venerdì 23 settembre 2016

"Di Qua dal Paradiso" di Francis Scott Fitzgerald


"Quelli che erano stati allora i più banali luoghi comuni della sua vita - il sonno profondo, la bellezza che lo circondava, il desiderio - erano volati via, e il vuoto che avevano lasciato era colmato soltanto da un'enorme indifferenza e disillusione."


George Barbier


Quando si ha che vedere con uno scrittore che per lungo tempo abbiamo amato e provocato delle risposte positive in noi, è facile aspettarsi sempre opere dello stesso tenore, lo stesso stile, lo stesso temperamento letterario.
Eppure non può essere così : i processi creativi che portano lo scrittore da un romanzo all'altro, sono complessi e derivanti da fattori ambientali come contrasti interni.
Il personale riscontro con il primo romanzo di Fitzgerald, non è stato quindi concluso con quella tipica soddisfazione del lettore preparato. In "Di Qua dal Paradiso" non ho ritrovato la forte intensità, quei pensieri sospesi, quelle frasi non dette, la polverina dorata dei ruggenti anni venti, di sogni e occasioni mancate che hanno reso "Belli e Dannati""Il Grande Gatsby""Tenera è la Notte", mitiche rappresentazioni della cosiddetta "lost-generation" : una mano protesa in avanti, pronta ad afferrare qualcosa di impossibile.


Le opere di Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), sono indissolubilmente legate alla sua vita, e alla vita con Zelda.
Bisogna immaginare un Fitzgerald del Middle West, belloccio ed elegantemente vestito, dagli studi non brillanti, lasciare la prestigiosa università di Princeton per arruolarsi con l'entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1917. Ma la guerra finì prima che lui potesse affermarsi e nel 1918 aveva instaurato una relazione con Zelda Sayre (1900-1948), interrotta da lei per l'insicurezza economica del neo pubblicista.
Fitzgerald iniziò a rimaneggiare ad un testo scritto in precedenza, vedendolo pubblicare per la Scribner's Son nel 1920, con il motto pubblicitario di "un libro sulle flappers per i filosofi".
L'opera ottenne uno strepitoso successo, portando il nome del da poco ventiquattrenne ragazzo, tra le stelle del firmamento letterario. Di li a pochi mesi  Fitzgerald  poté sposare Zelda in una cerimonia hollywoodiana.
"Di Qua dal Paradiso" fu letto da quella generazione più come un manifesto filosofico che un vero e proprio romanzo. Di stampo autobiografico, rifletteva sulla vita sociale e morale della gioventù post-bellica, analizzata attraverso il percorso formativo di un esempio di personaggio maschile.
Scritto in terza persona e diviso in tre libri, questo porta con sé anche l'originalità di un contenuto poliedrico, a cui si susseguono prosa, poesia, lettere e battute, in un insieme che non poteva non sbalordire l'America, accompagnato da uno slang nuovo e prettamente giovanile.

Ambientato prettamente a New York negli anni 1911-1920, Amory Blaine, figlio di una agiata famiglia irlandese, educato al culto della bellezza e dell'essere appartenente ad una classe superiore, trascorre la sua adolescenza nel mondo dorato secondo i dettami della madre Beatrice.
Si iscrive all'università di Princeton, dove conscio del suo fascino e della sua intelligenza e fortuna, aspira a diventare, più che all'essere, un ideale di egotista romantico sia nel bene che nel male.
Appassionato di letteratura, si dedica alla scrittura di poesie; a Minneapolis incontra una fanciulla interessata a facili amori, Isabelle Borgé, con la quale ha una prima delusione d'amore.
Nonostante le premesse Amory incappa in fallimenti scolastici, noia e cambi di ambizioni. Lascia infine l'università per arruolarsi oltreoceano come soldato durante la Prima Guerra Mondiale. Qui apprende anche della morte del padre e di conseguenza del suo rovescio finanziario.
Rientrato a New York, dopo la guerra, si innamora della giovane e fresca debuttante  Rosalind Connage, con la quale ha un rapporto passionale molto forte e dolce. Eppure anche questa relazione è destinata a crollare, poiché la giovane non è disposta a sacrificare la sua vita da borghese per una probabile differente esistenza.
Amory devastato dalla rottura e provato dalla triste parabola del sua vita e dal crollo dei suoi desideri, tuttavia apprende la volontà a combattere nonostante tutto, a comprendere delle responsabilità e amore per la vita e alla conoscenza di se stesso.



Si può ben definire l'esordio letterario di Fitzgerald un romanzo di formazione : tramite il giovane protagonista ne vediamo le fortune, gli insuccessi lavorativi e amorosi che spingono Amory Blaine, come molti altri personaggi dello scrittore¹ al rovesciamento delle antiche credenze e delle disillusioni, contro un passato di sogni vagheggiati.
Ancor di più è un'analisi pratica ed emozionale di un momento distinto della storia americana.
La guerra non ha qui la colpevolezza di portare via vite e destini, come sembrerebbe nell' "Addio alle Armi" di Hemingway, ma di aver partorito una generazione dipesa dall'edonismo, dalla vacuità morale "al timore della povertà all'adorazione del successo, divenuta adulta per scoprire che tutti gli dei erano morti, tutte le guerre combattute e tutte le fedi nell'uomo ormai vacillanti."
Una gioventù persa nel movimento folle del jazz, dell'alcool, del denaro e nelle pericolose civetterie delle flappers², giovani debuttanti emancipate, nuove donne che sapevano dimostrarsi pari agli uomini nella comunicazione come nel sesso. Ed è proprio di una di loro che il protagonista ne subisce il trauma, non dalla guerra. Le realtà quotidiane superano quelle collettive.
Come ho già scritto nella premessa, non ho trovato molte affinità col libro, probabilmente per la poca trama e per una visione d'insieme ristretta rispetto ai successivi romanzi, non sono riuscita ad essere trasportata completamente dalle parole.
In fondo "Di Qua dal Paradiso" non è che il principio di quell'esasperata ricerca fitzgeraldiana, verso il miraggio di un appagamento irrealizzabile.




M.P.




¹ Amory Blaine, Anthony Patch, Dick Diver,sono tutti personaggi che ambiscono a qualcosa, a diventare qualcuno e ne rimangono disillusi. L'unico che non potrà mai rendersi conto della verità è Jay Gatsby. Per noi sta ancora aspettando la chiamata di Daisy.
² Per chi amasse gli spunti biografici diciamo che  Isabelle Borgé è il ritratto della prima donna dello scrittore, Ginevra King, mentre Rosalind Connage è chiaramente Zelda.



Ebook :

"Di Qua dal Paradiso", F. S. Fitzgerald, Minimum Fax 2011

7 commenti:

  1. Chissà perché non è stato mai girato un film sulla vita dello stesso Fitzgerald. Sarebbe una sceneggiatura perfetta.

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    1. Hai ragione Luz, la sua vita è stata un film.

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  2. L'ho già detto e stra-detto, vero, che è ora che mi dia una mossa con la letteratura americana?! :)

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    1. Si Cristina, io ho scoperto un mondo, troppo tardi ma ora voglio subito recuperare.

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  3. Da tempo vorrei leggere Fitzgerald (fra l'altro, le edizioni della Minimum Fax mi piacciono moltissimo, esteticamente*-*), ma mi intimorisce un po'. In caso, da che titolo mi consiglieresti di iniziare?

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    1. Prova con il suo capolavoro "Il Grande Gatsby", se ti piacciono le atmosfere anni '20 potrai trovarlo gradito. E' uno di quei libri che non puoi non leggere!

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    2. Grazie mille, credo che inizierò proprio da quello allora:)

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