lunedì 19 ottobre 2015

"Madeleine Férat" di Emile Zola


"Verso la fine di settembre, fra le quattro e le cinque, il sole, tramontando, rende adorabile quel luogo recondito. I due giovani, soli sul sentiero, si fermarono istintivamente davanti a quell'angolo di terra di un verde quasi nero, appena dorato dai primi rossori dell'autunno."


Immagine : "Elliot Edizioni"


Sono di difficile reperibilità i libri di Emile Zola, che a parte i capolavori, i più rimangono stagnanti nel dimenticatoio.
Ed è una morte lenta e inesorabile quella dei testi dimenticati. Di qualsiasi autore meritevole.
Non potevo perdere la pubblicazione di un romanzo poco conosciuto in Italia ( o per nulla ), del mio scrittore preferito, recuperato dalla "Elliot Edizioni"; tradotto e curato dal drammaturgo romano Riccardo Reim.*
"Madeleine Férat" è una sorta di opera da laboratorio, uscita solo tredici mesi dopo il grande successo di "Thérèse Raquin", il primo romanzo che fece entrare nel panorama letterario un giovanissimo ventottenne Emile Zola ( 1840- 1902 ).


Scritto nel 1868, "Madeleine Férat", uscì come romanzo d'appendice** nella rivista "Evénement", sospeso dopo alcune puntate dai rimbrotti dei lettori, scandalizzati dal tema scabroso. Successivamente fu pubblicato, non raggiungendo mai un numero sufficiente di copie da renderlo celebre. Anche in Italia ebbe una scarsissima fortuna.
Molti critici rivedevano nel romanzo una copia un po' sfumata della "Raquin", e in effetti la prima risente ancora delle incertezze e delle mancanze  tipiche di una scrittura immatura, con troppe coincidenze e rivelazioni repentine; lo fanno diventare quasi un romanzo popolare di enfatica drammaticità.

Ambientato in Francia, tra la capitale e la campagna, Madeleine Férat, figlia di un borghese caduto poi in disgrazia, accetta di sposare un aristocratico di Vétuil. Si amano, ma entrambi provengono da un doloroso passato, che riaffacciandosi di volta in volta, rischia di minare il loro rapporto :  Guillaume, dalla mancanza di affetto e amore nella sua infanzia, che lo ha reso un uomo vile, Madeleine dalla colpa di essersi data, giovanissima, tra le braccia di un primo uomo.
E proprio quest'ultimo uomo, Jacques, amico d'infanzia di Guillaume, compare di continuo nelle loro vite, producendo nella protagonista una forte vergogna e al tempo stesso una "frenesia carnale", memore di quel primitivo incontro.
Chiusi ed isolati dal resto del mondo, incapaci più di amarsi e tormentati da sofferenze e dolori e oscure litanie pronunciate dalla vecchia balia di Guillaume, Geneviève, i due giungono ad un tragico epilogo, quanto folle.
"Printemps (Jeanne de Marsy)" (1881), E. Manet

Come in "Thérèse Raquin", Emile Zola psicanalizza il progressivo disfacimento dell'amore, dai primi desideri ed ardori alla sua completa distruzione. Ma mentre i protagonisti del primo, si rendono colpevoli di un delitto atroce, Madeleine e Guillaume, di sentimenti onesti, portano sulle spalle la colpa di turbamenti psicologici innati.
Negli anni del positivismo, si affermarono le teorie scientifiche di Michelet e del dottor Prosper Lucas ( 1805-1885 ), tra cui quella dell' "impregnation", secondo cui una donna appartenga fatalmente e per tutta la vita, all'uomo che l'ha posseduta per primo, in quanto conserverebbe in forma indelebile l'impronta spermatica dell'uomo ( oggi teoria quanto mai assurda e priva di ogni fondamento ).
Il triangolo del romanzo poggia le basi su questa soluzione.
Forte è la presenza della religione ( Zola era un ateo più che convinto ), che in un ritorno alle origini, prende le sembianze della superstizione, attraverso l'immagine della lugubre Geneviève.
Nonostante alcune parti noiose, protagonisti deprimenti e una visione dei rapporti ben lontana dalla nostra, "Madeleine Férat", arricchisce e conclude l'apprendistato letterario dello scrittore francese, ed il suo finale è degno di un capitolo dell'"Assommoir".


"Entrambi cercavano più la quiete che l'amore. Sembrava che il destino l'avesse spinti una verso l'altro perché potessero scambievolmente asciugarsi il sangue delle loro ferite."




M.P.


*Il miglior curatore e traduttore dei testi di Zola.
** Prima ancora fu un'opera per il teatro.


Libro :
"Madeleine Férat", E.Zola, Edizioni Elliot, 2014

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