lunedì 30 maggio 2011

Marie Duplessis,"La Signora delle Camelie" o "L'Aristocratica Cortigiana"




"...pensavo che Dio era stato generoso con lei,poiché aveva permesso che essa non arrivasse al solito castigo,consentendole di morire nel lusso e nel pieno della bellezza,senza farle provare la vecchiaia,che è la prima morte delle cortigiane."
(Alexander Dumas,"La Signora delle Camelie")


Tra tutte le cortigiane del Secondo Impero francese merita un posto rilevante,sicuramente,Marie Duplessis,immortalata per sempre nel celebre romanzo di Alexander Dumas figlio,"La Signora delle Camelie",diventando senza volerlo un'eroina romantica ottocentesca grazie a quell'aristocratico portamento che la rendeva diversa dalle altre sue colleghe e che la poneva nel mito ancora prima di morire.

La vita di Marie Duplessis sembra quella di una Cenerentola;nata Alphonsine Rose Plessis nel 1824,in Normandia,era figlia di Marie Deshayes,donna di una nobile famiglia decaduta.
Proprio la madre le diede quei primi rudimenti di eleganza e portamento.
Ma dopo la separazione dei genitori e con un padre ubriaco e violento,Alphonsine dovette cominciare a lavorare come cameriera prima,poi ombrellaia,lavandaia,modista fino ad arrivare a diventare la mantenuta di un ristoratore già a quindici anni.
La svolta a sedici quando divenne "una delle cortigiane più amate e costose di Parigi".
Se si vuole avere un ritratto vivido di questa donna,si deve assolutissimamente leggere il romanzo di Dumas e riconoscere in Marguerite Gautier proprio Alphonsine.
Era alta,sottile,bellissima,bianca come il latte,allegra e malinconica,l'aria aristocratica,elegantissima e carica di diamanti.
Amava appuntare sul vestito sempre una camelia bianca che diventava rossa quattro giorni al mese,per indicare la sua indisposizione.
In breve tempo divenne tanto richiesta e conseguentemente ricca da essere amata dagli uomini e invidiata dalle donne proprio per quell'eleganza,raffinatezza e modi fare da sembrare più una nobile dama che una mantenuta.
Attivissima,amava leggere i giornali,romanzi,suonava il pianoforte,andava nei teatri,salotti,a ballare,giocare d'azzardo e la notte si consumava con i suoi amanti dormendo pochissimo.
Ma era anche capricciosa,le prove dei suoi abiti duravano ore,aveva uno stile di vita molto dispendioso,vesti sfolgoranti,gioielli,carrozze,servitori.Amava dire bugie:"La menzogna-diceva-fa diventare bianchi i denti".
Ma ciò che la distingueva era quel velo di tristezza negli occhi.
 Lei era diventata la regina.Cambiò anche il suo nome da Alphonsine a Marie,in onore della Madonna e aggiunse il "Du" al cognome per darsi un tono di nobiltà.Tra i suoi amanti più famosi vi furono Franz Liszt (1811-1886),il conte Gustave von Stackelberg (1766-1850),lo stesso Dumas (1824-1895) che ebbe una relazione con lei nel 1844.
Ma la relazione che diede più in scandalo in società e ala tempo stesso la più sincera,fu con il duca Agénor de Gramont (1819-1880),che tanto si era innamorato della bella da volerla sposare e prodigato per elevarla di vita e cultura.Il "bel Agénor" fu "salvato" da questo amore troppo inconcepibile dalla famiglia.
Dumas prese spunto da questa storia per la trama del suo romanzo,Armand Duval altri non era che Gramont.
Marie sposò alla fine il conte Edouard de Perrégaux (1815-1898),rubato alla collega e rivale di sempre Alice Ozy (1820-1893),ma anche questo ben presto fallì.
Ma già la malattia che minava da tempo la salute della cortigiana,la tubercolosi,la rendeva ancora più malinconica,stanca degli uomini.

"L'ultima volta che andò a teatro,pochi giorni prima di morire,gli spettatori videro due lacchè in livrea dorata deporre in un palco l'ombra diafana di quella che era stata la cortigiana più adorata di Parigi.Aveva in mano un grande mazzo di camelie bianche.Tossiva spesso nel fazzoletto di pizzo.

Marie Duplessis morì il tre febbraio 1847 a a soli ventitré anni.Tre giorni dopo ci fu l'asta che spogliò completamente la casa di quella" regina",accorsero soprattutto molte dame dell'alta società.
Ancora oggi la tomba della "Signora delle Camelie"nel cimitero di Montmatre è tra le più visitate.



Bibliografia:

"Cortigiane,Sedici donne fatali dell'Ottocento",Giuseppe Scaraffia,"Le Scie,Mondadori"

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