercio,però come bene primario non c'è qui il denaro come in "Moll Flanders" o "Lady Roxana" ma i beni materiali;il possedere un tavolo,una sedia,dei cestini aiutano e confortano Robinson nel suo vivere quotidiano.
Al pari di Moll e Roxana anche lui diventa il simbolo dell'uomo che vuole andare "oltre",cambiare il suo stato,usando mezzi leciti o illeciti che sia.
Il romanzo di De Foe dopo 292* anni,ha ancora molto da dire e trasmettere.


*Aggiornato al 2011.





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