giovedì 6 ottobre 2016

"Dalla Parte delle Bambine" di Elena Gianini Belotti


"Questo libro ha avuto la fortuna di essere stato molto regalato : da una figlia a sua madre, da una madre a sua figlia, da una donna ad un amico, da un uomo ad una donna, da un giovane alla sua ragazza e viceversa, da amici e amiche ad innumerevoli madri e padri di bambine. Ognuno dei donatori ha affidato al libro un'intenzione, un augurio, una sollecitazione : leggilo e capirai il mio passato; leggilo e riconoscerai la tua storia; leggilo e non ripeterai la mia storia; leggilo e potrai cambiare il tuo destino; leggilo e il destino della tua bambina sarà diverso dai nostri."


"Girl with Baloon" (2004), Banksy


Quando ero bambina e passavo le estati dai nonni in Abruzzo, mi ricordo che passavo i pomeriggi davanti alla libreria di una delle cugine più grandi. Lei frequentava le Magistrali e i suoi testi erano per lo più saggi di psicologia e pedagogia. Prendevo un volume alla volta e mi mettevo a leggere sull'educazione dei bambini, la loro vita come poteva cambiare a seconda di un gesto negato od offerto da un adulto.
La prima volta, invece che lessi il nome di Elena Gianini Belotti fu in una introduzione ad un libro della scrittrice americana Louisa May Alcott (1832-1888), e il collegamento non aveva nulla di strano : la Alcott nei suoi romanzi non proponeva modelli di ragazze esemplari, ma possibili varianti a quelle della propria generazione. Ma chi è la Belotti?


Negli ultimi fatti di cronaca sugli abusi alle donne e allo sfruttamento della loro immagine, il suo nome è rimbalzato da una parte all'altra tra giornalisti e scrittori.
Elena Gianini Belotti è una luminosa e riconosciuta pedagogista italiana. Nata e vissuta a Roma, insegnante montessoriana, ha diretto dal 1960 al 1980 il Centro Nascita Montessori, unico nel suo genere in Italia, dove si preparano le future madri al proprio ruolo.
Prolifica scrittrice, nel 1973, in un periodo di continue rivendicazioni femminili, pubblicò il saggio-indagine "Dalle Parte delle Bambine".
Fu uno strepitoso successo di vendite e durevole nel tempo che solo l'illusorio raggiungimento di una certa indipendenza femminile ha riposto in un angolo.

La Belotti poneva grande attenzione sull'infanzia e alla tradizionale differenza di carattere tra maschi e femmine che non è dovuta a fattori innati, bensì ai condizionamenti culturali che i bambini subiscono nei primi anni di vita e questa situazione è tutta a sfavore del sesso femminile.
Diviso in quattro capitoli, il libro si sviluppa dalle aspettative genitoriali dopo il concepimento fino all'entrata del bambino nella società e nelle istituzioni scolastiche.
Pur essendo un testo per alcuni versi superato, resistono ancor oggi certi pregiudizi "profondamente radicati nel costume : sfidano il tempo, le rettifiche, le smentite perché presentano un'utilità sociale" al momento dell'attesa di un figlio : i periodi di luna, i chicchi di grano, maschio se sono dispari pari femmina, ventri appuntiti o piatti, gravidanza faticosa nascerà una bambina, più rilassata nascerà maschio; tutto è volto ad esprimere emozioni positive per il maschio, negative per la femmina, a ricordare, ancora prima di venire al mondo, la supremazia maschile.
Nel secondo capitolo si analizzano i primi condizionamenti da parte degli adulti, si mette in luce, in particolare, la normale "giustificazione" che si da all'irruenza dei maschi mentre si reprime la vivacità femminile, non capendo che la vivacità è l'inizio di una fervida creatività. Così le bambine hanno già in mente le predisposizioni "giuste" da prendere e falsi modelli in cui immedesimarsi.
Non è raro che siano proprio quest'ultime a doversi conquistare fin da piccoline l'affetto e l'accettazione dal mondo adulto, attraverso la bellezza, la civetteria, dove i bambini maschi nulla hanno da ottenere perché basta l'essere appartenenti al sesso dominante.

