venerdì 14 ottobre 2016

"Bagheria" di Dacia Maraini


"Il nome Bagheria pare venga da Ba Bel Gherib che in arabo significa porta del vento. [...] ma è nata, nel suo splendore architettonico, come villeggiatura di campagna dei signori palermitani del Settecento e ha conservato quell'aria da giardino d'estate circondata da limoni e ulivi, sospesa in alto sopra le colline, rinfrescata da venti salsi che vengono dalle parti del Capo Zafferano."

Villa Valguarnera

Ci sono ricordi che per qualche motivo lasciamo volutamente fuggire dalla nostra memoria, ma la vita è imprevedibile, e capita che questi riaffiorino molto più tardi, attirandoci con una malia perversa, soprattutto se ci parlano delle nostre radici.
Questo è il tema della scrittrice Dacia Maraini nel suo libro "Bagheria" (1993), piccolo memoriale sulla sua vita trascorsa nella terra d'origine, l'entroterra siciliano.
Di Dacia Maraini questo è il terzo romanzo che leggo, a confermare il suo talento di narratrice, come di generosa dispensatrice di sensazioni, immagini e figure, femminili in particolare.
Quanto ho amato la libera e vagabonda Chiara d'Assisi e come ho sofferto per le vicende della silenziosa e attiva Marianna Ucrìa; eppure anche Bagheria è una donna, bellissima nei primi fasti, "sporcata" poi dagli uomini mentre rivive le glorie di un passato duro a morire.
Non sembrerà vero ma la Maraini appartiene, per ramo materno, alla più nobile delle famiglie siciliane, gli Alliata di Salaparuta, che già nel Settecento ebbero importanti ruoli alla corte del Regno di Napoli.
La madre, la pittrice Topazia Alliata aveva sposato contro il volere dei genitori, l'etnologo Fosco Maraini. Tra il 1938 e il 1947 la famiglia risiedette in Giappone, dove nel 1943 al 1946 fu confinata in un campo di concentramento per essersi rifiutata di firmare l'adesione alla Repubblica di Salò.
E proprio dopo la liberazione, rientrati in un'Italia povera e devastata dalla guerra, vennero accolti dai nonni materni di Dacia, nella splendida villa di proprietà, la Valguarnera¹ a Bagheria.

"Case e tetti di Bagheria", Renato Guttuso

Fra continui flash-back e reminiscenze, la scrittrice rievoca il suo periodo di iniziazione alla vita : dalle amate figure genitoriali, simbolo di quella cultura finalmente libera e moderna, contro i nobili parenti chiusi in un immobilismo atavico e gretto, non privo a volte di vergogne.
L'allontanamento dell'adorato padre, doloroso e silenzioso, all'incontro con la sessualità, offerta ma non voluta, non sono che un aprirsi e negarsi alla terra arida e selvaggia di Bagheria.
Non quella mitizzata dai Fenici e dai Greci, ai tempi di Polibio, dal profumo del mare e dei limoni, bensì quella delle speculazioni edilizie, a quelle case addossate le une alle altre che hanno distrutto interi "polmoni verdi" nelle zone vantaggiose intorno alla Valguarnera negli anni cinquanta.
"Bagheria è una città mafiosa, lo sanno tutti." La Maraini ripercorre, senza remore, la mascolina e primitiva crudeltà "del coltello e del fucile" "delle violenze, intimidazioni, soprusi, prepotenze, abusi, feriti, morti" operate dai maggiorenti del paese, favoriti da silenzio e corruzione.
Un ambiente colpevole di non aver favorito l'emancipazione femminile e ha continuato anzi lo sfruttamento delle donne con maltrattamenti, stupri, all'interno dei nuclei familiari all'apparenza dabbene.
Il corpo delle donne è un oggetto "preso" dal sesso maschile, dove la volontà delle proprietarie nulla conta "un corpo munito di utero deve nascondersi e negarsi [...] ogni abbandono è una rovina."
Ma la penna ritorna infine alla Valguarnera, con un adagio monotono sui mobili settecenteschi impolverati, fontane dormienti, stanze depredate, nei calici colmi di té freddo; odori, suoni e visioni di un lontano ancien régime, imposto dagli uomini e subìto dalle donne dagli abiti troppo ricchi e troppo pesanti e desideri sacrificati.
Dacia Maraini porterà scorci di questi piccoli scenari in molte delle sue opere.
Una scrittura che serve da catarsi ad un mondo a lungo asserragliato in memorie oscure.

"E' lei, Marianna, a grandezza naturale, chiusa in un vestito rigido [...] che tiene fra le dita un foglietto in cui è scritto una parte sconosciuta e persa del mio passato bagariota."



M.P.



¹ Sito ufficiale della Villa a Bagheria.




Libro :

"Bagheria", D. Maraini, KK edizioni.

4 commenti:

  1. Purtroppo non posso farci niente, a me la Maraini non prende affatto. Tra i tanti scrittori siciliani, così poliedrici, così maestri della parola e del suono, lei la trovo piatta. Difatti, la preferisco immensamente quando si allontana dall'orizzonte della Sicilia e parla di altro, racconta storie non legate a questa terra.
    Questo libriccino in ogni caso ricordo di averlo letto con un certo piacere, forse proprio per la sua natura di memorie/autobiografia/divertissement. Bagheria è una splendida cittadina, forse un po' troppo il "braccio destro" di Palermo per certi, negativi, versi. Ma ha comunque una luce sua propria.

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    1. Beh anche io non mi trovo sempre bene con alcuni grandi autori, non si può apprezzare totalmente tutti. Anzi non ti allontani dalla realtà riguardo al rapporto Sicilia e Dacia Maraini : si sente in lei questo allontanamento/avvicinamento con la terra d'origine. Per Bagheria si è vero ne hanno fatto uno scempio.

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  2. Sapevo di questi suoi "nobili natali". Della Maraini ho acquistato poco tempo fa La seduzione dell'altrove. Devo ancora leggerlo. Lessi molti anni fa La lunga vita di Marianna Ucrìa e mi piacque. La annovero fra le poche vere scrittrici italiane contemporanee.

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    1. Veramente trovo la sua persona esemplare nella nostra letteratura. Mi ispira questo libro che hai citato, grazie!

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