"A Little Girl Reading" (1900), J. Gudmundsen

Questo non cambierà nella crescita e nel mondo del lavoro dove una donna dovrà impiegare maggiori energie per arrivare ad un risultato laddove un uomo potrà sacrificarsi con meno dispendio di fatica.
L'intelligenza e il valore intellettuale non vengono quasi mai menzionate per il sesso femminile, non rappresentano le prime qualità a cui si pensa.
L'"invidia del pene" tanto conclamata da Sigmund Freud non è che il rimpianto della sua insubordinazione.
Se nel caso di "Gioco, giocattoli e letteratura infantile" non esiste più come nel passato una netta differenza tra giochi maschili e femminili, non è altrettanto vero nell'ambito delle immagini e della pubblicità.
Non è da molto il ritiro dello spot di una nota marca di pannolini, ritenuto discriminante per le bambine, a cui si attribuivano solo ruoli passivi.
Un ambiente che potrebbe contribuire ad un miglioramento dell'infanzia femminile è la letteratura. 
Pochi giorni fa c'è stata la sentenza di un tribunale che ha risarcito una minorenne incappata nel giro della prostituzione, con trenta libri di autrici simbolo dell'indipendenza femminile.
Nell'ultimo capitolo viene affrontato il compito delle scuole sull'educazione e sullo sviluppo delle loro persone in base alle individualità, nature e sentimenti, non alla caratterizzazione del sesso, al fine di realizzare i propri bisogni ed assicurare aspettative di vita migliori per ogni singolo per raggiungere una possibile, armoniosa convivenza tra le future donne e i futuri uomini.

"Nessuno può dire quante energie, quante qualità vadano distrutte nel processo di immissione forzata dei bambini d'ambo i sessi negli schemi maschile-femminile così come sono dalla nostra cultura, nessuno ci saprà mai dire che cosa avrebbe potuto diventare una bambina se non avesse trovato sul cammino del suo sviluppo tanti insormontabili ostacoli posti lì esclusivamente a causa del suo sesso."



M.P.



Libro :

"Dalla Parte delle Bambine", E. G. Belotti, Feltrinelli 1983


6 commenti:

  1. Lo lessi diversi anni fa, quando mi appassionai nuovamente alla Psicologia, dopo qualche incursione durante gli anni universitari. Lo lessi assieme a una mia amica, ad alta voce durante un'estate, e ci scoprimmo a versare qualche lacrima. Diversi passaggi ricordano la nostra stessa infanzia, quei condizionamenti che abbiamo vissuto tutte noi e che spiegano tanto del nostro modo di fare e di essere di adesso.

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    1. Si Luz, anche io ho avuto i miei condizionamenti purtroppo. Forse oggi le bambine pagano di meno il prezzo rispetto a noi, ma non molto è cambiato.

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  2. maria c. costabile6 ottobre 2016 13:09

    non ho letto "Dalla parte delle bambine" perché sono poco interessata alla pedagogia e perché la prima volta che ne ho sentito parlare il testo della Belotti era già abbastanza superato. Ho letto invece i suoi Pimpì oselì e Prima della quiete, storie tremende, rispettivamente di una bambina e di una maestra, che ben rappresentano le idee della Gianini Belotti e la condizione infantile e femminile in generale in Italia in tempi non lontani. Ne consiglio la lettura a chi è interessato a queste tematiche

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    1. Ciao Maria, come ti ho già scritto il nome della Belotti meriterebbe di essere più riconosciuto nella nostra società. I suoi spunti sono modernissimi.

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  3. Ho questo libro in casa da almeno un anno, e non sono ancora riuscita ad aprirlo. Da quello che ho letto da te adesso, dovrei sbrigarmi a farlo, perché qualcosa risuona molto forte, dalla parte delle bambine!

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    1. Sicuramente sarà una bella scoperta, vedrai, che spero ti rimarrà in futuro!

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